Zandomeneghi

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Approfondimenti / Opere

Federico Zandomeneghi nasce a a Venezia nel 1841.
Può essere considerato un "figlio d'arte", poichè il padre ed il nonno erano buoni scultori di ispirazione classico-canoviana. Sin dalla nascita gli avevano posto sott'occhio i modelli, i gessi ed i cartoni, che erano patrimonio della bottega di famiglia. Federico, però, decide di non intraprendere la carriera di scultore. In lui, infatti, spiccano la sensibilità  per la luce e colore, caratteristiche che meglio si addicono ad un pittore. All'età  di 15 anni, si iscrive all'Accademia delle Belle Arti di Venezia, dove riceve insegnamenti di tipo classico-romantici.
In seguito, insofferente, da patriota qual'era della politica restrittiva austro-ungarica, fugge da Venezia e viene dichiarato disertore.
Nel 1860, parte per la Sicilia e partecipa alla spedizione dei Mille. Conclusa questa esperienza, sente il bisogno di riabbraciare i suoi cari ma, durante il viaggio verso Venezia, viene arrestato e imprigionato. Viene liberato grazie all'aiuto del padre, e decide di stabilirsi a Firenze.
E' in questa città  che entra in contatto con i più importanti esponenti del gruppo dei macchiaioli. Il Caffè Michelangelo è il punto di ritrovo per questi artisti, lì ha la possibilità  di incontrare pittori, quali Lega, Signorini e Fattori.
Con quest'ultimo in particolare, Federico stringe una buona amicizia e vi rimarrà  in contatto epistolare anche dopo il suo trasferimento a Parigi.
Tra il 1866 ed il 1874, viaggia fra Firenze e Venezia, soggiornando sporadicamente a Roma.
Le opere di questo periodo risentono dell'intonazione realistica toscana, sempre però ammorbidita da quel delicato tonalismo, caratteristico della pittura veneta.
Così, alla tecnica della macchia unisce il cromatismo veneto. In questi anni, inizia ad esporre le sue opere nelle mostre più importanti delle città  italiane.
Il 1874 è un anno di svolta: prende una decisione che segnerà  la sua vita ed il suo percorso artistico. Parte per Parigi, senza precisi scopi o programmi, per un soggiorno che, anzichè pochi giorni, durerà  per tutto il resto della sua vita.  La capitale francese, nello stesso anno, è luogo di un avvenimento culturale di grande rilevanza: la prima mostra dell'Impressionismo. L'esposizione di artisti "indipendenti" nello studio del fotografo Nadar segna ufficialmente la nascita di questa nuova corrente.
Zandomeneghi, accostandosi a questo gruppo di artisti emergenti e alla loro nuova sensibilità , entra, così, a farne parte, pur conservando la sua personale visione estetica, facendo tesoro dell'esperienza già  compiuta in Italia. Contemporaneamente intreccia una fittissima relazione epistolare con il carissimo amico Diego Martelli, critico della pittura macchiaiola, e con Fattori, esponente di spicco di questa corrente.
Tra il '78 ed il '79, incontra il gallerista Durand-Ruel, che si occuperà  di trovare acquirenti per le opere del veneziano.
La prima volta che esporrà  con gli impressionisti sarà  nel 1879.  Nonostante faccia parte di questo gruppo, il suo modo di dipingere mantiene intonazioni personalissime sia nel taglio sia nella tecnica del colore, che continuerà  a risentire dell'origine e della tradizione veneziana.
Importante, per quanto riguarda la vita, ma anche per il suo stile, è l'amicizia che lo lega a Degas, col quale possiede affinità  caratteriali, essendo entrambi burberi e poco socievoli.
Grazie anche a Durand-Ruel, abile mercante, è ormai diventato un pittore noto e nel 1888 partecipa all'Esposizione Universale di Parigi, presentando i suoi lavori nella sezione italiana della mostra.
Nel 1914, ottiene un'esposizione individuale alla Biennale di Venezia, ma la critica esprime giudizi molto duri: la sua pittura è troppo moderna e non piace.
Nel 1917, dopo la morte del caro amico Degas, anche lo stesso Zandomeneghi viene trovato privo di vita, ai piedi del suo letto.
In seguito, il suo studio verrà  smantellato e le sue opere e quelle di altri suoi amici, pittori macchiaioli, verranno messe all'asta per pochi soldi.

C. Ceccaroli


Bibliografia:

G.Mazzotta, "Zandomeneghi", Nuove edizioni Gabriele Mazzotta, 1988
G. Cricco, F.P. Di Teodoro, "Itinerario Nell'Arte" vol.4, Zanichelli, 2006

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