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Sant'Ambrogio

Aurelio Ambrogio, meglio conosciuto come sant'Ambrogio, in dialetto milanese viene chiamato sant Ambroeus (grafia classica) o sant Ambrös (entrambi pronunciati "sant'ambrœs"), nacque fra il 334 e il 339 a Treviri, in tedesco Trier, una città  della Germania sudoccidentale, nel Land di Renania-Palatinato, sul fiume Mosella; e morì nel 397 a Milano.
Venne mandato come governatore per il solito periodo di cinque anni a Sirmio, quindi nel 370 in Liguria, e poi anche in Emilia, infine giunse poi a Milano come governatore dell'Italia settentrionale e qui la sua grandiosa abilità  di funzionario, adattissima per porre fine in modo pacifico ai numerosi e forti contrasti tra ariani e cattolici dell’epoca, gli procurò grande fama da parte di entrambe le parti in lotta.
Fu vescovo dal 374 fino alla sua morte e patrono della città  di Milano assieme a san Carlo Borromeo e san Galdino; ma fu anche scrittore di decine di canti liturgici e un uomo politico.
La radice etimologica del suo nome deriva dall’ambrosia, il mitico cibo degli angeli, e nella mitologia greca, degli dei, che rappresenta l’importanza di nutrire anche lo spirito oltre al corpo. Fu uno dei quattro massimi Dottori della Chiesa insieme a san Girolamo, sant'Agostino e al papa Gregorio, e inoltre Ambrogio fu uomo di grande dottrina e diede un grandissimo contributo alla teologia dei primi secoli del cristianesimo. Visse in un periodo di aspre lotte e fu per questo uno dei più importanti oppositori della dottrina considerata eretica dell’arianesimo che combatté usando unicamente la retorica e l’eloquenza in cui eccelleva.

Come simbolo della sua sapienza lo accompagna spesso uno sciame di api, simbolo fra l’altro del priorato di Sion, che, secondo una leggenda, sarebbero il motivo delle sue eccezionali abilità  retoriche e di uomo di pensiero, essendosi posate sulle sue labbra quando era ancora un bambino appena nato.
Un altro famoso episodio che lo riguarda, è quello dell’inchino dell’imperatore Teodosio di fronte all’autorità  morale e religiosa del santo, in segno di pubblico pentimento per la strage di Tessalonica. Anastasio II (? - 721), imperatore bizantino, regnò dal 713 al 715. Esso allestì una flotta formidabile, che inviò a Rodi, e tentò anche di riorganizzare l'esercito. Le truppe si ribellarono, proclamando imperatore Teodosio III, un ispettore del fisco di umili origini. Sei mesi più tardi, Teodosio conquistò Costantinopoli ma Anastasio riuscì a fuggire, rifugiandosi a Tessalonica (oggi Salonicco, in Grecia) e si fece monaco. Nel 720 Anastasio capeggiò una rivolta contro Leone III Isaurico, che aveva a sua volta detronizzato Teodosio. Anastasio fu in seguito catturato e ucciso.

Ambrogio fu poi maestro e guida spirituale di sant’Agostino che fra l’altro battezzò come si può vedere in una delle formelle dell’altare. A volte al suo fianco compare san Martino vescovo di Tours, la cui morte fu prevista dal santo in un sogno.
Ambrogio considerava fondamentale la storia di Israele come popolo eletto: da qui la grande presenza dell'Antico Testamento nel rito ambrosiano e il rispetto del sabato come giorno sacro. Le cronache storiche ci riportano anche un episodio riguardante dell'atteggiamento simpatizzante di Ambrogio nei riguardi degli ebrei. Nel 388, a Callinicum (Kallinikon, sul fiume Eufrate, in Asia, l'attuale Raqqa), una piccola folla di cristiani diede assalto alla sinagoga e la bruciò. Il governatore romano condannò l'accaduto e, per mantenere l'ordine pubblico, dispose affinché la sinagoga venisse ricostruita a spese del vescovo. L'imperatore Teodosio I condivise ciò che aveva deciso il suo funzionario ma Ambrogio non volle salire sull'altare finché l'imperatore non abolì il decreto imperiale riguardante la ricostruzione della sinagoga a spese del vescovo nonostante quest’assalto fosse stato fatto per dimostrare l'indipendenza della Chiesa dallo Stato, affermando anche la sua superiorità  su di esso in quanto creata da una legge superiore alla quale tutti devono sottostare.
Quando Ambrogio morì venne seppellito nella chiesa di Milano a lui dedicata, accanto ai santi martiri Gervasio e Protasio di cui lui stesso aveva rinvenuto le reliquie trovandosi esse nel luogo in cui fu costruita la sua basilica. Viene perlopiù ritratto anziano, barbuto e fornito di “mitria, piviale” e bastone pastorale, la sua iconografia non si discosta da quella di altri santi vescovi, così come dei dottori della Chiesa, con in mano il libro e la colomba dello Spirito Santo che vola accanto a lui. Il suo unico attributo specifico, oltre alle api, è un flagello a tre code che simboleggia il dogma della Trinità  messo in dubbio dalla dottrina di Ario.

L. Cenni (alunno del Liceo Classico Monti, Cesena)


Bibliografia

Gricco, F. Di Teodoro Itinerario nell’arte, vol. 2. Zanichelli editore, 2006
Enciclopedia Encarta® 2006
Enciclopedia Finson® 2006
Enciclopedia multimediale Wikipedia® 2009
Enciclopedia Wikipedia-exa® 2007-2008
Enciclopedia Treccani® multimediale 2009
Enciclopedia Sapere® multimediale 2009 

   

   
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