Arte Egizia


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L'arte è l'immagine allegorica della creazione.
Paul Klee

Arte egizia
Le Origini della Civiltà Egizia

La Terra Nera: il Paese del Nilo

Il Nilo nella mitologia egizia

Periodizzazione dell'arte Egizia
Gli artisti nell'antico Egitto
I geroglifici
Le divinità dell'antico Egitto

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Domande frequenti sull'arte egizia

Quiz

Bibliografia

 

Nella sua storia millenaria l'Antico Egitto ha offerto uno dei più straordinari patrimoni artistici del mondo antico ed è così immediatamente riconoscibile che appartiene alla cultura visiva di tutti.
Uno dei suoi tratti distintivi è la sua immutabilità: per circa 4.000 anni ha mantenuto caratteri propri, autonomi e ben riconoscibili, rimanendo in larga parte  indifferente agli influssi esterni. Questo non significa che le prime opere d'arte egiziana sono uguali alle ultime, perché esiste comunque un'evoluzione con prodotti artistici che caratterizzano le diverse fasi storiche, ma nell'arte egizia viene sempre mantenuto un carattere unitario soprattutto nel gusto particolarmente raffinato e una straordinaria continuità, intesa come con rispetto delle tradizioni, ripetizione di schemi e forme già collaudati, riproposizione di  modelli e temi già noti e comprensibili che sono spesso rintracciabili anche nelle forme più evolute.


La continuità dell'arte egizia è dovuta soprattutto:

- all'autonomia culturale dell'Egitto rispetto agli altri popoli
- a una situazione statica politicamente (potere assoluto concentrato in un re o faraone)
- allo stretto legame tra arte e religione.

 

L'autonomia culturale dell'Antico Egitto

 

Il popolo Egizio ha saputo sviluppare una cultura molto vasta, grazie all'uso della scrittura, alla coltivazione delle scienze e delle arti e all'introduzione d'invenzioni e tecnologie nuove. Presso gli antichi Egizi erano infatti diffuse la letteratura, il mito, la poesia, il racconto storico e persino quello umoristico. Oltre alle arti figurative gli Egizi praticavano la musica, la danza e lo spettacolo, mentre nelle scienze privilegiavano l'astronomia, la matematica, i sistemi di misura, la medicina e conoscevano diversi aspetti della odierna chimica che applicavano per produrre nuove sostanze (ad esempio il blu sintetico). Erano esperti nel campo dell'ingegneria, soprattutto idraulica ed edile. Avevano sviluppato una solida istituzione educativa e scolastica.
L'arte egizia riflette questa completezza di conoscenze, per questo e per la sua altissima qualità, anzichè essere influenzata da altre civiltà è stata spesso un modello e fonte di influenze verso l'esterno, soprattutto per la civiltà Minoica, Greca e Romana; ma ha continuato ad affascinare il mondo artistico anche per molti secoli più avanti.

 

 

La staticità politica dell'Egitto

 

L'Antico Egitto ha mantenuto per millenni una struttura sociale e politica sostanzialmente stabile, con il potere assoluto del faraone, circondato da una casta di nobili e dignitari e da quella dei sacerdoti. La suddivisione degli altri strati sociali era molto compatta: ai livelli più alti si trovavano le categorie degli scribi, a cui appartenevano diverse professioni, poi seguivano artigiani e operai specializzati mentre la base era formata dai contadini.

 

 

Il legame tra arte e religione.

 

La religione nell'antico Egitto è fondamentale. Oltre ad avere un forte peso culturale condiziona ogni attività quotidiana e anche il potere dei faraoni è sottoposto al prevalere di una o dell'altra divinità.
L'arte egizia è essenzialmente religiosa: nella pittura, nell'architettura, nella scultura e nelle arti minori.
Esiste un rigido controllo sull'arte da parte del potere politico e religioso, che mantiene un'arte fedele alla tradizione e al culto degli dei, del re (a cui si attribuiva carattere divino) e dei defunti (culto del Ka, l'anima in passaggio nell'aldilà). Infatti proprio le tombe egizie nelle forme monumentali delle mastabe, delle piramidi e degli immensi complessi funerari ci offrono le più preziose testimonianze della vita, dei costumi e dell'arte di questa civiltà.

 

 Le origini della Civiltà Egizia

 

Uno dei motivi per cui la Civiltà Egiziana è tra le più grandi della storia è la sua eccezionale durata.  Oggi, grazie all'enorme patrimonio di monumenti, opere d'arte, documenti scritti e reperti, possiamo conoscere parecchi aspetti di questa affascinante civiltà. Possiamo anche tracciare abbastanza chiaramente la storia plurimillenaria di questo popolo, anche se diversi passaggi rimangono ancora oscuri. Ad esempio i periodi Intermedi sono tutt'ora poco conosciuti.
Anche gli albori della civiltà egiziana sono rimasti per molto tempo misteriosi e cominciano a essere rivelati solo recentemente dalla ricerca archeologica. Oggi sappiamo che per ritrovarne le origini dell'arte egizia si deve risalire parecchio indietro, ad un tempo remotissimo, molto prima dell'epoca dei grandi sovrani d'Egitto. 

Le prime tracce artistiche risalgono alla preistoria, come dimostrano i siti archeologici del Paleolitico e del Neolitico ritrovati nel Sahara egiziano, nell'area del Gran Mare di Sabbia: un vasto territorio di dune sabbiose che si estende per 650 chilometri dall'Oasi di Siwa al Gilf Kebir, oggi appartenente al Parco Nazionale del Gilf Kebir. Per la sua importanza, questo sito  è in attesa di essere riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità.  Qui sono riemersi numerosi reperti preistorici che vanno dai più antichi manufatti in pietra risalenti all'Homo abili, alle pitture rupestri del Sahara egiziano (come ad esempio la Caverna dei Nuotatori, sulle montagne del Gif-Kebir, i dipinti del sito di Wadi-Sura II) ai Cerchi di pietre, fino all'esplosione artistica del Neolitico, con ceramiche, sculture, dipinti e oggetti pregiati.
Questi tesori testimoniano che già circa 10.000 anni fa, l'attuale deserto del Sahara era abitato da popolazioni nomadi che si spostavano percorrendo l'ampio territorio compreso tra l'Asia e l'Africa del nord. In quell'epoca remota l'attuale deserto del Sahara dio oggi era un luogo completamente diverso: un'immensa savana, una pianura fertile, con una vegetazione rigogliosa popolata da ogni genere di animali. Il clima era molto umido e le paludi si estendevano fino al Delta del Nilo.

In questo ambiente così favorevole si muovevano le prime comunità di cacciatori-raccoglitori, che cominciarono ad addomesticare gli animali e a coltivare le piante, affiancando alla caccia e alla raccolta la pastorizia, l'allevamento e l'agricoltura. Si tratta di popolazioni di diversa provenienza e con identità precise: la prima proveniva dal cuore dell'Africa, la seconda dall'Asia centrale.
Con il successivo cambiamento climatico la verde pianura del Sahara si inaridì, e la sua trasformazione in territorio desertico lo fece diventare un ostacolo insormontabile, spingendo le popolazioni a concentrarsi presso la Valle del Nilo.

E' da questo momento che si avvia il Periodo predinastico (6.000 e il 4.000 a. C.) durante il quale avvenne l'evoluzione delle prime culture nilotiche. Nell'Alto Egitto si sviluppano la cultura Tasiana, seguita dalla cultura Badariana e dalla più recente Cultura di Naqada.  Nel Basso Egitto, nell'area del Delta del Nilo, sono state identificate la Cultura di Maadi e la Cultura di Merimde. Da alcuni di questi insediamenti derivano anche le prime città egiziane, come ad esempio Merimde, a nord e Deir Tasa a sud. Si incrementarono anche gli spostamenti, che avvenivano sia attraverso la pianura, sia lungo l'asse del fiume: materie prime e idee venivano scambiate con uguale frequenza.

 

 

Schema di sintesi

 

  

A. Cocchi

 

 

La Terra Nera: il Paese del Nilo

 

Nel VI millennio la popolazione era ormai diventata stanziale e si era distribuita su un territorio lungo e stretto, orientato nord-sud e percorso dal Nilo in un tragitto di circa 6.000 Km, finché il fiume si avvicina al Mediterraneo aprendosi a ventaglio nel Delta. Lungo le rive del grande fiume africano si estendeva una striscia di terra larga 10-15 chilometri, circondata dai deserti del Sahara, il Deserto Orientale o Arabico (che è montuoso e degrada verso il Mar Rosso) e il Deserto Occidentale o Libico (che è sabbioso, costituisce il bordo orientale del Sahara e si estende da sud, ai confini con la Nubia, a nord, fino alla foce del Nilo).

Gli antichi egiziani chiamavano il loro paese kemet: ''la terra nera'', riferendosi alla terra alluvionale arricchita dal fertile limo che il Nilo depositava durante la sua piena annuale fin dove arrivavano le sue acque.
La kemet, dispensatrice di vita era contrapposta alla deshret: ''la terra rossa'', il deserto che la circondava, regno del silenzio e della solitudine.
L'inondazione annuale dell'antichità avveniva tra luglio e ottobre e si allargava arrivando a coprire la maggior parte delle terre dei territori dell'Alto Egitto e del Delta. Le piene del Nilo hanno continuato per millenni, determinando la vita e l'evolversi della civiltà egiziana; solo a partire dal 1830 venne costruito un sistema di canali e chiuse che impedirono le inondazioni.
La geografia del luogo era molto diversa da quella attuale. Sulle terrazze calcaree dell'Egitto il grande fiume africano scorreva tra rive spoglie, impraticabili e prive di vegetazione, trascinando con sé acque limacciose, soggette a periodici traboccamenti. Le popolazioni che si erano trasferite in quei primi insediamenti hanno dovuto combattere per molti secoli contro il fiume per salvare coltivazioni e villaggi dal fango e dalle piene. Alla fine riuscirono, qualche millennio più tardi, a trasformare quella minaccia naturale in una straordinaria risorsa. Nella stretta striscia di terra tra il fiume e il deserto queste genti impararono a convivere, a volte combattendo tra loro, ma anche scambiandosi le loro culture e i loro costumi, in un amalgama che portò alla formazione della civiltà egiziana. Arrivarono a condividere anche religione e prodotti. Costruivano capanne simili, si rivolgevano alle stesse divinità, seguivano gli stessi riti, creavano sepolture dello stesso tipo e modellavano ceramiche con caratteristiche comuni.
Il clima, la natura e soprattutto la tenace volontà di domare il fiume, favorirono l'evoluzione delle loro comunità e in Età predinastica, tra il 6.000 e il 4.000 a. C. riuscirono a realizzare un sistema agricolo eccezionale. Si formò una solida civiltà contadina che riuscì a strappare al fiume le proprie terre, fondando proprio su quel fango nero e su quelle alluvioni la propria ricchezza e la propria forza. Le comunità continuarono ad aggregarsi, finché si definirono due stati: lo Stato del Nord e lo Stato del Sud. Vennero fondate le prime città egiziane: Merimde, a nord e Deir Tasa a sud, che divennero i centri più importanti. Si incrementarono anche gli spostamenti, che avvenivano sia attraverso la pianura, sia lungo l'asse del fiume: materie prime e idee vennero scambiate con sempre maggiore frequenza. Quando i due Stati si unirono nel grande regno d'Egitto si avviò la storia delle dinastie fraoniche.

