Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh. Notte stellata. 1889. Olio su tela. New York, Museum of Modern Art
Vincent Van Gogh. Notte stellata. 1889. Olio su tela. 73,7×92,1 cm. New York, Museum of Modern Art

 

«Finché gli uomini lavorano come uomini e il loro cuore è in ciò che essi fanno, non importa più quanto possa essere difficile il lavoro manuale, qualcosa che non ha prezzo ma resterà sempre nel lavoro»


Vincent Van Gogh

 

 

 

Cenni biografici e attività artistica

 

Vincent Van Gogh nasce nel 1853 a Groot Zundert (Olanda), il padre è un pastore protestante.
Poichè inizia a dipingere abbastanza tardi, a partire dal 1880 (quando ha 27 anni d'età ), e muore nel 1890, la sua carriera artistica si svolge in soli 10 anni di attività . Ma riesce a produrre oltre mille opere, di cui 837 dipinti, più acquarelli, disegni e incisioni.
Nella sua vita e nella sua attività  è di fondamentale importanza la figura del fratello Theo, che lo sostiene e lo aiuta in ogni momento, fino alla fine, e con il quale mantiene uno scambio epistolare prezioso per ricostruire ogni passaggio della sua esistenza e della sua produzione artistica.

La sua prima formazione si svolge dapprima in collegio a Zevenbergen, poi frequenta per due anni l'istituto tecnico di Tilburg. Già  a scuola, oltre a imparare 2 lingue (francese e tedesco) Vincent ha anche le lezioni di disegno.
Nel 1868 interrompe gli studi e dal 1869 lavora per sette anni come impiegato per la casa d'arte Goupil, dapprima a l'Aja, poi a Londra, e dal '75 a Parigi. Ha quindi l'occasione di formarsi una conoscenza approfondita e aggiornata su tutti gli eventi dell'arte contemporanea. àˆ un'appassionato d'arte, visita tutti i musei e le collezioni che rientrano nei suoi viaggi di lavoro o di vacanza. Lui stesso racconta che già  dal 1874, a Londra, dopo l'orario di lavoro, fa lunghe passeggiate sul Tamigi e fa degli schizzi, ma che poi distrugge.
Nel 1876 si licenzia, fa il viceistruttore in una scuola, il commesso in una libreria, e dal 1879  il predicatore in un villaggo di minatori del Borinage, ma viene subito allontanato dalle autorità  religiose per troppo zelo.

Dopo questa esperienza, anche per superare la delusione, decide di dedicarsi alla pittura. Aiutato da Theo, nel 1880 va a Bruxelles, incomincia a disegnare e poi a dipingere.
Tra l'80 e l'81 studia la pittura contemporanea, l'anatomia, la prospettiva, il disegno.

Nel 1883 approfondisce la sua ricerca nel Brabante, presso i villaggi di campagna. Compaiono i primi soggetti: i minatori e i contadini, e i primi quadri, appartenenti al  cosiddetto periodo olandese,  in cui sviluppa tutta una gamma di colori terrosi: bruni, grigi, ocra che caratterizzano questa sua prima fase produttiva, molto vicina all'opera dei realisti Courbet, Millet e Daumier. Opera decisiva e conclusiva di questo periodo è I mangiatori di patate, del 1885.

Dopo il suo trasferimento a Parigi nel 1886 la sua pittura cambia: Theo gli fa conoscere gli impressionisti, e da loro impara la tecnica della divisione delle pennellate, e gli accostamenti per contrasto ma raggiunge risultati nuovi. Un esempio del suo soggiorno a Parigi è l'Autoritratto del 1887.

Nel 1888 si trasferisce ad Arles, e appena arriva la primavera rimane affascinato dalla bellezza della campagna provenzale. Nascono una serie di tele sulla campagna in fiore, che dovevano formare un'unica grande decorazione, come gli antichi polittici medievali. àˆ una festa di spazio, luce e serenità . Nascono Pero in fiore  dell'aprile 1888 e la Veduta di Saint Maries del giugno 1888. Van Gogh aumenta il grado di luminosità  dei colori, fino a livelli abbaglianti. Sempre di questo periodo troviamo altri capolavori di un'energia creativa impressionante. Fa progressi eccezionali, in poco tempo arriva a risultati qualitativi altissimi, tra i quali Veduta di Arles con iris in primo piano,  e il Ponte di Langlois.

Il soggiorno di Arles è anche il periodo di collaborazione con Gauguin. Tra i due nasce un'importante scambio di idee, ma la loro sinergia si interrompe tragicamente in una lite violenta in cui Van Gogh aggredice l'amico. Gauguin fugge, spaventato, ma il giorno dopo Van Gogh si taglia un orecchio e glielo fa recapitare. Gauguin lascia Arles e Van Gogh viene ricoverato in ospedale. Gli anni tra l'88 e il 90 sono anche intervallati da diversi soggiorni in ospedale per ricevere cure psichiatriche, ma nonostante la malattia, Van Gogh continua a lavorare, incoraggiato dagli stessi medici.

Il soggiorno di Auvers, nel 1890 segna l'ultima fase della vita di Van Gogh, in questo anno nascono La chiesa di Auvers, del Museo d'Orsay, alcune vedute e paesaggi, il ritratto del Dottor Gachet. Conclude la serie il Campo di grano con corvi, dove il paesaggio è interpretato in una visione altamente drammatica. Questo quadro sembra fatto con violenza, a colpi di spatola e col tubetto spremuto direttamente sulla tela. àˆ la sua ultima opera, Van Gogh muore suicida il 29 luglio 1890.

 

Le lettere di Van Gogh

 

Di Van Gogh abbiamo due opere enormi: quella pittorica, rappresentata da dipinti, incisioni e disegni, e quella letteraria, rappresentata dalle numerose lettere scritte dall'artista.

 

Vincent Van Gogh. Schizzo a penna in una lettera a Emile Bernard. 1888 New York. Pierpont Morgan Library
Vincent Van Gogh. Schizzo a penna in una lettera a Emile Bernard. 1888 New York. Pierpont Morgan Library

 


L'epistolario di Van Gogh, giunto praticamente intatto fino a noi, è un importante corpus documentario. Si tratta di 821 lettere, scritte praticamente ogni giorno, dal 1872 - corrispondente al suo trasferimento a l'Aja - fino all'ultima, trovata addosso all'artista il giorno del suo suicidio.
Benchè i destinatari siano diversi, il gruppo più numeroso è quelle delle lettere indirizzate al fratello Theo. Le altre si rivolgono agli altri familiari, agli amici e ad altri artisti.
Se consideriamo anche le lettere da lui ricevute, si ottiene una biografia dettagliata, che ci informa sul  il comportamento, l'universo culturale e la tormentata psicologia di Van Gogh. Si possono rintracciare pensieri, sentimenti, desideri, intenzioni, che ci tramandano una parte veramente suggestiva della dimensione umana di questa straordinario artista. Le numerose edizioni delle lettere di Van Gogh hanno permesso di rivelare e diffondere la conoscenza di uno sconfinato mondo interiore.

