Forlimpopoli


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Teatro Comunale di Forlimpopoli

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Il Teatro Comunale di Forlimpopoli

Bibliografia

 

Il Teatro Comunale di Forlimpopoli

 

Teatro Comunale di Forlimpopoli. Veduta dalla prima galleria.

 

La tradizione teatrale a Forlimpopoli risale fino all'età classica e si mantenne per tutto il medioevo e  nel Rinascimento. Ma escludendo gli allestimenti provvisori, la prima struttura teatrale stabile è citata in un documento del 1671 in cui si fa riferimento ad una sala adibita agli spettacoli situata nel Palazzo Vescovile, un edificio  oggi scomparso, risalente al 1380.
Già quarant'anni dopo, tra il 1710 e il 1748, il teatro venne ristrutturato e modernizzato. Per i restauri delle scene e la realizzazione di un nuovo sipario fu incaricato un pittore cesenate appartenente alla famiglia Andreini, forse Carlo Andreini(1).


Ma del rifacimento settecentesco oggi non rimane traccia perchè tra il 1823 e il 1834 il Palazzo Vescovile, minacciante rovina, venne completamente trasformato nell'attuale Palazzo della Torre dall'architetto Raffaele Briganti (nato nel 1784).

 

Raffaele Briganti. Palazzo della Torre. XIX sec. Forlimpopoli



Già nel 1821 si accenna alla presenza in Forlimpopoli di un altro teatro, situato nella Rocca, proprio di fronte al Palazzo della Torre, che era divenuto residenza comunale dal 1801.  Nel lato sud della Rocca si trovava infatti un ampio locale chiamato "Sala dei finestroni", sede della storica Accademia degli infiammati, fondata nel 1641 da monsignor Giovanni della Robbia, vescovo di Bertinoro, probabilmente ispirata alla più famosa accademia di Padova, dedicata a studi letterari e filosofici.

 

 
Anonimo romagnolo. Ritratto di Monsignor Giovanni della Robbia.
Olio su tela cm. 75X100. Raccolta Comunale d'Arte. Forlimpopoli

 

 
In base agli antichi documenti, i membri dell'accademia utilizzavano la sala non solo per le loro assemblee ma anche per ospitare spettacoli. Il teatro allestito tra il 1820 e il '25 nella ex Sala dei finestroni era composto da un piccolo palcoscenico, una platea e due ordini di logge in legno. Nel 1833 si effettuarono i primi cambiamenti al passo con le esigenze moderne: venne ampliata la struttura con l'aggiunta della scala e dei vani al piano superiore in cui vennero ricavati, probabilmente, i locali del caffè. Naturalmente venne modificato anche l'esterno e per l'accesso al teatro si aprì una piccola porta  nel cortile della Rocca.

 

Platea del Teatro Comunale di Forlimpopoli.

 

 


Per le decorazioni della sala con la galleria venne incaricato il faentino Filippo Bibiena (1765-1842) architetto e scenografo teatrale, ultimo discendente dell'illustre famiglia di artisti.
la sera del 25 gennaio 1851 avvenne nel teatro la famosa rapina del Passatore, il brigante Stefano Pelloni apparve sulpalcoscenico e impose agli spettatori un contributo di quarantamila scudi,  un episodio che fece diventare il teatro un luogo simbolico, appartenente al folklore romagnolo.

 




La rapina del Passatore al Teatro di Forlimpopoli in un'illustrazione d'epoca.

 

 

 

Ben presto si avvertì l'esigenza di completare e rendere più funzionale il teatro e dopo aver incaricato l'ingegner Giacomo Fabbri (Bertinoro 1843-1905) per la progettazione, nel 1877 si avviarono i lavori.
Nella sala dalla forma irregolare a trapezio venne inserita una cavea ad "U", leggermente svasata verso il palcoscenico, reinterpretando il vecchio modello barocco a campana. Su di essa si impostarono due gallerie sovrapposte di palchi, mentre in basso trovò posto la platea. Venne così realizzato un piccolo teatro che poteva contenere circa 200 spettatori, adeguato alla cittadina romagnola.

 


Scala di accesso alle gallerie. Teatro Comunale di Forlimpopoli.

 


Al di là delle particolari vicende costruttive, nella generale omogeneità di gusto che accomuna i teatri romagnoli, il Teatro di Forlimpopoli rappresenta un'eccezione. Oltre ad essere integrato alla Rocca, anzichè concepito come edificio indipendente, la diversità è dovuta anche allo stile architettonico, che si allontana dalle forme neoclasiche per orientarsi verso un Liberty molto contenuto, o comunque uno stile già 'lineare' e 'moderno' ma senza eccessi decorativi floreali. La coerenza con la forma sinusoidale della pianta è visibile nel morbido snodarsi dei parapetti delle due gallerie, che sembrano flettersi come nastri e appaiono sospesi e leggeri rispetto alle esilissime colonnine tortili, originariamente in ghisa con capitelli dorati.

