La pittura fiamminga nel Rinascimento

 

Jan van Eyck e Hubert van Eyck. Polittico dell'Agnello mistico. 1426-32. Olio su tavola. Cattedrale di San Bavone, Gand.
Jan van Eyck e Hubert van Eyck. Polittico dell'Agnello mistico. 1426-32. Olio su tavola. Cattedrale di San Bavone, Gand.

 

Nella prima metà del '400 alcuni artisti fiamminghi introdussero a tecnica della pittura a olio. Un nuovo utilizzo del colore e l'osservazione dettagliatissima di ogni particolare, sottoposti ai giochi della luce, portarono ad un nuovo stile pittorico, che si diffuse ben presto in tutta Europa.

La pittura della Borgogna nel XV secolo

 

In Europa, negli anni '20 del XV secolo si sviluppa un fenomeno artistico importante: l'arte fiamminga, che avrà conseguenze importanti anche sulla pittura italiana.

Le Fiandre nel ducato di Borgogna, durante il regno di Filippo il Buono, tra il 1419 e il 1467, attraversano un periodo di grande prosperità economica. In particolare si contraddistinguono alcuni centri molto ricchi, come:

  • Gand
  • Bruges
  • Tournai
  • Bruxelles


Lo stile fiammingo sembra avere origine a Bruges,per opera soprattutto di tre maestri:

  • Robert Campin, noto anche come il Maestro di Flémalle
  • Jean Van Eyck
  • Rogier van der Weiden

Obiettivo fondamentale di questi maestri è la rappresentazione dettagliata del visibile combinata con il ricco simbolismo medievale della loro cultura.

 

La tecnica della pittura fiamminga

 

Fondamentale, per la pittura fiamminga è la tecnica della pittura a olio, che permette di ottenere nuovi risultati e indirizza lo stile. 

Per tradizione, Jean Van Eyck è considerato l'inventore della pittura a olio, anche se conoscenze su procedimenti analoghi si trovano tra i pittori romani, greci, bizantini e medievali.
La pittura a olio di Jean Van Eyck non è esattamente quella che intendiamo noi oggi. È una sorta di tempera grassa. Si tratta di un composto formato dalle stesse terre macinate usate per fare le tempere, mescolate con l'uovo, e incorporate con una sostanza oleosa essiccante, in genere l'olio di lino.
Il pigmento così ottenuto non si usava direttamente sul supporto. Prima veniva stesa sulla tavola una preparazione in gesso bianco, poi, eseguito il disegno, il colore era steso per velature successive e si vedevano in trasparenza i vari strati. Non si arrivava subito al risultato voluto, ma si procedeva per sovrapposizioni successive, con tempi di esecuzione piuttosto lunghi.
Lo stile fiammingo, grazie anche alla tecnica che permette una precisione notevole, è uno stile molto analitico. La caratteristica predominante è una ricerca pittorica, uno studio dettagliatissimo dei particolari anche minimi, descritti con tutte le sottigliezze e ottenuti grazie all'uso della lente d'ingrandimento. Questo nuovo strumento, insieme ad altri strumenti ottici, per la sua utilità in molti campi diversi, si è rapidamente diffuso nel corso del XV secolo e rappresenta una delle più importanti applicazioni degli studi sull'ottica, già sviluppati fin dal '300.

In queste opere prevale la descrizione, non c'è la sintesi, l'armonia della visione italiana rinascimentale, ci si perde nei particolari. Nella pittura fiamminga al posto della visione sintetica e globale tipica dell’arte rinascimentale, con un punto di vista unico a cui si sottopongono tutti gli elementi della visione, prevale una concezione atomistica, non c'è un unico punto di vista prospettico, ogni elemento è osservato analiticamente e singolarmente, poi associato agli altri in una miriade di dettagli. Il fascino di queste opere sta proprio in questa ricchezza di elementi da osservare, scoprire e ammirare e nella gamma molto ampia dei colori brillanti. Nei particolari spesso si rivelano dei simboli  pieni di significato e brani altamente poetici.