 

 

Il Nilo nella Mitologia egizia

 

Il Nilo per gli antichi Egizi non era solo un limite geografico o un fiume con il suo sistema ecologico. Il Nilo è il padre della vita e si identifica con l'essenza stessa della vita. Portatore di nutrimento, ricco di alimenti, creatore di ogni cosa buona, sono alcune parole dell'Inno ad Hapy (o Inno al Nilo), uno dei più famosi componimenti poetici dell'Egitto,conosciuto attraverso diverse copie e diffuso soprattutto nelle scuole del Nuovo Regno come testo classico, basilare per la formazione degli intenllettuali e degli scribi.
Come figura divina il Nilo racchiude in sè tutte le altre divinità perchè è dispensatore di vita non soltanto per gli esseri terreni ma anche per gli dei, anch'essi dipendono dal Nilo.
Nell'Inno ma anche in molte rappresentazioni, il Nilo è anche inteso come il dio della prosperità e della ricchezza dell'Egitto. In questa accezione viene raffigurato come come Hapy, dio della fecondità, presente in scritti anche molto antichi. Gli esempi più remoti sono le preghiere contenute nei Testi delle piramidi, componimenti geroglifici rinvenuti nelle sepolture dei faraoni della V dinastia. Si tratta di formule rituali che venivano probabilmente recitati durante le cerimonie funebri nei quali viene invocato anche Hapy. Egli inonda i campi, appaga la sete delle greggi, abbevera la terra, fa crescere il grano, dispensa cibi squisiti. La vera ricchezza per gli Egizi non consiste negli oggetti o materiali preziosi, ma nei frutti della terra e del lavoro dell'uomo, che consentono la sopravvivenza.
Il dio fluviale ha una natura misteriosa, occulto di natura, indicato come il dio segreto scaturito dalla segrete tenebre. Questo passaggio fa riferimento alle sorgenti del fiume, rimaste per lunghissimo tempo sconosciute. Oggi sappiamo che si trovano a più di seimilacinquecento chilometri dalla foce, ma furono scoperte soltanto nel XIX secolo.
Il Nilo è anche una divinità salvifica, la sua crescita estiva fa sì che tutto rinasca, porta la salvezza dopo la carestia o dopo la distruzione della piena, per gli antichi Egizi rappresenta lo spirito di eterna rinascita.

 

 

 

 

Periodizzazione dell'Arte Egizia

  

La storia egiziana  è preceduta dall'Epoca predinastica che va dalla preistoria al IV millennio a. C. Con la nascita della scrittura geroglifica inizia il Periodo Arcaico, con le prime dinastie faraoniche. In seguito lo sviluppo della civiltà comprende tre grandi periodi di splendore (Antico Regno, Medio Regno e Nuovo Regno) intervallati da altrettanti periodi intermedi, nel corso dei quali, nonostante le crisi politiche e culturali, la civiltà riesce comunque a mantenere intatte le proprie caratteristiche. Il periodo finale, iniziato con l'Epoca Tarda corrisponde alla fase di declino.

 

Preistoria Egizia

La ricostruzione della fase originaria dell'Arte egizia è in via di definizione grazie a ricerche archeologiche ancora in corso. All'arte peristorica egizia appartengono numerosi reperti che sono stati realizzati dai popoli cacciatori e raccoglitori che vivevano nelle antiche praterie del Sahara. Comprendono i manufatti in pietra del Paleolitico, i graffiti rupestri, tombe con corredi funerari, santuari composti da cerchi di pietre.


Epoca Predinastica

I primi esempi dell'Epoca predinastica risalgono al Neolitico (10.000-8.000 a. C.) e sono rappresentati soprattutto dalle pitture rupestri  delle montagne sahariane.
Verso il 6.000 a. C., con l'esodo verso le sponde del Nilo, si passa dall'organizzazione in villaggi con capi tribù a comunità più organizzate, fino alle prime città. E' questo il momento in cui si sviluppano:

 

Epoca Arcaica o Protodinastica

Con il re Narmer, detto anche Menes, iniziano le trenta dinastie faraoniche. Il re Narmer, primo faraone di tutte le dinastie egiziane, unisce l'Alto Egitto al Basso Egitto e crea un unico grande impero. Da questo momento inizia l'Epoca arcaica che comprende le prime due dinastie e va dal 2850 al 2650 a. C.
Tra le prime architetture monumentali vengono costruite le màstabe.

La storia dell'Egitto prosegue con le altre dinastie faraoniche suddividendosi in periodi precisi, che sono:

 

Antico Regno

detto anche impero menfita, perchè ha come capitale Menfi. Va dalla III alla VI dinastia e dal 2650 al 2200 a. C. E' il periodo delle grandi piramidi: dalla Piramide di Zoser, la prima mai costruita a quelle del Complesso di El Giza, comprende i faraoni Zoser, CheopeChefren e Micerino e la monumentale Sfinge di GizaE' un momento di fioritura della civiltà.

 

Primo periodo intermedio

Dalla VII alla X dinastia. E' compreso tra il 2200 e il 2040 a. C. E' segnato da lotte di successione assai violente. Pochissimi sono i resti pervenuti appartenenti ad un periodo così difficile.

 


Medio Regno

o Primo regno tebano, con capitale Tebe. Comprende l'XI e la XII dinastia e va dal 2040 al 1778 a. C. . I faraoni più famosi sono Mentuhotep, Amenemhat e Sesostri.

 

Secondo periodo intermedio

Dalla XIII alla XVII dinastia. Inizia nel 1178 e termina nel 1570 a. C. E' un periodo di faraoni e usurpatori di scarso rilievo. Sono pervenuti pochi resti anche di questo periodo. La seconda parte del periodo intermedio è il periodo dei re Hyksos, re stranieri. Nella parte finale seguono le dinastie tebane.

 

Nuovo regno

o secondo regno tebano. Dalla XVIII alla XX dinastia. Va dal 1570 al 1085 a.C. E' un altro periodo lungo e di grande splendore. Ne fanno parte faraoni famosi come Thutmosi, Amenofi, Ekhnaton, TutankhamonSethi, Ramses I, II e la dinastia dei Ramessidi. Sorgono in questo periodo i grandi complessi di Luxor e Karnak.

 

Terzo periodo intermedio

Dalla XXI alla XXIV dinastia e dal 1085 al 712 a. C. E' un altro periodo di incertezze e di crisi con sommosse politiche.

 

Epoca Tarda

dal 712 al 332 a. C.
 è un susseguirsi di dinastie soprattutto straniere. C'è solo un momento di ritorno a dinastie egiziane, poi finiscono le dinastie faraoniche e alla fine l'Egitto è governato dai Persiani. Le dinastie vanno dalla XXV alla XXX. Rappresenta una fase di declino. Nel 332 a. C. l'Egitto viene conquistato da Alessandro Magno.

Periodo Tolemaico
dal 332 al 30 a.C. 
L'Egitto perde la sua millenaria indipendenza. In questi tre secoli è governato dalla disnastia dei Tolomei, discendenti di Tolomeo, di origine ellenica.

L'ultima sovrana è Cleopatra, che non riuscì a sottrarre l'Egitto alla conquista dei romani, avvenuta nel 30 a. C., con la battaglia di Azio.
Dopo questa battaglia e la morte di Cleopatra, l'Egitto indebolito dalle continue lotte di successione, diviene una delle tante province dello sconfinato impero romano. In questo modo perde definitivamente ogni autonomia politica e militare ed è quindi affidato al governo diretto di Roma.
Riconquisterà l'indipendenza solo in epoca moderna.

A. Cocchi

 

 

Gli artisti nell'antico Egitto

 


Statua assisa di Imhotep. III dinastia. Parigi, Musée du Louvre

 

Chiunque abbia osservato l'arte dell'antico Egitto può facilmente verificare che per gran parte delle opere d'arte, anche quando si tratta di capolavori, manca qualsiasi informazione  sugli artisti che le hanno create. Tranne rare eccezioni queste opere non possono essere attribuite a nessun maestro e restano anonime. Questo non deve far prensare che gli autori degli straordinari dipinti delle tombe faraoniche o dei suggestivi simulacri e rilievi dei templi fossero degli schiavo o persone di bassa considerazione sociale. Antichi papiri e altri documenti egiziani fanno spesso menzione a questi artefici, riportandone i nomi, beni  a loro appartenuti e notizie sulla loro famiglia. A volte sono giunte a noi anche le loro tombe, testimonianza di uno status sociale sicuramente non troppo modesto.
Il motivo principale per cui non sappiamo chi sono gli autori dellle pitture e delle sculture egiziane è che la firma dell'artista non veniva usata nell'antico Egitto, quindi non si riesce ad attribuire l'opera al proprio autore.

Una carenza simile, ma forse anche più grave riguarda la musica dell'antico egitto.  Dalle numerose rappresentazioni e dalle testimonianze scritte, sappiamo che essa ha  ha svolto un ruolo molto significativo nella società egiziana, sia per le sue connessioni con il mondo religioso, sia per la sua presenza in aspetti importanti della vita profana.  Ma da quanto ne sappiamo finora, sembra che gli egizi non abbiano elaborato un modo per scrivere le note, di conseguenza non possiamo conoscere la loro musica.  Conosciamo bene, invece, gli strumenti musicali che ci sono giunti dagli scavi e dalle numerose rappresentazioni, e moltissimi nomi di musicisti, strumentisti e cantanti, che erano in gran parte donne.

Nelle arti figurative (pittura e scultura) le opere dell'antico Egitto vanno spesso considerate come frutto di un lavoro collettivo e non come  espressione del pensiero e della sensibilità di un singolo. Infatti, sia  nella pittura che nella scultura intervenivano molte mani di artisti diversi, ognuno specializzato in una fase del lavoro. Così, ad esempio nella pittura, c'erano gli artisti che dipingevano i contorni delle figure e quelli che coloravano e così via. Le antiche testimonianze egizie ci raccontano che tutto il lavoro però era organizzato e coordinato da un maestro. 

Nella Tomba di Ipy a Deir el-Medina, una scena dipinta  mostra il lavoro compiuto in un atelier da un gruppo di artisti che collaborano insieme, per scolpire e dipingere alcuni sarcofagi. Nessuno di essi, anche conoscendo i loro nomi, potrebbe definirsi l'autore: l l'opera è stata realizzata da tutta la squadra, ma nel dipinto della Tomba di Ipy costui non figura tra gli artisti rappresentati.

