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Pala di Castelfranco: letture iconologiche

La Pala di Castelfranco, nel Duomo di Castelfranco Veneto, è un'altra delle opere di Giorgione che lascia aperti parecchi dubbi, nonostante le indicazioni desunte dai restauri e dai numerosi studi di cui è stata oggetto.
Un primo motivo di discordanza tra gli storici è la datazione, che  secondo alcuni corrisponde al 1504-5, secondo altri va anticipata al 1502 o anche al 1500.
Questa è l'unica pala d'altare, a destinazione pubblica che si conosca tra i dipinti assegnati all'artista. Unica notizia certa è che è stata realizzata per Tuzio Costanzo, un condottiero dell'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, che voleva collocare il dipinto sull'altare della sua cappella di famiglia nel Duomo di Castelfranco. Lo stemma della famiglia Costanzo, con sei coste e unabanda rossa, campeggia, ben evidente, al centro del piedistallo del trono. Non è ancora stato chiarito perchè la famiglia Costanzo de' Verni si trovasse a Castelfranco Veneto, poichè era proveniente, per un ramo da Napoli e per l'altro ramo da Messina. Sembra probabile che l'opera sia stata richiesta da Tuzio, in ricordo del figlio Matteo, caduto in battaglia a Ravenna nel 1504 all'età  di ventitrè anni, mentre combatteva per la Repubblica di Venezia. E ciò sposterebbe la data al 1504-05.
La funzione elegiaca e devozionale può trovare conferma nel tono malinconico che pervade tutta la composizione.
La Madonna in trono è rappresentata in un'espressione di profonda tristezza mentre sorregge il Bambino addormentato, ma anche i due santi ai piedi del trono esprimono una intensa malinconia. Allude allo stesso sentimento anche l'atmosfera sospesa e silenziosa in cui si trova immerso lo splendido paesaggio che si apre dietro le figure. Il tramonto, momento di passaggio dal giorno alla notte, è simbolo del passaggio dalla vita alla morte, mentre il castello rovinato e i soldati in riposo nella campagna, rinviano a tempi di guerra, probabilmente riferiti a quelli che hanno sconvolto il territorio veneziano in quegli anni e nei quali il giovane Matteo Costanzo ha trovato la morte.

I due santi presso il trono sembrano rivolgersi allo spettatore come per suggerire qualcosa, ma il loro messaggio rimane per noi alquanto misterioso.
Il santo a destra è stato identificato con una certa sicurezza come san Francesco, il quale, con un gesto dimostrativo, mostra i segni delle stimmate.
Il santo cavaliere a sinistra, in armatura e con il vessillo appoggiato alla spalla, è meno idenfificabile: può essere San Giorgio, patrono dello stesso pittore, San Liberale, santo a cui è dedicato il Duomo e patrono della Marca Trevigiana, o san Giovanni, patrono dell'ordine cavalleresco di cui faceva parte il committente del dipinto. Gli studiosi in un primo tempo sostenevano che il Costanzo appartenesse all'Ordine di Malta, e il santo veniva indicato come Nicà sio, martire patrono di quell'ordine.
Ma quest'ultima ipotesi è stata totalmente riconsiderata, poichè sembra che Tuzio Costanzo appartenesse all'Ordine di San Giovanni e non a quello di Malta, non ancora istituito agli inizi del '500.
Altra possibilità  è che il personaggio rappresentato possa rappresentare tutti e tre i santi, in base alla maniera allusiva generica, tipica di Giorgione.
Al di là  delle ipotesi e dei dubbi che permangono sul personaggio in armatura, va tenuto presente che il viso di questo cavaliere è stato completamente ridipinto e che alla National Gallery di Londra esiste un'altra versione della stessa figura su una tavoletta di piccole dimensioni. Anche in questo caso non è accertato se si tratti di un bozzetto preparatorio fatto dal Giorgione per questa pala o di una copia di scuola.

   

   
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