Bernini Gianlorenzo


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Colonnato di San Pietro

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Fin dal 1656 Bernini ha iniziato a studiare la sistemazione di Piazza San Pietro, a Roma, un lavoro di fondamentale importanza, che ha comportato problemi enormi, ma che è stato anche sostenuto dalla piena collaborazione di papa Alessandro VII Chigi, un committente colto e attento.
Bernini in questo lavoro non era libero di seguire il suo estro e la sua fantasia, poichè la costruzione della piazza era condizionata da una serie di elementi e ogni cosa andava ponderata e messa in relazione con ogni altro problema.
Andava deciso l'abbattimento di edifici già esistenti. Inoltre andava risolto un problema estetico: la facciata della basilica, costruita da Carlo Maderno, risultava troppo larga rispetto all'altezza. Si doveva anche garantire la visibilità della cupola di Michelangelo, oltre che quella dei Palazzi apostolici e della Loggia delle Benedizioni. L'artista doveva tenere conto di precise esigenze liturgiche alle quali la piazza doveva essere funzionale, l'invaso della piazza doveva contenere un numero enorme di fedeli e garantire facilità di afflusso e deflusso di masse di persone, permettere lo svolgersi di funzioni e processioni, garantire acustica e visibilità adeguate. Nella progettazione era necessario seguire un preciso simbolismo religioso, al quale il papa era particolarmente attento.

La progettazione occupò undici anni di lavoro, e le soluzioni vennero sviluppate con miglioramenti continui.
Bernini cominciò nell'estate del 1656, disegnando una piazza a forma di trapezio, delimitata da palazzi con portici dagli archi a tutto sesto. Ma il risultato non convinse l'artista che  giudicò i palazzi troppo alti e l'effetto complessivo un po' monotono e non abbastanza spettacolare. Serviva qualcosa che creasse uno stacco con i palazzi apostolici, che armonizzasse l'insieme, che mantenesse altezze più contenute per lasciar vedere bene la Loggia delle benedizioni e offrisse maggiore ampiezza spaziale.

Nella primavera del 1657 Aveva già impostato un nuovo progetto, arrivando via via a definire una piazza di forma ovale e sostituendo i palazzi porticati con un colonnato a trabeazione. Bernini cercò anche di adattare le misure cercando di ridurre al minimo l'abbattimento di strutture preesistenti, anche se questo avrebbe fatto sì che gli spazi ottenuti non fossero perfettamente regolari. Ma era anche necessario risolvere il problema delle proporzioni della facciata della Basilica e quello del collegamento della forma ovale alla forma lineare dei palazzi apostolici.
Bernini quindi inserì la cosiddetta "piazza retta", di forma trapezoidale davanti alla chiesa, sviluppò in avanti due bracci porticati rettilinei leggermente divergenti verso la facciata, in modo da collegare la chiesa con la piazza ovale. La sua grande esperienza sui rapporti ottici e dimensionali venne applicata anche in questo caso per correggere i numerosi "difetti" che il monumentale complesso di spazi ed edifici presentava.
 
La leggera inclinazione dei due portici rettilinei nella piazza trapezoidale permette una visione più equilibrata della facciata, e ne restringe visivamente la larghezza eccessiva. Le irregolarità nelle dimensioni, nella simmetria e tutti gli errori di allineamento tra i diversi elementi, facciata, obelisco, piazze, vennero risolti mediante calcoli geometrici e prospettive illusive, fino a renderli impercettibili. Lo stesso allargarsi dello spazio della piazza ellittica crea una prospettiva che ridimensiona l'eccessiva larghezza della facciata.
Il risultato è dovuto alla raffinata sensibilità per lo spazio e alla sapiente tecnica psicologico-visiva. L'armonia dell'insieme è basato soprattutto su un voluto contrasto
La chiara struttura geometrica impostata sull'ellisse, è in netta contapposizione allo sviluppo orizzontale della facciata e dei palazzi vaticani. Le massicce colonne della piazza contrastano con quelle corinzie, più esili e alte, della facciata. 
Ma un altro accorgimento ingegnoso è rappresentato dalla disposizione delle colonne: l'allineamento delle colonne  degli emicicli è calcolato sui raggi dell'ellisse, il cui centro è indicato con una piastrella rotonda posta sul pavimento della piazza.
Questa soluzione offre allo spettatore un particolare effetto dinamico-visivo: chi attraversa la piazza vede le colonne aggregarsi e staccarsi passando da spazi vuoti a pieni, con un movimento continuo di aperture e chiusure.