 

Il ruolo sociale e la formazione degli artisti egizi

Gli artisti egiziani avevano una posizione abbastanza definita nella società del loro tempo. Il loro ruolo andava dal semplice artigiano, al pittore, al maestro, fino al progettista, in base all'educazione ricevuta e al livello di formazione raggiunto. Al livello più alto si trovavano si trovavano le persone più colte e più dotate che spesso raggiungevano anche una posizione di potere, diventando grandi sacerdoti o visir, le figure più vicine al faraone. Questi potevano avere anche il ruolo di architetti: sono loro che progettavano le piramidi, le tombe rupestri o i grandiosi templi delle divinità.

Nell'antico Egitto gli artisti, come altre categorie professionali, ad esempio i medici o gli scribi seguivano una particolare formazione che si svolgeva presso le Case della Vita, una istituzione scolastica il cui percorso poteva variare per il numero di anni di studio e di livello conseguito. Al livello più alto si poteva giungere dopo dieci anni di percorso "diplomandosi" con il titolo di scriba: un traguardo molto ambito, vista l'alta considerazione sociale e il miglior tenore di vita di cui gli scribi egiziani potevano godere. La loro importanza sociale è testimoniata anche dalle diverse tombe che sono giunte fino a noi: un esempio è quello della Tomba di Menna, nella necropoli presso Tebe, dedicata ad uno scriba vissuto durante la XVIII dinastia.

Le Case della Vita erano scuole molto severe dove i giovani allievi iniziavano imparando la dottrina religiosa e le due forme di scrittura egiziana: il geroglifico e lo ieratico. Poi passavano ad apprendere una serie di regole via via più complesse di scrittura oltre ad apprendere altre conoscenze della loro cultura, soprattutto religiosa. La tecnica pittorica, e tutti gli aspetti pratici della pittura a tempera, in genere la imparavano dai loro genitori, poichè accadeva spesso che il mestiere venisse tramandato di padre in figlio. Ma le convenzioni rappresentative, i canoni proporzionali, i significati dei colori e l'iconografia, dal momento che dovevano corrispondere a precisi contenuti religiosi, dovevano essere studiati nelle Case della Vita.

Le condizioni di ammissione alle Case della Vita cambiarono nei diversi periodi storici: nell'Antico Regno erano ammessi soltanto i figli delle classi aristocratiche, nel Nuovo Regno invece potevano iscriversi tutti, ma in ogni modo potevano andare avanti solo i più dotati. Parecchie testimonianze ci indicano che tra gli allievi delle Case della vita c'erano anche molte ragazze, come pure sappiamo che ci sono state parecchie donne-scriba.
I pittori comunque, erano gli allievi che avevano raggiunto un certo livello di istruzione ed erano chiamati "scribi del contorno". Costoro infatti sono gli artisti che impostavano la composizione e tracciavano con sicurezza e precisione i contorni delle figure con il pennello. Sia il tratto, che le forme e le proporzioni dovevano conformarsi a norme ben precise. Il disegno così ottenuto poteva essere riempito con il colore steso uniformemente, a campitura. Ma questa fase, soprattutto nella pittura parietale e nei lavori più importanti poteva essere eseguita da altri artisti che subentravano ai primi nella continuazione del lavoro e corrispondevano ad un livello più basso.

Molti dipinti rimasti incompiuti, interrotti in fasi diversi dell'esecuzione, ci hanno permesso di capire come si svolgeva nella pratica il lavoro degli antichi pittori egiziani.
Nei lavori più impegnativi, come ad esempio i dipinti murali, era necessario organizzare una squadra dove ogni fase e ogni ruolo erano stabiliti in modo chiaro. Il maestro più esperto, ricevuto l'incarico e le direttive della rappresentazione, si occupava di progettare la composizione generale. I suoi allievi più bravi tracciavano a carboncino le figure sulla parete intonacata e ben asciutta. Dopo il controllo e le opportune correzioni del maestro, che di solito interveniva con pennellate in rosso, gli scribi del contorno facevano il loro lavoro, seguiti poi dai pittori addetti alla campitura con i colori a tempera.

 

 

 I costruttori e gli architetti egizi

 

 


Statua assisa di Hemiunu. Proveniente da Giza.
2530 a. C. ca. Hildesheim, Pelizaeus Museum.

 

Come per gli altri artisti anche la maggior parte dei costruttori dell'Antico Egitto rimangono anonimi, nonostante abbiano preso parte ad imprese grandiose, che hanno celebrato la gloria dei loro faraoni per millenni.

Coloro che lavoravano nei cantieri dei templi, delle piramidi, delle tombe e dei palazzi facevano parte di maestranze altamente specializzate di artigiani. Ogni cantiere era organizzato in squadre, ognuna con compiti precisi: c'erano i tagliatori di pietre, i muratori, gli scavatori, oltre agli scultori e ai pittori. Accanto a questi specialisti, durante i periodi delle piene del Nilo, molti contadini che avevano il campo invaso dalle acque del fiume, prendevano parte ai lavori di costruzione come aiuti, venivano assunti come lavoratori stagionali. Tutti quanti erano stipendiati in base al tipo di lavoro e alle giornate lavorative. Avevano anche i loro rappresentanti e nel caso di trattamento ingiusto ricorrevano allo sciopero.
Per tutta la durata dei lavori i costruttori erano ospitati in un villaggio che veniva costruito presso il cantiere, ricevevano beni di prima necessità, erano tenuti a rispettare le regole, protetti e sorvegliati dalle guardie. Alla fine dei lavori tornavano alle proprie famiglie.

 

 

 Statua di Amenhotep al lavoro. Museo di Luxor.
Foto di Jerzy Strzelecki CC BY-SA 3.0



Una categoria a parte, tra gli artisti egiziani, è rappresentata dagli architetti, che rivestivano un grado sociale molto più alto rispetto agli altri artisti. L'architettura per gli antichi Egiziani era concepita come l'immagine stessa della creazione dell'universo e l'atto della fondazione di un edificio era considerata una pratica sacra, un'azione demiurgica. Per questi motivi gli architetti giungevano al loro livello professionale dopo una lunga e accurata formazione intellettuale, dopo aver raggiunto diversi titoli culturali e professionali e una buona esperienza.
Infatti spesso erano anche sacerdoti di alto grado, medici, astronomi, amministratori e funzionari di Stato. Nell'antico Regno venivano scelti da famiglie aristocratiche o provenivano dalla stessa famiglia reale. Nel Nuovo Regno potevano anche avere origini modeste, ma era fondamentale dimostrare doti eccezionali nei diversi campi del sapere e soprattutto in materia religiosa. La loro carriera poteva portarli ad acquisire un potere enorme, fino a diventare i rappresentanti della carica più alta dello stato, dopo il faraone.
 
 
 
  
Senenmut con il padre Ramose e la madre Hatnefer. 
Pannello della Falsa porta proveniente dalla Tomba di Senenmut
Museo  Egizio, Berlino. Foto di Udimu  CC BY-SA 3.0
 
 
 
Alcuni di loro, noti per essere gli autori dei monumenti più famosi, possiamo conoscerli perchè il loro nome è stato tramandato fino a noi. Tra questi, i più conosciuti sono: Imhotep, ideatore della Piramide di Zoser, nella necropoli di Saqqara; Nefermaat che perfezionò l'invenzione di Imhotep realizzando la Piramide di Snefru a Dashur; suo figlio Hemiunu, geniale autore della Piramide di Cheope, nella piana di El Giza; Senmut (o Senenmut, morto nel 1462 a. C., XVIII dinastia) che nel Nuovo Regno fu l'architetto del grandioso Tempio di Hatsepsut, nella Valle dei Re e Amenhotep (figlio di Hapu, vissuto tra il 1440 e il 1350 a.C,  capo architetto reale di Amenophis III) creatore di templi, come quello perduto, a ovest di Tebe. L'importanza di questi personaggi è dimostrata dal fatto che diversi di loro sono stati divinizzati e dopo la loro morte venerati come dei protettori. Di loro, oltre alle opere realizzate ci restano anche statue che li ritraggono e tombe.

Alcuni frammenti di papiro risalenti all'Epoca Tarda ci raccontano che gli architerti egiziani ideavano le loro costruzioni mediante accurati studi, calcoli e progetti. Disegnavano i singoli elementi della costruzione utilizzando un reticolo molto simile alla nostra carta millimetrata, sviluppando misure e proporzioni e inserendo indicazioni precise sui materiali e i procedimenti che poi dovevano essere correttamente interpretati dai capimastri del cantiere.
L'accuratezza nello studio e nel controllo di tutte le fasi del lavoro, a partire da quella progettuale era necessaria per ridurre al massimo la possibilità di errore, visto l'enorme impiego di risorse, mezzi, personale e tempi di realizzazione dei grandiosi monumenti faraonici.


A. Cocchi

 

 

 

 I geroglifici

 


Esempio di geroglifici egiziani

 

Le scritture dell'antico Egitto

In Egitto furono adottate come scrittura, verso il 3.500 a.C., una serie di figure o geroglifici le quali furono impiegate sia come ideogrammi, sia come fonogrammi.

segni di questa scrittura possono suddividersi in:

ideogrammi puri; 
fonogrammi, usati anche come ideogrammi
- fonogrammi indicanti più consonanti
fonogrammi indicanti una sola consonante
determinativi, ossia ideogrammi che, accostati a parole omofone, ne specificano il significato; 
complementi fonetici: ossia fonogrammi monoconsonantici che ripetono alcune o tutte le consonanti di un policonsonantico, oppure che esprimono il valore fonetico di un ideogramma. 