Accanto alla dimensione umana, nelle lettere, spesso arricchite di disegni e schizzi, si rintracciano parecchie considerazioni sulla sua attività  pittorica, sui gusti, intenzionalità  estetiche, procedimenti tecnici, sperimentazioni e scelte. Quindi è abbastanza facile seguire gli sviluppi della pittura di Van Gogh parallelamente alle tappe della sua esistenza, così come ce le indica lui stesso. Al tempo stesso, si riesce a ricostruire la sua realtà , perchè la sua dimensione umana si inserisce nel contesto e nel flusso culturale del suo tempo, che traspare dalla sua stessa testimonianza.

 

 

Il tema agreste

 

Nella seconda metà  dell'800 il tema agreste è molto alla moda nei salons ufficiali. E' molto richiesto dalla borghesia cittadina che vive una specie di 'nostalgia' verso una figura del contadino che sta scomparendo. L'industrializzazione ha portato il trasferimento in massa dalle campagne alle città . Gli ex contadini ora sono operai, magari già  organizzati in sindacati.
La borghesia cittadina vive questi cambiamenti con un senso di angoscia: teme di perdere gli antichi valori legati alla vita dei campi, a una civiltà  patriarcale, semplice, ingenua, sottomessa.

 

Jean Francois Millet. Le spigolatrici. 1857. Olio su tela. Parigi, Muse d'Orsay
Jean Francois Millet. Le spigolatrici. 1857. Olio su tela cm. 84X111. Parigi, Musée d'Orsay

 

 


Per reazione, questa paura alimenta un vero e proprio 'mito agreste' che ha una dimensione europea e rafforzato molto dalla letteratura contemporanea. C'è anche una forte ripresa dei testi classici, dove questo tema è presente, dagli autori greci ai latini, alla Bibbia.
Il pubblico dei salons è sensibilissimo a questo genere di rappresentazioni molto idealizzate, dove il contadino diventa un simbolo, un emblema che rinvia al mito dell'origine della civiltà.

 

Francesco Hayez. Ruth. 1835. Olio su tela. Bologna, Collezioni Comunali d'Arte Antica
Francesco Hayez. Ruth. 1835. Olio su tela. cm. 139X101. Bologna, Collezioni Comunali d'Arte Antica

 


Vengono evidenziate le componenti folkloristiche e pittoresche. Soprattutto i costumi dei contadini italiani piacciono di più. Ne sono un esempio opere come Ruth  di Francesco Hayez, del 1835,  il Ritratto di Vittoria Caldoni di Friedrich Overbech del 1821.
Van Gogh, grazie alla sua attività  presso la casa d'arte Goupil, conosce benissimo questa situazione, accanto a queste raffigurazioni accattivanti, piacevoli, sa che esistono le opere dei realisti, anche spietati come il Courbet  del Funerale a Ornans,  del 1849 (al Louvre) opera consideta scandalosa, per la rozzezza delle figure, ma soprattutto perchè considerato un quadro troppo 'vero' e troppo coinvolgente (è anche molto grande con figure a grandezza naturale).
Van Gogh conosce anche le opere di Millet, un altro realista che realizza l'Angelus del 1858-59, sempre al Louvre, e da cui trae una copia in un suo disegno a matita, gessetto e acquarello del 1880.

 

 

Vincent Van Gogh. Donne che portano sacchi di carbone. 1882. Acquerello e inchiostro su carta. Otterlo, ller Museum
Vincent Van Gogh. Donne che portano sacchi di carbone. 1882. Acquerello e inchiostro su carta. Otterlo, Kröller-Müller Museum


Durante il suo soggiorno a Etten, in campagna, realizza molti disegni con contadini al lavoro sostenuto  dalla volontà  di cogliere la verità . Un esempio è il Seminatore del 1881, fino al capolavoro conclusivo di questa fase: I mangiatori di patate.

L'amore per la natura si incontra spesso nell'opera di Van Gogh. I paesaggi di campagna o il bosco, sono temi consueti nella sua produzione iniziale, come si nota in Al limite del bosco sempre dell'81, o nello Studio di albero dell'82.  Ma la natura è protagonista soprattutto nelle spelndide vedute del periodo di Arles e nelle ultime opere del soggiorno di Auvers.

 

Il periodo parigino

 

Nei due intensissimi anni parigini ( 1886-1887) Van Gogh si pone con grande apertura mentale e disponibilità  di fronte alla nuova esperienza. E' un momento in cui è ricettibilissimo, quasi sopraffatto dagli stimoli che gli piovono addosso da tutte le parti. Van Gogh viene a trovarsi dentro a un momento culminante per l'arte Parigi, in una situazione di grande fervore artistico. Quando esce da questa esperienza la sua pittura ne viene completamente trasformata.

 

Vincent Van Gogh. Il Boulevard de Clichy. 1887. Olio su tela. Amsterdam , Rijksmuseum Vincent Van Gogh
Vincent Van Gogh. Il Boulevard de Clichy. 1887. Olio su tela. Amsterdam , Rijksmuseum Vincent Van Gogh

 


La scossa più forte la riceve nell'impatto con l'impressionismo. Diversi quadri dei pittori impressionisti sono esposti nella galleria del fratello Theo, così può aggiornarsi e studiare la pittura d'avanguardia, oltre a conoscere direttamente gli stessi artisti proprio attraverso Theo. Quest'ultimo infatti esponeva in galleria opere di Monet, Degas, Pissarro e Gauguin.
A Parigi Vincent frequenta l'atelier di Cormon, da cui prende qualche lezione di pittura, e fa amicizia con altri giovani artisti come Emile Bernard, Henri de Toulouse-Lautrec, il pittore australiano Russel e soprattutto Signac, che lo aiuterà  e gli sarà  vicino anche nel periodo del suo internamento (1889).

Gli elementi pittorici appartenenti all'impressionismo che avranno un'influenza maggiore sulla pittura di Van Gogh sono per esempio i colori accesi, accostati per contrasto, la preferenza per la composizione in verticale, le pennellate a tratti corti, accostate l'una all'altra.

 

A. Cocchi

 

I ritratti nascosti

 

Diversi quadri di Van Gogh sono stati dipinti dal maestro olandese sopra altri quadri precedenti. Alcuni studi con indagini condotte ai raggi X hanno rivelato i lavori che erano stati cancellati da Van Gogh.

 

Il ritratto femminile nascosto sotto al Ritratto di Agostina Segatori di Van Gogh

 

 

Vincent Van Gogh. Donna al 'Cafdu Tambourin' (Ritratto di Agostina Segatori). 1887. Olio su tela. (F370). Amsterdam, Rijksmuseum Vincent Van Gogh
Vincent Van Gogh. Donna al 'Café du Tambourin' (Ritratto di Agostina Segatori). 1887. Olio su tela.
(F370). Amsterdam, Rijksmuseum Vincent Van Gogh

 

Il ritrovamento negli anni passati di questo ritratto femminile sotto F370 JH1208 pone degli interrogativi inquietanti circa la sua attribuzione a Van Gogh.

