Michelangelo


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Bacco

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Durante il primo soggiorno a Roma il cardinal Riario chiese a Michelangelo una statua di Bacco. Ma una volta realizzata, la statua finì nel giardino del banchiere Jacopo Galli, altro protettore dell'artista, che, secondo una moda diffusa presso le famiglie più in vista di Roma, raccoglieva statue e frammenti antichi a formare un ricchissimo "antiquarium". Un'idea molto precisa di quell'impressionante collezione ci è offerta dai disegni cinquecenteschi che lo rappresentano, specialmente quelli del fiammingo Maarten van Heemskerk.
La statua, in marmo, alta 203 cm., compresa la base,  oggi è conservata nel Museo nazionale del Bargello a Firenze.
Ai primi di luglio del 1496 Michelangelo, aveva già acquistato un blocco di marmo di Carrara e realizzò la statua nel giro di un anno.

L'opera rivela una padronanza assoluta dell'anatomia, dei mezzi tecnici, dei valori di composizione, armonia ed equilibrio classici, ma anche di sorprendente capacità inventiva, perché creata secondo la fantasia dell'artista, senza derivazione diretta. Una libertà immaginativa potente, sostenuta comunque da una solida conoscenza dell'antichità.
Il gruppo raffigura Bacco, ebbro e barcollante, affiancato da un satiro bambino che ride maliziosamente e morde l'uva di nascosto.  Rappresenta lo splendido risultato dell'incontro dello scultore poco più che ventenne con l'onnipresente e maestosa bellezza dell'antico in Roma.
Michelangelo aveva già potuto conoscere frammenti antichi a Firenze nel giardino di San Marco e nei tesori medicei, a Pisa aveva potuto vedere gli antichi sarcofagi del Camposanto, ma a Roma l'antichità gli si offriva allo sguardo e allo studio con varietà e precisione: tanto che il Bacco, nell'accostarsi alla statuaria antica, risente particolarmente di certi tratti della scultura ellenistica.
Fatto per esser visto da più di un lato, il gruppo statuario articola un complesso rapporto spaziale tra il dio del vino e il suo piccolo accompagnatore, che lo avvicina furtivo da tergo.
Mentre Bacco incede col corpo carnoso e morbido proteso in avanti e sbilanciato, quasi inseguendo la coppa di vino che innalza a portata dello sguardo dilatato, il satiretto si torce in un ardito contrapposto che fa ruotare la metà superiore della figura di ben oltre novanta gradi rispetto alle gambe caprine.
Da qui deriva l'effetto dinamico: il senso di oscillazione, di instabilità, che suggerisce la camminata e il movimento tipici delle persone ubriache.
La lavorazione delle superfìci varia da parte a parte, con effetti di grana ruvida nel satiro, e di levigata politezza sull'epidermide del dio, di cui già le fonti notavano la mollezza effeminata, composta di tratti maschili e femminili.

A. Cocchi

 



Bibliografia:

 

E. Bernini, R. Rota Figura 1 Editori Laterza, Bari 2002
G. Cricco, F. Di teodoro Itinerario nell'arte. Vol 2, 2000
G.C. Argan, B. Contardi in: Michelangelo Dossier Art n. 9 Giunti, Firenze
C. Alchidini Luchinat, E. Capretti, K. Weil-Garris Brandt Michelangelo. Gli anni giovanili. Dossier Art n. 150 Giunti, Firenze

 

Approfondimenti:Michelangelo, scultura, divinitą, anatomia, vino, Bacco, S, squilibrio, scultura rinascimento, .

Stile:Rinascimento.

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Michelangelo Buonarroti. Bacco. 1497. Marmo. Firenze, Museo del Bargello





 

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