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Tribuna di Santa Maria delle Grazie a Milano

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Mentre Leonardo dipinge la sua Ultima cena nel refettorio della stessa chiesa, Donato Bramante è chiamato a costruire la Tribuna di Santa Maria delle Grazie all’interno della chiesa.
Il suo intervento si pone come la conclusione della chiesa iniziata nel 1463 dal Solari in stile gotico. Nel 1492 Bramante avvia la costruzione della nuova tribuna con la grandiosa cupola, seguita dalla sagrestia vecchia e dal chiostro piccolo, e più tardi dalla sagrestia nuova e dal chiostro grande.
La chiesa domenicana, faceva parte di un grande convento particolarmente caro alla devozione popolare, era stata edificata in prossimità del Castello di Porta Giovia. Secondo le intenzioni di Ludovico Sforza avrebbe dovuto assumere anche le funzioni di chiesa palatina, mentre la sua tribuna – e in specie il coro – quelle di mausoleo dinastico della famiglia Sforza.
Realizzata tra il 1492 e il 1497 – ma parte di un più ampio progetto teso al completo rifacimento dell’edificio sacro – la tribuna riflette le idee bramantesche sulla pianta centrale.
E’ probabile che per l’opera egli abbia preso ispirazione dalla Cattedrale di Parma.
Come si può vedere bene dall’interno e dalla pianta, egli concepisce la tribuna come uno spazio cubico, delimitato da quattro poderosi arconi a tutto sesto, culminante con una grande cupola emisferica, a sedici spicchi. Ad esso è collegata una “scarsella” di pianta ugualmente cubica ma di dimensioni più ridotte, coperta da volta a ombrello.
Intorno a questo nucleo principale si articolano tre corpi absidali semicilindriche, due dei quali, i laterali, si collegano direttamente alla cupola, essendo l’edificio privo di transetto.
Una terza abside invece prolunga lo spazio del coro, bilanciando visivamente la profondità delle due cavità laterali.
Il risultato è uno spazio armonioso perché le absidi dai volumi ben tagliati si dispongono ordinatamente e per corpi decrescenti intorno al tiburio.
La fusione tra i volumi è ottenuta mediante la decorazione, realizzata a graffito o a leggero rilievo. Le pareti interne della chiesa sono infatti interamente ricoperte di motivi ornamentali curvilinei, a ruote raggiate, che si alternano aritmicamente sulle superfici, incastrandosi tra le strutture architettoniche a suggerire l’effetto di una armoniosa continuità. La nitidezza geometrica della costruzione infatti, è solo leggermente offuscata dalla tradizione decorativa e coloristica dei maestri lombardi.
Le pareti sembrano aumentare lo spazio, dilatarsi in tutte le direzioni, si gonfiano verso l’esterno sono come diaframmi leggeri, elastici, in dinamico rapporto tra interno ed esterno.
All’esterno Bramante ha nascosto la poderosa muratura della cupola con un tiburio poligonale, ornato da una elegante galleria di archetti binati, collegati tra loro da pilastri angolari. Il tiburio poggia su una struttura quadrilatera da cui emergono le tre absidi, rivestite da una decorazione in cotto, a cerchi, ruote, medaglioni e tondi con busti-ritratto, che rivela l’adesione da parte di Bramante alla tradizione dei maestri scultori lombardi, in forma di omaggio al loro raffinato gusto tardo-gotico.
Soprattutto vista dall’esterno, la costruzione sembra gonfiarsi, come se l’aria interna filtrasse all’esterno attraverso le aperture.
Tutta la struttura è alleggerita da finestre (poi murate) che svuotavano la cortina muraria in basso e in alto dalla loggia circolare attorno al tamburo. La superficie muraria sembra non avere la consueta consistenza, sembra una membrana sottile e dà luogo, secondo le intenzioni di Bramante, alla fusione armonica delle varie parti dell’edificio. Il risultato di questa costruzione è uno sviluppo grandioso dello spazio interno e un effetto monumentale di quello esterno. Ma anche di una continuità visiva e psicologica dal grande al piccolo e viceversa. Per ottenerla Bramante unifica le masse e concepisce l’edificio come un organismo naturale.

 A. Cocchi


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Bibliografia

N. Pevsner Storia dell’architettura europea. Il Saggiatore, Milano 1984
R. De Fusco L’architettura del Cinquecento. Utet, Torino 1981
E. Bernini, R. Rota Eikon. Guida alla storia dell’arte. Vol. 2 Editori Laterza Roma-Bari 2006
R. Boscaglia Storia dell’arte vol.2 Principato editore, Milano 2003
La Nuova Enciclopedia dell’arte Garzanti, Giunti, Firenze 1986
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa Bruno Mondadori, Roma 2000

 

Approfondimenti:Bramante, architettura, spazio, artisti '400-'500, prospettiva, geometria, cerchio, architettura Rinascimento, Sforza, Alessandra Cocchi, .

Stile:, Rinascimento.

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Donato Bramante. Santa Maria delle Grazie. Veduta del tiburio. 1492-97. Milano


Donato Bramante. Santa Maria delle Grazie. Veduta dall'abside. 1492-97. Milano


Donato Bramante. Santa Maria delle Grazie. Cupola e decorazione interna. 1492-97. Milano


Donato Bramante. Santa Maria delle Grazie. Presbiterio. 1492-97. Milano

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