Fondamentale, per l'arte fiamminga, è la luce che si distribuisce in maniera uniforme nella scena rappresentata e unifica tutto. Invece nella pittura rinascimentale italiana la luce è individuata con una sorgente e un raggio di incidenza precisi che crea delle ombre e valorizza i volumi, inoltre ogni cosa viene unificata dai raggi visivi della prospettiva. 
Lo spazio, che per la pittura quattrocentesca italiana è perfettamente misurabile e chiaro (perché risponde a regole scientifiche) e permette una visione totale, nella pittura fiamminga è indefinito e pluridirezionale, sembra cambiare continuamente all'interno di un quadro come quando ci si muove.
Il colore, reso brillante dalla tecnica ad olio, nelle opere fiamminghe è sviluppato in una gamma ricchissima di toni e sfumature diverse, al contrario della sobrietà e degli accostamenti calibrati della pittura italiana.

Negli anni '30 del '400 l'arte fiamminga raggiunge un altissimo livello di apprezzamento fino a diventare un punto di riferimento fondamentale per la pittura di tutta l'Europa.

Da Bruges il nuovo stile si diffonde nel resto d'Europa, soprattutto in Germania, Francia, Svizzera e Austria (che poi diventano nuovi centri di produzione) attraverso le opere di questi primi maestri e dei loro allievi, spesso acquistate dai mercanti per le corti straniere. Molte opere finiscono anche in Italia, specialmente a Genova, Venezia, Firenze, Urbino e Napoli.

 

Gli scambi tra la pittura fiamminga e l'Italia.

 

Verso la metà del '400 si intensificano scambi reciproci tra la cultura artistica fiamminga e quella delle varie corti signorili italiane.  Ciò è dovuto sia alla compravendita di opere da una parte e dall'altra, sia alla presenza in Italia di artisti provenienti  dalle Fiandre, ma anche dalla Francia e dalla Spagna.    In Italia sono diversi gli artisti che vengono influenzati dai maestri fiamminghi. Ad esempio sono tra questi: Filippo Lippi, Beato Angelico, Domenico Veneziano, Piero del Pollaiolo, Piero della Francesca e molti altri, fino a Botticelli, Leonardo e Raffaello.

Firenze e la Toscana hanno svolto un ruolo importante nei rapporti di scambio culturale con le Fiandre: molti mercanti toscani e banchieri fiorentini risiedevano nei Paesi Bassi. Bruges, in particolare, era la sede della più importante filiale della banca dei Medici ed era quindi molto frequentata da uomini d'affari provenienti da Firenze. Un altro esempio è Giovanni Arnolfini, un mercante di tessuti lucchese trasferitosi a Bruges dal 1420. E' ricordato soprattutto per essere stato effigiato  nel celebre Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck. Tutto questo ha favorito un fiorente mercato d'arte tra i Paesi Bassi e l'Italia, i mercanti italiani compravano quadri fiamminghi e li portavano in Italia, viceversa, portavano nelle fiandre lo opere degli artisti italiani.

Longhi in un suo saggio del 1927 aveva già rilevato i collegamenti esistenti tra la pittura di Piero della Francesca e Antonello da Messina con la Scuola di Avignone. Infatti, sembra che gli ambienti frequentati dai due artisti: il Palazzo ducale di Urbino per Piero e la corte angioina a Napoli per Antonello, siano stati i più importanti centri multiculturali del primo Rinascimento.
Studi e conoscenze condotti nei rispettivi paesi hanno cominciato a circolare nelle diverse cerchie di intellettuali e a diffondersi. Nella pittura sono nate coincidenze espressive ed influenze stilistiche che hanno prodotto risultati molto importanti sia sugli artisti italiani sia sugli altri. Gli studi sull'ottica, l'utilizzo delle lenti, l'analisi della luce e la tecnica della pittura ad olio, portate avanti dai fiamminghi sono alcune delle più importanti acquisizioni da parte degli artisti italiani, mentre le conoscenze matematiche, le regole prospettiche e la cultura classica ha influenzato gli artisti stranieri.  
L'italia quindi, soprattutto negli negli anni '40 e '50 del XV secolo ha conosciuto nella cultura e nell'arte un momento di grande apertura internazionale. Tale situazione è stata favorita dai commerci, poiché i porti italiani rappresentavano importanti scali delle rotte mediterranee che collegavano i principali paesi europei: La Provenza, la Spagna, i Paesi Bassi, la Toscana, Napoli e la Sicilia.

