Dopo i ripetuti inviti da parte di Ludovico II Gonzaga (documentati fin dal 1456) e terminata nel 1459 la Pala di San Zeno, finalmente Andrea Mantegna si trasferì a Mantova, per trascorrervi il resto della sua vita.
La sua presenza nella città dei Gonzaga risulta da un documento con data 7 agosto 1460, ma secondo gli studiosi l'artista vi giunse probabilmente già alla fine del 1459.

Uno dei primi lavori che furono richiesti al pittore fu la decorazione della Cappella del Castello di San Giorgio, progettata dall'architetto fiorentino Luca Fancelli.
In nbase alla ricostruzione degli storici, non doveva trattarsi di affreschi, ma di una serie di dipinti su tavola. Tale convinzione deriva dal ritrovamento di una lettera scritta il 26 aprile 1464 dall'artista e indirizzata al marchese di Goito, dove si legge il riferimento ad alcune tavolette con cornici dorate, quasi finite, da collocare nella "chapeleta".
I dipinti però già un secolo dopo furono tutti dispersi in seguito alla ristrutturazione della cappella e si è potuto risalire alla loro identificazione solo grazie a complesse ricerche. In base a tali studi, risulta che facevano parte del gruppo il cosiddetto Trittico degli Uffizi e la Morte della Vergine, ora al Prado.
Altri dipinti sono conosciuti solo attraverso testimonianze antiche e copie, come ad esempio una Resurrezione, un Noli me tangere e le Tre Marie, tutti conservati alla National Gallery di Londra.

Tutti i dipinti che si ritiene fossero destinati alla cappella sono concentrati sul tema della redenzione, sviluppato attraverso i misteri dell'Incarnazione, Passione e Resurrezione di Cristo.
Si trattava quindi di un programma particolarmente adatto per una cappella con funzione di mausoleo per Ludovico.
Ma oltre a quella privata esiste anche una motivazione politica e di più grande portata culturale.
La decorazione della Cappella era solo una parte del più ampio programma di rinnovamento della residenza dei Gonzaga, strettamente collegato ad un importante evento storico: la Dieta di Mantova.
Dovendo ospitare i principi cristiani che si riunivano per organizzare la liberazione di Costantinopoli , conquistata dai Turchi nel 1453, il medievale Castello di San Giorgio doveva trasformarsi in un moderno e accogliente palazzo signorile, essere dunque all'altezza dell'occasione e divenire simbolo prestigioso della magnificenza dei Gonzaga.
La decorazione della cappella doveva partecipare coerentemente a quella trasformazione in chiave rinascimentale sia nello stile che nei temi iconografici.
Per via degli smembramenti subiti, rimane oggi molto difficile ricostruire la disposizione che Mantegna scelse per sistemare i dipinti nell'ambiente della cappella. Unico indizio convincente è il supporto concavo dell'Adorazione dei Magi, che fa ipotizzare la sua collocazione nell'abside.

A. Cocchi

 


 

Bibliografia

Lionello Puppi Cianfrusaglie reperti e un talent scout in: Il Romanzo della pittura. Masaccio e Piero. Supplemento al n° 29 de "la Repubblica" del 2.11.1988
Claudia Cleri Via Mantegna. Art eDossier n.55. Giunti, Firenze. 1991
M. Bellonci, N. Garavaglia L'opera completa di Mantegna. Classici dell'arte Rizzoli, Milano 1966
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti.
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa-Bruno Mondadori, Roma 2000
A. Blunt Le teorie artistiche in Italia dal Rinascimento al Manierismo. Piccola Biblioteca Einaudi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1966
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008

Cappella di San Giorgio a Mantova


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