La scrittura egiziana successivamente si sviluppò in tre tipigeroglifica, ieratica, demotica

geroglifica: scrittura originaria scolpita su pietra, in seguito usata anche su papiro per testi religiosi. I geroglifici sono disegnati molto chiaramente e sono disposti in colonna dall'alto in basso o in linee. Sia le colonne che le linee corrono da destra verso sinistra o vicerversa; essi guardano, ossia sono aperti verso l'inizio della linea, contrariamente a quanto succede nella nostra scrittura; 

ieratica: è la forma corsiva della scrittura geroglifica, usata contemporaneamente ad essa, ma esclusivamente sul papiro. Fino al Nuovo Regno, i segni particolari sono disposti in colonna e dall'alto in basso; più tardi vennero disposti in linee. Sia le colonne che le linee, vanno da destra verso sinistra; 

demotica: è un particolare corsivo che venne usato nella Bassa Epoca, senza soppiantare del tutto la scrittura ieratica. I segni sono disposti in linee da destra verso sinistra. 
Dalla scrittura egizia solo la scrittura meroitica ne è derivata.

caratteri dei geroglifici rappresentano oggetti riconoscibili. Il termine geroglifico viene avvicinato al sistema di scrittura dell’antica lingua egizia, ma non solo, perché tale parola fu usata, in seguito, per descrivere anche i sistemi di scrittura pittorica elaborata dagli Ittiti, dalla civiltà minoica e dai Maya.
Le iscrizioni egizie sono composte da due tipi fondamentali di segniideogrammi fonogrammi. Il primo indica l’oggetto rappresentato o qualcosa di direttamente associabile; il secondo rappresenta i suoni, e sono usati per il lavoro fonetico.
La maggior parte delle parole era scritta con una combinazione di segni fonetici e ideografici; ad esempio, la rappresentazione della pianta di una casa significava "casa", ma lo stesso segno seguito da un complemento fonetico e dalla raffigurazione di un paio di gambe nell’atto di camminare era usato indicare il verbo omofono che significava "uscire".
Di solito le iscrizioni geroglifiche possono avere andamento sia orizzontale sia verticale e si leggono da destra a sinistra. Nelle frasi sono stati trovati nomi, verbi, preposizioni e altre parti del discorso disposte secondo rigide regole di ordine delle parole. Il sistema geroglifico si sviluppò all’incirca nel 3000 a.C. e si usò presso gli Egizi fino all’epoca romana; la forma e il numero di segni rimasero invariati fino al periodo greco-romano.

 


Tavoletta d'argilla con scrittura ieratica. Royal Ontario Museum, Toronto. 


Nei testi religiosi si usava la scrittura ieratica, scrittura corsiva, stendendo l’inchiostro con pennelli sul papiro.
Nell’uso quotidiano si adoperava la scrittura demotica, la cui stesura richiedeva accuratezza, impegnando il doppio del tempo; era usata per le iscrizioni incise sui monumenti.

Questi sono i ventisei segni uniletteri che gli Egiziani utilizzavano con maggior frequenza per trascrivere i suoni della loro lingua. 
Sotto ogni segno si trova il nome convenzionale dell'immagine e, in rosso, la sua pronuncia, sebbene questa non corrisponda esattamente a quella italiana. 
Per esempio, la W del pulcino va letta "all'inglese" come una U. 
La di avambraccio è un suono a metà fra la H aspirata e la A. 
La di cortile va pronunciata aspirata. 
La H di filo ritorto è una H faringale. 
La della cesta assomiglia al tedesco "ich". 
La di chiavistello è dolce come in "isotopo". 
La S di stoffa è aspra come il "sole". 
La S di lago si pronuncia come la Sc di "sci". 
La di colle è una C dura, come in "carne". 
La K di cesta è una C aspirata "alla toscana". 
La T di pastoie si pronuncia con un suono a metà fra la T e la C. 
La di cobra sta fra la D e la G "gente".

 

 


Statua di scriba rinvenuta a Sakkara - 2.400 a.C.

 

La scrittura ieratica è la forma di scrittura dell'Antico Egitto correntemente utilizzata dagli scribi.

Sviluppatasi insieme o in seguito alla forma detta geroglifica (spesso per semplificazione), era maggiormente adatta ad essere tracciata con un pennello sul papiro ed anche su ostraka (pietra).
Ogni glifo della scrittura monumentale (geroglifica) corrisponde ad un segno ieratico al punto che nella moderna prassi dell'egittologia i testi in ieratico vengono spesso resi in geroglifico.
Il nome, che significa scrittura sacra, è di origine greca ed ha trasmesso la non corretta concezione che si trattasse di una forma utilizzata solamente dai sacerdoti.
Dallo ieratico fu poi derivato il demotico, una forma semplificata della scrittura che entrò in uso solo nel I millennio a.C.


ETIMOLOGIA

_Ιερογλυφικα     γραμματαĭ_
Ιερος   -  γλύφω  -  γραμμα
Sacro  -  incidere  -  lettera  
_Lettere sacre incise_
Ιερογλυφικός     (=ciascuno dei segni della scrittura pittografica)
Nieroglyĭphcus  (latino tardo)
Geroglifico           (italiano antico)

PITTOGRAFIA

È una forma di scrittura in cui ogni pittogramma rappresentava in modo semplificato  un oggetto o un elemento (papiro,piramide ecc…).
Poteva anche corrispondere a un suono quando bisognava scrivere per esempio il nome di un faraone o una città. Quindi ogni pittogramma aveva funzione sia ideografica sia fonetica usata per decorare i templi. 

SCRITTURA  IERATICA

Lo  ieratico è lo sviluppo corsivo della  scrittura geroglifica.   Veniva usata specialmente per la velocità di scrittura per documenti riguardanti la vita pubblica e religiosa: quindi testi, romanzi, spartiti musicali, prescrizioni mediche, lettere private, rapporti diplomatici, ecc…
Appare durante la III dinastia e viene usato regolarmente fino alla fine del Nuovo Regno. In epoca tarda, lo ieratico fu usato molto in campo religioso e venne quindi chiamato “ ieratikos” , cioè lingua sacerdotale. 

SCRUTTURA  DEMOTICA

Il  demotico ebbe origine intorno alla XVI dinastia  ed è una semplificazione dello ieratico, in questo caso vengono abbreviati gruppi interi di parole che  appaiono con un unico segno. Questa scrittura venne ampiamente usata per i successivi mille anni. 
Il termine demotico è riferito alla lingua scritta che traduceva il parlato in uso dalla XV dinastia. E’ considerato  la lingua popolare ed era la scrittura favorita dagli scribi legali. E’ molto più difficile da leggere rispetto al geroglifico e allo ieratico.

SCRITTURA   COPTA

Questa scrittura è la trascrizione dell’egiziano in greco elaborata dai cristiani egiziani.  Venne adottato per rimpiazzare la mancanza di vocali nell’alfabeto egizio.
Fu utilizzato per scrivere documenti che ci hanno permesso  di ricostruire un quadro dell’ Egitto post-faraonico.

 

C. Tarroni, F. Ramilli, D. Bosi, E. Evangelisti 


 

 

 

 Le divinità dell'antico Egitto

 


Rappresentazione di Thot con la testa di Ibis.

 

La religione dell'antico Egitto, così come appare dai numerosi e ricchissimi monumenti lasciati da questa straordinaria civiltà comprende continaia di divinità che fanno parte di un complesso sistema teologico frutto di una plurisecolare trasformazione.
Le origini delle diverse dottrine vanno ricondotte a tre maggiori centri religiosi dell'Antico Egitto: Eliopoli, situata nel Basso Egitto, ora corrispondente alla periferia nord del Cairo, Ermopoli, nel Medio Egitto, che oggi corrisponde a el-Ashmunein e Abido, nell'Alto Egitto, non lontata dall'antica Tebe, oggi Luxor.

 Eliopoli (dal nome greco che significa: "città del sole") che corrisponde al toponimo egiziano Innu eindicato nei libri della Bibbia con l'ebraico On è il centro in cui tra il Neolitico e l'età del Bronzo ha iniziato a formarsi una religione basata sul culto del dio Sole. Questa divinità essenziale per tutta la civiltà egizia è stata rappresentata con diverse forme, tutte riferite al tema del ciclo solare. L'antica religione ricorreva all'immagine del viaggio compiuto dal dio-sole attraverso il giorno, sulla sua barca sacra, per combattere le divinità infernali durante la notte. Dopo il combattimento contro i demoni nel mondo delle tenebre, il sole vittorioso poteva risorgere. Le forze negative e i pericoli notturni sono spesso rappresentati da Apopi, il serpente che rappresenta il disordine cosmico.

Il sorgere del sole assumeva le sembianze di Khepri, con la testa di scarabeo nero. Il sole a mezzogiorno era visto nella fase del suo massimo splendore e identificato nella potentissima figura del dio Ra, con la testa di falco.  Il tramonto si manifestava con il dio Atum, il "Creatore" da cui aveva origine l'universo, capo di tutte le divinità. Da Atum discendono tutti gli altri dei. Dal figlio di Atum Shu, dio dell'aria e dalla dea Tefnut, l'umidità, si generano la dea del cielo Nut, spesso rappresentata alata, e il dio della terra Geb. Secondo la cosmogonia eliopolitana, Shu separa la terra da cielo. Dall'unione di Nut e Ged si originano due coppie, che secondo un antico mito egizio sono contrapposte. Si tratta degli dei Isi Osiri e della coppia Seth Nefti. Secondo il mito, Osiri, ucciso dal fratello Seth, viene fatto risorgere dalla sposa Isi.

Altre divinità della teologia cosmologica elaborata a Eliopoli sono create dalla fusione o assimilazione tra diversi dei o sono riferiti a particolari caratteristiche. Ad esempio la dea Hathor,  rappresentata sia nelle sembianze di una donna, sia in quelle di vacca sacra, è una delle forme di Nut e di Isi, ma è anche assimilata all'occhio di Ra, per il suo ruolo di divinità protettrice.
La religione eliopolitana si è sviluppata in tutto l'Egitto eed ha influenzato anche altre civiltà. Ad esempio il mito della fenice, elaborato da Erodoto è derivato dall'immaggine dell'uccello-benu, l'anima che rinasce dopo la morte per assimilarsi a Ra.

 

Nel centro religioso di Ermopoli, chiamata Khemenu dagli Egizi, viene elaborato il culto di Thot, dio lunare, protettore della scienza e della magia, messaggero degli dei e inventore della scrittura. Spesso rappresentato come uno scriba e con la testa di ibis. Anche in questo caso si tratta di un culto che avuto larga diffusione anche oltre i confini dell'Egitto, da Thot deriva la divinità greca di Hermes.
Thot è lo sposo di Maat, figlia di Ra, dea dell'ordine universale, spesso rappresentata insieme a lui. Secondo la dottrina Ermopolitana la creazione del mondo è dovuta a quattro coppie di divinità, riferite a quattro concetti principali. L'acqua primordiale era impersonata da Nun e Nunet. La coppia Heh ed Hehet rappresentavano l'infinito. Amon e Amonet erano i misteriosi dei dell'inconoscibile. Kek e Keket erano le divinità delle tenebre. In questa religione era data anche una particolare importanza ai numeri, considerati sacri. Il quattro, ad esempio era simbolo della totalità.

Dai ritrovamenti e dagli studi archeologici, Abido risulta essere già un centro abitato in età predinastica e assume maggiore importanza nel periodo protodinastico, poichè viene scelto per le sepolture dei faraoni delle prime due dinastie. Forse per derivazione della divinità locale protettrice delle necropoli diventò il centro religioso in cui venne elaborato il culto di Osiri, dio dell'aldilà.
La figura di Osiri conmincia a definirsi intorno alla V dinastia. Dapprima identificato con la divinità del delta del Nilo, in seguito tende ad assimilarsi a Ra, fini a rappresentare la divinità solare nel momento del suo passaggio nel mondo delle tenebre.


