Vuolvinio. Altare di Sant'Ambrogio. 854-59. Dett. Legno oro, argento dorato, pietre e smalti.
Milano, Basilica di Sant'Ambrogio. Foto di Sailko
Vuolvinio è uno dei pochi artisti altomedievali di cui si conosce il nome, grazie alla sua firma sull'Altare d'oro di Sant'Ambrogio. Era un monaco e orafo.
Vuolvinio (o Vuolvìnio o Wolvino), uno dei più famosi orafi del IX secolo fu anche monaco e scultore ed è conosciuto soprattutto per l'attività da lui svolta a Milano.
Nonostante la fama raggiunta da questo artista, oggi gli studiosi sono ancora in dubbio per quanto riguarda la sua provenienza. Alcuni di essi, ritengono che l'artista sia un monaco lombardo, ma nello specifico solo Rivoire lo fa nativo di Besnate, uno dei comuni del circondario milanese. Secondo la tesi per il momento più accreditata, si pensa che Vuolvinio provenga da un monastero oltre le Alpi e che quindi fosse germanico. Altri ancora ritengono che il maestro potrebbe provenire da un importante centro artistico sui confini franco-orientali dell'Impero Romano. Comunque, se si tratta di un artista straniero, bisogna ammettere che riuscì nel giro di poco tempo a fare sua l’arte del territorio Lombardo, nello stile originale e raffinato con il quale al nostro tempo è conosciuto.
Ciò che si sa con certezza è che nacque all’incirca negli ultimi anni dell'VIII secolo e si formò probabilmente nella città di Tours nella Francia centro ccidentale situata sul fiume Loira mentre la data della morte è sconosciuta.
Tutti gli studiosi concordano comunque all’unanimità nel riconoscere che egli creò uno dei capolavori più importanti dell'arte carolingia, ancor oggi straordinariamente conservato intatto, laddove era stato originariamente collocato: l'Altare d'oro della Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.
Volvinio è anche uno dei pochissimi e più antichi artisti italiani, dopo l'età classica, ad aver apposto la propria firma sulla sua opera. Infatti, il suo nome è stato ritrovato grazie ad un’iscrizione latina presente su una delle formelle (dette anche medaglioni) dell'altare di Sant'Ambrogio; ovvero: “Vuolvinius magister Phaber” (Volvinio maestro orafo). Nella stessa formella poi, l'artista si è autoritratto mentre riceve (simbolicamente) la corona da Sant'Ambrogio (il santo a cui era dedicata la basilica e quindi l’alta, Ambrogio). Un'opera questa, qualunque l’origine dell’autore, che non si deve assolutamente classificare come realizzata da un’unica scuola.
L'altro medaglione con funzione di dedica indica infine che furono gli arcivescovi di Milano Angilberto II (824-860) e Ansperto (869-881) ad averglielo commissionato nell’anno 835, gli stessi che fecero costruire anche l'abside e il ciborio della basilica. Era comunque piuttosto strano per quell'epoca che un artista firmasse una propria opera: possiamo perciò pensare che con tutta probabilità Vuolvinio fosse un orafo già molto famoso e di conseguenza che l’altare non fosse l’unica opera che realizzò.
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Gricco, F. Di Teodoro Itinerario nell’arte, vol. 2. Zanichelli editore, 2006
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