Tra i primi artisti italiani che hanno saputo assorbire e rielaborare l'esempio dei maestri fiamminghi possiamo trovare: Filippo Lippi, Beato Angelico, Domenico Veneziano, Andrea del Castagno. In seguito oltre a Piero della Francesca e Antonello da Messina altri artisti ripresero importanti spunti dalla pittura fiamminga, ad esempio Piero dal Pollaiolo, Ghirlandaio, Bartolomeo della Gatta, Botticelli, Perugino e perfino Leonardo da Vinci e Raffaello.

 

 

Il centro di Napoli e la pittura fiamminga
 

Napoli durante il XV secolo fu il polo più meridionale dell'ampia area di diffusione della pittura fiamminga.
A Napoli regnarono Renato D'Angiò tra il 1438 e il '42 e poi il successore Alfonso D'Aragona, morto nel '58. I due sovrani stranieri, entrambi  appassionati d'arte, attraverso la loro opera di mecenatismo  realizzarono presso le loro corti un' officina di intermediazione tra lo stile nordico e la pittura italiana, con forti conseguenze sul piano artistico. La pittura fiamminga fu molto amata dai due re. Renato D'Angiò, chiamato il 're pittore' fece venire a Napoli artisti fiamminghi e francesi, tra cui probabilmente Jean Fouquet, per farsi realizzare dipinti e miniature.
Jean Fouquet, pittore e miniatore originario di Tours, è considerato il fondatore dell'umanesimo francese. la sua opera è connotata da uno stile particolare in cui si onde la visione analitica fiamminga con un'impostazione più sintetica e classicheggiante. Sappiamo che tra il '44 e '46 soggiornò a Roma, lavorò per papa Eugenio IV, e in quell'occasione conobbe il Beato Angelico, anche lui impegnato al servizio del papa.

A Napoli alla corte di Renato D'Angiò lavorò anche Colantonio, pittore italiano ricordato come 'allievo di re Renato', che probabilmente si formò in questa corte, raccogliendo ampiamente le influenze dei maestri stranieri ospiti del re e studiando le opere della collezione reale.
Colantonio è stato  il maestro di Antonello da Messina.

Alfonso D'Aragona fu un ricco collezionista d'arte e oggetti preziosi, raccolse opere di Van Eyck e altri maestri fiamminghi, oltre ad ospitare anche lui gli artisti stessi.

 

 

Gli artisti stranieri e i rapporti con l'Italia nel '400

 

Per quanto riguarda gli artisti stranieri in Italia, la presenza più sicura è quella di Jean Fouquet, documentato a Roma tra il 1444 e il 1446 per eseguire il Ritratto del papa Eugenio IV. L'artista francese, celebre pittore e miniatore, rappresenta una delle figure più "europee" dell'arte quattrocentesca. Dopo la sua  esperienze nell'ambito della pittura fiamminga e borgognona, si apre all'acquisizione dello spazio prospettico proprio della visione toscana, avvicinandosi a Beato Angelico, conosciuto proprio a Roma, mentre era al servizio di Eugenio IV.
Un altro grande artista provenzale che ha sicuramente avuto rapporti con l'Italia è Enguerrand Quarton, le cui opere rivelano influenze da Domenico Veneziano e da Piero della Francesca.
Anche il fiammingo Barthélemy d'Eyck è un artista di apertura internazionale, ha lavorato in Provenza e a Napoli presso Renato d'Angiò.
Sulla presenza in Italia di Jan e Hubert Van Eyck non ci sono documenti, ma molte delle loro opere si trovavano in diversi centri italiani, anche se gran parte di esse sono andate distrutte o disperse.