 

 

Ritratto di giovane donna nascosto sotto F370
Ritratto di giovane donna nascosto sotto F370, visibile ai raggi X

 


Si può notare subito che il ritratto nascosto è più convenzionale nello stile e che la persona ritratta sotto è molto più giovane della persona ritratta sopra. Potrebbe essere databile attorno al 1860,all’epoca in cui la Segatori posava da modella sia per Corot che per Jean-Léon Gérome, Edouard Manet ed Edgar Degas. Quindi non c’è un ripensamento, e forse si tratta di due persone diverse fra di loro lontane nel tempo. Se però accostiamo il ritratto nascosto a due ritratti degli anni attorno al 1860/70, eseguiti da Jean Baptiste Camille Corot alla sua modella preferita dell’epoca Agostina Segatori, ad uno di Edouard Manet del 1860, ad un disegno di studi di Degas e ad un altro dipinto di Jean-Léon Gérome, dove un classicheggiante diadema di piccole foglie è riscontrabile pure dai raggi x nel dipinto nascosto, non possiamo non rimanere colpiti dalla grande somiglianza.


Allora a cosa possiamo trovarci di fronte?
Almeno  a tre ipotesi:

- a un ritratto di Corot oppure di Jean-Léon Gérome coperto da Van Gogh con un altro dipinto, con il consenso della Segatori? Non sembra probabile, perché Vincent aveva un grande rispetto del lavoro degli altri pittori di valore, sebbene non apprezzasse molto i cosiddetti pittori pompiers, di cui Gérome era un capofila.

-a un abbozzo di ritratto fatto da un pittore secondario (la Segatori ebbe molti amanti e tra questi prediligeva gli artisti) che glielo aveva lasciato e che lei aveva dato a Vincent?

- Per ultimo Van Gogh, per accontentare la Segatori, avrebbe potuto copiare da una stampa o da una fotografia di uno dei quadri di Corot o di Gérome il busto della donna da giovane, che poi, non piacendo ai due è forse stato rifatto al vero.

L’enigma è accattivante e merita un supplemento di indagine, che sottopongo fin d’ora ai curatori del museo Van Gogh.

 

 

Il ritratto sotto al Parco

 

 


Van Gogh. Persone che passeggiano in un parco (1886), Olio su tela, 37,5 x 45,5 cm

 

 

Non è un autoritratto il dipinto nascosto sotto Una vista di un parco parigino del 1886 di Van Gogh, esposto in questi giorni ad Amsterdam. A sostenerlo è Antonio De Robertis, milanese, uno dei più attenti studiosi del maestro olandese, di cui è in distribuzione nelle librerie proprio in questi giorni un libro intitolato Van Gogh, le opere disperse, edito da Ilisso, scritto insieme a Matteo Smolizza. Si tratta di un catalogo di circa 1000 lavori chelo stesso Van Gogh dice di aver eseguito e che non si sono mai trovati. Seguendo una metodologia consolidata nel suo catalogo, che ha permesso di riportare alla luce circa venti opere del maestro, nascoste sotto altri dipinti, De Robertis ha verificato che la testa di uomo emersa ai raggi x potrebbe essere lo studio indicato al n. 278 del suo libro, dipinto ad Anversa nel dicembre 1885, pochi mesi prima di quello sovrapposto, ma sicuramente non un autoritratto.

 

 


Van Gogh. Ritratto emerso ai raggi X sotto al dipinto:
Persone che passeggiano in un parco (1886), Olio su tela, 37,5 x 45,5 cm

 

 

In effetti Van Gogh nel marzo 1886 decise all’improvviso di lasciare Anversa e di recarsi a Parigi, dal fratello Theo. E’provato che si portò dietro alcuni dipinti, che coprì poi con altre opere. E’invero anche provato che nei mesi successivi realizzò ben otto autoritratti, considerati studi, ma tutti con una caratteristica peculiare: furono realizzati sul retro di vecchi dipinti del periodo olandese, nature morte e teste di contadini, che aveva spedito precedentemente al fratello. Indice anche delle scarse disponibilità economiche o del desiderio di non essergli di peso. E’ quindi improbabile che Vincent abbia fatto su una tela nuova un tentativo di autoritratto, che peraltro all’evidenza non sembra neanche essere di sua mano, ne manca la forza del segno. La studiosa che ha fatto la scoperta dice poi che la tela del dipinto è stata fabbricata a Parigi. Questo di primo acchito non vuol dire che non abbia potuto essere stata commercializzata altrove, dove l’opera può essere stata eseguita. Ma poniamo pure che il ritratto sia del periodo parigino: a De Robertis il soggetto ripreso parrebbe nel caso essere il pittore Emile Bernard, conosciuto da Van Gogh presso la bottega de Père Tanguy nel 1886, e col quale si stabilì immediatamente un sodalizio, durato fino alla partenza di Vincent per Arles nel febbraio 1888, continuato poi fino alla morte per via epistolare. Lo stesso Bernard nelle sue memorie apparse nel 1911 dichiarava che i due amici avevano iniziato a farsi reciprocamente i ritratti, senza mai portarli a termine, anche a causa di un litigio tra Van Gogh e il padre di Bernard,che osteggiava la vocazione alla pittura del figlio.Ma leggiamo direttamente un passaggio interessante dei ricordi di Bernard: ”Vincent veniva spesso a trovarmi nello studio di legno che mi ero costruito nel giardino dei miei genitori ad Asnières. Fu lì che facemmo insieme un ritratto di Tanguy; egli iniziò anche un mio ritratto, ma allorché ebbe una lite con mio padre, che non voleva ascoltare i suoi consigli sul mio futuro, si infuriò tanto che lasciò il mio ritratto com’era e prese sotto il braccio il ritratto di Tanguy con la vernice ancora umida. Poi se ne andò senza guardare indietro una volta e non mise più piede in casa nostra. Da allora fui io a visitare il suo appartamento in rue Lepic 54, dove vivevano i fratelli”. Potrebbe questo essere l’abbozzo di Van Gogh fatto a Bernard oppure quello di Bernard fatto a Vincent, oppure addirittura un abbozzo di autoritratto lasciato da Bernard a Van Gogh?. Quasi certamente non è un autoritratto di Van Gogh.

 

A. De Robertis

 

 

 

I Van Gogh ritrovati

 


Vincento Van Gogh. Le Moulin de Blute-Fin. 1886. Museum de Fundatie, Zwolle.

 

Nel deposito del Museo olandese Fundatie a Zwelle è stato ritrovato un dipinto di Van Gogh dal titolo La moulin Blute-fin, risalente al 1886. Nel 1975 il quadro era stato comprato da un collezionista di Rotterdam, Dirk Hannema, direttore del museo Boymans, nella stessa città. Dopo la morte di Hannema, avvenuta nel 1985, si erano perse le tracce del dipinto del celebre maestro olandese, fino al fortunato ritrovamento. Riconosciuto autentico da Ralph Keuning, direttore dello stesso Museo Fundatie, il quadro di Van Gogh sarà esposto fino al 4 luglio.

