Gianlorenzo Bernini. Chiesa di Santa Bibiana

Gianlorenzo Bernini. Chiesa di Santa Bibiana. 1624-26. Facciata. Roma
Gianlorenzo Bernini. Chiesa di Santa Bibiana. 1624-26. Facciata. Roma

 

In questo primo saggio di Bernini come architetto si trovano i punti di partenza di uno sviluppo che porterà  l'artista, in un percorso di lenta maturazione, a raggiungere risultati di qualità altissima.

Il primo saggio architettonico di Bernini

 

Dopo il ritrovamento delle reliquie di Santa Bibiana, il papa Urbano VIII decise di ricostruire l'omonima chiesa romana, posta sull'Esquilino. Al giovane Gianlorenzo Bernini affida la ricostruzione in forme moderne della piccola basilica paleocristiana, risalente al IV-V secolo, e la realizzazione della statua di Santa Bibiana, da inserirsi sull'altare, mentre assegna a Pietro da Cortona la decorazione pittorica della chiesa. Così santa Bibiana si presenta come primo monumento in cui viene sperimentato il barocco in tutte le arti: architettura, scultura e pittura.
Appena ottenuto l'incarico da parte del papa, nel 1624 Bernini si accinge ad affrontare per la prima volta l'architettura. I limiti della sua scarsa esperienza sono piuttosto evidenti se si confronta la facciata di questo lavoro ancora giovanile con opere della maturità , come ad esempio la splendida chiesa di Sant'Andrea al Quirinale. Ma accanto alle incertezze nell'impostazione generale e ai diversi problemi irrisolti, in questo primo saggio di Bernini architetto si trovano comunque i punti di partenza di uno sviluppo che porterà  l'artista, in un percorso di lenta maturazione, a raggiungere risultati di qualità  altissima.
E' da tenere presente che comunque la facciata berniniana è stata alterata, sia per le trasformazioni del contesto originario, sia per le rimozioni dello stemma papale alla sommità  e della scalinata che ne costituiva la base, sia per la chiusura del vano centrale della loggia.
L'aspetto attuale è quindi più spoglio di quello che doveva essere al momento della sua costruzione.
Comunque la facciata si presenta sviluppata su due ordini e tripartita in ognuno dei due livelli. Al livello inferiore il portico a tre archi si imposta su pilastri e paraste ioniche, queste ultime in corrispondenza dell'arco centrale diventano tre.  Sopra la trabeazione che separa i due livelli si trova la loggia con al centro un motivo di edicola sporgente, che ospita nella sua profondità  una porta timpanata. La balaustra collega le due ali in cui si trovano le finestre e si ripete nel coronamento.
Nell'insieme è quindi una facciata abbastanza tradizionale, e riferendosi alla modesta ma composta facciata di San Sebastiano costruita nel 1609-13 da Flaminio Ponzio e Giovanni Vasanzio, ripropone il tema del piano di un palazzo appoggiato sopra a un portico.
Consapevole dei suoi limiti, Bernini evidentemente procedette con grande cautela, scegliendo "modelli sicuri" e relativamente semplici e nonostante qualche errore, come le proporzioni poco armoniose, è anche interessante che egli sia comunque riuscito a rendere alla sua prima facciata una contenuta monumentalità .
Infatti alla parte centrale viene dato un forte rilievo e i difetti della scala dimensionale sono mitigati dal gioco di ordini piccolo e grande che discendono dallo studio delle architetture di Michelangelo di Andrea Palladio e dalla tradizione manieristica.

L'interno a tre navate, conserva le forme medievali e l'assetto voluto da Onorio III nel 1224. Bernini apporta qualche modifica: chiude le finestre della navata centrale, ricostruisce l'abside, aggiungendo due cappelle laterali e soprattutto si occupa dell'Altare maggiore, in cui realizza uno dei migliori risultati espressivi del primo periodo, anticipando gli sviluppi del suo stile nelle opere successive. Alla policromia degli affreschi che animano la navata, Bernini contrappone un'edicola con la statua di Santa Bibiana interamente scolpita in marmo bianco, ottenendo un fulcro luminosissimo e di grande intensità  emozionale che attrae il visitatore immerso nella penombra della chiesa.
L'altare maggiore ha la doppia funzione di reliquiario e di basamento per la monumentale edicola, dinamizzata delle semicolonne e paraste ioniche, il cui aggetto contrasta la scura cavità  della nicchia in cui si trova la statua. All'interno dell'altare è conservata una vasca di alabastro, risalente al IV secolo, con i resti delle tre martiri Bibiana, Demetria e Dafrosa.

A. Cocchi

 

 

 

 

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Bibliografia

 

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R. Wittkower. Arte e architettura in Italia 1600-1750. Einaudi, Torino 1972
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