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Bibliografia

 

Il gruppo dei Fauves si manifesta a Parigi nel Salone d'Autunno del 1905, una mostra collettiva organizzata da Georges Desvallières, vicedirettore del prestigioso Salone parigino. Egli decise di offrire al pubblico una panoramica sui nuovi artisti emergenti, e dispose nella stessa sala opere di Henry Matisse, Albert Marquet, André Derain, Maurice De Vlaminck, Henry Manguin, Charles Camoin.
Altri artisti con opere dalle caratteristiche simili esponevano nelle altre sale, si trattava di Othon Friesz, Georges Roault, Kees Van Dongen. Lo stile di questi artisti era condiviso anche da Raoul Dufy e George Braque, ma le loro opere non vennero esposte in quell'occasione.

Il nome ''belve'' deriva dal critico francese Louis Vauxcelles che, sul quotidiano Gil Blas definisce così quegli artisti che usano il colore con una violenza espressiva ''selvaggia'' per il gusto di allora. Anche J. B. Hall, sostenitore di un gusto più tradizionale, non apprezzava il lavoro di questi artisti e li definì come "buffoni" che non sanno dipingere e sporcano le tele a caso.
Ma nella stessa mostra questi artisti vennero invece molto apprezzati da altri intenditori e mercanti d'arte come Ambroise Vollard e Berthe Weill, che ne compresero la qualità estetica e la portata innovativa e iniziarono a commerciare e far conoscere le loro opere.

I Fauves (come anche il gruppo tedesco della Brucke) non hanno mai costituito un vero movimento, gli artisti che ne fanno parte non hanno mai creato un gruppo con un'organizzazione e un programma. Ognuno degli artisti che ne fanno parte in realtà mantiene una propria autonomia, e molti di loro giungono a risultati simili per vie molto diverse.
Esistono solo alcune caratteristiche comuni che permettono di raggrupparli tutti secondo una generale concezione dell'arte:
- l'autonomia del quadro rispetto alla realtà esterna;
- l'obiettivo di descrivere il gusto di vivere, di sentire, di emozionarsi (Van Dongen), secondo quel principio di libertà insegnato da Van Gogh e Gauguin.

In altre parole, non si cerca più l'impressione proveniente dall'esterno, o la somiglianza esteriore, ma si dipinge direttamente la sensazione e l'emozione dell'artista, cercando una sorta di mimesi dell'interiorità, portando "fuori" e rendendo visibile (ex-primere) l'energia profonda che caratterizza l'esistenza. 
La natura non è più oggetto di imitazione, ma la fonte delle emozioni e della 'gioia di vivere', da cui attingere segni per una libera trascrizione.
Il quadro dei Fauves, quindi, è inteso come un organismo autonomo, che non deve 'copiare' la realtà esterna, ma offre una realtà che è quella ricostruita dalle emozioni e in cui diventa fondamentale il colore, usato secondo un principio rigoroso di massima semplificazione cromatica e insieme di una libertà totale.

Altra caratteristica fondamentale dell'estetica Fauve è che la composizione deve 'reggersi da sola', nel senso che tutti gli elementi del quadro si devono trovare in armonia tra loro, come una sinfonia di colori, linee e forme. In questo diventa importante la consapevole costruzione dell'opera di pittura come un'opera musicale, evidente in tutti lavori di questi artisti. Sono dipinti in cui i colori 'cantano' e non seguono più i principi accademici del chiaroscuro, del tonalismo, e simili; lo spazio e la profondità non sono costruiti secondo le regole prospettiche tradizionali, ma vengono 'orchestrati' nel campo visivo del quadro; le linee sviluppano dei 'ritmi', le forme diventano dei 'motivi' che si richiamano nella composizione. Tutte soluzioni che i Fauves traggono dall'insegnamento di Gauguin.

Il sostanziale amore per la vita espresso da questi quadri trova un riscontro anche nell'amore per il lavoro e il gusto della 'buona fattura': la pittura richiede disciplina e attenzione costante, anche dietro a un segno o a una macchia dall'apparenza spontanea o casuale deve esserci una lunga e cosciente preparazione. A questo vanno riferite le tecniche del puntinismo e del cloisonnismo, largamente usate da questi artisti.

Nonostante esistano molti punti di contatto e somiglianza tra i Fauves e gli espressionisti tedeschi ed austriaci, si riscontrano anche parecchie differenze.
Rispetto ad essi, gli artisti francesi sono estranei sia alla critica sociale sia alla volontà di creare opere 'violente' per esprimere un disagio esistenziale. La ''durezza espressiva'' degli altri espressionisti si ammorbidisce nei Fauves, per una visione più mediterranea, solare, vitalistica, positiva.

Il principio di libertà espressiva a cui tutti i fauves si attengono porterà ognuno di loro a seguire in modo indipendente la propria ricerca espressiva, solo due anni dopo la loro esposizione, al Salone d'Autunno del 1907 una mostra dedicata a Cézanne determina negli artisti nuove importanti influenze che li spingeranno ognuno per la propria strada.

 

A. Cocchi


Bibliografia

 

G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerario nell'arte vol. 3
E. Bernini, R. Rota. Figura 2. Profili di storia dell'Arte. Laterza Editori, Bari 2002G. Dorfles, A. Vettese Arti visive. Protagonisti e movimenti. Il Novecento. Edizioni Atlas, Begamo, 2004
G. Dorfles, A. Vettese Storia dell'Arte.  Vol. 4. Novecento e oltre. Edizioni Atlas, Begamo, 2009
E. Demartini, C. Gatti, E.P. Villa. L'arte tra noi. Vol. 5 Il Novecento. Electa Bruno Mondadori, Roma 2007
La Nuova Enciclopedia dell’arte Garzanti, Giunti, Firenze 1986

 


 

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