Firenze. Arte e monumenti

 

 

Piazza dal Duomo. Firenze
Piazza del Duomo. Firenze Foto di Lorenzo Testa 

 

Più che a ogni altra cosa Firenze somiglia a un sogno. A questo modo, mi proverò a parlare di Firenze.
(Joseph Rickwert)

Firenze, la culla dell'arte.

 

Tra le verdi colline attraversate dall'Arno sorge Firenze, uno dei centri storici più famosi al mondo per i suoi meravigliosi monumenti, culla delle arti e della cultura, in cui operarono alcuni dei più grandi artisti di tutti i tempi.

Le origini di Firenze sono etrusche, ma la città subì un ampliamento e una ridefinizione in età romana, quando divenne una colonia dal nome Florentia.
Grazie alla sua vivace comunità, la città cominciò a svilupparsi fin dal Medioevo, soprattutto in età comunale, quando le raffinate manifatture tessili e dell'oreficeria si specializzarono e si affiancarono ad una attività mercantile sempre più intraprendente. Con l'istituzione della Repubblica e poi della signoria, durante il Rinascimento Firenze divenne una delle città più potenti e ricche d'Italia e soprattutto centro culturale più all'avanguardia d'occidente. Artisti come Brunelleschi, MasaccioDonatello, Leonardo, Michelangelo, Raffaello e altri trasformarono la città con monumenti e opere d'arte che influenzarono gli artisti di tutta Italia e d'Europa. Un'altra stagione importante a Firenze è rappresentata dal Manierismo e altre interessanti vicende artistiche si sono susseguite fino all'età moderna, tra questi il fenomeno ottocentesco dei Macchiaioli.

 

 

Firenze nella storia

 

Dalle origini all'età romana.

 

I reperti archeologici più antichi testimoniano la presenza umana a Firenze già dalla preistoria, almeno dalla prima età del rame (tra la fine del IV millennio e l'inizio del I millennio avanti Cristo. 
Il primo nucleo abitato di Firenze sorse intorno al X secolo avanti Cristo, quando sulla riva dell'Arno, nel punto in cui incontrava l'affluente antico del Mugnone, si stabilirono alcune genti di origine villanoviana. Quest'area oggi corrisponde al borgo dei Santi Apostoli.
Nel 200 avanti Cristo si insediarono gli Etruschi, che discesero dai colli circostanti e dall'odierna Fiesole.
Con la legge agraria di Giulio Cesare, nel 59 avanti Cristo Firenze diviene una colonia romana, denominata Florentia, forse in riferimento alla fertilità della sua campagna, ma è nell'epoca di Augusto che la città ricevette la tipica forma urbanistica romana, tra il 30 e il 15 avanti Cristo. La colonia Florentia assunse una forma rettangolare, attraversata dalle due direttrici del Cardo (nord-sud) e Decumano (est-ovest), oggi corrispondenti a via di Calimala e via del Corso. All'incrocio si allargava il foro, che copriva circa un quarto della attuale piazza della Repubblica. Il nucleo abitato era protetto dalla cinta muraria in laterizio, provvista di torri cilindriche aggettanti dalle mura. Le quattro porte erano tutte affiancate da una coppia di torri. la trama rettilinea e ortogonale delle strade interne inizialmente corrispondeva alle due direttrici, ma diverse modifiche vennero fatte già nel periodo imperiale.
Nell'abitato romano sorsero diverse domus patrizie, con strade lastricate, marciapiedi e una efficiente rete fognaria. Tra i palazzi pubblici che sorgevano nel foro sono state ritrovate le tracce dell'antico Capitolium, dietro al quale si trovavano le Terme.


Nel circondario e nelle campagne la centuriazione del territorio seguiva un'inclinazione di 45 gradi rispetto al tracciato astronomico della città, probabilmente perché la sistemazione idrogeologica e agricola è più antica e risale al periodo etrusco, intorno al VII-VI secolo avanti Cristo. I
Con Augusto Firenze conobbe la prima fase edilizia, con un diffuso utilizzo della pietra locale e cocciopesto. L'archeologia ha individuato anche opere decorative come mosaici e tarsie marmoree.
Forse già con Augusto o con i suoi successori, Firenze venne dotata di un acquedotto che raccoglieva le acque sorgive da Calenzano, in Val Marina.
All'inizio del II secolo dopo Cristo con l'imperatore Adriano la città fu attraversata dalla via Cassia e subì un'importante trasformazione urbanistica. La città si ingrandì, espandendosi soprattutto a sud, si costruì anche oltre le mura, furono eretti nuovi e più grandi monumenti, si fece largo uso di marmo.
Nei nuovi quartieri meridionali vennero costruiti grandi impianti termali: uno si trovava in via delle Terme, un altro molto grande, in Piazza della Signoria, vicino al quartiere artigianale dove era attiva una grande fullonica, antica lavanderia romana. Tra Palazzo Vecchio e via de' Gondi sorgeva il Teatro e tra via Torta e via de' Benaccordi era stato costruito l'Anfiteatro.
Continuando a svilupparsi verso nord, nell'attuale quartiere san Lorenzo e a occidente, la città arrivò a contare qualche migliaio di abitanti. 
Lungo le principali strade di ingresso si distribuivano le necropoli romane.