 

Posted by: geometriefluide on: marzo 14, 2010

In seguito al recente intervento ricevuto su questo sito, è necesaria qualche precisazione in merito al dipinto ritrovato nei depositi del museo olandese Fundatie a Zwelle e riconosciuto di Van Gogh. Si tratta del Mulino Le-Blute Fin, un olio del 1866Antonio De Robertis, studioso esperto della pittura di Van Gogh, ha infatti notato alcune incongruenze sul dipinto in questione. Soprattutto, attraverso una sua attenta analisi e confrontando il quadro con un disegno omologo al dipinto, ha rilevato un errore di prospettiva. <>, afferma lo studioso, per questo i dubbi sull'attribuzione al grande maestro olandese restano aperti. Sullo stesso soggetto, De Robertis, inviandoci cortesemente le immagini, fa anche notare che l'artista ha realizzato diverse versioni. Di una di queste rimane solo la fotografia, poichè l'originale è andato distrutto in un incendio nel 1966. Per ulteriori approfondimenti su Van Gogh e la dispersione delle sue opere si consiglia la lettura del libro: Antonio De Robertis, Matteo Smolizza Van Gogh. Le Opere DisperseEdizioni Ilisso

 

 

 

1). Strada in salita con figura maschile, mulino 1886-87, distrutto da un incendio nel 1967. 2). Disegno a penna e pastello nero. 1886-87. Proprietà Hudson 3). Mulino Le-Blute Findella prospettiva . Zwelle, Museo Fundatie olio 1866 4). Dett. della Strada in salita (n.1)

Posted by: geometriefluide on: febbraio 25, 2010

 

A. De Robertis

 

 

Il falsario di Van Gogh

 

 

Lo studioso italiano Antonio De Robertis smaschera un falsario sconosciuto di Van Gogh.

Risulterebbe uno dei primi proprietari di tre opere nel catalogo generale De La Faille nn.228, 279, 513, ritenuti fortemente sospetti, appartenenti ora rispettivamente a tre fra i principali musei del mondo: National Galerie di Berlino, Wadsworth Atheneum di Hartford, Kroller-Muller di Otterlo.

 

 

F228 (Leo Nardus) terza copia,ora alla National-galerie di Berlino

F228 (Leo Nardus) terza copia,ora alla National-galerie di Berlino

 


Si tratta di uno strano quanto singolare personaggio olandese, Leo Nardus (1868-1955), olimpionico di scherma nel 1912, campione internazionale di scacchi, pittore orientalista, dalla vita avventurosa e lussuosa, che abitò in due residenze principesche, prima in un castello a Suresnes in Francia, poi in Tunisia in una splendida villa a La Marsa alle porte di Tunisi, dove morì nel 1955.

 

 

 

F227,ora al Rijksmuseum Kroller-Muller di Otterlo,Olanda
F227,  ora al Rijksmuseum Kroller-Muller di Otterlo,Olanda



Genero del mercante di articoli d’arte Bourgeois (presso cui si riforniva anche Van Gogh), con suo figlio Stephen poi aveva aperto gallerie a Parigi e a New York, dove si distinse per i suoi modi convincenti e garbati nel mercato d’arte americano.
Tra l’ultima decade dell ‘800 e la prima del ‘900 avrebbe venduto al collezionista americano Widener e ad altri di Filadelfia ben 93 opere perlopiù fatte passare come capolavori del Rinascimento italiano e olandese, ma poi risultate per la maggior parte false.

 

F226 ora in collezione privata-Svizzera
F226 ora in collezione privata-Svizzera

 


La storia rimase segreta, per volontà  dei truffati, fino a pochi anni fa, quando saltò fuori dagli archivi della corrispondenza degli interessati, come risulta da un’inchiesta di Jonathan Lopez dal titolo “Gross false pretences': the misdeeds of art dealer Leo Nardus” pubblicata dalla rivista d’arte inglese Apollo nel dicembre 2007.

 

 

F513(Leo Nardus) copia di F554,ora al Rijksmuseum Kroller-Muller di Otterlo,Olanda

F513 (Leo Nardus) copia di F554,ora al Rijksmuseum Kroller-Muller di Otterlo,Olanda (Dietro questo dipinto ci sono due etichette della galleria Stephen. Bourgeois, 2 Lincoln St.N.Y).

 

 


Ma non si sapeva finora che avesse sistematicamente commercializzato anche opere di Van Gogh. De Robertis, seguendone le tracce sul catalogo generale De La Faille e incrociando le provenienze delle tre opere, catalogate sotto i nn.228 (Moulin de la Gallette), 279 (Natura morta-vaso con papaveri), 513 (Frutteto in fiore) ha riscontrato alcune stranezze tipiche dei falsari. Per esempio tutte e tre insieme vengono presentate per essere vendute alla casa d’aste Frederick Muller ad Amsterdam nel 1917, nn.di catalogo 36-37-38 da un suo prestanome, fattosi passare come Mister.X (risultato poi essere il pittore M. H.Souget di Bussum) e subito da lui riacquistate, secondo una prassi di riciclaggio e legittimazione di opere contraffatte molto usata dai falsari.

 

 

F554 in collezione privata U.S.A.
Frutteto in fiore  F554 in collezione privata U.S.A.



Questi dipinti (F228 è una terza copia, F279 è un buon dipinto ma di errata attribuzione, F513 è una copia) risultano già  segnalati con problemi di autenticità , come ha già  evidenziato, dopo Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt insieme e Mark Roskill, anche Martin Bailey, prima in un famoso saggio su 45 presunti falsi, apparso su The art news paper nel luglio 1997 poi in un articolo apparso sulla rivista d'arte inglese Apollo nel gennaio 2005, in cui elenca 37 probabili falsi. Venivano prudentemente definite come opere solo probabilmente non autografe e nessuno però finora, prima di Antonio De Robertis, le aveva messe in relazione fra loro e come provenienti tutte e tre da Leo Nardus.

 

 

F279(Leo Nardus) errata attribuzione,ora al Wadsworth Atheneum di Hartford-Connecticut
F279 (Leo Nardus) errata attribuzione,ora al Wadsworth Atheneum di Hartford-Connecticut



Esiste anche un inquietante collegamento tra Leo Nardus e il quadro del Mulino Blute Fin ritrovato di recente a Zwolle e autenticato dal museo Van Gogh, nonostante presenti a detta di De Robertis incongruenze inusuali per Van Gogh, tre fra tutte:

 

 

Strada in salita con figura maschile, mulino 1886-87
Strada in salita con figura maschile, mulino 1886-87, distrutto da un incendio nel 1967

 

 

 

Dett. della Strada in salita con figura maschile
Dett. della Strada in salita con figura maschile

 

 

1) le figure troppo invadenti,

2) due tronchi che sorgono contro natura da un tetto,

3) la prospettiva errata lungo il parapetto destro dello scalone.

 

Disegno a penna e pastello nero. 1886-87. ProprietHudson

Disegno a penna e pastello nero. 1886-87. Proprietà Hudson

 

 


Mulino Le-Blute Findella prospettiva . Zwelle, Museo Fundatie olio 1886



Il disegno F1396a omologo da cui deriva il dipinto era esposto in una mostra tenutasi ad Amsterdam presso la galleria J.H.de Bois, (proprietaria all’epoca sia del disegno che del dipinto F271 omologhi) dal 5 aprile al 31 maggio 1917. In quei giorni Leo Nardus si trovava anch’egli ad Amsterdam per vendere in un’asta da F. Muller la sua collezione privata a favore della Crocerossa (?!) il 5 giugno e i tre suoi dipinti di Van Gogh il 19 giugno, quadri tutti e tre sospetti. Abitando in Olanda (dal 1915 al 1920) non è improbabile che egli frequentasse anche la galleria J.H. de Bois, dove avrebbe potuto prendere visione o avere una foto sia del dipinto F271 che del disegno F1396a, serviti per fare il quadro ritrovato a Zwolle.

