Domande frequenti sulla storia dell'arte

Si raccolgono in questa pagina i dubbi, i quesiti e le domande piu frequenti sugli argomenti della Storia dell'arte.

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Che cos'è la storia dell'arte?

 

E' la disciplina che studia le opere d'arte in rapporto al contesto storico culturale a cui appartiene. Le opere d'arte vengono studiate sia come oggetti materiali e sia come oggetti culturali. Questo significa che ogni oggetto artistico (quadro, statua, costruzione, disegno, ceramica, ornamento, ecc.) è analizzato in primo luogo come oggetto concreto: si definisce che cos'è e come è fatto, in base alle forme, ai materiali, alle dimensioni, alle caratteristiche, alle tecniche di realizzazione, alle funzioni. Essendo artistico l'oggetto in questione ha un valore espressivo e culturale. Quindi si analizzano tutti gli elementi espressivi, pertinenti allo stile. Vengono presi in considerazione i periodi storici, i luoghi e l'area geografica di produzione, gli autori, i committenti e l'ambiente culturale. Tutto questo studio porta alla comprensione dell'opera d'arte e può guidare alla scoperta dei significati anche nascosti che l'opera d'arte può contenere.

 

 

A che cosa serve la Storia dell'Arte?

 

La Storia dell'arte non è utile soltanto come bagaglio di conoscenze e non è soltanto una materia scolastica. E' una forma mentale che una volta appresa è utile nella vita di ognuno di noi. Conoscere la storia della nostra civiltà, rivivere attraverso un quadro, un vaso antico o un monumento una realtà altrimenti perduta, è importante, ma non è tutto qui. Attraverso la storia dell'arte si impara a ragionare su ciò che si osserva, si prende consapevolezza di come comunicano le cose, si impara a cercare e scoprire i significati nascosti dietro l'apparenza. E' un motore potentissimo per la nostra libertà di pensiero. Ma soprattutto La storia dell'arte, a differenza di tutte le altre materie di studio, è una porta aperta sul mondo delle emozioni: non si limita a farcele conoscere, ce le fa vivere.
Tutto questo per lo sviluppo e per l'essenza di un essere umano, appartenente ad una civiltà come quella di oggi non è utile, è indispensabile, assolutamente necessario.

 

 

Stile e periodo sono la stessa cosa?

 

 Nella Storia dell'Arte si usano parole che a volte si confondono o fanno confondere. Per questo bisogna stare attenti a che cosa si intende o al contesto in cui quella parola è usata. Stile e Periodo sono due delle parole più usate in questa disciplina enche a volte sono un po' dei "tranelli": perchè può capitare di dire periodo per intendere stile o viceversa. In realtà le due parole sono molto diverse e quando vengono usate correttamente hanno precisi sicgnificati. Se vogliamo essere precisi:

Periodo: indica un periodo di tempo, un momento storico.

 Stile: indica un modo espressivo.
 

 La parola "periodo" essere riferita a un secolo, un'epoca, un anno, una stagione, un millennio o addirittura tutto il tempo che si è sviluppata una civiltà.

Ad esempio possiamo dire correttamente:


- periodo giovanile per indicare la prima fase produttiva di un artista;

- periodo paleolitico per indicare la fase più antica della preistoria;

- periodo arcaico greco per indicare il tempo che va dal 600 e il 480 a.C. in Grecia, riferendosi ad una precisa fase di sviluppo di quella civiltà

- periodo classico oppure periodo medievale: per intendere, nel primo caso tutti i secoli in cui si sono sviluppate le civiltà greca e romana o nel secondo caso tutti i secoli del medioevo;

- periodo di Arles, riferito a Van Gogh: corrisponde ad un momento particolare della sua vita in cui risiedeva ad Arles,

- Periodo blu, riferito a Picasso, corrispondente ad una particolare fase della sua pittura e così via

 

La parola "stile" indica le caratteristiche espressive di un'opera d'arte, di un'artista, di una civiltà, di una particolare produzione in un determinato momento.
Ad esempio si può dire: stile barocco, stile gotico, stile astratto,....ecc., riferendosi ad un particolare tipo di arte con determinate caratteristiche.

