Donatello


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Giuditta e Oloferne

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Fino ai suoi ultimi anni di vita Donatello continuò a ricevere importanti commissioni dai Medici. Cosimo de' Medici e suo figlio Piero richiesero all'artista diversi lavori, tra i quali il gruppo di Giuditta e Oloferne che doveva essere posto sulla colonna sopra una vasca del loro giardino in funzione di fontana. Le nappe ai quattro angoli del cuscino nascondono dei beccucci da cui doveva uscire l'acqua.
Per la sua realizzazione Donatello ha fuso distintamente undici pezzi, assemblandoli insieme con i panneggi. Questi ultimi, per una resa più realistica, sono stati ottenuti modellando abiti di tela impregnati di cera e poi sottoposti alla colatura del bronzo fuso.

 

Donatello. Giuditta e Oloferne. 1454-57. Bronzo.
h 236 cm. Firenze, Palazzo della Signoria.

 


Il gruppo è l'ultimo esempio di scultura in bronzo a tutto tondo realizzato da Donatello ed uno dei più alti risultati d dell'artista per il realismo impressionante, l'orrore e la crudeltà con cui viene mostrata l'uccisione del tiranno.
La scena sembra bloccata in un istante di incertezza che sembra apparire nell'espressione della Giuditta prima si sferrare il colpo finale e contrasta con la violenza del gesto e la maniera spietata con cui l'eroina solleva la spada e trattiene per i capelli la sua vittima.

 

Donatello. Giuditta e Oloferne. Dett. 1454-57. Bronzo.
h 236 cm. Firenze, Palazzo della Signoria.

 

 

Donatello si sofferma anche sugli apetti più raccapriccianti come il particolare della testa di Oloferne quasi staccata dal corpo e del braccio abbandonato indietro. Il dettaglio del cuscino, schiacciato dal peso delle due figure rinvia da un lato al giaciglio di Oloferne e dall'altro, all'ebbrezza del tiranno, per la sua somiglianza con un otre gonfio.

Il gruppo della Giuditta e Oloferne è l'allegoria della Virtù che trionfa sul Vizio. Mentre la figura fiera e spietata di Giuditta rappresenta le virtù:
Sanctimonia sive Continentia e Humilitas; la scena sul piedistallo con il Baccanale e il medaglione al collo di Oloferne indicano invece i vizi: Luxuria e Superbia.
Il basamento oroginario riportava l'iscrizione latina:

Regna cadunt luxu surgent virtutibus urbes caesa vides humili colla superba manu.

Sotto ad essa si trovava anche la dedica che Pietro dei Medici aveva rivolto ai fiorentini:

Salus publica. Petrus Medices Cos. Fi. liberati simul et fortitudini hanc mulieris statum quo cives invicto constantique animo ad rem pub. redderent dedicavit.

Queste parole alludono alla dedizione dei fiorentini per la Libertà e la Repubblica e si riferiscono al discorso tenuto da Piero de' Medici, il giorno della sua nomina a Gonfaloniere di Giustizia nel 1461. In quella occasione Piero de' Medici aveva sottolineato che il rinnovamento politico del governo cittadino di cui faceva parte aveva portato valori di pace, libertà e unità.
Secondo alcuni studiosi fu in seguito alla sua nomina che il Gruppo bronzeo di Donatello venne poi portato davanti al Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria, dove si trova tutt'ora, altri ritengono che invece che il suo spostamento dall'interno della proprietà medicea sia avvenuto in seguito alla cacciata dei Medici da Firenze, divenendo il simbolo della libertà repubblicana che vince la tirannide.

 

A. Cocchi 


 

Bibliografia

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P. Murray L'architettura del Rinascimento italiano. Editori Laterza, Bari, 1987
N. Pevsner Storia dell’architettura europea. Il Saggiatore, Milano 1984
R. Wittkower Princìpi architettonici nell'età dell'umanesimo. Giulio Einaudi editore, Torino 1964

 

Approfondimenti:Donatello, Giuditta e Oloferne, scultura, bronzo, Palazzo della Signoria a Firenze, Alessandra Cocchi, .

Stile:Quattrocento, Rinascimento.

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Donatello. Giuditta e Oloferne. Dett. 1454-57. Bronzo. h 236 cm. Firenze, Palazzo della Signoria.





 

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