Alberto Sozio


Crocifisso del Duomo di Spoleto


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Crocifisso del Duomo di Spoleto

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Il Crocifisso di Alberto Sozio si trova nella prima cappella a sinistra Duomo di Spoleto. E' uno dei più antichi esempi di croci dipinte e presenta la tipologia del Christus Triumphans, che si diffonderà fino agli inizi del '200.

Per quanto riguarda la tecnica, la pittura, realizzata con tempera all'uovo, non è stesa direttamente sulla croce, ma su pergamena, preparata con vari strati sempre più sottili di gesso e colla. La  pergamena dipinta è poi fissata ad una croce composta da assi di legno di qualità diverse unite insieme. I bracci orizzontali sono in legno di noce, e l'asse verticale è in legno di pioppo. In origine c'era un aggancio metallico per sorreggere la croce mediante un tirante e tenerla sospesa sull'altare.

La tavola lignea ha la forma di una croce latina molto lineare che presenta alcune "dilatazioni" dette 'estensioni'. La prima si trova in alto e corrisponde alla cimasa: una tavoletta rettangolare, purtroppo non più integra, perchè manca la parte superiore.
La seconda dilatazione è quella centrale, dove sotto alle braccia il corpo della croce si allarga in due pannelli laterali per far posto alle figure di Maria e San Giovanni, più piccole, secondo un criterio di rappresentazione gerarchica.  Secondo la tradizione religiosa sono stati i testimoni della crocifissione di Gesù. A sinistra la Madonna piangente e a destra san Giovanni che indica Cristo con la mano invitano i fedeli alla meditazione e alla preghiera.

La pittura di Alberto non segue alcun intento realistico, è uno stile astratto e questa rappresentazione di Cristo crocifisso segue l'iconografia bizantina.  La linea stilizzata e insistita che descrive i contorni e i dettagli risente dell'influenza dell'arte bizantina, soprattutto romana, mentre la plasticità dovuta alla resa chiaroscurale si avvicina alle testimonianze della pittura romanica dell'Italia meridionale.
Le forme anatomiche sono suggerite e semplificate, delineate da una linea di contorno nera, sottile e flessuosa che tende a ripetersi in modo ritmico, come si può vedere ad esempio nelle braccia o nelle gambe. Il punto di vista non è unico poichè si segue un principio concettuale di rappresentazione. Dai contorni la figura appare frontale mentre il diaframma e i muscoli del ventre sono spostati secondo una visione più laterale. L'inclinazione verso destra della linea alba è controbilanciata dalla testa inclinata a sinistra. Questi spostamenti suggeriscono un certo movimento e come una leggera torsione del corpo. Anche il ginocchio destro sembra un po' più indietro rispetto all'altro. I piedi sembrano visti di fronte e si appoggiano ad una specie di pedana quadrata.
Queste due posizioni non si integrano, sembrano contrastare tra loro come se un'immagine si volesse staccare dall'altra. E' un'impressione che si avverte anche osservando il volto: il viso è disegnato leggermente di tre quarti, ma gli occhi, molto grandi, dolci e severi nello stesso tempo, sono visti di fronte. I fianchi sono coperti da un velo trasparente drappeggiato con linee molto ripetute e trattenuto da un cordone azzurro che riprende la forma della croce. La trasparenza e la nudità di Cristo alludono alla Verità secondo l'insegnamento evangelico ("io sono la Via la Verità, la Vita").

Anche la ferita sul costato è molto irreale: è a forma di mandorla e il sangue zampilla verso la Madonna. Maria che riceve il sangue del Figlio da quel momento diventa la madre di tutta l'umanità e la Madre della Chiesa.

I colori, simboleggiando il tema del "trionfo sulla morte", sono molto brillanti, hanno tonalità sature e accese e sono stati impiegati pigmenti preziosi come l'azzurro ultramarino, le lacche e l'oro.
Ll'azzurro allude al Regno dei Cieli e alla trascendenza, si trova spesso nelle immagini di Cristo della tradizione bizantina, come ad esempio nella lunetta del Buon Pastore di Ravenna al Mausoleo di Galla Placidia. Il rosso è il colore associato alla passione di Cristo, ma anche al sangue del sacrificio e alla regalità. L'oro è il colore della luce e della presenza divina.

Un altra simbologia la troviamo anche nei numeri nascosti dentro all'immagine. I capelli divisi in tre ciocche per ogni lato indicano il numero sacro sei, riferito ai giorni della creazione: il sesto giorno è quello in cui fu creato l'uomo e nella settimana è il venerdì, giorno della crocifissione in cui muore la natura umana di Gesù e nasce l'uomo nuovo Risorto.  Un altro numero che troviamo è il quattro: le quattro parti in cui si divide l'aureola dorata rappresentano i quattro punti cardinali, le quattro direzioni della Terra. Il cerchio che le contiene è l'uno, immagine di perfezione assoluta, rappresenta l'Universo e Dio.