A. Cocchi

 

Anubi
Amon-Ra
Hathor
Iside e Osiride
Nut e Geb
Ptah
Seth
Tefnut e Shu
Toth
Bes

 

 


 

 

Anubi

 


Anubi. Scultura dipinta. Primo periodo intermedio. Museo del Cairo.
Anubi è rappresentato nella tipica posa che precede il rito di imbalsamazione.

 

Anubi, veniva definito quarto figlio di Ra generato con la dea Hesat, dalla testa di vacca.
Indicato negli antichi geroglifici, come "Giovane cane", viene chiamato anche Imy-ut: l'Imbalsamatore
Per la civiltà egiziana è stata la prima divinità dell'Oltretomba, alla quale si aggiunse Osiri.

Protettore delle necropoli,aveva il compito di accompagnare il Ba (anima del morto) oltre le porte della Duat, nel mondo dell'aldilà. Illuminando il cammino con la Luna che teneva nel suo palmo, conduceva l'anima del defunto nella Sala delle due Verità, davanti al tribunale degli dei. Qui, insieme allo scriba Thot ne pesava il cuore.

La più frequente rappresentazione di Anubi è nella forma di un cane o uno sciacallo nero con una lunga coda e grandi orecchie ritte, in segno di attenta vigilanza, accovacciato su una tomba che ricorda una mastaba, o su un naos.  Porta una fascia rossa al collo e un flagello nekhakha tra una delle zampe posteriori. 

 


Anubi come dio dell'Oltretomba. Bassorilievo dipinto. Medio Regno.
Anubi ha in mano lo scettro del potere con il quale difendeva le anime dei morti.


A volte sostiene lo scettro-sekhem tra le zampe anteriori, oppure può trovarsi insieme a un leone.
Un'altra delle più frequenti rappresentazioni di Anubi  è in forma umana, con la testa di cane, mentre sostiene la croce-ankh, simbolo di immortalità, in una mano e lo scettro-uas, per far rinascere la vita, nell'altra.

La più antica rappresentazione di Anubi è in una tavola risalente al sovrano Aha della I dinastia nella quale veniva anche citata la festività collegata al dio che veniva inizialmente rappresentato solo come canide dalla lunga coda e con uno scettro-sekhem accovacciato sopra una mastaba.
Successivamente era spesso raffigurato nelle pitture parietali degli ipogei unitamente al sovrano defunto e sovente con un'altra divinità dal corpo di uomo e testa di falco con doppia corona: il dio protettore dei defunti Harsiesis.
Nella Tomba di Nakhtamon a Deir el-Medina ed in altre tombe è raffigurato con testa d'ariete ed un serpente sulle corna con il significato di personificazione, o sincretismo, in Ra come sole della notte e signore dell'Oltretomba.
Durante il Nuovo Regno veniva rappresentato anche nei sarcofagi. Resta notevole testimonianza il reperto del Tesoro di Tutankhamon ove il dio doveva assolvere il compito di protettore degli arredi funerari e sempre con scopi apotropaici la sua effige compariva nei sigilli delle tombe reali e nobiliari.
In alcune tombe viene rappresentato nel suo ruolo di Imbalsamatore, chinato sul defunto con in mano lo scettro, nell'azione di far rinascere l'anima del defunto.
Nell'Antico Egitto i sacerdoti erano anche imbalsamatori, ed il gran sacerdote presiedeva l'operazione indossando la maschera del dio.

Il mito di Anubi

Anubi veniva definito nei "Testi delle piramidi" come quarto figlio di Ra generato con la dea Hesat, dalla testa di vacca.
Le varie teologie, in realtà molto confuse, lo indicavano anche come figlio, frutto di un rapporto tra Osiride e Nefti oppure della coppia Nefti-Seth ed era anche indicato come fratello di Osiride mentre, inizialmente, negli antichi testi non venivano citati né genitori né coniuge.
La dea Qeb-hwt, anche conosciuta come Kebechet ossia "Colei che versa l'acqua fresca" che ristorava i defunti era considerata la figlia di Anubi e qualche volta la sorella.
La sua paredra era la dea Inpwt avente anche lei per simbolo il canide ed un centro di culto sempre nel XVII distretto dell'Alto Egitto.

Protettore della sacra terra della necropoli, aveva il compito di accompagnare il Ba del defunto davanti al tribunale supremo degli dei, così come narrato nel "Libro dei morti", illuminando il cammino con la Luna tenuta nel palmo della mano. In questo caso diveniva la forma sincretica del dio Upuat che significa "Colui che apre la strada" ed era anche assimilato all'altra divinità canide Khentamentyu ossia "Colui che è a capo della necropoli".
Come rappresentato il alcune tombe del Medio Regno della necropoli tebana , Anubi appare chinato sul defunto con lo scettro rituale wr-hk3w detto "Grande di magia" il cui scopo era quello di ridonare la vita.

In basso a sinistra dell'immagine si nota il feticcio rituale collegato al culto di Anubi
Ebbe anche un ruolo importante nel mito di Osiride del quale imbalsamò le spoglie, su ordine di Ra, facendone così la prima mummia e divenendo quindi il dio protettore dell'imbalsamazione.
Gli stessi imbalsamatori erano suoi sacerdoti e quello che presiedeva ai riti funebri indossava la maschera nera con le sembianze del dio, divenendo egli stesso la personificazione della divinità.
Partecipava inoltre alla psicostasia ove conduceva il defunto nella "Sala delle due verità" e ne pesava il cuore assieme al dio Thot che come scriba ne registrava la pesatura. Tale rito secondo la religione egiziana aveva la funzione di decidere se il defunto avesse diritto alla vita nell'Oltretomba, in base alla purezza della sua anima.
Successivamente fu associato, dai Greci, a Hermes Psychopompos ossia "Hermes che accompagna le anime" con il nome di Ermanubi che poche caratteristiche aveva del dio dinastico Anubi.
Nel Libro XI de Le metamorfosi di Apuleio si trova la testimonianza che il culto di Anubi durò, a Roma, almeno fino al II secolo d.C.

N. Brasini, A. Turci. A cura di A. Cocchi


 

 

Amon-Ra

 


Amon-Ra. Dipinto murale. Il dio è rappresentato con il disco solare sulla testa.

 

Amon, detto anche Ra fu adorato in diverse località dell’Egitto, egli regnava sulla terra Egizia fra gli uomini e gli Dei. Durante il suo regno conobbe parecchie vicende umane e quando invecchiò gli uomini gli si rivoltarono contro ed egli si difese utilizzando il suo occhio per punirli.

Egli veniva identificato anche come Dio Horus che rappresentava l'abitante dell'orizzontee all'alba se ne andava nel cielo a bordo della sua barca solare. Il dio aveva generato la terra, il cielo, da cui erano nati Osiride, Seth, Iside e Nephthys.

 

Il mito di Amon-Ra

 

Amon-Ra rappresenta per l'antico Egitto una delle divinità principali. Nel corso del tempo, Ra si fonde con il dio tebano Amon e prende il nome di Amon-Ra. Egli rimase per lungo tempo la divinità suprema, tranne per il regno di Akhenaton (1350 a.C. - 1334 a.C.), il faraone che impose l'adorazione dell'unico dio Aton.
Dopo il faraone Snofru i Faraoni assunsero il titolo di Figlio di Ra, titolo che entrò a far parte dei cinque nomi tradizionali del Faraone. Benché Ra e Atum fossero lo stesso dio, Atum era utilizzato in vari modi. Egli era primariamente il simbolo del sole che tramonta ed era anche un sostituto di Ra come creatore di Shu e Tefnut. In alcuni culti Atum era stato creato da Ptah. 
Atum era il capo dell'Enneade ed era rappresentato da Mnevis, il toro nero. Era associato al serpente, lucertola, scarabeo, mangusta e leone.
Ra percorreva ogni notte il mondo degli inferi su una nave reale, dove navigava lungo il Nilo celeste attraversando la Duat, superando Caos per emergere ancora una volta all'alba, trionfante, protetto dal mostro Apep da Seth e Mehen. Durante il viaggio era noto come Auf o Efu Ra.
È colui che ha creato l'uomo, fu il primo Faraone e stabilì i costumi degli Egizi.
I simboli di Ra sono il disco solare o il simbolo astronomico del sole: un cerchio con un punto nel centro.

 

La barca solare

 

La barca solare è un elemento simbolico della mitologia egizia, collegata al ciclo giornaliero del Sole, che, per gli antichi Egizi, è paragonabile al ciclo della vita e della morte.

Imbarcandosi per il viaggio verso un nuovo mondo, le loro anime vivranno per sempre con la benedizione di Ra, il dio del sole
Ogni mattina il sole sorge a Oriente, cresce allo zenit, viaggia verso ovest e poi scompare nel Duat, la terra dei morti. Secondo il mito egizio Il sole - dio Ra - viaggia attraverso il cielo durante il giorno ed attraverso il mondo dei morti di notte. 
Ra effettua questo viaggio a bordo di una barca, Mandyet (barca al mattino), che ovviamente non è un elemento secondario in un fiume come il Nilo che è il mezzo principale di comunicazione e fonte di cibo.

 

N. Morgatico,  R.Giugno , M.Giachin,  A. Gattamorta,  C.Fontana 


 

Hathor

 

 


La dea Hator. Nuovo Regno, XVIII dinasia, regno di Amenofi III
(1388-1351 a. C.) Basalto. Torino, Museo Egizio

 

 Hathor  è rappresentata in forme diverse, a volte assumeva il ruolo di signora dei santuari e dei templi o protettrice.

hator era una dea madre, associata alla vacca celeste, Per questo la sua acconciatura cvomprende le corna bovine e il disco solare, ma a volte veniva raffigurata come una vacca dal pelo stellato. Il nome Hator indica letteralmente "palazzo di Horus", poichè veniva venerata come la nutrice del dio  Horus, incarnato dal faraone regnante sull'Egitto.

Essa era la mdea della fecondità, ma anche dea della della gioia, della danza, della musica e dell'amore e il suo ambito del potere divino risulta grandioso, la sua fama infatti è giunta fino alle isole  che si trovavano nel cuore del mare Egeo. In seguito la dea Iside, madre di Horus viene assimilata aa Hator e nelle rappresentazioni più tarde si distinguono con difficoltà.

 

Il mito di Hathor

La dea Hathor rappresenta una delle incarnazioni più complete del principio femminile per quanto riguarda il pàntheon egizio. 
Hathor non è solo la Signora del Cielo, la mucca alata che diede vita al creato. Viene spesso rappresentata al fianco di Osiride mentre accoglie i defunti nel mondo dell’Oltretomba. Era Dea dell’amore e delle passioni.
Le competenze divine di Hathor non si limitavano però a questo, è spesso identificata come patrona delle arti, della gioia e della musica.
Strettamente collegata al mondo del femminile, Hathor veniva invocata dalle vergini e dalle vedove per trovare l’amore. Era la Madre di tutte le donne, che nella sfera privata portavano avanti il suo culto domestico, protettrice della cosmesi femminile in quanto Dea della bellezza femminile e nume tutelare di tutte le femmine animali.
In epoche remote, si invocava l'intercessione di Hathor per creare abbondanza a livello personale (che poteva essere l'esito favorevole di una storia d'amore) nonché nell'ambito della comunità (un abbondante raccolto in grado di sfamare tutti).