Altro fatto inquietante: Leo Nardus si era fatto le ossa in gioventù come collaboratore di Theo Van Wijngaarden famoso restauratore-falsario operante ad Amsterdam, il quale a sua volta aveva trasmesso i suoi trucchi a Van Meegeren, diventato poi il più noto falsario del ‘900, per aver costruito parecchi Vermeer fasulli. Ebbene, uno di questi Vermeer fu incautamente acquistato nel 1938 da Dirk Hannema, allora direttore del museo Boijmans-Van Beuningen di Rotterdam e risultato ora proprietario del Van Gogh (per De Robertis sospetto) ritrovato a Zwolle.
Per quel dannato Vermeer Hannema si giocò la reputazione.

 

A. De Robertis

 

 

Un falso Van Gogh: Augustine Roulin con la figlia

 

 

Claude-Emile e Amede Schuffenecker (attr. erronea a Van Gogh) Augustine Roulin con la figlia Marcelle. Filadelfia, Museum of Modern Art

Claude-Emile e Amedée Schuffenecker (attr. erronea a Van Gogh) Augustine Roulin con la figlia Marcelle.
Filadelfia, Museum of Modern Art

 

Questo dipinto non è mai stato nella collezione di Emile Bernard, come ci segnala il De La Faille.
E neppure della famiglia Van Gogh. La sua origine va ricercata nella collezione dei fratelli falsari Schuffenecker, (appare a destra sulla parete nella foto della stanza 29  della mostra a Mannheim nel 1907, alla quale prestarono ben 14 quadri).

 

 

Van Gogh. Ritratto della signora Roulin (La Berceuse)
Van Gogh. Ritratto della signora Roulin (La Berceuse)

 

 

Essi devono averlo costruito partendo da altri ritratti della signora Roulin, facenti parte della loro collezione.

 

 

 

La parete della stanza 29 della mostra a Mannheim nel 1907.

La parete della stanza 29 della mostra a Mannheim nel 1907.
Si noti a destra in alto il quadro Augustine Roulin con la figlia Marcelle, ora nel museo di Filadelfia.
 

 

E' risaputo che almeno due versioni della Berceuse (quella ora a Boston potrebbe essere un falso) passarono dalle loro mani e probabilmente anche il ritratto con finestra e vasi sullo sfondo, già  di proprietà  di Theodore Duret (altro collezionista e possessore di parecchi Van Gogh fasulli) e ora nel museo Oskar Reinhardt di Winthertur.

 

 

Catalogo della mostra da Druet del novembre 1909. Frontespizio.

Catalogo della mostra da Druet del novembre 1909. Frontespizio.

 

 

Catalogo della mostra da Druet del novembre 1909.

Catalogo della mostra da Druet del novembre 1909.

 

 

 

Una parete della mostra da Druet del novembre 1909.
Una parete della mostra da Druet del novembre 1909.
I pallini rossi mostrano i quadri in esame.

 


La brutalità di questo dipinto, assimilabile per tecnica all'altro con neonata in primo piano e la madre tagliata dalla cornice (guarda caso anche'sso proveniente dai due fratelli falsari, come dimostra una foto della mostra del novembre 1909 da Druet e il relativo catalogo al n.33), non fanno parte della cultura figurativa di Vincent.

 

 

Femme dans un fauteuil (possibili quadri di Van Gogh con questo titolo)

 

Femme dans un fauteuil (possibili quadri di Van Gogh con questo titolo)
1)F503JH1646 a Vollard da Roulin nel 1900, poi a T.Duret nel 1901

 

 

 Egli nei ritratti prediligeva il primo piano possibilmente a mezzo busto, per tirare fuori tutta la potenzialità  psicologica e umana dei personaggi.
E' una pittura che ha il taglio e i colori di Francis Bacon con 50 anni di anticipo, ma che non ha nulla a che vedere con Van Gogh.

 

A. De Robertis

 

 

Il giallo di Van Gogh

 

 

 

  

Già alcuni mesi fa lamentavo nei blog il fatto che i principali mezzi di (dis)informazione segnalavano il furto al Cairo di un quadro di Van Gogh accompagnando il testo con la foto di un altro quadro (giudicato oltretutto da tempo non autografo dai massimi studiosi al mondo) che si trova in un museo negli USA. Ora devo purtroppo ripetermi perchè il Corriere della Sera,la Stampa e altri giornali e blog annunciano in articoli molto documentati come l’alterazione del giallo di cromo verso il marrone si manifesti di più nella versione dei girasoli del museo Van Gogh rispetto a quella della National Gallery di Londra e poi allegano invece la fotografia della terza versione di Tokio (oltretutto stampata al rovescio!) senza ricordarsi che questo quadro è chiacchierato negli ambienti internazionali da più di 15 anni,da quando il sottoscritto ne denunciò la falsità in un memorabile articolo apparso proprio sulla terza pagina del Corriere della Sera del 27 gennaio 1994. Nei girasoli di Tokio il giallo tiene meglio perchè Gauguin,che ne è stato il vero esecutore (vedi mio blog www.vangoghiamo.altervista.org ), usava acquistare colori di qualità migliore di quelli di Van Gogh.Ora vi chiedo: per Van Gogh è più dannosa questa totale disinformazione o l’alterazione del giallo di cromo? Lascio a voi decidere.

 

 


Vincent Van Gogh. Una delle verisioni dei Bambini  di Auvers

 

 

