Arte Preistorica Egizia

L'arte paleolitica nell'antico Egitto
L'arte mesolitica e neolitica egizia
Le pitture rupestri del Sahara egiziano
Il Cerchio di pietre di Nabta Playa

 Bibliografia  e sitografia

Mappe concettuali

Lezione pronte e presentazioni

  

L'arte paleolitica nell'Antico Egitto

 

 

 

 

 

Solo in tempi piuttosto recenti l'archeologia ha permesso di ricostruire, almeno nei tratti essenziali, lo sviluppo artistico della Preistoria dell'Egitto. Le ricerche condotte nel Sahara egiziano, nell'area del Gran Mare di sabbia hanno permesso di scoprire numerosi siti dai quali provengono parecchie testimomonianze di presenze umane, manufatti in pietra, pitture o incisioni rupestri. Questo vasto territorio è un'area di dune sabbiose che si estende per 650 chilometri dall'Oasi di Siwa al Gilf Kebir oggi fa parte del Parco Nazionale del Gilf Kebir ed è in attesa di essere riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità.

 


Carta geografica del Gran Mare di sabbia.

 


I manufatti più antichi riemersi da questi luoghi oggi poco favorevoli alla vita sono i primi oggetti realizzati dalle prime specie umane:  i chopper,  le pietre sbozzate risalenti all'Homo abilis, ottenute mediante la percussione tra due sassi. Seguono i manufatti in pietra che vanno da quelli dell'Homo erectus fino a quelli realizzati dal'Homo sapiens, che passano dalla sbozzatura fino alla scheggiatura sempre più perfezionata.

 

 
Amigdala in quarzite di arenaria. Paleolitico inferiore.
Rinvenuta nel Gran Mare di Sabbia egiziano.
Fonte: M. Damiano. Antico Egitto. Lo splendore dell'arte dei faraoni.
Mondadori Electa, 2001

 

Dopo questo lungo percorso di raffinamento tecnico,  comparvero i primi oggetti che nella loro forma racchiudono  anche un valore estetico: le amigdale del Paleolitico inferiore, risalenti a 300.000 anni fa. Non si tratta di opere d'arte  vere e proprie,  ma sono oggetti già concepiti secondo un criterio di "bella forma" e un principio geometrico: sono infatti perfettamente simmetriche e presentano un profilo molto regolare.
La loro 'bellezza primitiva' dipende quindi dalla fattura accurata, relativamente ai mezzi disponibili, dalla forma a mandorla, molto gradevole, armoniosa nella sua semplicità. Essendo comunque uno strumento, utilizzato per tagliare, colpire e scuoiare, la bellezza dell'amigdala preistorica è anche associata alla sua funzionalità: i suoi profili affilati, la punta perfetta, le superfici regolarizzate, leggermente convesse e appiattite sono caratteristiche che ne determinano l'efficacia di utilizzo. Si presentano quindi già due valori sostanziali che saranno sviluppati nell'arte a venire: bellezza e funzionalità. Il terzo valore, quello simbolico, sarà più evidente nei lavori che gli antichi artefici egiziani hanno realizzato più avanti, ad esempio con i primi santuari, la pittura o piccoli oggetti rituali o ornamentali.

 


Cerchio di pietre. Gran Mare di Sabbia, Egitto. Paleolitico superiore.
Fonte: M. Damiano. Antico Egitto. Lo splendore dell'arte dei faraoni.
Mondadori Electa, 2001

 

Con il Paleolitico medio (70.000 a. C.) l'industria litica egizia si è specializzata e si è raffinata, arrivando a produrre i cosiddetti microliti: punte di frecce, rasoi, pettini, monili.

Nel Paleolitico superiore (tra il 40.000 e il 9.000 a. C.) compaiono i primi santuari preistorici, come il Cerchio di pietre e tumuli del Gran Mare di Sabbia, scoperto nel 1993 con la spedizione Negro-Damiano. La funzione di questa installazione preistorica è tutt'ora oggetto di studio, ma l'orientamento a est delle pietre infisse verticalmente fanno pensare ad un santuario solare: forse legato ad un primitivo culto del sole. Sicuramente la sistemazione di quelle pietre in forma circolare e a distanze regolari tra loro è guidata dalla volontà di connotare un luogo, di renderlo simbolico e importante, anche se il motivo sfugge alla nostra conoscenza. Altri monumenti di questo tipo vennero costruiti nel Neolitico, come ad esempio il Cerchio di pietre di Nabta Playa.