N. Morgatico, R.Giugno, M.Giachin A.Gattamorta C.Fontana 


 

 

Iside e Osiride

 Il mito

Iside, la dea della vita, della bellezza, della natura in rigoglio, aveva sposato suo fratello, un giovane dio, Osiride al quale erano cari i boschi, le messi e tutte le manifestazioni della natura. Osiride era un dio pastorale e a lui si rivolgevano gli agricoltori e i pastori perché i loro raccolti fossero abbondanti e le greggi si moltiplicassero. Così benigno e cordiale era questo dio che spesso andava tra gli uomini per infondere loro il suo stesso amore per la natura e insegnare l'arte per rendere fertili i campi e feconde le greggi. Né si limitò alla sola terra d'Egitto, ma andò tra gli altri popoli, e da tutti ricevette gratitudine e onore. Disgraziatamente aveva un fratello malvagio e invidioso, Set, il quale, durante una sua assenza non fece altro che pensare come avrebbe potuto occupare il suo posto per ricevere dagli uomini gli stessi onori. Quando Osiride tornò, Set si mise a insidiarlo con mille astuzie per riuscire nel suo intento.
Iside che conosceva il malanimo del cognato lo teneva d'occhio finché Set non riuscì a illudere la sua vigilanza. Fece costruire un magnifico cofano che aveva le dimensioni esatte del corpo di Osiride e, durante un banchetto, promise di regalarlo a chi sdraiandosi dentro lo avrebbe riempito perfettamente. Molti ci provarono ma il cofano era sempre o troppo grande o troppo stretto; infine anche Osiride fece la prova ma, quando già si rallegrava di aver vinto la gara, gli amici di Set chiusero a tradimento il cofano, lo portarono sulle sponde del Nilo e lo gettarono nelle acque del fiume in piena. Iside, che quella sera non era presente al banchetto, dopo aver atteso per qualche tempo Osiride comprese che lo sposo doveva essere rimasto vittima di un tradimento e si mise alla sua ricerca per tutto l'Egitto, ma invano. Alla fine arrivò sulle coste della Fenicia e lì ritrovo la salma che era stata trascinata dalle correnti marine. Iside dovette riportarsi a casa solo un cadavere cui diede sepoltura nelle paludi del delta del Nilo. Set non era tranquillo, andò dunque alla sepoltura e tagliò il corpo del fratello in quattordici pezzi che disseminò per tutto l'Egitto. Quando Iside lo seppe riprese le sue peregrinazioni finché non riuscì a rintracciare tutte le membra del marito, e una volta ricomposte, agitando le sue ali volse sulla salma un vento vitale ed ecco che il dio riprese a respirare e a muoversi.  Iside ebbe il potere di resuscitare lo sposo in grazia del grande amore che aveva dimostrato per lui e delle fatiche sostenute per ritrovarne il corpo. Tornato in vita Osiride denunciò Set al tribunale degli dei ma poiché neppure un immortale può continuare a vivere sulla terra quando ha conosciuto la morte, Osiride divenne il signore del mondo sotterraneo, dove abitano i defunti lasciando al suo ultimo figlio, il piccolo Oro, il compito di vendicarlo. Il piccolo Oro fu allevato segretamente nelle paludi del delta, dove la madre lo aveva fatto rifugiare temendo Set, e quando fu in età da poter affrontare la lotta si presentò per sfidare in battaglia il malvagio zio. La lotta fu feroce ma Oro fu vincitore e il saggio dio Toth ridiede la vista al suo occhio rimasto accecato nel combattimento. Poi lo condusse davanti al concilio degli dei che accolsero Oro con grande festa. Tuttavia, Set cercò di portare contro di lui false accuse. Così, ne seguì un processo che durò ottant'anni, finché Iside andò segretamente sull'isola in cui si teneva il processo e assunse le sembianze di una mortale.  Si presentò a Set dicendo: "Signore, io sono la moglie di un bovaro, mio marito è morto e il mio unico figlio sorveglia il bestiame di suo padre; Ultimamente è arrivato uno straniero, il quale si è impadronito delle nostre stalle e ha detto a mio figlio che lo batterà prendendosi il bestiame." Allora Set rispose: "Se è ancora in vita il figlio del padrone, mai si dovrà dare il bestiame allo straniero." A queste parole Iside si rivelò gridando: "Set, tu hai pronunciato la tua condanna!" e, infatti, tutti gli dei riconobbero che Set, così dicendo, aveva espresso la sentenza contro se stesso. Oro fu riconosciuto sovrano del mondo terreno così come il padre suo era sovrano del mondo sotterraneo e da allora i re egiziani si proclamarono successori di Oro.

 

Iside

 


Statua in scisto della dea Iside seduta, ex-voto di un alto dignitario della XXVI dinastia (530 a.C.)
ritrovata a Saqqara. Il Cairo, Museo Egizio.

 

Nella mitologia egiziaIside è la dea della fertilità e della maternità. Gli egizi la credevano figlia del dio Geb ("Terra") e della dea Nut ("Cielo"), sorella e sposa di Osiride, giudice dei morti, e madre di Horus, dio del Cielo. Antichi racconti attribuivano a Iside poteri magici e spesso veniva rappresentata con sembianze umane e corna bovine. La sua personalità era ritenuta simile a quella di Hathor, dea dell'amore e della felicità. 

 


Statua di Iside Età adrianea (117-138 d.C.) Marmo cm 179,5.
Museo Gregoriano, Città del Vaticano


Lo storico greco Erodoto identificò Iside con Demetra, la dea greca della Terra, dell'agricoltura e della fertilità. Nonostante fosse molto adorata in vari modi anche dai Romani, in seguito si procurò una cattiva fama a causa di alcuni rituali licenziosi, e ci furono consoli che cercarono di eliminare o limitare il culto di Iside: a Roma si estinse definitivamente dopo l’instaurazione del cristianesimo, mentre gli ultimi templi egizi di Iside furono chiusi dopo circa sei secoli.

 

Osiride

 


Osiride, Marmo Bianco,Museo Gregoriano Egizio, Roma, Città del Vaticano


Osiride
 era figlio di Geb e di Nut e fratello di IsideSeth e Nefti.

Presto Osiride succede al padre Geb e regna al fianco della sua sorella-sposa Iside, donando agli uomini la conoscenza dell'agricoltura e delle pratiche religiose. 
Egli viene sempre considerato come il re morto che diventa dio, mentre il suo successore è l'incarnazione di Horo, il figlio di Osiride. Osiride è in relazione con le acque del Nilo alle quali il suo corpo dona la forza fecondatrice.

 


Statuetta Egizia di Osiride, Museo Civico di Cherasco

 

Osiride, essendo il dio morto della natura, muore nel periodo dell'inondazione per rinascere a primavera, dopo aver soggiornato sottoterra come il grano seminato. Questo specifico aspetto era tenuto in gran conto dagli Egiziani che, in occasione della festa del dio, che aveva luogo prima della semina, riproducevano con il limo un modello del suo corpo e vi ponevano all'interno dei semi destinati a germogliare ricoprendo la statuetta di fitte foglioline. 
Inoltre, visto che il sole illumina il mondo dei vivi e la luna quello dei morti, Osiride fu identificato anche con la luna (Aah). 
La morte di Osiride e la sua resurrezione conoscevano una riproduzione rituale. La resurrezione in particolare era resa con la rappresentazione del ritorno del dio su di una barca sacra tra il gran giubilo della folla.

 

V. Paolucci, E. Bonoli 


 

 

  

Nut e Geb

 


Nut e Geb. Papiro di Wespatrashouty. Museé du Louvre, Parigi.

 

Geb, dio della terra

Geb Nella mitologia egizia, Geb (da pronunciarsi con g dura: /'geb/) o Seb era il dio della terra, in contrasto con la maggior parte delle altre mitologie, per le quali è una personificazione.  Era il Dio della Terra, sposo e fratello di Nut; i terremoti erano provocati dai suoi movimenti, i minerali e i metalli rappresentavano i suoi doni, mentre i serpenti erano i suoi animali simbolo, che potevano essere incantati invocando il suo nome. Rientra tra le divinità dell’Enneade divina. Era giudice nell’oltretomba. Le raffigurazioni lo mostrano sempre in forma umana, sovente disteso e verde, a indicare l’inerzia e il colore della terra ricoperta di vegetazione.
Nut, la dea del cielo sua sposa, si leva sopra di lui formando un arco, e fa spazio a Shu, l’atmosfera. 
  

Nut, dea della volta celeste

 


Raffigurazione di Nut. Rilievo a Dendera

 

 

Nut è figlia di Shu, dio dell’aria, e Tefnut, dea dell’umidità. Era una delle divinità dell’Enneade. Era la Dea del cielo, sorella e sposa di Geb, madre di Osiride, Iside, Seth e Nefthi. Si narra che la dea Nut ingoiasse il sole al tramonto e lo partorisse al mattino. 
 

L'iconografia cosmica egizia

Per la rappresentazione del cosmo nell'antico Egitto si ricorreva alla figurazione del mitico, contrastato accoppiamento di Nut, dea del cielo, col fratello Geb, dio della terra. Nut, rappresentata curva su Geb steso a terra, è tenuta sollevata e distante da lui dal dio dell'aria. Spesso sul dorso arcuato di Nut compaiono le barche degli astri, e il suo corpo è cosparso o circondato da stelle. Questo dettagliato disegno si riscontra frequentemente anche su papiri del Nuovo Regno (550-1090 a.C.).


M.Giovannetti, E. Mazzoli 



Bibliografia 

Tosi, Mario, Dizionario enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto, Torino 2004 
Arte e scienza per il disegno del mondo, Electa, Milano 1983

 

 

Ptah

 


Il dio Ptah. Nuovo Regno, XVIII dinastia, Regno di Amenofi III
(1388-1351a.C.). Diorite.