 

Rogier van der Weyden

 

E' documentata la sua presenza in Italia dove si sofferma nelle diverse corti signorili. Nel 1450 è a Roma, in occasione del Giubileo, poi viene ospitato nelle corti di Milano, Mantova, Ferrara, Firenze e Napoli. Assunse un ruolo di primo piano negli scambi culturali tra l'Italia e le Fiandre. Presso la corte estense di Ferrara eseguì il Compianto sul Cristo morto, ora conservato agli Uffizi; a Firenze realizzò la pala della Madonna Medici del 1460-64 che rappresenta la Madonna in atto di allettare il Bambino circondata da quattro santi. 

 


Barthelemy d'Eyck

 

Data la scarsità di documenti la figura di questo artista rimane ancora piuttosto misteriosa. Molti studiosi concordano nell'identificarlo come il cosiddetto "Maestro di re Renato", alla corte di Renato d'Angiò a Napoli durante il suo breve regno tra il 1438 e il 1442.
Si tratta di un artista fiammingo, pittore e miniaturista, celebre soprattutto per le sue miniature del Coeur d'Amour epris di Vienna. Ha fatto parte della Scuola provenzale, poiché è documentata la sua presenza ad Aix-en-Provence nel 1444 insieme a Enguerrand Querton.
 

 

Jean Fouquet

 

Il pittore francese Jean Fouquet ha soggiornato sicuramente a Roma tra il 1444 e il 1446 per eseguire il Ritratto di papa Eugenio IV. In questa occasione deve aver conosciuto Beato Angelico, anch'egli a Roma al servizio del papa, la cui pittura ha lasciato un'importante influsso sul suo stile.

 

L'opera di Jean Fouquet in Italia

 

Tra gli artisti francesi del '400, Jan Fouquet è senz'altro uno di quelli che stabilì i legami più forti con l'Italia. Alle notizie sul suo viaggio in Italia avvenuto tra il 1444 e il 1447 ca. si aggiunge la certezza della sua presenza a Roma, presso il papa, per eseguire il perduto  Ritratto di Eugenio IV e due dignitari. Secondo gli studiosi, è molto probabile che a Roma sia avvenuto l' incontro con il Beato Angelico, impegnato dal 1446 negli affreschi della Cappella Niccolina in Vaticano. Le opere eseguite dopo il 1450 dal pittore francese rivelano infatti una forte influenza dell'Angelico.
Molti studiosi ritengono probabile che Fouquet sia stato anche a Napoli, centro di scambi molto intensi con la cultura fiamminga e provenzale.
Il senso di coerenza plastica, essenzialità di visione e unità spaziale delle sue opere di metà '400, sono inoltre elementi che può aver imparato soltanto da un soggiorno in Toscana. La pittura di Fouquet rappresenta una sintesi tra le soluzioni che vent'anni prima Masaccio aveva realizzato negli affreschi della Cappella del Carmine e quelle che rinviano a opere dei van Eyck come il polittico dell'Agnello mistico.
Se si confronta un celebre dipinto di Fouquet come l'Etienne Chevalier e Santo Stefano di Berlino (conservato allo Staatliche Museen) con un qualsiasi dipinto fiammingo, l'opera del francese sembra un quadro toscano, mentre invece se si confronta con un dipinto toscano sembra fiamminga.
Un aspetto interessante è rappresentato dalla sua autonoma visione dello spazio. La prospettiva albertiana mostra di essere conosciuta dall'artista francese, ma viene anche interpretata secondo la sua sensibilità personale, senza seguirne troppo fedelmente le leggi matematiche. Anche il rapporto tra luce, spazio e colore dell'opera di Domenico Veneziano e Paolo Uccello vengono ripresi da Fouquet, ma sempre secondo una visione autonoma. Tra il 1444 e 1445 a Firenze Fouque potrebbe aver visto gli affreschi (oggi perduti) realizzati da Domenico Veneziano e il giovane Piero della Francesca, la Pala di Santa Lucia de' Magnoli e l'Adorazione dei Magi di Berlino, sempre del Veneziano. Tra questi pittori c'è stata comunque un'influenza reciproca, perché Domenico Veneziano e Piero sono tra i primi artisti in Italia ad assimilare la lezione fiamminga. Questo non è
accaduto per altri pittori come ad esempio Andrea del Castagno e Paolo Uccello, attivi a Firenze in quegli stessi anni. In particolare l'assimilazione della cultura fiamminga ha importanza per Piero della Francesca, che saprà approfondire questa conoscenza anche più tardi, durante il suo soggiorno ad Urbino.