L'inganno si forma quando a volte si dice ad esempio:  "periodo barocco" o "periodo gotico", infatti se vogliamo essere pignoli barocco e gotico sono stili non periodi. Ma questo succede perchè si vuole sintetizzare mettendo per sottinteso che barocco e gotico sono stili e fare riferimento all'epoca in cui essi si manifestano. Dire "periodo barocco" va quindi tradotto come: "il periodo storico in cui si è diffuso lo stile barocco". Quindi in questo caso non è un errore.
In altri casi invece si può sbagliare, ad esempio dire "periodo dorico" o "periodo attico" riferendosi ad uno stile dell'arte greca è un errore perchè dorico e attico sono due stili diversi che si sono sviluppati nello stesso periodo storico ma si sono originati in aree diverse del territorio greco. Quindi dire "periodo dorico" o "periodo attico" non ha molto senso.

  

 Un monumento è un'architettura?

 

Non necessariamente, può essere anche una scultura, un dipinto o altra opera d'arte di particolare pregio e significato. Ad esempio può essere un monumento anche un film. La parola deriva dal latino monumentum «ricordo», ma ha la radice antica moniménto «ammonimento, insegnamento». Nel senso esteso del termine, qualsiasi opera che abbia un alto valore estetico e che sia in grado di comunicare emozioni, significati, conoscenze e testimonianze può essere considerato un monumento.

Vedi anche Monumento in: Glossario.

 

Cosa si intrende per Quarta dimensione nel Cubismo e nel Futurismo?

 

La quarta dimensione è quella del tempo, e deriva dall'interpretazione (poetica, artistica) che gli artisti del futurismo e del cubisto hanno tratto dalla teoria della relatività di Enstein. Per Picasso e i Cubisti, il tempo è quello dell'esperienza delle cose: noi conosciamo le cose (ad es. una sedia, un oggetto) attraverso i nostri sensi: possiamo vederle da ogni lato, toccarle, girarci attorno, sentirle, ecc. e questa totalità dell'esperienza viene rappresentata con la moltiplicazione delle vedute. Nella fase sintetica si dà più importanza alla concretezza e solidità; in quella analitica alla "analisi" intesa come indagine conoscitiva di tutti gli aspetti; in quella sintetica alla fusione di tutte queste sensazioni più la rielaborazione mentale offerta dalla mente.
Nel futurismo e con Boccioni la quarta dimensione è il tempo dell'azione, il suo svolgersi, il suo divenire, ma anche l'evolversi delle emozioni, rappresentate come un flusso continuo e infinito, riprendendo le asserzioni del "flusso vitale " di Bergson. Questo fluire incessante, secondo Boccioni, permette di eliminare i confini tra l'uomo e l'universo in un movimento unico, come si vede negli "Adii" e nelle "Forme uniche nella continuità dello spazio".
Negli Addii la forma si propaga nello spazio attraverso il colore e la ripetizione delle linee. Nelle "Forme uniche" viene superata la divisione tra corpo fisico e spazio perchè il movimento del corpo attraverso lo spazio è rappresentato come una sorta di scia congelata dove le varie fasi sono viste contmporaneamente e non più in successione bnel tempo. Quindi, muovendosi, il corpo si trova in ogni punto dello spazio, perde i suoi confini fisici e diventa tutt'uno con lo spazio. Per questo la scultura di Boccioni è rivoluzionaria: non c'è più distinzione tra statua (uomo) e spazio (universo).

 

 

 

Perchè il Cubismo non è un'arte astratta?

 

Il cubismo non è una tendenza astratta, ma al contrario, concreta. La visione simultanea di più punti di vista e le forme "cubiche", solide, mettono in evidenza la concretezza fisica delle cose.
La rappresentazione quindi, non è astratta, ma non-figurativa, nel senso che non segue più la mimesi, non vuole 'copiare' le forme della natura.
La tecnica pittorica del Cubismo (scomposizione della forma e ricomposizione secondo più punti di vista) serve per rendere visibile, e quindi concreta, un'immagine della mente, cha altrimenti resterebbe immateriale e astratta. Al contrario dell'astrattismo, il cubismo concretizza, cioè rende percepibile, un'immagine mentale (che di per sè è astratta).
Non è un caso che il cubismo abbia preso spunto dall'Arte Africana, che diversamente dalla tradizione artistica occidentale, mira a rappresentare e rendere concreti, soprattutto attraverso la scultura, concetti spirituali e religiosi.