 

 

 

Firenze nel Trecento

 

 

Anonimo ( cerchia di Bernardo Daddi) Madonna della Misericordia. 1342 ca.  Part. con la veduta di Firenze. Affresco. Firenze, Museo del Bargello
Anonimo ( cerchia di Bernardo Daddi) Madonna della Misericordia. 1342 ca.  
Part. con la veduta di Firenze. Affresco. Firenze, Museo del Bargello

 

Intorno all'anno 1300 Firenze era il maggiore centro della Toscana, in quel momento superava i centomila abitanti contro i trentamila di Roma. La grande espansione demografica era sostenuta dalla prosperità economica e civile. La città era guidata da alcune famiglie di mercanti che costituivano la classe alto-borghese e stava attraversando una importante fase di sviluppo culturale e artistico con la presenta di personalità d'eccezione come Dante Alighieri, Giotto, Andrea e Giovanni Pisano e altri maestri che arricchirono la città con i loro capolavori. La situazione di benessere dei primi quattro decenni del secolo subisce una interruzione avvicinandosi alla fine degli anni '40, quando subentra un periodo di crisi economica e demografica. Tra le cause principali sono le terribili epidemie che si ripetono a partire da quella del 1348, provocando la decimazione della popolazione e l'arresto di molte attività.
Tuttavia la volontà politica e culturale della signoria fiorentina dimostra un grande sforzo di rinnovamento e promozione artistica. Le nuove istituzioni cittadine organizzate nelle corporazioni delle Arti sostennero e finanziarono la costruzione di importanti monumenti e opere d'arte nelle quali si manifestò lo stile gotico.


In campo architettonico, le costruzioni più importanti del Trecento a Firenze sono:

  • l'ampliamento di Santa Maria del Fiore, il Duomo di Firenze
  • e del Palazzo della Signoria, già iniziati nel secolo precedente da Arnolfo di Cambio
  • la costruzione del Campanile, progettato da Giotto
  • l'ampliamento del Palazzo del Capitano del Popolo, conosciuto come Bargello 
  • la Loggia del Bigallo, con annessi Oratorio e Palazzo, sede della Compagnia della Misericordia;
  • la Loggia dei Priori, detta anche Loggia della Signoria, destinata alle assemblee pubbliche e alle cerimonie ufficiali;
  • il palazzo di Orsanmichele, grandioso mercato cittadino.

 

 

Firenze nel Quattrocento

 

 

Domenico di Michelino e Alessio Baldovinetti. Dante con la Divina Commedia. 1465. Dett.  Tempera su tela. Santa Maria del Fiore. Firenze.
Domenico di Michelino e Alessio Baldovinetti. Dante con la Divina Commedia. 1465. Dett.  
Tempera su tela. Santa Maria del Fiore. Firenze.

 

 

Firenze nel Seicento

 

 


Ludovico Cigoli (1559-1613) Sacrificio di Isacco 1606-07 ca. 
Firenze, Galleria Palatina.

 

Anche durante il '600 la cultura figurativa di Firenze si manifesta nell'insieme con alti livelli di qualità. 
Considerando il periodo globalmente, si scopre un'arte raffinata racchiusa spesso in una cerchia ristretta di colti collezionisti. In molti casi è un'arte molto "privata", di grande preziosità ed eleganza, in cui si colgono numerose somiglianze tra gli artisti attivi a Firenze nella prima metà del '600. 
Temi, formule e soluzioni compositive, ad esempio si ritrovano simili nelle opere di Cigoli e di Passignano, mentre dalla pittura di Matteo Rosselli sono tratti alcuni modelli riproposti da parecchi artisti della generazione successiva.
Nonostante queste caratteristiche comuni però le personalità di ogni artista sono chiaramente distinguibili e per la maggior parte si tratta di figure di grande rilievo, considerando anche che i cosiddetti "minori" sono solo artisti ancora poco conosciuti, sia per la scarsità di notizie, sia per la mancanza di dipinti conservati.
In definitiva, la pittura del Seicento fiorentino è la produzione di artisti di altissima levatura intellettuale, che condividono una cultura, ma presentano visioni individuali piuttosto differenziate.

 


Lorenzo Lippi. Allegoria della musica. Olio su tela 86×72 cm. 
Roma, collezione A. Busiri Vici

 

A Firenze fu molto sentito anche in ambito artistico il cambiamento di mentalità generato dal progresso scientifico che caratterizza questo secolo, soprattutto presso gli ambienti più all'avanguardia. Emblematica, riguardo a questo è la fondazione dell'Accademia del Cimento, voluta dal principe Leopoldo, fratello di Ferdinando II dei Medici, Granduca di Toscana, che promosse il metodo sperimentale e vide protagonisti, tra gli altri, scienziati come  Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani, seguaci di Galileo.