Una delle eredità più importanti che Fouquet ha lasciato alla pittura italiana è rappresentata dall'innovazione nella tipologia del ritratto. Nel Ritratto di Eugenio IV nel Ritratto di Carlo VII, compaiono le prime rappresentazioni a mezzo busto e con l'effigiato visto a tre quarti, molto precedenti alla ritrattistica di Raffaello.
Non sappiamo se Fouquet sia stato effettivamente l'inventore di questo nuovo tipo di inquadratura - secondo alcuni studiosi l'inventore del ritratto di tre quarti è Van Eyck - ma certamente hanno rappresentato i primi esempi di questo tipo in Italia.

 

Enguerrand Quarton

 

Quarton è un altro grande pittore provenzale che ha avuto importanti rapporti con la cultura italiana. Anche se la sua presenza in Italia non è documentata, una serie di opere realizzate da questo maestro  testimoniano analogie così precise con la pittura fiorentina degli anni 1440-50 che non può trattarsi di un caso.
Le opere che riflettono più chiaramente questi contatti sono: la Pietà oggi al Louvre; la Vergine della Misericordia del Museo Condè di Chamntilly, caratterizzata da una impassibile monumentalità; l'Incoronazione della Vergine di Villeneuve-Les Avignon (Musèe de l'Hospice) che mostra una particolare stilizzazione del paesaggio e una razionale evocazione dello spazio.
Nel complesso, la materia pittorica e i colori di questi dipinti sono particolarmente vicini alle ricerche cromatiche condotte proprio in quegli anni da Domenico Veneziano e dal giovane Piero della Francesca.
Se anche Quarton non fosse mai venuto in Italia, va comunque tenuto presente che ad Avignone si erano trasferite numerose famiglie italiane, soprattutto fiorentine, che mantenevano rapporti commerciali e familiari costanti con Firenze. Quarton, anche senza spostarsi dalla Provenza, poteva aver conosciuto qualche opera italiana contemporanea, proveniente direttamente dalla Toscana.

 


I Van Eyck

 

Sebbene si tratti di due artisti diversi, Jan e Hubert Van Eyck hanno personalità molto simili poiché hanno collaborato strettamente all'interno della stessa cultura. Uno dei due è stato in Italia, e sicuramente a Firenze. Molti dei loro lavori sono stati acquistati dai collezionisti italiani del Quattrocento ed hanno portato importanti influenze sull'arte italiana. Almeno In particolare hanno avuto un ruolo importante nella diffusione della tecnica della pittura ad olio in Italia. Un'opera dei Van Eyck si trovava al Palazzo Ducale di Urbino ed è stata certamente esaminata da Piero della Francesca.

A Firenze, tra i capolavori dei maestri fiamminghi acquistati dai Medici troviamo il San Girolamo nello studio di Jan Van Eyck.

Per un approfondimento sulla pittura dei Van Eyck clicca qui.

 

Hans Memling

 

Tra gli artisti attivi verso la fine del XV secolo, Hans Memling fuse nella sua pittura importanti influssi del Rinascimento italiano. Una delle opere più note di questo maestro presenti in Italia è il Ritratto di giovane uomo con lettera degli Uffizi.

 

Hugo van der Goes

 

Van der Goes è un altro dei protagonisti della pittura fiamminga che hanno portato una importante influenza culturale in Italia. Alla sua pittura si ispirò soprattutto Domenico Veneziano. Nel 1483 venne portato a Firenze il celebre Trittico Portinari, opera grandiosa e molto ammirata, commissionata da Tommaso Portinari e realizzata dall'artista nel 1478. L'opera era destinata alla Chiesa di Sant'Egidio a Firenze.

 

A. Cocchi

 

 

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La pittura fiamminga.

Mappa concettuale con aspetti essenziali su: tecnica e stile, protagonisti, esempi, rapporti con l'Italia.Autore: A. Cocchi
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Bibliografia

 

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