 

Cosa rappresenta l'arte astratta?

 

L'arte astratta non rappresenta.  Essa non descrive la realtà, che è esterna all'individuo, ma rende visibile il mondo spirituale, che altrimenti non sarebbe visibile. Ha un rapporto stretto con la musica, che è un'arte astratta, perché non produce oggetti concreti, ed è capace di far percepire il mondo spirituale senza dover rappresentare nulla. Quello che la musica fa con i suoni, i ritmi, la melodia, lo fa la pittura astratta con i colori, le forme e le composizioni.

 

Che differenza c'è tra Fauves e Die Brucke?

 

Sia i Fauves, francesi che gli artisti tedeschi della Die Brucke sono esponenti delle tendenze espressioniste del primo Novecento.

Il gruppo dei Fauves si è manifestato in Francia  agli inizi del '900. Durante una mostra  a Parigi, nel Salone d'Autunno  del 1905 il critico Louis Vauxcelles, chiamò fauves (belve) un gruppo di artisti che avevano esposto le loro opere, tra i quali: Matisse, Derain, Vlaminck. da qui deriva l'appellativo per indicare gli espressionisti francesi.

Contemporaneamente, in Germania si è sviluppato il gruppo Die Brucke, il cui nome, in italiano: Il ponte, è stato scelto dagli stessi membri per indicare la volontà di gettare un 'ponte' verso nuove strade espressive.

Le due correnti sono sempre espressioniste, perchè fanno uso della deformazione (dei colori, delle forme, delle linee e delle composizioni) in funzione espressiva. Cioè vogliono amplificare ed evidenziare determinate sensazioni ed emozioni. Entrambe, con accezioni diverse si ispirano a culture "primitive", orientali o lontane dal mondo occidentale.
Però gli artisti tedeschi sono di tendenza opposta rispetto ai Fauves.

Per i Fauves prevale una visione positiva e armoniosa, resa attraverso colori molto accesi e contrastanti, spesso complementari, ma sempre in equilibrio. Le forme sono morbide e curve. La pittura esprime sempre una fondamentale "gioia di vivere".

Gli espressionisti tedeschi, al contrario, esprimono il "male di vivere" e una visione negativa e fortemente critica della realtà: vedono il proprio tempo come un momento di degrado etico e sociale, con la perdita dei valori più importanti e una società corrotta e immorale. 

 

Cosa si intende per 'Stile'?

 

Il termine stile è uno dei più usati nella Storia dell'arte e può essere inteso in diversi modi.
Dal punto divista etimologico deriva dal latino stilus,una specie di bacchetta appuntita che gli antichi usavano per scrivere, incidendo le parole su una tavoletta ricoperta da uno strato di cera. Il termine ha poi subito un'estensione di significato e in genere indica l'insieme delle caratteristiche formali proprie di un'opera, di un artista, di una corrente, di una scuola, di un periodo o di un'area geografica.

Lo stile può essere inteso anche come un sistema di regole, ad esempio nel modo classico lo stile si manifesta attraverso una serie di rapporti proporzionali misure e forme (dorico, ionico, corinzio) a cui si attenevano gli architetti.

Per stile di un artista si intende genericamente il suo modo particolare di esprimersi, quindi comprende tutte le scelte tecniche ed espressive che caratterizzano e rendono unico il suo lavoro: ad esempio i colori che usa, le composizioni, le linee, le forme, lo spazio, le luci, le ombre, il modo di usare il pennello, di trattare una superficie, ecc.
In senso più ampio, lo stile di un periodo indica tutte quelle caratteristiche visive che accomunano le opere di un determinato tratto storico, lo stesso vale per una scuola, una corrente o una località.
Ad esempio, nel Gotico uno dei tratti più tipici dello stile sono le proporzioni allungate, nel Barocco le forme complesse e dinamiche, nel Neoclassicismo le composizioni equilibrate e i contorni netti, nell'Espressionismo i colori contrastanti, e così via.