Nel complesso, il risulatato è quell'immagine di solennità ed eleganza grandiosa e spettacolare che rende questa piazza unica al mondo, ma si coglie anche il simbolismo: la forma ellittica indica l'universo, il portico che si sviluppa dalla basilica rinvia alle braccia della Chiesa che raccolgono l'intera umanità.
Le statue dei santi offrono la mediazione tra la massa del portico e il vuoto del cielo, in riferimento alla mediazione spirituale tra il mondo e Dio.

Nel 1667 Bernini aveva pensato di chiudere la piazza con un altro settore di colonnato, il cosiddetto "terzo braccio" che continuasse la curva dei due emicicli dalla parte opposta alla Basilica.
La situazione che si presentava all'architetto era completamente diversa da quella attuale. Alla zona di San Pietro si arrivava dal popolato Quartiere della Spina di Borgo, percorrendo due vie molto strette, che non lasciavano vedere la basilica finchè non si fosse giunti nella piazza antistante (Piazza Rusticucci).
In questo modo lo spettatore proveniente dalla "Spina" si sarebbe trovato improvvisamente nella grandiosa piazza e doveva trovarsi nelle condizioni di poter abbracciare con lo sguardo tutto l'ovale per intero. Ma a causa della morte di Alessandro VII il terzo braccio non fu più costruito. Poi durante il regime fascista la Spina di Borgo venne demolita e venne creata l'attuale via della Conciliazione.

Dal punto di vista stilistico, Piazza San Pietro oltre che monumento simbolo del barocco italiano è anche una delle architetture più classiche realizzate dopo al Rinascimento, ma è estremamente originale l'interpretazione che il Bernini offre della classicità. Nel suo porticato non si riferisce all'arco con colonne nella tipologia che discende dal Colosseo e utilizzata per secoli, questa soluzione per lui rinvia sempre all'immagine di un muro traforato, piatto. La scelta della colonna libera con trabeazione offre invece un'immagine decisamente scultorea, di rotondità e pienezza spaziale. La colonna con la sua forma cilindrica e la stessa disposizione radiale per tutto il colonnato, rinviano all'idea di infinito, suggerito anche dalle dimensioni amplificate e dalla stessa forma ellittica della piazza.

Le scelte del Bernini per tutto il suo lavoro furono aspramente criticate ai suoi tempi, ma il suo colonnato diventerà un punto di riferimento fondamentale per l'architettura moderna, le cui conseguenze troveranno applicazione dall'Italia a tutta l'Europa, fino alla Russia per più di due secoli dopo.

A. Cocchi


Bibliografia.

R. Wittkower. La scultura. Dall'antichità al Novecento. Giulio Einaudi editore, Torino 1985
R. Wittkower. Arte e architettura in Italia 1600-1750. Einaudi, Torino 1972
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O. Ferrari. Bernini. Dossier Art. Giunti, Firenze 1991
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G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004

 

Approfondimenti:Bernini, piazza, colonnato, colonna, architettura, urbanistica, Alessandro VII, Chigi, Alessandra Cocchi.

Stile:Barocco.

Per saperne di più sulla città di: Roma

 




Gianlorenzo Bernini. Piazza e Colonnato di San Pietro. 1656-1667. Roma.


Gianlorenzo Bernini. Part. del Colonnato di San Pietro. 1656-1667. Roma.


Gianlorenzo Bernini. Colonnato di San Pietro; part. del Centro del Colonnato. 1656-1667. Roma.


Giovan Battista Falda. Progetto definitivo per piazza San Pietro con il terzo braccio. 1667. Incisione. cm. 93X181


Gianlorenzo Bernini. Piazza e Colonnato di San Pietro. veduta aerea. 1656-1667. Roma.


Gianlorenzo Bernini. Una delle fontane di Piazza San Pietro.