Rispetto al trionfalismo barocco e alle sue componenti propagandistico-religiose, preponderanti ad esempio a Roma, Firenze nella pittura porta avanti una linea più intellettuale e sofisticata, evolvendo ma mantenendosi su una particolare linea antimanieristica, iniziata già dalla fine del '500, sia nei soggetti religiosi che in quelli profani. Protagonisti principali di questa corrente sono Cigoli Pagani. I dipinti si arricchiscono di messaggi allusivi, per noi oggi di difficile comprensione, dove nei soggetti si mescola una componente profana e spesso sensuale, mentre nei soggetti profani si colgono significati moraleggianti e rinvii religiosi.
Ad esempio le immagini riferite a storie di santi o episodi biblici sono spesso rappresentate con enfasi teatrale e rapportate alla mondanità con sfoggio di abiti, gioielli, oggetti di lusso. Oppure in un ritratto, dettagli come una certa trascuratezza dell'aspetto (camicia apeta, capelli sparsi sulle spalle, testa inclinata....) diventano allusioni alla Vanitas e il dipinto contiene un ammonimento sulla fugacità della vita terrena.

Nella seconda metà del '600 nella pittura fiorentina si manifesta una grande apertura verso una cultura più europea, oltre all'adeguamento alle regole della Controriforma. Nella pittura religiosa si diffondono le pale d'altare di forte impatto scenografico e forme ampie e complesse tipicamente seicentesche. 
Nei generi profani invece si trovano soluzioni più interessanti per il ricorso all'allegoria e ai colti riferimenti morali, letterari e religiosi. Si possono trovare rinvii a Ovidio, ma anche alla letteratura contemporanea di Tasso e Ariosto, fonti dalle quali i pittori fiorentini traggono numerosissime situazioni ricche di pathos e sentimento.
Parallelamente all'ambiente bolognese e alla scuola dei Carracci, anche in Toscana le opere di questo periodo subiscono un'importante evoluzione e esprimono interessanti rapporti tra pittura e poesia. Si diffondono quindi i nuovi temi: la natura morta, il paesaggio, la scena di genere. Uno dei protagonisti a Firenze di questa fase è Santi di Tito.
Questa generale evoluzione è prodotta da numerose occasioni di aggiornamento e sviluppo: sia grazie ai viaggi compiuti dagli artisti fiorentini a Roma e in altri centri importanti, sia per la presenza a Firenze di parecchi artisti stranieri, e sia per l'intenso scambio di opere e per le richieste nuove dei committenti. Le ricerche artistiche della linea antimanieristica però proseguono, con gli sviluppi rappresentati dai lavori degli allievi del Cigoli o del Pagani, elaborando immagini sofisticate e complesse, cariche di sottili allusioni, che formano un corpus appartenente a una specie di "aristocrazia intellettuale". Protagonisti di questa fase sono artisti molto diversi tra loro come Cristoforo Allori, Bilivert, Rosselli, Dandini, Furini, Martinelli, Vignani, Lorenzo Lippi.

Dal punto di vista stilistico si fa strada sia una visione "oscura" con forme chiuse e contrasti smorzati; sia una definizione purissima della forma che porta a una visione di limpidezza assoluta come ad esempio nell'opera incantevole di Lorenzo Lippi.
Le due strade non sono sempre separate, possono anche fondersi insieme, ad esempio il Bilivert, dapprima vicino a soluzioni caravaggesche, passa attraverso una fase "chiara" con immagini nitide e cristalline, e poi di dedica a figure immerse nell'ombra. Cesare Dandini sviluppa forme raffinatissime puntando su colori brillanti e intensi, armonizzandoli con effetti velati, realizzando atmosfere sospese e pacate sia nei soggetti sacri che in quelli profani. Uno dei capolavori di questo artista è l'Allegoria dell'Immacolata Concezione, del quarto decennio deòl Seicento.

A. Cocchi

  

 


 

Bibliografia



A. Ottani Cavina. Dal ciclo di lezioni tenute presso L'università di Bologna, Dipartimento Arti Visive, Corso di Storia delle Arti a.s. 1984-85. Problemi dell'arte figurativa nei secoli XVII e XVIII
P. Portoghesi. Roma barocca. Editori Laterza 1984
C. Innocenti. Il sacro e il profano. in Art e Dossier n° 9. Firenze Giunti.

C. Strinati. Pittori tra Compasso e liuto. in Art e Dossier n° 9. Firenze Giunti
La storia dell'arte raccontata da E. H. Gombrich. Leonardo editore. Roma 1995
AA.VV. Moduli di arte - E - Dal neoclassicismo alle avanguardie. Electa - Bruno Mondadori, 2000
G. Cricco F.P. Di Teodoro. Itinerario nell'arte. Vol 3. Dall'età dei lumi ai giorni nostri. Zanichelli editore, Bologna 2005
G. Dorfles, F. Larocci, A. Vettese. Storia dell'arte. Vol. 3. L'Ottocento. Istituto Italiano Atlas Edizioni. Orio del Serio 2008
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti, 1986
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 4, Zanichelli Bologna 2004

 

   
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