Pulpiti di San Lorenzo

I due Pulpiti di San Lorenzo rappresentano l'ultima opera di Donatello, vennero commissionati da Cosimo de' Medici tra il 1460, quando i lavori della chiesa di san Lorenzo erano già abbastanza avanzati e la sia morte, che avvenne nel 1464. Ma neppure Donatello vide la sua opera completata, perchè i rilievi furono lasciati in deposito e furono montati insieme solo nel tardo Rinascimento. Il lavoro di Donatello non piacque al successore di Cosimo, Piero il Gottoso, che aveva un gusto diverso e preferiva uno stile più classico e decorativo.
Per la realizzazione Donatello si è servito anche di aiuti tra i quali Bertoldo di Giovanni e Bartolomeo di Bellano. Vasari ci riferisce che Bertoldo era stato incaricato di finire il lavoro perchè Donatello, molto anziano non poteva più lavorare. Probabilmente il maestro aveva eseguito dei modelli in cera con gli schemi generali su cui i suoi assistenti hanno potuto basarsi per portare a termine l'opera.
Bertoldo fu anche tra gli allievi di Donatello quello che seppe raccogliere meglio lo stile e gli insegnamenti di Donatello per poi trasmetterli a sua volta al giovane Michelangelo nel Giardino della famiglia Medici.

 

Pulpito di sinistra

 

Il Pulpito di sinistra è composto da due scene: la Crocifissione e la Discesa dalla croce.
In entrambe le scene lo spazio è concepito secondo una composizione lineare: il formato rettangolare è diviso da paraste che segnano brevi pause nel ritmo sostenuto delle scene. Davanti alle paraste sono collocate alcune figure che sporgono in avanti dal primo piano(secondo una soluzione già sperimentata nei rilievi padovani dell'Altare con i Miracoli di Sant'Antonio) in modo che gli avvenimenti si possano svolgere sia in profondità sia in superficie, sviluppando la prospettiva anche verso lo spettatore.

L'effetto drammatico è reso dalla tensione dinamica delle figure e dal contrasto plastico-pittorico del modellato scabro.


Pulpito di destra

Gli episodi rappresentati nel Pulpito di destra sono riferiti alle vicende che seguono la Crocifissione e si distribuiscono sulle tre scene con Cristo al Limbo, la Resurrezione e Cristo che appare agli Apostoli.
Lo stile di Donatello raggiunge un livello raffinatissimo: la modellazione e l'aggetto dei rilievi seguono continue variazioni: grappoli di figure esorbitano da quadro rispetto ad altre che restano in profondità con modulazioni lievissime, giocate su decimi di millimetro e scalfitture sottili, alcuni personaggi traboccano dal primo piano con potente plasticità, alternati a superfini trattate con textures regolari. Anche nelle singole figure l'artista gioca su continui contrasti, la levigatezza delle membra contrasta con i panneggi dalle fitte pieghe e con le chiome incolte e arruffate.Soprattutto nel Martirio di San Lorenzo si notano effetti di affollamento e movimenti convulsi oltre a molti particolari scabri e non finiti, soprattutto dove viene cercato un maggiore dinamismo, per una particolare scelta espressiva che appartiene allo stile personale di Donatello fin dalle sue prime prove dello Schiacciato, come ad esempio nel giovanile San Giorgio e il drago.
Ma rispetto alle opere precedenti in questa ultima fase del percorso creativo di Donatello è in atto un forte processo astrattivo sia nella modellazione delle forme sia nell'uso spesso arbitrario e in funzione espressiva dello spazio.
Anche la prospettiva sembra rovesciarsi in avanti, non si trovano più i piani arretrati in profondità vertiginose come nei rilievi di Padova, ma premono in superficie e sembrano spingere gruppi di figure fuori dalla composizione verso lo spazio reale.

La data incisa 1465 indica che Donatello potè vedere il suo lavoro finito prima di morire.

La Resurrezione di Cristo presenta un'iconografia molto insolita: Cristo si alza dal sudario come un fantasma all'estremità del suo sepolcro. E' un'immagine volutamente diversa dall'immagine tradizionale del Risorto trionfante sulla morte, eroica e idealizzata, in genere posta al centro della composizione.

Il Martirio di San Lorenzo si trova nella parte posteriore del pulpito ed è una scana raccapricciante per la violenza e il crudo realismo con cui Donatello interpreta la scena della tortura. Tutta la composizione è dominata dalla spinta diagonale del lungo forcone. Il cadavere riverso in basso forse allude alla morte del santo, in una fase successiva del racconto.

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