   

 

 

Arte mesolitica e neolitica egizia

 

A differenza di quanto accadde in altre regioni del mondo, come ad esempio in Europa, dove i rinvenimenti del mesolitico sono più rari, nel Mesolitico egizio la produzione sembra essere aumentata, poichè all'VIII millennio a. C. risalgono parecchi siti archeologici ricchi di testimonianze antiche.
Questi reperti testimoniano che circa 10.000 anni fa, in corrispondenza all'ultima glaciazione, l'attuale deserto del Sahara era abitato da popolazioni nomadi che si spostavano percorrendo l'ampio territorio compreso tra l'Asia e l'Africa del nord. In quell'epoca remota l'attuale deserto del Sahara era un luogo completamente diverso: un'immensa savana, una pianura fertile, con una vegetazione rigogliosa popolata da ogni genere di animali. Il clima era molto umido e le paludi si estendevano fino al Delta del Nilo.
In questo ambiente così favorevole si muovevano le prime comunità di cacciatori-raccoglitori, che cominciarono ad addomesticare gli animali e a coltivare le piante, affiancando alla caccia e alla raccolta la pastorizia, l'allevamento e l'agricoltura, determinando così il passaggio dal Paleolitico al Neolitico. A quanto pare si trattava di popolazioni di diversa provenienza e con identità precise: la prima probabilmente proveniva dal cuore dell'Africa, la seconda dall'Asia centrale. Il clima e la natura favorirono l'evoluzione delle loro comunità. Si incrementarono anche gli spostamenti, che avvenivano sia attraverso la pianura, sia lungo l'asse del fiume: materie prime e idee venivano scambiate con uguale frequenza e con esse si diffusero anche le nuove espressioni artistiche.

 

Le pitture rupestri del Sahara egiziano


Al periodo sfumato del passaggio tra Mesolitico e Neolitico appartengono un consistente numero di reperti artistici. Sono le pitture rupestri del Sahara egiziano, tombe, piccole sculture, ceramiche e manufatti in pietra, avorio e osso.
Si conoscono diversi esempi di pittura rupestre ritrovati sulle montagne del deserto del Sahara. A sud-ovest vicino al confine libico si trovano i dipinti realizzati in alcune grotte naturali della regione di Gilf Kebir, le più famose sono la Grotta dei nuotatori, la Grotta degli Arcieri e la Grotta Foggini. Le pitture mostrano figure stilizzate di personaggi che svolgono attività quotidiane, insieme a diversi animali, scene di caccia e impronte di mani e risalgono a circa 10.000 anni fa.

 


Scena rituale. Caverna dei Nuotatori
Foto: Roland Unger, CC BY-SA 3.0
 Gilf Kebir, Egitto.

 

La Grotta dei nuotatori deve il suo nome ad alcune figure poste in posizione orizzontale, interpretate cone "nuotatori", ma che probabilmente rinviano a significati simbolici.
La scoperta risale al 1933, in seguito alle ricerche condotte dall'esploratore ungherese László Almásy. Lo stato di conservazione non è dei migliori, a causa di danni e furti di parti delle superfici dipinte causati da un turismo rapace, irrispettoso e poco controllato. Solo dal 2007 l’area venne dichiarata protetta, grazie all’istituzione del Gilf Kebir National Park e al Programma Ambientale di Cooperazione Italo-Egiziana.

 

 

A questa fase appartengono anche le più antiche figurazioni dell'Egitto come ad esempio i graffiti rupestri ritrovati nello Wadi Abu Subeira, in una vallata che si spinge nel deserto tra Kom Ombo e Assuan. Si tratta di dieci pareti riempite da incisioni risalenti a 15.000 anni fa, che rappresentano animali selvatici, tra i quali si riconoscono ippopotami, tori selvatici, asini, gazzelle, giraffe. Questi esseri che circolavano in gran numero devono aver suscitato l'ammirazione e l'interesse degli artisti paleolitici che hanno voluto effigiarli imprimendo la loro immagine sulla roccia in una sorta di cattura simbolica.

 

 
Raffigurazione di uro. Wadi Abu Subeira.
Foto: Per Storemyr/www.per-storemyr.net. Link al suo articolo 

 


Se osserviamo l'Uro di Abu Subeira, fotografato dall'archeologo Per Storemyr, durante gli scavi che hanno portato al ritrovamento di queste straordinarie immagini, possiamo vedere anche come nel corso del Paleolitico comincia ad apparire l'antenato dell'artista. Il naturalismo dello stile, il modo di suggerire i volumi delle masse dei corpi degli animali, i dettagli caratterizzanti la specie, i contorni decisi, indicano grande capacità di osservazione e sicurezza esecutiva che rinviano ad una abilità o un 'talento' particolare. Non si può ancora parlare di ruoli prestabiliti, ma osservando questi lavori viene facile pensare che tra i piccoli gruppi di nomadi cacciatori e raccoglitori sahariani ci fosse qualcuno di loro 'addetto' o più abile in questo genere di attività.

 


Nel sito di Wadi Sura II, situato nel Sahara occidentale, nel 2002 vennero scoperte altre pitture preistoriche, soprattutto figure di uomini stilizzate e impronte, che inizialmente sembravano di mani. Ad un esame successivo si è constatato che si tratta di impronte di zampe di varani, che all'epoca dei dipinti, circa 8.000 anni fa, vivevano in quella zona.

 

 
Il Monte Sinai visto dal Monastero di Santa Caterina

 

Un'altra scoperta recente (2020) è il ritrovamento delle Scene di animali che fanno parte delle Pitture rupestri del Sinai, non molto distante dallo splendido Monastero di Santa Caterina (VI secolo d.C.). A circa trenta chilomentri dal monastero altomedievale si trova il sito archeologico di Sarabit el-Khadem, in cui sono state condotte le ricerche su un antico insediamento minerario di turchese e altre pietre preziose.

