Michelangelo


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Centauromachia

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L'opera, un rilievo su lastra di marmo, delle dimensioni di 84,5X90 cm., appartiene al periodo giovanile di Michelangelo, si trova nella Casa Buonarroti a Firenze. Risale al 1492, è stata realizzata quando il Buonarroti aveva 17 anni.
Il soggetto che sembra gli sia stato suggerito da Poliziano. Il riferimento all'antico mito greco - quello della battaglia tra i Centauri e i Làpiti - tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, fu tuttavia solo un pretesto.
E' classica anche per l'ispirazione agli antichi sarcofagi romani, ma è una composizione molto libera in cui abbandona le formule tradizionali.
Questo rilievo non è solo una prova di bravura del giovane artista esordiente, è anche il punto d'arrivo delle ricerche quattrocentesche sul nudo e l'avvio di una nuova concezione plastico-dinamica del corpo nello spazio.
Michelangelo non ha narrato la vicenda, non ha ricostruito la scena mitologica, ma ha voluto rappresentare una lotta furiosa tra guerrieri nudi dalla muscolatura tesa e possente.
La figura al centro, in maggiore evidenza, è il perno di tutta l'azione. Dal suo gesto, con il braccio destro alzato e la torsione del busto, si genera un moto rotatorio che sembra trascinare tutte le altre figure. È lo stesso movimento che ritornerà cinquant'anni più tardi, nel Cristo Giudice del Giudizio Universale nella Cappella Sistina a Roma.
Protagonista assoluto è un corpo umano che esprime energia e movimento, con scorci, torsioni, intrecci, grovigli, in una lotta senza fine. Quasi una metafora della vita.
Lo spazio non è descritto: i pochi brani del fondo emergono grazie ai vuoti che separano un corpo dall'altro. Ma la profondità del fondo è molto ridotta, e in alcuni particolari, addirittura annullata, raggiunge quasi lo stesso livello delle figure.
Colpisce nell'opera il modo in cui lottano le figure: esse non si pongono solo l'una contro l'altra, ma è dalla materia che le imprigiona che sembra vogliano liberarsi con toni fortemente drammatici. La traccia ancora visibile dello scalpello, in particolare nella larga fascia in alto e nelle parti più in profondità, rende ancor più evidente la lotta delle figure che sembrano emergere a fatica dal marmo. Questa fatica di emergere, il prender vita dalla massa inerte del marmo, diventa anche l'immagine stessa della creatività dell'artista. 
Lo spazio non è vuoto ma materico, concreto, e non è separato dalle figure che sono invece invischiate in quella materia e ne emergono solo grazie alla forza e alla loro energia interiore.

A. Cocchi

 



Bibliografia:

 

E. Bernini, R. Rota Figura 1 Editori Laterza, Bari 2002
G. Cricco, F. Di teodoro Itinerario nell'arte. Vol 2, 2000
G.C. Argan, B. Contardi in: Michelangelo Dossier Art n. 9 Giunti, Firenze
C. Alchidini Luchinat, E. Capretti, K. Weil-Garris Brandt Michelangelo. Gli anni giovanili. Dossier Art n. 150 Giunti, Firenze

 

Approfondimenti:Alessandra Cocchi, Michelangelo, rilievo, guerra, centauro, uomo, anatomia, scultura rinascimento, scultura, .

Stile:Rinascimento.

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Michelangelo. Centauromachia. 1492. Rilievo in marmo. Firenze, Casa Buonarroti



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