Al centro della croce campeggia la figura del Cristo vivo e trionfatore sulla morte. Il corpo di Gesù non sembra appeso ma davanti alla croce e gli occhi spalancati sembrano rivolti allo spettatore. La rappresentazione, astratta e bizantineggiante, appartiene alla visione di un Cristo inteso come essere soprannaturale, figura assolutamente divina e simbolica.  Si può notare anche che la croce è appena accennata, mentre molto più evidente è la figura di Gesù, perchè il petto coincide con l'incrocio dei bracci della croce e il collo e la testa si sostituiscono al braccio superiore. Quindi è Cristo stesso che rappresenta la croce nella sua stessa posizione con le braccia aperte come a dimostrazione del suo sacrificio e della sua natura divina.
Queste soluzioni verranno riprese anche in altri crocifissi successivi.


Alla sommità della croce, sulla cimasa, è rappresentata l'Ascensione di Cristo. Gesù ascende in cielo in una mandorla trasportata da quattro angeli. In mano sorregge una piccola croce e si rivolge verso l'alto a Dio Padre. La mandorla è simbolo di fecondità e di nascita e gli angeli hanno abiti rossi e blu.

Nella tabella in basso è rappresentata una montagna, ai piedi della quale si trova un teschio nella cui bocca si raccoglie il sangue che cola dalle ferite di Cristo. Si tratta di un'immagine altamente simbolica che rinvia a diversi significati religiosi.
Secondo un'antico testo medievale in cui vengono interpretati i testi ebraici del Vecchio e Nuovo Testamento, la montagna rappresenta una sintesi di tre importanti luoghi simbolici:  l'Eden, il monte Mòria dove avvenne il sacrificio di Abramo ed il Calvario, o Golgota, sul quale venne crocifisso Gesù.
Il teschio è un simbolo universale di morte, ma si riferisce anche al teschio di Adamo, che beve il sangue di Cristo. In questa accezione indica il tema della morte entrata a far parte del mondo a causa dell'invidia del diavolo che aveva istigato Adamo al peccato. Il sangue che defluisce nella bocca del teschio indica il sacrificio di Cristo che vince sulla morte e porta la vita eterna attraverso la fede.


Il Crocifisso del maestro Alberto è quindi un'icòna: un'immagine sacra che si propone al fedele per guidarlo nella preghiera e nella meditazione religiosa. Secondo l'antica teologia medievale l'immagine sacra è un mezzo che permette la contemplazione e la riconciliazione dell'uomom con Dio.  E' un invito a riflettere che il sacrificio di Cristo ha portato agli uomini la possibilità di redimersi dal peccato e raggiungere la vita eterna attraverso la fede. Il tema dell'ascensione  rinvia ad un movimento dalla terra al cielo, all'ascesa dell'anima del fedele verso Dio.

La simbologia religiosa di questo dipinto oggi ci appare lontana, molto complessa e in parte anche misteriosa, ma dobbiamo tenere presente che appartiene nel contesto culturale romanico, sia gli artisti che i religiosi a cui l'opera era destinata conoscevano bene questi temi. Poi con il passare dei secoli questi contenuti si sono perduti, per questo è stato necessario un paziente lavoro di ricerca per riportarli alla luce.

Al margine inferiore della superficie pittorica si legge una scritta in caratteri gotici con la  data: A.D.M.C.L.XXX.VII e la firma dell'artista: ALBERTO SO... interpretata tradizionalmente come ''Sotio", ma per alcuni studiosi potrebbe trattarsi di "Solsternius".

A. Cocchi

 


 

Bibliografia

La Nuova Enciclopedia dell'Arte, Garzanti, 1986
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 1, Zanichelli Bologna 2004
G. Benazzi Una croce tra Oriente e Occidente, in: Art e Dossier n.63, Giunti, Firenze 1991
C. Rusconi, C. Agostini. Fulget Crucis Misterium. Evoluzione dell'iconografia del Crocefisso: dal mistero alla cronaca. Edizioni Il Cerchio collana Dominus dixit, 1991.

 

Approfondimenti:Alberto Sozio, Crocifisso, croce, morte, divino, tavola dipinta, Alessandra Cocchi, .

Stile:Romanico, Arte del Medio Evo.

Per saperne di più sulla città di: Spoleto

 



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Alberto. Crocifisso. 1187. Tempera su pergamena e su tavola lignea. cm. 278X200 Spoleto, Duomo


Alberto. Crocifisso. Dett. 1187. Tempera su pergamena e su tavola lignea. cm. 278X200 Spoleto, Duomo

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