E’ di questi giorni la notizia dell’ultimo studio condotto sulle alterazioni delle gradazioni di giallo cromo nei quadri di Van Gogh da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati da Letizia Monico dell'Università di Perugia e da Koen Janssens dell'Università di Antwerp, in Belgio, che ne riferiscono in un articolo pubblicato sulla rivista Analytical Chemistry. Secondo questa ricerca il giallo cromo tende a scurirsi se esposto alla luce solare, ma non tutti i quadri che contengono quel colore sono affetti da un tale processo che inoltre si può sviluppare a velocità anche molto differenti. Per esempio è quello che sta succedendo nella versione dei girasoli esposta nel museo Van Gogh di Amsterdam, ma che non avviene per quella esposta alla National Gallery di Londra. Mi permetto qui di far rilevare che lo stesso Van Gogh si era già posto il problema proprio nei giorni in cui dipingeva i girasoli. Nella lettera 527 al fratello Theo dell’agosto 1888 scrive:”....Vorresti chiedere a Tasset la sua opinione sul problema seguente.A me sembra che più un colore è mescolato finemente,meglio viene saturato dal’olio....”. Era convinto che i colori di Tasset&Lothe fossero migliori di quelli del père Tanguy, da cui si riforniva di tanto in tanto,come pure dai f.lli Bourgeois. Usava tre tipi di giallo di cromo,indicati come 1°,2°,3°. Mi risulta che per entrambe le versioni di girasoli di Amsterdam e di Londra, sebbene realizzate a circa 6 mesi di distanza,utilizzò i tubetti di giallo di cromo di Tasset. Come mai i due quadri hanno reagito diversamente al tempo? Non sono uno scienziato ma posso dire che può aver influito la diversa ambientazione ed esposizione alla luce, forse anche il fatto che il quadro di Amsterdam dall’inizio del ‘900 ha viaggiato molto per esposizioni temporanee in Europa e in America, mentre quello di Londra non si è quasi mai mosso dalla casa dei Van Gogh(fu prestato per un certo tempo al pittore Isaac Israel nel 1917) nè successivamente dalla National Gallery,che lo acquistò direttamente dalla vedova di Theo Van Gogh nel 1923. E’ una cosa che deve far riflettere se sia opportuno mandare i quadri in giro per il mondo come avviene spesso oggi piuttosto che invogliare la gente a spostarsi. Il problema della luce è devastante anche per altri pigmenti, i rossi della lacca geranio per esempio contengono eosina, che con gli anni sbiadisce e tende verso l’azzurro/viola. Se ne sono accorti i tecnici dei Laboratoires de France, collegati col museo del Louvre,quando nella preparazione della mostra sul dott. Gachet nel gennaio 1999,presero a confrontare tutte le opere di Van Gogh donate dal medico alla Francia con le copie fedeli all’acquerello che lo stesso aveva fatto realizzare dalla sua giovane governante Blanche Derousse all’inizio del ‘900. Ebbene risultò che i colori dei quadri di Van Gogh erano sbiaditi mentre gli acquerelli conservavano ancora la freschezza e la verità di un tempo. Questo in particolare per i rossi. Quando poi si tolsero le cornici dei quadri, in particolare quello di una delle due versioni quadrate del Bimbo ritratto a Auvers ci si accorse a conferma di quanto la luce fosse nociva che la parte di circa uno-due cm. che era nascosta dietro la cornice aveva i colori originari, perchè non era stata intaccata da anni di esposizione alla luce come il resto.

 

 A. De Robertis

 

 

 

 

Il mistero dell'Arlesiana

 

 

Vincent van Gogh, Arlesiana, Galleria Nazionale d'Arte Moderna Roma

Vincent van Gogh, Arlesiana, Galleria Nazionale d'Arte Moderna Roma

 

Un saggio dello studioso Antonio De Robertis.

Il mistero delle cinque versioni del Ritratto di Madame Ginoux. Una scoperta che rivoluziona la storiografia vangoghiana.

Finora di questo quadro si conosceva solo la scarna storia dal catalogo De La Failledel 1928, che lo faceva provenire dalla vedova di TheoVan Gogh, poi a Eugène Druet, che lo vendette nel 1912 ad H.P.Bremmer. Dimostro, in questo saggio  che una quinta versione dell’Arlesiana, segnalata da tutta la storiografia finora esistente come andata persa, non sarebbe invece mai esistita.

 

Madame Ginoux in una foto d'epoca
Madame Ginoux in una foto d'epoca

 

 

Analizzando con molta attenzione rari documenti degli archivi Vollard,Bernheim- Jeune, Druet 5 di Parigi e dei musei olandesi  Van Gogh e Kroller-Muller, sono riuscito a ricostruire il dna dell’Arlesiana di Roma, fotografata su una parete della galleria Druet, durante una esposizione di 52 quadri di Van Gogh nel novembre 1909,6 e segnalata in catalogo al n.18 con lo strano titolo: ”Lavandière7 di proprietà  di Joachim Gasquet,8 che risulta proprietario anche del n.17: ”Le pin”, quadro che la moglie Marie Girard 9 sosteneva di aver ricevuto nel 1891 dal figlio del dott. Peyron, direttore dell’asilo di S.Rèmy, a cui Van Gogh l’avrebbe donato,10  ora al museo d’Orsay e nel 1993 ritenuto falso da Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt,11 due specialisti, che tacciano la signora come ”questionable”.
Con queste premesse, non era facile mettere ordine nella provenienza fin qui confusa  di uno dei soli 2 quadri di Van Gogh di proprietà  dello Stato italiano.
12

 

 

Paul Czanne, Vecchia con rosario

Paul Cézanne, Vecchia con rosario

 



Per un’opera avvolta per più di 100 anni dalle nebbie del tempo e con una tale pregiudiziale provenienza, legata ad un possibile falso, non capivo bene all’inizio a chi dovevo credere, ma non mi sono perso d’animo e con rigore filologico ho cercato il bandolo della matassa.
Theo non ha mai ricevuto l’Arlesiana di Roma
13 e quindi dovevo ricostruire la sua storia, antecedente alla foto del 1909, ben 19 anni di black-out,perché dal 1909 in poi i passaggi di proprietà , indicati dal De La Faille sono esatti.
La regola principale alla quale mi attengo con ostinazione è che i quadri, al contrario dei santi, non hanno il dono dell’ubiquità ,
14 e in mancanza di fotografie o di titoli significativi, come spesso succede, bisogna fare chiarezza fra ambigue segnalazioni. Come nel caso dei due libri vendite e acquisti15 della galleria Vollard alla fine ‘800, dove il titolo”Arlesienne” viene spesso usato per quadri dove è ritratta genericamente una donna e questo è un fattore depistante. Più ordinato l’archivio Bernheim- Jeune,16 dove c’era l’abitudine di accompagnare l’acquisto o la vendita dei quadri con una documentazione fotografica, rilevante anche nell’archivio Druet-Vizzavona.17

 

 

Van Gogh,Lavandaia

Van Gogh,Lavandaia

 


Peccato che la dirigenza attuale della galleria Bernheim-Jeune di Parigi abbia precluso agli studiosi la consultazione,18 determinante quando si debba ricostruire il pedigree di opere, vendute dalle case d’asta con prezzi a otto cifre di euro.
La frequente presenza negli archivi di quadri col titolo “Arlesienne”, nonché la consapevolezza che un quadro così emblematico non sarebbe sfuggito alla cattura da parte di speculatori, che fin dalla fine dell’800 si erano messi alla ricerca dell’oro vangoghiano,
19 mi hanno fatto intuire che il quadro perso fosse stato quasi subito ritrovato.
Difatti nei libri contabili di Vollard risulta l’acquisto in data 17 ottobre 1895 di “Arlesienne”dalla famiglia Ginoux.
Per esclusione l’unica delle sei versioni che in quei giorni poteva essere nelle mani dei Ginoux è quella ora esposta alla GNAM
20 di Roma. Che è anche quella più preziosa, poiché Van Gogh regalava ai suoi modelli sempre l’originale, facendo spesso altre copie per il fratello e per amici pittori, come Gauguin e Bernard.