Per  identificare uno stile va fatta un'analisi visiva che permette di rilevare tutte le caratteristiche che lo contraddistinguono e il suo modo di evolversi.
Lo stile infatti non va considerato come un concetto fisso, ma come dinamico, perchè cambia continuamente ed è soggetto ad influenze da parte di altri stili. Erwin Panofski ha parlato di una fenomenologia degli stili, paragonando lo stile artistico ai fenomeni naturali, caratterizzati da una loro evoluzione.
Lo stile di un artista è dinamico perchè accompagnando la sua evoluzione personale e professionale cambia con lui. Allo stesso modo si si evolve lo stile di un'epoca e lo stile di un luogo. I cambiamenti dello stile possono essere graduali o avvenire con stacchi improvvisi. 

Può anche succedere che uno stile venga ripreso in periodi tra loro distanti e di volta in volta rielaborato. Lo stile classico, ad esempio, è stato riproposto in diverse epoche e ogni volta interpretato in modo nuovo.

La definizione del concetto di stile ha una sua storia. Durante il Rinascimento si usa il termine 'maniera', la parola 'stile' compare nel Seicento. Una prima definizione chiara del termine compare in un testo del 1672 scritto da Giovan Pietro Bellori: le Vite de' pittori, scultori ed architetti moderni, dove si legge: "lo stile è una maniera particolare et industria di dipingere,e disegnare, data dal particolare genio di ciascuno nell'applicazione e nell'uso delle idee, il quale stile, maniera o gustosi tiene dalla partedella natura e dell'ingegno".
Con il Neoclassicismo, l'artista e teorico inglese Anton Raphael Mengs indica lo stile come "tutte le parti unite insieme che compongono la pittura riguardo all'atto pratico, o all'esecuzione". Mengs elenca anche una serie di stili: sublime, bello, grazioso, significante, naturale e accenna anche a numerosi "stili viziosi".
Nel Dizionario dell'Architettura redatto tra il 1788 e il 1825, Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy considera lo stile come una manifestazione del gusto e propone un elenco degli stili ancora più ricco: sublime, pomposo, energico, brillante, moderato, temperato, gradevole, leggero, prosaico, poetico, storico, chiaro, confuso, regolare, disordinato, nobile, volgare, naturale.......
Questo interesse a creare gerarchie e categorie degli stili continua ad essere molto sentito anche nell'Ottocento, ma gli stili vengono individuati anche per offrire dei modelli e degli spunti nella didattica artistica e nella formazione degli artisti.
Con l'inoltrarsi del secolo XIX emergono più stili contemporanei in una stessa epoca e la situazione esplode nel Novecento, quando con le avanguardie gli stili si moltiplicano e si frantumano in numerose correnti ed espressioni individuali.

 

 

Artisti: chi sono?

 

Sui vocabolari della lingua italiana alla parola "artista" si legge la definizione : "chi opera nel campo dell'arte". Il verbo "operare", inteso come "fare, realizzare, porre in essere" sottolinea l'individuazione dell'artista come figura centrata sull'attività concreta, il processo produttivo, enfatizzato anche dall'etimologia della parola "arte", dal latino: ars e dal greco: techne, tecnica. 
Accanto a questo si accosta anche il significato esteso di artista: "chi ha e manifesta sensibilità per i vari aspetti della realtà, in misura considerata superiore alla media" e infine lo stereotipo: "persona considerata bizzarra e stravagante".

 


Van Gogh. Autoritratto. 1889. Olio su tela. Museo d'Orsay, Parigi.

 

 

 Nel senso più generale, gli artisti sono i primi protagonisti dell'arte: svolgono un'attività molto particolare, che implica l'abilità, l'immaginazione, la fantasia e l'ingegno. Con il loro lavoro gli artisti producono le opere d'arte: oggetti di valore estetico, culturale ed economico, spesso legati al prestigio sociale di chi le possiede o finalizzate al culto religioso.

 

 


Leonardo da Vinci. Autoritratto. 1515 ca. Sanguigna su carta. 
33,5×21,6 cm. Torino, Biblioteca Reale.

 

Ma la figura dell'artista e lo stesso significato del termine sono molto cambiati nel tempo: ad esempio il concetto di artista inteso come intellettuale e protagonista della cultura del suo tempo è un'idea molto recente. Nel corso della storia la funzione e il ruolo sociale dell'artista si sono trasformati, determinando sia i rapporti degli artisti con i committenti e con la comunità, sia la percezione che gli artisti hanno avuto di sè stessi.

