Rivoluzione francese

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I cambiamenti sociali che hanno caratterizzato gli ultimi vent'anni del '700 sono manifestati in maniera molto evidente nelle trasformazioni del costume. L'evento più eclatante  nell'Europa di quegli anni è stato senza dubbio la Rivoluzione francese, anche per l'importanza che la Francia aveva nell'ambito del costume a livello internazionale. Tuttavia, anche gli influssi del mondo anglosassone e la nascita degli Stati Uniti d'America contriburono ad avviare la moda ad un'evoluzione che avrà seguito nel XIX secolo.

In Francia il clima sconvolgente degli anni della Rivoluzione viene rappresentato in modo emblematico dalle trasformazioni della moda del periodo. Nel complesso l'abbigliamento divenne più comodo e funzionale. I primi cambiamenti si avvertirono già prima del 1789, quando cominciarono a scomparire i paniers e il codino.
Importanti stimoli al rinnovamento vennero dal mondo della cultura, e soprattutto dalle nuove linee di pensiero, come la concezione di ritorno alla natura espressa da Rousseau e la filosofia del razionalismo di Voltaire, che vennero accolti sia nello stile di vita sia nel costume.
In Francia il naturalismo di Rousseau ispirò gli abiti pastorali e agresti che la regina Maria Antonietta indossava e proponeva alle sue dame nelle feste organizzate nei parchi reali, mentre la via razionalistica di Voltaire trovò riscontro soprattutto  pratico abbigliamento all'inglese, preferito dalla borghesia.
In linea di massima, si diffusero sempre più i modelli di abbigliamento provenienti dall'Inghilterra parallelamente al diffondersi della classe borghese. Quest'ultima infatti aveva già avuto una sua prima rivoluzione, affermandosi economicamente. I borghesi, che si stavano conquistando una posizione di prestigio nella società, manifestavano anche nell'abbigliamento il loro senso pratico insieme ad un nuovo concetto di eleganza.

Ma negli anni tra il 1789 e il 1794 la scelta del un modo di vestire acquisì anche precisi significati politici e si costituì un vero codice dell'abbigliamento.
Il 5 maggio 1789 a Versailles avvenne l'ultima rappresentazione ufficiale dell'Antico Regime. Luigi XVI convocò l'assemblea degli Stati Generali, che riunì i cosiddetti tre Stati: clero, nobiltà e borghesia. In occasione del corteo che doveva far parte dell'evento, il marchese Dreux de Brézé, Gran Maestro delle Cerimonie, riprese un'ordinanza del 1614 e impose regole di abbigliamento che dovevano essere seguite da ogni deputato per manifestare in modo chiaro le differenze gerarchiche.

  • Ai rappresentanti dei più alti livelli del clero erano assegnati gli abiti ecclesiastici più sontuosi, come la seta rossa per i cardinali, offrendo un'immagine ben distinta dalla semplice tonaca di stoffa nera prevista per i parroci.
  • Al Secondo Stato, spettavano abiti sontuosi: marsina e sottomarsina di seta nera o panno per l'inverno
  •  decorazioni con galloni d'oro, culottes di seta nera e mantello coordinato. Calze bianche, cravatta di pizzo, spada e tricorno con piume.
  • Al Terzo Stato, composto dalla metà dei deputati, venne imposto di vestire in "maniera semplice" con un abito di panno nero, calze nere, mantello corto di seta nera (come quello usato dagli avvocati), cravatta di mussola in tinta unita e tricorno. Poichè non erano riconosciuti come gentiluomini, i borghesi non potevano portare la spada.
    Il modo di vestire era quindi chiaramente differenziato in base alla diverse classi sociali.

    A questa discriminazione seguirono immediate contrarietà, finchè nello stesso anno, appena scoppiata la Rivoluzione, l'Assemblea nazionale revocò il provvedimento. I rivoluzionari  borghesi preferivano già un abbigliamento più comodo ed essenziale, ma non potevano accettare un'imposizione dall'alto. Il costume borghese "molto semplice" voluto da Brézé venne provocatoriamente adottato dalla borghesia trionfante che lasciò ai domestici e ai lacchè la vecchia e pomposa moda di corte.

Ma al di là delle vicende che seguirono è importante notare che da questo avvenimento iniziò una codificazione del modo di vestire che ebbe un'importanza fondamentale nella Rivoluzione francese. La ragione principale dell'abbigliamento decorativo della nobiltà era di mantenere anche nell'abito la differenza tra gli uomini basata sul diritto di nascita e sulla ricchezza. Tra il XV e il XVIII secolo l'aristocrazia aveva continuato ad assicurare questa distinzione con numerose leggi.
Con la Rivoluzione francese si infranse questa tradizione: chi voleva mantenere i privilegi aristocratici sarebbe finito sulla ghigliottina e se i nobili volevano continuare a vivere dovevano rinunciarvi e competere con i borghesi dedicandosi alle stesse attività. Così anche i nobili finirono per indossare gli abiti del Terzo Stato.

All'Assemblea nazionale del 1798 si presentarono diversi deputati in frac nero e cilindro. Qualcuno portava ancora la parrucca incipriata e le culottes, ma presto si diffusero i pantaloni lunghi e le scarpe basse anche tra i nobili. Il significato politico dell'abito ebbe quindi un peso importantissimo nella Francia rivoluzionaria e si avviarono nuovi indirizzi di moda in cui ogni colore, forma, dettaglio rappresentava un evidente segnale rivoluzionario o reazionario.

La situazione della moda nel resto d'Europa era molto meno radicale rispetto alla Francia.
Vestire all'inglese, a partire dal 1770 era diventata una moda di successo in tutta Europa, e soprattutto in Germania non solo per la sua comodità, ma anche perchè vestire all'inglese indicava una generica adesione agli ideali illuministici e democratici.
In Francia l'abito all'inglese era quello della classe borghese, che aspirava al diritto di voto ancora negato, e per contrasto, la preferenza dell'abbigliamento alla francese rappresentava l'alternativa scelta dai sostenitori dell'Ancien Régime.

A. Cocchi


Bibliografia

V. Maugeri A. Paffumi Storia della moda e del costume. Calderini Editore, Firenze 2005
L. Kybalovà, O. Herbenovà, M. Lamarovà. Enciclopedia illustrata del costume. F.lli Melita Editore, La Spezia 1988
C. Giorgetti. Manuale di Storia del Costume e della Moda. Cantini Gruppo D'Adamo Editore, Firenze
E. Morini. Storia della moda XVIII-XX secolo. Skira editore, Ginevra-Milano 2006

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