 

 
Scene di animali. Pitture rupestri del Sinai, Sarabit el-Khadem. Egitto
Fonte: vedi link

 

Sulle rocce di arenaria di questa zona desertica è stata ritrovata una grotta interamente decorata da pitture preistoriche, appartenenti ad epoche diverse. I dipinti più antichi si trovano sulle pareti e la loro datazione viene compresa tra il 10.000 e il 5.500 avanti Cristo. Quelli più recenti si trovano invece sul soffitto e risalgono a circa il 3500 avanti Cristo. Sono rappresentati con un pigmento rosso scuro molti animali tra i quali si riconoscono diversi asini e muli, figure femminili e impronte che sembrano mani.

Poichè nella grotta sono stati ritrovati anche molti resti di animali, gli archeologi ritengono che questo luogo fosse un rifugio di caccia degli antichi cacciatori preistorici.

  

 

Il Cerchio di pietre di Nabta Playa

 

 
Cerchio di pietre di NabtaPlaya. Foto di  Raymbetz, CC BY-SA 3.0 

 

Al Neolitico egiziano appartengono anche alcuni esempi di cerchi di pietre, tra i quali va ricordato quello scoperto a Nabta Playa dall'archeologo Fred Wendorf nel 1974. Secondo gli studi condotti da McKim Malville i tratta di un santuario risalente al V millennio avanti Cristo, formato da un grande cerchio di menhir e pietre, disposte in modo da segnalare il percorso del sole durante il soltizio d'estate.
Il circolo di pietre di Nabta Playa probabilmente era dedicato ad una divinità femminile che compare in un'immagine graffita su uno dei menhir del complesso. E' una figura con l'aspetto di una vacca, simbolo di fertilità e di vita, da cui sembra erivare il culto di Hathor, una delle principali divinità della civiltà egizia. A lei erano forse offerti i sacrifici dei bovini che risultano seppelliti proprio presso il cerchio di pietre.
Anche la presenza dell'acqua, secondo gli studiosi, poteva essere legata al culto della dea.

Nei pressi di questo complesso sono state ritrovati reperti archeologici di diversa datazione dell'epoca neolitica: tracce di un villaggio dotato di pozzi e depositi ad uso di dispense alimentari, gruppi di capanne ovali e circolari, pavimentazioni i pietra. All'epoca della sua costruzione, vicino a questo monumento preistorico si trovava un lago che si prosciugava nella stagione secca e si riempiva d'acqua nella stagione delle piogge.
Oggi il cerchio di Nabta Playa è stato spostato dal suo luogo originario e ricostruito presso il Museo Nubiano di Assuan.

Per approfondire le tue conoscenze sul sito archeologico di Nabta Playa vedi:

https://www.kar.zcu.cz/studium/materialy/egy/texty-pro-studenty-2012/NabtaPlaya.pdf

 

 

 

 

Bibliografia e sitografia

 

AA.VV. La Storia dell'Arte. Le prime civiltà. Electa editore. Milano, 2006
AA.VV. Egitto. Archeologia e storia. Vol. I Folio editrice 
G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerari nell'arte. Vol. I. Zanichelli editore, Bologna 2003
E. Bernini, R. Rota Eikon. Guida alla storia dell'arte. Vol.I. Editori Laterza, Bari, 2005
M. D. Appia Egitto. L'avventura dei Faraoni fra storia e archeologia. Fabbri Editori, I fasc.
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol I. Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1985
P. Adorno, A. Mastrangelo Arte. Correnti e artisti. Vol. I. Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1994
N. Frapiccini, N. Giustozzi. La geografia dell'arte. Vol.1 Hoepli editore, Milano 2004
S. Pernigotti Gli artisti nell'antico Egitto Dossier in Archeo. Attualità del passato. anno XVII n.1 (191) gennaio 2001
Tosi, Mario, Dizionario enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto, Torino 2004
Arte e scienza per il disegno del mondo, Electa, Milano 1983
C. Le Blanc, A. Siliotti e prefazione di M. I. Bakr. Nefertari e la Valle delle Regine. Giunti, Firenze, 2002A. Gabucci (a cura di), A. Fassone, E. Ferraris. Storia dell'architettura. Egitto.  Gruppo Editoriale l'Espresso. Bergamo, 2009
M. Damiano. Antico Egitto. Lo splendore dell'arte dei faraoni. Mondadori Electa, 2001
S. Pernigotti. Prima dei faraoni. Alle origini della civiltà egiziana. Dossier. Archeo. Attualità del passato. Anno XIV, n.2. De Agostini. Novara, febbraio 1998
AA.VV. Le prime civiltà. L'egitto e il vicino Oriente. De Agostini, Novara 1990

 

www.per-storemyr.net.

https://www.focus.it/cultura/mistero/antico-egitto-pitture-rupestri-di-12-000-anni-fa-in-una-grotta-nel-sinai

https://it.wikipedia.org/wiki/Egitto_preistorico

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