Sagrestia Vecchia di San Lorenzo

La Sacrestia Vecchia di San Lorenzo è uno dei monumenti simbolo del Rinascimento. Con le sue proporzioni perfette e forme geometriche semplici incarna l'ideale di armonia architettonica concepito da Brunelleschi.

 

 

Filippo Brunelleschi. Sagrestia Vecchia di San Lorenzo.1421-40. Firenze
Filippo Brunelleschi. Sagrestia Vecchia di San Lorenzo.1421-40. Firenze. Foto di Sailko

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La sagrestia brunelleschiana

 

Per volere della famiglia  Medici a Firenze, gli spazi vuoti ricavati ai due lati del transetto della chiesa di San Lorenzo a Firenze vennero utilizzati per la costruzione di due sacrestie. La Sacrestia Vecchia di San Lorenzo è chiamata così per distinguerla da quella "nuova" realizzata un secolo più tardi da Michelangelo.

Richiesta da Giovanni Bicci de' Medici a Filippo Brunelleschi, venne progettata e iniziata nel 1419, insieme al progetto per la ricostruzione della chiesa di San Lorenzo e costruita rapidamente, tra il 1421 e il 1428. L'anno successivo, quando venne inserita la Tomba di Giovanni Bicci sotto il tavolo di marmo al centro dell'ambiente, la sacrestia divenne il mausoleo dei Medici . Poi i lavori all'interno si interruppero, si intromisero problemi di natura politica e Cosimo il Vecchio, negli anni 1433 e '34 venne esiliato da Firenze.

La costruzione, anche se fa parte del complesso di San Lorenzo, è considerata come edificio a sé stante. E'uno dei primi edifici rinascimentali a schema centrale e rappresenta un modello di questa tipologia per l’architettura rinascimentale. La pianta è rettangolare, ma lo spazio è impostato sul quadrato. All'interno è infatti presente un vano centrale di forma cubica: l'altezza è uguale al lato della pianta. La struttura architettonica è sottolineata dalle membrature grige in pietra serena che mettono in evidenza la chiarezza geometrica delle forme.

 

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Filippo Brunelleschi. Sagrestia Vecchia di San Lorenzo. Pianta e spaccato.
Fonte: P. Adorno, A. Mastrangelo. Segni d'Arte. vol. 2. Casa Editrice  G. D'Anna

 



Sul soffitto si apre la cupola, suddivisa in spicchi e terminante con un anello. La cupola si raccorda all'ambiente della sacrestia con quattro pennacchi, i grandi triangoli sferici che permettono il passaggio dal cerchio della cupola al quadrato del vano centrale. Oltre che essere usati nell'architettura bizantina, i pennacchi sono elementi architettonici presenti nell'architettura romana e Brunelleschi deve aver desunto questa soluzione dai suoi studi sulle antiche rovine. I medaglioni decorativi sui pennacchi e sulle pareti sono stati realizzati da Donatello all'incirca tra il 1439 e il 1443.

 

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Veduta della cupola della Sagrestia di San Lorenzo



Le figure geometriche regolari dei cerchi, semicerchi e rettangoli sono gli elementi base del disegno di ogni parete. Sulle quattro pareti si formano quattro grandi archi. Una cornice decorata con tondi corre per tutto il perimetro. Agli angoli si trovano le lesene scanalate con capitelli corinzi e una trabeazione molto elaborata, simile nello stile alle forme romane che Brunelleschi ha rielaborato per usarle nello Spedale degli Innocenti.

Su un lato la parete è suddivisa verticalmente in tre parti, al centro si apre una cappella coperta con cupoletta emisferica che ripete le stesse caratteristiche, in proporzioni più piccole, del vano centrale. Esiste quindi una scansione modulare degli spazi e un ripetersi proporzionale di forme basato su rapporti aritmetici semplici.

Brunelleschi ha incontrato qualche difficoltà nell'inserire elementi classici nella sua rigorosa costruzione matematica, ma questo ha determinato anche l'invenzione di soluzioni nuove. Un primo esempio è rappresentato dagli spigoli dove le due lesene ad angolo convesso vengono ridotte ad esili fasce poiché lo spazio non bastava per introdurre una lesena completa. Quindi si nota una lesena intera che avvolge un angolo e mensole a sostegno della trabeazione dove non c'è spazio per le lesene.
Il secondo problema che rivela le difficoltà incontrate nella sperimentazione architettonica di Brunelleschi era rappresentato dalla cupola. Questa all'esterno è nascosta da un tamburo con un tetto conico. La forma emisferica di tipo puramente classico è visibile solo all'interno ma la funzione di sostegno è svolta dai costoloni simili a quelli usati nella cupola di Santa Maria del Fiore. Si tratta di un tipo nuovo di cupola che presenta una suddivisione a spicchi, detta a padiglione, e sarà sempre usata da Brunelleschi e dai suoi seguaci fino al '500.
La cupola è illuminata da finestre aperte all'esterno sul tamburo e visibili all'interno alla base degli spicchi formati dai costoloni.

 

 

A. Cocchi

 

 

Mappa concettuale [.PDF]
Filippo Brunelleschi. Mappa concettuale

Filippo Brunelleschi

Mappa sintetica con riferimenti alla carriera artistica ed esempi di opere.Autore: A. Cocchi
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Bibliografia e sitografia

 

AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa-Bruno Mondadori, Roma 2000
A. Blunt Le teorie artistiche in Italia dal Rinascimento al Manierismo. Piccola Biblioteca Einaudi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1966
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008
E. Forssman. Dorico, ionico, corinzio nell'architettura del Rinascimento. Editori Laterza, Bari 1988
L. H. Heydenreich Il Primo Rinascimento. Arte italiana 1400-1460. Rizzoli Editore, Milano 1979
La Nuova Enciclopedia dell’arte Garzanti, Firenze 1986
P. Murray L'architettura del Rinascimento italiano. Editori Laterza, Bari, 1987
N. Pevsner Storia dell’architettura europea. Il Saggiatore, Milano 1984
R. Wittkower Princìpi architettonici nell'età dell'umanesimo. Giulio Einaudi editore, Torino 1964

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