 

La ricostruzione particolareggiata della storia del quadro è evidenziata dallo schema delle provenienze di tutte e sei le versioni esistenti e dalla documentazione di catalogo e fotografica della mostra da Druet del novembre 1909, dove sono indicati (con pallino rosso) alcuni quadri che sono risultati in anni recenti in odore di falsità .21

Anche l’Arlesiana di Roma presenta indizi poco chiari, come le misure diverse dalle altre tre versioni, il viso più schiacciato giapponesizzante, forse debordante dai contorni del disegno originario,22 i libri di colore verde e ridotti di dimensioni e infine la preparazione della tela, che è di tipo industriale,23 contrariamente alle abitudini del pittore. Nasconde anche un segreto, che è già  stato rivelato ai raggi x, eseguiti dal museo nel 1988, quando nella capitale ci fu una grande mostra su Van Gogh 24: sotto la pellicola pittorica del quadro, realizzato di getto e senza pentimenti non viene segnalata la traccia a carboncino, eseguita da Van Gogh a decalco dal disegno originale di Gauguin, che vale di più di una firma.25 Fui il primo a segnalare questa metodica di Van Gogh nel passaggio dai disegni preparatori ai dipinti, nella stessa scala, già  il 23 gennaio 1995 con una nota Ansa ripresa il giorno successivo da ben otto quotidiani nazionali.26

Nell’ultimo catalogo dei quadri di Van Gogh del Kroller-Muller Museum di Otterlo, pubblicato nel 2003 27 il curatore spiega che la versione di Arlesiana esposta nel suo museo rivela ai raggi x i contorni a carboncino del volto e addirittura dei confini del disegno originale e si auspica che la verifica venga estesa alle altre tre versioni, quella di Roma, quella di San Paolo del Brasile e quella andata in asta da Christie’s il 2 maggio 2006.28

Potrebbe essere ora il momento giusto.

 

 

 

LA PROVENIENZA DI TUTTE LE SEI VERSIONI DELL’ARLESIANA (MADAME GINOUX), DA ME RIVISTA E AGGIORNATA.

 

Premessa:

Il mio studio parte dal presupposto che il 5 novembre 1894 Vollard vende ad Auguste Bauchy 29  tre quadri di cui uno col titolo molto ben individuato:” Femme dans un fauteuil”.30
Nel catalogo delle circa novecento opere a olio di Van Gogh, questo soggetto non è frequente, per cui è stato abbastanza facile delimitarlo, al punto di riuscire a individuare per esclusione di quale quadro si trattasse.
Da uno screening accurato è risultato che solo nove quadri entrano in gioco e di questi solo uno poteva trovarsi nella galleria Vollard a quella data in vendita.

 

 

FEMME DANS UN FAUTEUIL (POSSIBILI QUADRI DI VAN GOGH CON QUESTO TITOLO)

 

Le cinque versioni della Barceuse di Van Gogh

 

 

1) F503JH1646 a Vollard da Roulin nel 1900,31 poi a T.Duret nel 1901 32

 

 

Le cinque Berceuse

 

2)F504JH1655 a Bernheim-Jeune da Jo nell’aprile 1907 33

 

3)F505JH1669 a Vollard da Roulin nel 1900 34

 

4)F506JH1670 da Gauguin a Vollard nel 1899 35

 

5)F507JH1672 da Jo Bonger Van Gogh allo Stedelijk museum dal 1945 36

 

6)F508JH1671 dal Père Tanguy al conte De La Rochefoucauld 1892 37

 

 

Le due Arlesiane

Due versioni della Femme dans un fauteuile di van Gogh

 

7) F488JH1624 è l’unico che può essere da Vollard il 5 novembre 1894 col titolo: ”Femme dans un fauteuil” e il 5 marzo 1895 col titolo: ”Arlesienne”, venduto dalla madre di Bernard per 150 fr 38

 

8) F489JH1625 a Schuffenecker da Theo il 21 settembre 1890, tenuto fino aprile 1908.39

 

 

9) F431JH1519 La Mousmé da Jo Bonger Van Gogh a C.M. Van Gogh nel maggio 1909 40

 

 

Quindi se F488JH1624 è da Vollard il 5 novembre 1894, non può essere il quadro di Arlesiana che la famiglia Ginoux vende a Vollard il 17 ottobre 1895, come indica Walter Feilchenfeldt41.
Facendo uno screening del posizionamento di tutte le altre cinque versioni dell’Arlesiana alla stessa data, vediamo che l’unica disponibile è la versione F540JH1892 della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. Ora possiamo ricostruire la provenienza di tutte e sei le versioni.

 

 

 

PROVENIENZA DI TUTTE LE SEI VERSIONI DELL’ARLESIANA

 

1) F488JH1624 - METROPOLITAN MUSEUM NEW YORK.

 

Theo Van Gogh? 42 In giacenza dal père Tanguy (prestato per la mostra da Le Barc de Boutteville 1892)?43 Emile Bernard, venduto il 14 agosto 1894 o il 5 marzo 1895”Arlesienne” a: Vollard,venduto il 5 novembre 1894 col titolo: “Femme dans un fauteuil”a: Auguste Bauchy e affidato il 12 agosto 1895 a Chaudet,44  che lo rivende a: Vollard,che lo vende nell’agosto 1897 alla collezionista danese Alice Ruben-Faber 45 per la sorella Ella, che lo vende a: Bernt Gronvoldt 46 nel 1912

 

2) F489JH1625 - MUSEE D’ORSAY PARIGI

 

Theo a Emile Schuffenecker il 21 settembre 1890,insieme ad un altro quadro per 300 fr (nel 1893 fotografato sulla rivista Le Coeur,nella collezione Schuffenecker).47 Schuffenecker a Carl Sternheim nell’aprile 1908 dove era in esposizione nella Galleria Zimmerman di Monaco di Baviera. 48

 

3)  F540JH1892 - GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA ROMA

 

1890 Perduto da Van Gogh il 22 febbraio,mentre si recava ad Arles per donarlo alla signora Ginoux 49 e poi recuperato.

1895 17 ottobre, venduto dai Ginoux (via Laget) 50 a Vollard per 60 fr+10 fr di provvigione, col titolo:”Arlesienne”.

1899 7 gennaio la madre di Bernard vende a Vollard col titolo errato “Arlesienne”60x50 (vendita 3423) ”Ritratto di donna di Anversa” F 207 51 che ha le stesse misure per 150 fr.

Sul libro acquisti di Vollard risulta:”Acheté à  Mad. Bernard à  Colombes 52 Arlésienne par Van Gogh 150”

Dal libro vendite di Vollard risulta poi:

1900 21 febbraio venduto da Vollard a Bernheim Jeune per 500 fr:  "Peinture à  l'huile. Arlésienne avec coiffe apuyée ...; fond rouge,  50 x 60 cm"

1900 23 febbraio venduto da Vollard a Bernheim Jeune anche F 207 per 300 fr,col titolo errato:”Arlesienne 50x60”53 Ante 1909 venduto da Bernheim Jeune,forse direttamente a Joachim Gasquet 54 appare per la prima volta fotografato in una mostra del novembre nella galleria di Eugène Druet a Parigi, col n.18 di catalogo indicato di proprietà  Gasquet,come il n.17 (Le pin).55

Quest’ultimo nel De La Faille risulta ceduto nel 1891 dal figlio del dott Peyron a Marie Girard poi maritata Gasquet 56 ma Dorn e Feilchenfeldt sostengono trattarsi di un falso,57 forse costruito con la complicità  di Schuffenecker,che risulta proprietario già  l’anno precedente,per averlo prestato ad una mostra nella galleria Zimmermann di Monaco di Baviera. 58