 

 

Paolo Bacchetti. L'ingresso di Albornoz in Forlimpopoli. 1879-81.
Bozzetto per sipario teatrale in olio su tela.
cm 54X42. Raccolte comunali d'arte, Forlimpopoli

 

 


Per le decorazioni pittoriche venne incaricato il pittore locale Paolo Bacchetti, che eseguì il sipario, la decorazione del soffitto e dei parapetti. Purtroppo, la maggior parte delle decorazioni eseguite dal Bacchetti è andata perduta, l'unico lavoro del Bacchetti che è giunto fino a noi è il sipario, recentemente restaurato, nel quale è illustrato l'episodio storico dell'ingresso del cardinale Albornoz nella città distrutta. Nonostante fu attivo solo dodici anni, tra il 1874 e il 1886, Paolo Bacchetti  ha lasciato diversi altri lavori importanti in Romagna. Nella città di Forlimpopoli, si trovano le sue decorazioni ad affresco nella Chiesa del Carmine, in Santa Maria dei Servi e in San Ruffillo.

 

Paolo Bacchetti. Assunzione di Maria. 1876. Affresco. Chiesa del Carmine, Forlimpopoli

 


Successivamente Giacomo Fabbri venne richiamato per aggiungere altre modifiche al teatro. Fabbri inserì la scala a chiocciola per accedere al palcoscenico,  coprì con un tetto la terrazza laterale della Rocca,  divise con tramezzi la prima galleria per formare i palchi e aggiunse le balaustre in ferro che separano l'orchestra dalla platea.

 

Dettaglio della ringhiera della scala prima dei restauri. Teatro Comunale di Forlimpopoli

 

Il maggior merito del Fabbri è da ricercare soprattutto negli accorgimenti tecnici che portarono il teatro ad avere grande solidità e funzionalità d'uso con la massima leggerezza delle strutture, grazie ad un uso sistematico di armature metalliche per tutti gli elementi sottoposti a pesi e tensioni.
Nel 1880 si decise anche di abbassare il palcoscenico per inserirvi le quinte e dallo spessore del muro della rocca si ricavò anche un caffè e un vano cucina. I lavori proseguirono con la creazione di quattro camerini e una nuova scena nel 1882.

 

Teatro Comunale di Forlimpopoli. Veduta dell'interno con le gallerie.

 



Nel 1887 l'ingegner Giuseppe Tellarini inserì nuovi dispositivi per manovrare gli scenari e una scala per accedere all'orchestra. Nel 1901 il teatro venne dedicato a Giuseppe Verdi, appena dopo la sua morte.

Con il XX secolo iniziò la decadenza del teatro comunale di Forlimpopoli; già nel 1920 passò in mano a privati che lo trasformarono in sala cinematografica. I lavori di manutenzione del 1931 non portarono alcun miglioramento e nel 1934 si persero tutte le decorazioni di Paolo Becchetti a causa di una ridipintura in tinta unita.

 

Il capitello di una colonnina. Teatro Comunale di Forlimpopoli.

 

Le eleganti colonnine in ghisa e i capitelli dorati vennero riverniciati in finto marmo e furono inseriti un po'movunque ornamenti in stucco di bassa qualità. Il risultato è quello della perdita di tutti quei dettagli che rendevano l'ambiente così caratteristico, in quella sobria eleganza  tipica della belle époque per lasciare una trasformazione arbitraria e di cattivo gusto.

 

Balconata della galleria prima dei restauri. Teatro Comunale di Forlimpopoli

 

 


Il teatro ha proseguito la sua attività cinematografica per vari anni. E' stato restaurato dall'amministrazione locale nel 1982 e in occasione di questo intervento il Teatro Verdi è stato riportato ad un aspetto molto più decoroso e vicino allo stile originale.

Attualmente sul soffitto si trova una semplice cornice ovale in grigio su intonaco bianco e al centro è disposto un medaglione circolare. Sono strati curati anche i dettagli.

 

 


Teatro Comunale di Forlimpopoli. Veduta del soffitto.

 


Una delle lampade del Teatro Comunale di Forlimpopoli




Note



1) Si tratta di una famiglia di pittori cesenati attivi nella metà del XVIII secolo. Sono: Francesco Andreini, allievo di Carlo Cignani, il fratello Bonaventura Andreini e Carlo Andreini.

 

Biglietteria del Teatro Comunale di Forlimpopoli.


Bibliografia



M. C. Gori. Il Teatro Comunale di Forlimpopoli. Alinea editrice, Firenze 1982

AA.VV. Teatri storici in Emilia Romagna. Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna. Bologna, 1982

F. Farneti, S. Van Riel. L'architettura teatrale in Romagna 1757-1857. Uniedit, Firenze 1974

 

Approfondimenti:Teatro Verdi di Forlimpopoli, teatro, architettura, Alessandra Cocchi.

Per saperne di più sulla città di: Forlimpopoli

 



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Teatro Comunale Giuseppe Verdi. 1820-87. Forlimpopoli.





 

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