 


Artemisia Gentileschi. Autoritratto come suonatrice di liuto. 1615-17 ca.
Olio su tela. cm. 77,5X71,8. Curtis Galleries, Minneapolis 

 

Tuttavia, proprio in riferimento alla definizione basilare dell'artista-operatore, va osservato che l'abilità operativa e la creatività connesse al lavoro dell'artista hanno sempre destato interesse, rappresentando una costante in tutti i tempi; anche nelle civiltà antiche, dove gli artisti erano semplici operatori manuali o servi, venivano però considerati almeno per quello che sapevano fare, grazie alla qualità delle opere da loro prodotte.

 


E. L. Jirchner. Autoritratto da soldato. 1915. Olio su tela.
Allen Memorial Art Museum, Oberlin, Ohio

 

Il livello di considerazione sociale goduto dagli artisti in epoche anche remote traspare sia dai documenti, come ad esempio i contratti o le ricevute di pagamento e le testimonianze giunte fino a noi, sia dalla presenza o meno delle firme o di altri segni di attestazione sulle opere. Tale reputazione è però sempre collegata al rapporto con il potere, che ha saputo, in epoche diverse mettere in massimo risalto o denigrare, se non distruggere la figura degli artisti, a seconda se le loro opere rappresentavano una conformità o non conformità alla linea politica del momento.

 

Come cambia la figura dell'artista nella storia?

 

 

Presso gli antichi Egizi gli artisti formavano una particolare categoria sociale, fin da bambini venivano educati all'arte e alla religione, ricevevano una formazione basata su regole rigorose.
Venivano impiegati soprattutto nella costruzione dei templi e delle tombe dei faraoni, di cui conoscevano segreti e ricchezze. Per questo spesso vivevano in comunità distinte dal resto della popolazione, in condizioni abbastanza agiate, ma erano molto controllati. Gli architetti egizi erano anche sacerdoti appartenenti ai gradi più alti, alcuni dei loro nomi sono giunti fino a noi: Hemiunu e Senmut sono tra gli architetti egizi più conosciuti.

Una delle civiltà più antiche che ha valorizzato maggiormente i propri artisti è la civiltà greca: conosciamo opere greche firmate, botteghe famose e diverse testimonianze di artisti che hanno goduto grande considerazione presso i loro contemporanei greci. 

Nella civiltà romana l'artista quando non era uno schiavo poteva essere considerato un bravo artigiano poichè l'arte non era ritenuta un'attività intellettuale ma un lavoro manuale. Unica eccezione era rappresentata dagli architetti, che godevano di un certo prestigio sociale, l'esempio più noto è quello di Vitruvio, vissuto nel I secolo.

Nel Medioevo, soprattutto l'Alto Medioevo e l'epoca Romanica, esistono numerosissime opere create da autori che sono rimaste anonime per l'assenza di documenti e testimonianze. Va comunque considerato che speso si tratta di opere collettive, realizzate da maestranze o da botteghe.

Con lo sviluppo del Gotico gli artisti sono sempre più documentati e infine il ruolo dell'artista diventa centrale nella società dal Rinascimento e da quel momento  in avanti l'artista viene considerato un intellettuale, un protagonista dell'ambiente culturali di ogni epoca storica. Uno dei primi  testi fondamentali sugli artisti è Le Vite di Giorgio Vasari, nato proprio a ridosso del Rinascimento, pubblicato nel 1550 e riedito nel 1568.

 

Libri consigliati

 

Come testi fondamentali sull'arte e sugli stili segnaliamo i seguenti dizionari:

 

S. Ferrari. A come Arte. Termini, correnti e concetti di arte e architettura. Ezioni scolastiche Bruno Mondadori Arte.
F. Gualdoni. Dizionario Skira dei termini artistici. Skira editore, Ginevra-Milano 2010
R. Bossaglia. Dizionario di terminologia di Storia dell'arte. Edizioni Bignami, Milano 1970

 

Per approfondire le tue conoscenze sulla figura dell'artista si consigliano i seguenti libri:

 

 

 

 

 

  

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