1909 Gasquet lo vende a Druet

1912 Druet lo vende a H.P.Bremmer 59

 

 

Le versioni dell'Arlesiana di Roma

 

 

4)  F541JH1893 MUSEO KROLLER-MULLER OTTERLO

 

 

Theo a Albert Aurier domenica 6 luglio 1890 o nell’agosto 1890 60

Eredi Aurier a H.P.Bremmer nel 1914 61

Non esiste però nessuna prova definitiva che Aurier abbia avuto questo quadro, né tantomeno che provenga dagli eredi. Dobbiamo fidarci di una annotazione scritta nel 1915 in un inventario redatto da H.P.Bremmer,in cui annota che gli eredi gli hanno confermato la provenienza da Aurier.62 A conferma di ciò si segnala che Aurier incontra Vincent e Theo il 6 luglio 1890 63 e poi forse Theo alla fine di agosto,64 per affidargli la stesura della biografia di Vincent,alla quale Aurier si dedicherà  fino alla morte per febbre tifoidea,sopraggiunta il 5 ottobre 1892.65 E’ comunque inquietante che nel giugno 1914 Bremmer possegga ben 2 versioni quasi identiche, F540 e F541. Questa circostanza può alimentare il sospetto che una delle 2 possa essere un falso ricavato dall’altra.66 La cosa intriga per il fatto che Bremmer fu poi coinvolto nel 1930 nel processo a Berlino per lo scandalo dei 33 falsi Van Gogh, commercializzati da Otto Wacker, 67 molti dei quali da lui autenticati. en inteso io mi sono convinto della autografia di entrambi, a per scrupolo spingerei gli attuali detentori delle versioni di Roma e di Otterlo a fare indagini esaustive, he tolgano ogni ossibile dubbio sulla loro autenticità .

 

5)  F542JH1894 MUSEO DI SAN PAOLO DEL BRASILE

 

Johanna Van Gogh Bonger a Paul Gauguin nell’aprile 1894.68

Gauguin a Vollard via Chaudet,circa fine del 1900(vendita 3909) :”  Acheté de Chaudet (f.100) (No.3909) "Tète d'Arlésienne. fond rouge, 64 x 54 Vollard a Bernheim Jeune, dopo marzo 1901 (risulta ancora di Vollard nel marzo 1901 nella mostra da Bernheim Jeune, n.14 di catalogo)69 Bernheim Jeune a Cassirer nell’ottobre 1909. Tilla Durieux –Cassirer 70

 

6) F543JH1895 GIA’ COLLEZIONE BALKWIN NEW YORK 71

 

Johanna Van Gogh Bonger a Bernheim Jeune nell’aprile 1907.72

 

Da dove proviene l’ARLESIANA di Roma?La sua prima apparizione è in una mostra a Parigi del novembre 1909 presso la galleria Druet,come risulta da una fotografia,nella quale appaiono parecchi altri quadri, qui sotto indicati con pallino rosso,che sono a forte rischio di falsità .Si sa,da una intervista rilasciata dalla pittrice Judith Gérard nel 1931,73 che Eugène Druet teneva nel suo studio dietro la porta una copia dell’autoritratto di Van Gogh,detto Bonzo da lei ricavata per studio dall’originale in possesso di Gauguin e che Druet spacciava in quella mostra per autentico Van Gogh.Druet lo aveva acquistato da Amédée Schuffenecker, che lo aveva manipolato, per trasformarlo in un falso,dopo che la Gèrard glielo aveva venduto nel 1902. Questo è il clima che si respirava in quella mostra.

A. De Robertis

 


 

Articolo gentilmente concesso dall'autore, tratto da: A. De Robertis Il mio Van Gogh. - Saggi brevi e non, pubblicato nel 2007.

NOTE:

1) Vedi anche VAN GOGH,IL QUADRO SCOMPARSO E’ SOTTO GLI OCCHI DEL MONDO,Stilearte n.100,luglio-agosto 2006,pagg.43/45.Finora si era pensato che le versioni fossero 5.Invece sono solo 4.

2)E’uno dei soli 2 quadri di Van Gogh esistenti in musei italiani.L’altro è il Giardiniere,pure alla Gnam.

3)Per farle un dono,dopo la sua partenza da Arles.

4)Sopravvenne una delle ricorrenti crisi,dovuta al suo momentaneo ritorno ad Arles,per incontrare gli amici.

5)Archivio Vollard e Druet Vizzavona,presso il museo d’Orsay,archivio Bernheim- Jeune,presso la sede dell’omonoma storica Galleria d’arte,gestita dagli eredi sigg,Dauberville.

6) Cinquante tableaux de Vincent Van Gogh.

7)Titolo improprio,perchè la ritratta madame Ginoux gestiva con il marito il bar ristorante della stazione.

8)Poeta provenzale,fu il primo biografo di Cézanne.

9)Donna affascinante,nata a Saint Rèmy,nota per aver vinto più volte il Felibrige,una sorta di certamen storico-linguistico provenzale,molto conosciuto e apprezzato all’epoca.Divenne poi famosa scrittrice di romanzi e fino alla morte direttrice della casa editrice francese Flammarion.

10)Vedi catalogo De La Faille

11)Vedi: Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt, Genuine or Fake? On the history and problems of Van Gogh connoisseurship, in KÅÂÂÂÂdera/Rosenberg 1993, pp. 263-307.

12)Il quadro fu comprato nel 1962.

13)Vedi: Chris Stolwijk e Han Veenenbos, a cura di, The Account Book of Theo van Gogh and Jo van Gogh-Bonger, in Cahier Vincent 8, Leiden, 2002

14)Molte volte mi imbatto in quadri che vengono segnalati dalla storiografia ufficiale in due luoghi differenti nello stesso periodo.

15) Archivio Vollard,presso il museo d’Orsay

16) archivio Bernheim- Jeune,presso la sede dell’omonoma storica Galleria d’arte,gestita dagli eredi sigg,Dauberville.

17) Druet Vizzavona,presso il museo d’Orsay.

18)Dopo la vicenda  in Francia del Jardin à  Auvers.

 

 

 

 

 

 

 


Bibliografia

 

AA.VV. Moduli di arte - E - Dal neoclassicismo alle avanguardie. Electa - Bruno Mondadori, 2000
AA.VV. Vincent Van Gogh. Arnoldo Mondadori Editore/ De Luca Editore, Milano 1988
P. Lecaldano L'opera pittorica completa di Van Gogh e i suoi nessi grafici. Voll1 e 2. Classici dell'arte Rizzoli, Milano 1966
A. Bluhm Van Gogh tra antico e moderno. Dossier Art Giungi, Firenze 2003
G. Mori. Impressionismo, Van Gogh e il Giappone. Dossier Art Giunti, Firenze 1999
R. De Laeuw Van Gogh. Dossier Art Giunti, Firenze 1988
G. Cricco F.P. Di Teodoro. Itinerario nell'arte. Vol 3. Dall'età  dei lumi ai giorni nostri. Zanichelli editore, Bologna 2005
Dorfles, F. Larocci, A. Vettese. Storia dell'arte. Vol. 3. L'Ottocento. Istituto Italiano Atlas Edizioni. Orio del Serio 2008
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti, 1986

 

   

   
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