 

Nella mitologia Egizia Ptah rappresentava un Dio creatore ed era il patrono degli artigiani. Il suo culto era osservato soprattutto nella città di Menfi. Si pensava che la creazione del mondo avvenisse attraverso la parola di Ptah, ma veniva venerato anche perchè si riteneva che fosse stato scelto dal dio sole  Ra come signore della giustizia e dei Giubilei. Ptah e la sua consorte Sekhmet generarono Nefertum, il dio dei profumi. Associato anche a Sokar e Osiride, divimità ultraterrene, compare spesso nelle decorazioni delle tombe. Più avanti nella storia della religione egizia venne considerato anche il padre di Api, il toro che conduceva i morti nell'aldilà. Anche il famoso archiotetto Imhotep, progettista della pitramide di Zoser a Saqqara, venne ritenuto un semidio, figlio di Ptah.
Generalmente Ptah era raffigurato nei dipinti e nelle sculture avvolto in un sudario come una mummia, con la una calotta aderente sul capo e la barba lunga  tipici degli artigiani e dei fabbri in quel tempo.
Esso possiede due elementi particolari che lo contraddistinguono: lo scettro del potere uas, e la colonna djes. A volte la sua presenza è indicata anche dalla sola colonna, spesso rappresentata con colori vivaci: si tratta di una derivazione della colonna vertebrale del dio dei morti Osiride e simboleggia la durata del tempo e il sostegno del cielo.

N. Morgatico  R.Giugno

 


 

 

Seth

 

Seth era una delle divinità più antiche. Seth era il dio del deserto, della siccità, della bufera, della potenza devastante della natura in genere, del caos, della guerra e della violenza. Egli rappresentava le forze indomite della natura umana ed era il simbolo di ribellione contro gli dei.
Tuttavia Seth non era il male in senso assoluto. Egli era anche il dio delle oasi, delle terre di confine e degli stranieri. Veniva considerato l'equilibrio tra il positivo ed il negativo.
Egli veniva rappresentato con capelli rossi, colore che per gli egiziani rappresentava il caos e il male in genere, e portava una strana coda che sembrava una freccia. Seth aveva sembianze umane, ma con una testa di animale indefinibile. Pare comunque che si tratti di un'animale di deserto o di steppa, di una figura, cioè, destinata a essere l'antagonista di Osiride, che rappresentava invece la terra coltivata, l'organizzazione sociale, la civiltà. 
Seth continuò ad essere onorato come divinità, ma con la maggiore diffusione del culto di Horus, la cui posizione risultava più forte in quanto unico erede di Ra, si creò il concetto di una grande lite fra di loro. Il mito parla di un furioso combattimento durante il quale Seth riuscì a strappare un occhio a Horus. Thot,  dio della medicina, aveva guarito le ferite e pacificato i contendenti. In seguito il tribunale divino si pronunciò a favore di Horus, assegnandogli l'intero Regno e confinando Seth nel deserto, dove diventò il dio delle terre di confine e dei stranieri. 
Durante l'invasione degli Hyksos, pronti a proteggere e a potenziare i simboli delle forze che gli Egiziani consideravano negative, Seth riprese la sua antica importanza. Entro breve tempo il culto di Osiride raggiunse per sempre il predominio e Seth perdette inesorabilmente il suo prestigio, fino a quando intorno alla ventiseiesima dinastia egli diventò definitivamente la personificazione del male.

M.Giachin A.Gattamorta  C.Fontana 

 

 

 

 

Tefnut e Shu

 

Tefnut era la dea dell'umidità, era maggiormente venerata a Eliopoli.
Nacque, come suo fratellino e sposo Shu, dallo sperma o mucosa di Atum, il creatore. Tefnut e Shu formano la prima coppia divina. La prima è il simbolo dell’umidità e Shu quello dell’aria; rappresentano con i loro due figli, Geb (la terra) e Nut (il cielo), i quattro elementi primordiali.
Tefnut, associata anche alla pioggia ed alle nuvole, simboleggia l’acqua ed il suo potere creatore. Era adorata anche ad Ossirinco e veniva raffigurata sotto forma di donna con testa di leonessa con un disco solare sulla testa.
Leontopoli, Shu e Tefnut erano venerati sotto forma di una coppia di leoni.

E. Caiconti 

 

 

 

Toth

 


Thot. Rilievo inciso al Rassesseum. Tebe Ovest, Valle dei Re.

 

Thot, è il nome dato al dio egizio della luna, sapienza, scrittura, magia, misura del tempo, matematica e geometria.
Viene rappresentato sotto forma di uomo con la testa di ibis o a volte con le sembianze di babbuino. Era un mago molto temuto, a lui si associa la creazione del mondo ed era il segretario e il visir del dio Ra. Venne venerato magiiormente nella città di Hermopoli.

 


Statuetta raffigurante il dio Thot sotto forma di babbuino, Museo Louvre.


Era il patrono degli scribi, aveva un ruolo molto importante: doveva pesare il cuore del  defunto e se esso era un faraone doveva scrivere la sua vita sull'albero ised con la moglie Seshat, in altre leggende sua compagna fu la dea rana.

E. Caiconti

 

 

 

 

Bes

 



Bes. Scultura egizia. 650-350 a.C. Berlino, Altes Museum

 

 

Bes, sebbene sia considerato una divinità minore dell'antico Egitto, è sempre esistito nell'antica religione egizia.
Fin dall'antichità venivano osannate statuette di nani che avevano il compito di scongiurare i pericoli
che potevano essere rappresentati coperti da pelli di leoni o ne portavano la coda e le orecchie.
Bes dagli egizi veniva rappresentato spesso vecchio,con gambe storte.

 


Statua romana del dio egizio Bes. primo secolo d.C.
proveniente da una villa romana sui Colli Albani
in comune di Colonna. Roma, Museo Barracco.


Questa piccola divinità spesso viene rappresentato con diverse armi nelle mani, in maniera tale da scacciare i pericoli in ogni situazione esso si trovi.
Tra le armi che teneva in mano come lunghi coltelli,egli teneva anche diversi strumenti musicali,dato che era l patrono delle festività e della danza, ma soprattutto delle donne, e quali venivano assistite anche durante il parto, in aniera tale che Bes riuscisse a vegliare i neonati fin da subito.
Nel Medio Regno Bes veniva visto come divinità protettrice del malocchio e dio della casa.
Nel mondo romano si ritrovano sue immagini collegate al culto di Iside.

N. Brasini, A. Turci 


 

Mappe concettuali

 

Le mappe concettuali di Geometrie fluide sono  strumenti didattici particolarmente utili per studenti e insegnanti. Offrono schemi e sintesi chiare e immediatamente comprensibili, grazie ad un linguaggio semplice ma preciso, e all'uso di molti esempi e immagini. Sono create dai nostri esperti per rendere meno faticoso lo studio della Storia dell'Arte, ma anche come base di partenza per sviluppare approfondimenti, collegamenti o per svolgere un discorso libero e coerente sulle opere d'arte.

 L'Arte Egizia è uno dei capitoli più importanti dell'arte antica, presenta una ricchezza e uno spessore culturale che può disorientare. Per agevolare la comprensione e rendere più facile l'apprendimento dei concetti, le mappe qui proposte offrono schemi chiari sull'arte egizia nei suoi diversi periodi. Vengono evidenziate tipologie, caratteristiche e tecniche con esempi e rinvii al contesto storico. I contenuti sono espressi con un linguaggio chiaro e alla portata di tutti, corredati da immagini e schemi dimostrativi.

 


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Arte Egizia. Periodizzazione

Schema con i diversi periodi storici della civiltà egizia e le opere d'arte più caratteristiche dalle origini al periodo finale.

Autore: A. Cocchi

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Arte dell'Antico Egitto

Mappa sintetica con i principali esempi di architettura, scultura e pittura e riferimenti allo stile.

Autore: A.Cocchi

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 Lezioni pronte e presentazioni animate sull'Arte Egizia

 

Le opere  d'arte  che una civiltà così importante come quella dell'Antico Egitto raccontano una storia straordinaria, affascinante ed emozionante che vale la pena di essere conosciuta. Lo studio dell'arte dell'Antico Egitto si può affrontare in tanti modi, e se a volte appare pesante, complicata o poco avvincente, forse è perchè non si è trovato il modo migliore per rendersela amica. Affrontare un argomento così vasto e complesso può creare difficoltà sia per gli studenti che per gli insegnanti che devono coinvolgerli e tenere alta la loro attenzione.
Geometrie fluide ha predisposto una serie di Lezioni pronte sull'Arte per avvicinarsi all'arte egiziana stimolando da un lato la curiosità e dall'altro la soddisfazione di aver raggiunto agilmente una conoscenza nuova.

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Arte dell'antico Egitto. Architettura, scultura e pittura.


Una slide della presentazione.

Lezione completa utilizzabile come unità didattica consigliata per le scuole superiori. Vengono affrontati gli aspetti essenziali dell'architettura, scultura e pittura egizie con immagini, spiegazioni ed esempi dei monumenti e opere principali. La spiegazione è articolata in base ai diversi periodi storici della civiltà egiziana.

Autore: A. Cocchi


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Arte dell'antico Egitto. Architettura, scultura e pittura.
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Autore: A. Cocchi

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Arte Egizia in sintesi.  (presentazione con slides e animazioni)
 

Architettura, pittura e scultura attraverso gli esempi principali. Spiegazioni, immagini e schemi dimostrativi sugli aspetti essenziali.

 

Autore: A. Cocchi

Presentazione con slides e animazioni

 

 

 

 

 

 

Video didattici

 

  Storia. L'antico Egitto. National geographic

https://www.nationalgeographic.it/video/tv/storia-lantico-egitto

 

 

 

 

A. Cocchi. Introduzione all'arte egizia.

 

 

 

 

 

 

Domande frequenti sull'arte egizia

 

Cosa c'è dentro alle piramidi?

La tomba è un sarcofago?

Cosa sono i periodi intermedi dell'antico Egitto?

Che cosa sono le dinastie faraoniche?

Dentro alle mastabe ci sono le tombe dei faraoni?

Perchè i monumenti egiziani sono orientati?

Prima dei faraoni esiste un'arte egiziana?

Perchè i faraoni egiziani hanno abbandonato le mastabe e scelto la forma della piramide per le loro tombe?

 

 

Cosa sono i periodi intermedi dell'antico Egitto?

I periodi intermedi sono momenti storici che corrispondono a fasi critiche, guerre, invasioni o rivolte. Non sono molto documentate ed essendo momenti di sfaldamento o indebolimento del potere, anche dal punto di vista artistico sono difficili da documentare. Le fonti storiche riportano tre periodi intermedi:

Il primo periodo intermedio è successivo all'Antico Regno, va dal 2160 a.C. al 2055 a.C., comprendende i sovrani dalla VII all'XI dinastia. E' un momento in cui il potere centrale dei faraoni si indebolisce a favore dei nomarchi, i governatori dei territori provinciali.
Il secondo periodo intermedio segue il Medio Regno, va dal dal 1790 al 1543 a.C., comprende le cinque dinastie dalla XII alla XVII. E' un momento in cui si scatenano lotte interne allo stato e avviene l'insediamento dei sovrani Hyksos.
Il terzo periodo intermedio si colloca dopo il Nuovo Regno, va dal 1070 a.C. al 656 a.C. e comprende le dinastie dalla XXI alla XXV. La divisione del potere dello stato in tre aree semi indipendenti ha provocato conflitti interni.

 

 

Che cosa sono le dinastie faraoniche?

