La Galleria Farnese. Gli affreschi dei Carracci

 

Annibale Carracci, Agostino Carracci e aiuti. Volta della Galleria Farnese. Affresco. Roma Palazzo Farnese. 1597-1607.  Foto di Andrea Gennari
Annibale Carracci, Agostino Carracci e aiuti. Volta della Galleria Farnese.Affresco.
Roma Palazzo Farnese. 1597-1607.  Foto di Andrea Gennari

 

Gli affreschi della Galleria Farnese di Annibale e Agostino Carracci celebrano il dominio universale dell’amore in una atmosfera gioiosa e fantastica.

Omnia vincit Amor

 

L’esecuzione degli affreschi della Galleria Farnese iniziò verso il 1597, quando Annibale realizzò una serie di splendidi disegni che documentano anche i cambiamenti del programma iconografico e si protrae fino al 1604-1605.
Il capolavoro romano di Annibale riflette una fase di riscoperta del mondo classico da parte del pittore bolognese, che ha l’occasione di avere una conoscenza diretta dell’opera di Raffaello e di Michelangelo. Nelle scene dipinte da Annibale i suoi personaggi atletici ed eroici vivono in ariosi paesaggi e rievocano i miti antichi in una atmosfera gioiosa e fantastica. Gli ambienti naturali sono invasi da una luce solare che unifica tutto e i colori sono chiari splendenti.
Il programma iconografico dell’intero ciclo affreschi si sviluppa intorno all’iscrizione latina: OMNIA VINCIT AMOR che compare nell’episodio con Eros e Pan. È riferita alla celebrazione del potere e dominio universale dell’amore.
Al centro della volta si trova il celebre Trionfo di Bacco e Arianna, mentre nei quattro angoli sono collocate diversi momenti della lotta di Eros e Anteros (allegoria dell’Amore e Amore ricambiato). In tutti gli affreschi, ogni singola scena segue coerentemente il tema dell’amore profano.


Il cardinale Odoardo Farnese, committente dell’opera, inizialmente aveva richiesto ad Annibale un progetto di decorazione ad affresco adatto alla galleria in cui egli esponeva la sua collezione di statue e busti antichi, collocati nelle nicchie. Poi il matrimonio tra il suo nipote, il duca Ranuccio Farnese e Margherita Aldobrandini convinse il cardinale a scegliere un programma iconografico diverso, più adatto all’occasione delle nozze.
La composizione complessiva dell’intero ciclo è molto originale, perché Annibale non volle seguire né uno sviluppo narrativo e sequenziale, né una distribuzione gerarchica con temi più importanti e temi minori. Le scene sulla volta sviluppano una rete di corrispondenze reciproche in un insieme unico e continuo. Si tratta di una soluzione senza precedenti, una novità assoluta.
La volta è suddivisa in due fasce in cui sembra di vedere una serie di quadri riportati, appesi in alto con le loro cornici. Invece si tratta di immagini rese illusivamente in modo da suggerire l’impressione di un'altra galleria al piano superiore. La pittura si presta ad uno scherzo ottico, in un sottile gioco tra finzione e verità.
Il contenuto museologico ne era stato proposto come tema nel progetto iniziale è stato interpretato da Annibale come una galleria d’arte illusionistica e integrato all’atmosfera gioiosa della “festa di nozze” del secondo progetto iconografico.
Il gioco tra vero e falso prosegue anche negli elementi di cornice e separazione tra le scene. Ignudi, putti, atlanti e medaglioni in atteggiamenti carri, spesso scherzoso e beffeggianti rinviano ad un secondo livello di realtà dove ciò che dovrebbe essere finto è immobile è animato come se fosse vero.Tra una scena e l’altra Annibale ha inserito delle figure di Cariatidi che rappresentano Atlanti rotti, scheggiati dipinti in maniera molto illusiva, come se si trattasse di reperti archeologici, ricollegabili con Le vere statue sottostanti. Sono figure che offrono l’impressione di una seconda galleria, dove i Nudi dipinti color carne sembrano garantire allo spettatore la praticabilità del secondo piano.

 

 


Per tutta la volta c’è uno scambio continuo tra verità è finzione che riporta tutto la tema generale dell’artificio, all’illusione fondamentale dell’arte.
L’arte è intesa come gioco, divertimento, creatività gioiosa che coinvolge lo spettatore in un’atmosfera fantastica e festosa.
Come modello di riferimento per i suoi affreschi Annibale scelse la più importante decorazione a soffitto del Rinascimento: la Volta della Cappella Sistina di Michelangelo. Ma rispetto al capolavoro rinascimentale Annibale adotta soluzioni nuove che dimostrano un profondo e radicale cambiamento culturale.
La scelta e la disposizione dei soggetti rappresentati seguono un criterio di corrispondenze secondo uno schema reticolare.
Il settore centrale del soffitto, più ampio, è occupato dal Trionfo di Bacco e Arianna, che rappresenta la chiave di lettura, ma anche strutturale, dell’intera decorazione.
Il festoso corteo di baccanti, satiri e putti che accompagnano il carro nuziale segue una composizione ondulata in un ritmo fatto di intervalli riprese che richiama l’idea della musica e della danza. Le figure sono tutte in movimento, investite dal ritmo della musica.
Le due metà della scena presentano elementi di simmetria e di contrasto, in un gioco di accordi e rispecchiamenti.
Lo stesso criterio di corrispondenze incrociate si trova anche nei finti quadri, che si riflettono tra loro come in un gioco di specchi. Infatti Annibale ha utilizzato composizioni simili disposte modo simmetrico, ma riportando sempre sottili differenze.


Se nell’insieme degli affreschi si coglie una visione ideale dell’uomo e della natura che discende dal Rinascimento, la nuova interpretazione offerta da Annibale è già seicentesca e porta con sé contenuti inediti pieni di conseguenze sia dal punto to di vista artistico che da quello culturale in genere. Sono nuovi gli effetti di luce, vita, gioia, movimento, i personaggi non sono più in posa ma vengono colti “di sorpresa” nel culmine di un’azione.
Altro elemento di novità, che sarà importantissimo per l’estetica del Barocco, è l’unità di visione in una continuità infinita dello spazio, dovuta alla scelta di un unico punto di vista prospettico per l’intera decorazione.

 

A. Cocchi

 

 

 

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Michelangelo Cappella Sistina, Annibale Carracci Galleria Farnese. Mappa concettuale

Mappa concettuale con confronto stilistico tra i due cicli di affreschi con esempi.

La Cappella Sistina dipinta da Michelangelo e la Volta di Palazzo Farnese realizzata da Annibale Carracci sono due capolavori considerati modelli di riferimento per molti altri artisti.  La mappa di Geometrie fluide mette a confronto i due affreschi, comparando stile, motivazione e contesto in cui si inseriscono.  

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Annibale e Ludovico Carracci . Mappa concettuale

Nell'ambito della stessa famiglia, Annibale e Ludovico Carracci hanno condiviso la stessa formazione culturale ma le loro opere rivelano sensibilità e modi espressivi molto diversi. La mappa di Geometrie fluide confronta lo stile e le caratteristiche pittoriche dei due grandi maestri bolognesi.

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Bibliografia

 

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La storia dell'arte raccontata da E. H. Gombrich. Leonardo editore. Roma 1995
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G. Dorfles, F. Larocci, A. Vettese. Storia dell'arte. Vol. 3. L'Ottocento. Istituto Italiano Atlas Edizioni. Orio del Serio 2008
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