San Giorgio

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Eseguita da Donatello tra il 1416 e il 1420, per l'Arte dei Corazzai e Spadai, la statua del San Giorgio era destinata a una delle nicchie di Orsanmichele a Firenze, è l'opera immediatamente successiva al San Marco.

E' una statua in marmo, alta circa 2 metri, composta su una solida struttura geometrica. La figura in posa marziale, ben piantata sulle gambe divaricate, si inserisce in un triangolo isoscele con il vertice verso l'alto. Inoltre le linee ortogonali della croce sullo scudo sottolineano la staticità di partenza.
La corazza, per una scultura, rappresenta un'ostacolo alla caratterizzazione, per la rigidità propria del metallo che toglie ogni funzione espressiva. Eppure Donatello riesce ugualmente a creare un'immagine viva e palpitante. La figura, nelle sue proporzioni e articolazioni perfette, è atteggiata con grande naturalezza nei gesti e nelle forme armoniose.E' davvero sorprendente la sua capacità di trasmettere il senso di tensione, coraggio, aspettativa, guidando lo sguardo dello spettatore dal piede destro, allo scudo, alle mani e alla testa, in un movimento a spirale che avvolge la statua togliendone la staticità. Sulla struttura di partenza Donatello ha saputo impostare un movimento. Il busto è lievemente ruotato, le braccia si animano con una loro tensione: uno è disteso lungo il corpo, ma non rilassato (con il pugno  stretto che reggeva la spada),  l'altro piegato e con la mano appoggiata allo scudo, le dita mobili, il polso ruotato, come colto in movimento. La tensione e la vitalità si accentuano nella testa, girata lateralmente, nell'espressione concentrata e nello sguardo attento, sottolineato dalla direzione precisa delle pupille.

L'opera è caratterizzata da forte realismo, per il suo atteggiamento nient'affatto sacro o solenne, ma  in posa militaresca. L'anatomia è concreta e impeccabile, anche la corazza è modellata con le forme anatomiche di un torace concreto. La testa ha lineamenti realistici, e mostra un'espressione concentrata e pensosa, sguardo fiero e deciso. Sembra il ritratto di un ragazzo qualunque, un popolano che fa il soldato. Quello che viene presentato non è un santo in mistico raccoglimento, non è nemmeno l'immagine di un eroe idealizzato:  è un soldato in guardia a una postazione, che tiene d'occhio ciò che sta accadendo, nervoso ma concentrato e pronto ad entrare in azione. E' la figura di un eroe, un modello di comportamento umano in cui può identificarsi chiunque.
Nel complesso l'effetto è di grande compostezza, ma al tempo stesso, vigore e senso di forza contenuta.
nel San Giorgio si fondono mirabilente il significato medievale e leggendario del santo-eroe e quello dell'individualità rinascimentale: dell'uomo pronto a decidere, che non subisce gli eventi, ma è capace di agire in base alla sua razionalità. 

Nello stile, nuovi sono il trattamento della luce sulla forma plastica e il rapporto con lo spazio.
Nella modellazione Donatello ha riservato grande attenzione alla luce: non è una luce che scorre su piani slittanti (come nel primo David), ma costruisce i solidi volumi del corpo e aumenta il senso di fermezza della statua, nello stesso tempo si spezza in contrasti di luci e ombre nei capelli e sul viso, accentuando il senso di tensione dei lineamenti. La luce che si frantuma con chiaroscuri improvvisi e crea il carattere vivo del personaggio.
Nuovo è il rapporto prospettico tra figura e spazio. La statua è concepita in funzione all'esiguo spazio  della nicchia  e sembra venire fuori dalla profondità della nicchia in cui si addensa l'ombra. Ma la prospettiva applicata alla scultura aumenta l'effetto della "rotondità" della statua, anche se siamo costretti a vederla solo passando dal basso della strada. L'uso delle diagonali, l'impressione di movimento rotatorio, l'asse dello scudo visto come perno della figura sono tutti accorgimenti che creano questo effetto.  Nonostante la limitazione dei nostri punti di vista l'opera si rivela come un corpo sviluppato in profondità e a tutto tondo. A questo effetto concorrono la nicchia abbozzata,  l'impianto in diagonale e il moto potenziale, che trova il proprio perno sia nella verticale dello scudo, sia nella realtà spaziale della strada. La prospettiva è ripresa anche nel bassorilievo sottostante, sul piedistallo della statua con il San Giorgio e il drago.

 A. Cocchi


 

Bibliografia 

 

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