Sono le sequenze dei sovrani che si succedono di generazione in generazione nell'antico Egitto. Nella civiltà Egizia si sono succedute trenta dinastie faraoniche.

Vedi anche dinastia nel Glossario dei termini artistici

 

 

La tomba è un sarcofago?

No, si tratta di due cose diverse. La tomba è un luogo di sepoltura, il sarcofago è un 'contenitore' come un'urna o una cassa, che conserva le spoglie mortali. Nella tomba si può trovare uno o più sarcofagi o urne. La tomba può essere: una semplice buca, una fossa, una stanza o un edificio monumentale.

Vedi anche Sarcofago e Tomba nel Glossario dei termini artistici. 

Per approfondire l'argomento vedi: I sarcofagi egizi

 

 

 

Dentro alle mastabe ci sono le tombe dei faraoni?

Non esattamente. Le mastabe sono formate da due parti: una "visibile" che è la cappella, grande edificio a forma di piramide tronca, e una sotterranea con la sepoltura. La tomba vera e propria si trova nella camera sepolcrale, una stanza scavata in profondità sotto alla cappella in fondo ad un lungo pozzo. Nella cappella si svolgevano riti sacri in onore del defunto, nella tomba sotterranea si trovava il sarcofago con la mummia.

 

 

Perchè i faraoni egiziani hanno abbandonato le mastabe e scelto la forma della piramide per le loro tombe?

 

Durante l'Antico Regno i faraoni che vanno dalla III alla VI dinastia fanno costruire le piramidi perchè le loro tombe dovevano avere un preciso significato simbolico: ogni piramide è l'immagine stessa di Ra, il dio-sole, rappresenta la pietrificazione del raggio solare che spunta tra le nubi all'orizzonte. Infatti il faraone era considerato un dio: era la personificazione di Horus, il figlio di Ra, quindi doveva avere una sepoltura degna del figlio del dio sole.
Anche se potevano avere forme grandiose, le mastabe erano comunque un tipo di tombe che venivano dedicate anche ai personaggi di alto rango, ma per quanto potessero essere illustri e potenti non erano considerati delle divinità così importanti come i faraoni. Era quindi necessario distinguere le tombe in categorie diverse.

 

Cosa c'è dentro alle piramidi?

 

Le piramidi sono costruzioni piene, formate da blocchi di pietra calcarea, non hanno ambienti interni, fungono da segnali in corrispondenza alle tombe dei faraoni che si trovano sottoterra, a diveri metri di profondità. Esiste qualche eccezione: nella Piramide di Cheope la tomba si trova all'interno, nel cuore della piramide, ma si tratta di una stanza sepolcrale piccola, sovrastata da alcune camere di scarico. Ci sono anche dei cunicoli e un'altra camera sepolcrale vuota o incompuita, il resto della costruzione è tutta piena.

Per approfondire vedi la Piramide di Cheope.

 

Perchè i monumenti egiziani sono orientati?

La religione egiziana era in stretto rapporto con le conoscenze scientifiche e con l'astronomia. Le loro divinità sono spesso personificazioni di astri e gli edifici sacri dovevano corrispondere a particolari coordinate astrali perchè in questo modo potevano riflettere l'ordine cosmico.
Ad esempio tutte le piramidi sono rigorosamente orientate verso i quattro punti cardinali che rappresentano le quattro direzioni dell'universo. La pianta quadrata è simbolo del mondo manifesto e il vertice è riferito al Sole Ra.
Anche le necropoli venivano costruite di solito a ovest del Nilo, la direzione che indicava il Regno dei morti. Lo stesso orientamento era rispettato anche dalle singole tombe. I templi solari venivano costruiti sulla sponda orientale del Nilo ed erano orientati verso il sole nascente, a differenza dei templi funerari, costruiti sulla sponda occidentale e orientati a ovest. Anche le loro città tendevano a seguire schemi urbanistici molto regolari, perchè l'ordine della comunità sulla terra doveva riflettere l'ordine universale.

 

Prima dei faraoni esiste un'arte egiziana?

Certamente, si tratta della produzione artistica detta Arte predinastica Egizia, va dal 5.000 al 3.000 a. C. circa e comprende le opere d'arte della fase più antica della Civiltà Egiziana. Si tratta di sculture, ceramiche e oggetti ornamentali.

Per approfondire vedi Arte predinastica egiziana.

 

 

Libri consigliati 

 

Tutankhamon, le piramidi, la Valle dei re... poche civiltà hanno suscitato e continuano a suscitare un interesse maggiore dell'antico Egitto presso il largo pubblico. Il libro di Kathryn Bard è un volume introduttivo all'archeologia egizia, guida il lettore dal passato preistorico attraverso le dinastie faraoniche fino al periodo greco-romano e fornisce uno sguardo d'insieme sulla cultura dell'antico Egitto, sui suoi monumenti e sulla sua civiltà.

 

 

 

 

La civiltà egizia, unica tra le civiltà antiche del Mediterraneo, si è sviluppata nella storia per oltre tremila anni, mantenendo sempre intatta la propria identità. Anche dopo la sua scomparsa, attraverso i grandi monumenti architettonici che ci ha lasciato e le scoperte archeologiche che si sono susseguite, il suo fascino si è tramandato fino a noi. Partendo da queste scoperte e raccontando nel primo capitolo le avventure di personaggi come Carter, Champollion, Rossellini e molti altri, padri della moderna Egittologia, il volume prosegue descrivendo in modo completo la civiltà dell'antico Egitto. Nei capitoli successivi, seguendo un filo cronologico dalle origini fino all'Età Copta, ogni periodo viene illustrato prima alla luce dei più importanti avvenimenti storici e poi secondo approfondimenti tematici che vanno dall'architettura alle città, dall'arte alla letteratura. In ciascun capitolo, la sezione “Dentro lo scavo” racconta le ultime e più importanti scoperte archeologiche fatte sul campo, portandoci all'attualità dei giorni nostri. Al termine di ogni capitolo la civiltà egizia è affrontata nei suoi aspetti più strutturali e sociali, quali la vita quotidiana, l'alimentazione, la scuola e la scrittura, il culto dei morti, la religione, l'organizzazione sociale, l'apparato militare, per ricostruire la vita di un mondo lontano nel tempo, ma ancora vicino alla nostra sensibilità.

  

 

 

 

 

La storia dell'antico Egitto e della straordinaria civiltà che fiorì lungo le rive del Nilo potrebbe sembrare soltanto uno spettacolo meraviglioso costellato di eventi eccezionali: la costruzione delle piramidi, la conquista della Nubia, la rivoluzione religiosa istituita da Amenofi IV, il potere e la bellezza di Nefertiti, la vita e la morte di Tutankhamon, la crudeltà di Ramesse, l'invasione di Alessandro Magno e il fatale legame tra Cleopatra e Roma. Ma se i tremila anni della civiltà dei faraoni posseggono tutti gli ingredienti di un romanzo epico - splendide corti, lotte dinastiche, misteriosi omicidi e grandi battaglie, storie di eroismo e di intrighi, di trionfi e sconfitte, con donne al potere e tiranni -, il vero e proprio racconto storico è ancora più sorprendente e di gran lunga più interessante. Gli antichi egizi furono il primo gruppo di persone a condividere cultura, prospettive e identità comuni all'interno di un territorio geografico ben definito, governato da una sola autorità politica; vissero, cioè, secondo quei concetti di appartenenza a una nazione che ancora oggi dominano il pianeta. La storia dell'antico Egitto è dunque, soprattutto, la storia del tentativo di unire un regno molto vario e di difenderlo ossessivamente contro forze ostili interne ed esterne. Toby Wilkinson, grazie alle sue eccellenti doti di narratore e a una conoscenza approfondita dei geroglifici e dell'iconografia del potere, ci restituisce l'antico Egitto in tutta la sua complessità.

 

 

 

 

 

 

Una ricca raccolta delle storie più celebri sulla civiltà egizia, raccontate come fiabe e magnificamente illustrate. Tra templi colossali, potenti faraoni, divinità mitologiche, sfingi e piramidi misteriose, le appassionanti vicende di personaggi veri e leggendari che da sempre affascinano grandi e piccini. Età di lettura: da 6 anni.

 

 

 

 


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Bibliografia e sitografia

 

AA.VV. La Storia dell'Arte. Le prime civiltà. Electa editore. Milano, 2006
AA.VV. Egitto. Archeologia e storia. Vol. I Folio editrice 
G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerari nell'arte. Vol. I. Zanichelli editore, Bologna 2003
E. Bernini, R. Rota Eikon. Guida alla storia dell'arte. Vol.I. Editori Laterza, Bari, 2005
M. D. Appia Egitto. L'avventura dei Faraoni fra storia e archeologia. Fabbri Editori, I fasc.
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol I. Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1985
P. Adorno, A. Mastrangelo Arte. Correnti e artisti. Vol. I. Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1994
N. Frapiccini, N. Giustozzi. La geografia dell'arte. Vol.1 Hoepli editore, Milano 2004
S. Pernigotti Gli artisti nell'antico Egitto Dossier in Archeo. Attualità del passato. anno XVII n.1 (191) gennaio 2001
Tosi, Mario, Dizionario enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto, Torino 2004
Arte e scienza per il disegno del mondo, Electa, Milano 1983
C. Le Blanc, A. Siliotti e prefazione di M. I. Bakr. Nefertari e la Valle delle Regine. Giunti, Firenze, 2002
A. Gabucci (a cura di), A. Fassone, E. Ferraris. Storia dell'architettura. Egitto.  Gruppo Editoriale l'Espresso. Bergamo, 2009

Storia dell'architettura. Egitto.  Gruppo Editoriale l'Espresso. Bergamo, 2009
M. Damiano. Antico Egitto. Lo splendore dell'arte dei faraoni. Mondadori Electa, 2001
S. Pernigotti. Prima dei faraoni. Alle origini della civiltà egiziana. Dossier. Archeo. Attualità del passato. Anno XIV, n.2. De Agostini. Novara, febbraio 1998
AA.VV. Le prime civiltà. L'egitto e il vicino Oriente. De Agostini, Novara 1990

 

https://www.storicang.it/t/egitto

https://www.archeologiaviva.it/?s=antico+egitto

https://www.archeo.it/2020/04/03/virtual-tour-della-tomba-di-kheti-nella-necropoli-di-beni-hasan-egitto/

www.per-storemyr.net.

 


 

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Stile:Arte Egizia.

 



Per informazioni su questi dipinti clicca qui.

 


Trono segreto di Tutankhamon, metą del XIV sec. a. C. Il Cairo, Museo Egizio


Maschera funeraria di Tutankhamon, metą del XIV sec. a. C. Il Cairo, Museo Egizio


Stele di Qahedjet. Horus protegge il faraone Qahedjet. III dinastia. Granito. cm.50,5X31. Parigi, Louvre



 

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