Seicento


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I precedenti culturali dell'arte del Seicento

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Per giungere a quella trasformazione radicale del gusto che caratterizza l'arte del secolo XVII, è necessario passare attraverso lo scorcio del '500, in cui la produzione artistica è fortemente controllata dalle rigide regole della Controriforma. Esse sono ravvisabili specialmente nelle decisioni del Cardinale Paleotti sul "decoro" e "l'onestà" delle sacre rappresentazioni, confinando l'iconografia sacra entro limiti ben precisi. Tali regolamenti, nonostante qualche episodio clamoroso, come ad esempio i drappeggi imposti ai nudi della Sistina ad opera di Daniele da Volterra, non furono sempre rispettati pienamente dagli artisti, specie nelle opere non destinate alle chiese.
Comunque, la logica conseguenza fu la riduttiva limitazione ad un'iconografia fissa, alla quale gli artisti dovevano attenersi per non vedere le loro opere rifiutate dalla committenza ecclesiastica (la più importante, perchè offriva prestigio, denaro e l'esposizione delle opere in luoghi pubblici come le chiese).
Ciononostante, proprio in questo perodo "critico" possiamo trovare i primi segni di rinnovamento che si svilupperanno nel secolo XVII.

Principali anelli di collegamento tra la fine del '500 e il '600 sono:

A)  I massimi protagonisti del rinnovamento artistico: Caravaggio e Annibale Carracci, che si  formarono proprio nel rigoroso clima della Controriforma,

B)  Si assiste alla formazione di generi nuovi che sono: natura morta, paesaggio, scene di genere, che caratterizzeranno ampiamente la produzione pittorica del sec XVII

C)  Si generano due correnti che nel '600 saranno parallele, o spesso mescolate, che si aggiungono a  quella barocca: la rivoluzione naturalistica di Caravaggio il classicismo dei Carracci e specialmente di Reni.

D)  Altro fatto importante: Roma in quegli anni comincia ad essere il massimo centro di attrazione di artisti provernienti da ogni parte d'Europa e d'Italia (tra cui Caravaggio e Annibale).
Tale fenomeno sarà ancora più evidente nel primo '600.

A. Cocchi

 

Il tardo Manierismo a Bologna


Nella pittura emiliana i risultati più alti della maniera "moderna" nell'arte emiliana vengono prodotti tra Cinque e Seicento, a partire dall'opera del Correggio. Due principali tendenze espressive, la componente lombarda e la maniera romana, strettamente connesse tra loro si sviluppano come un filo conduttore nei due secoli, in una originale e feconda simbiosi. I due filoni artistici: naturalismo e classicismo, attivi nel corso del Cinquecento, si allontanano entrambi dalle sofisticazioni del manierismo romano e toscano. In un primo momento i due percorsi si sviluppano paralleli, poi  la sensibilità naturalistica, sostenuta da un sentimento vitale e concreto della natura si fonde con l'ideale classico e l'amore per l'Antico per dar luogo ad una nuova e feconda stagione che avrà comem protagonisti principali soprattutto i Carracci.

Il distacco dai grandi modelli rinascimentali avvenne per gradi e con molte incertezze, ma nuovi fermenti di rinnovamento incominciarono a manifestarsi in alcune situazioni locali.
Anche se allo scadere del '500 la pittura bolognese è considerata di livello "provinciale" rispetto a centri di maggiore importanza culturale, come Roma, sono attivi a Bologna diversi pittori che stavano sperimentando nuove soluzioni. Artisti come Pellegrino Tibaldi, il Nosadella e il Passerotti portavano avanti ricerche espressive molto personali. I loro risultati rimasero però di portata circoscritta all'ambito locale; l'egemonia culturale di Roma era ancora troppo forte. Lo sforzo di superamento rispetto della gloriosa età rinascimentale ha rappresentato un'impresa comprensibilmente difficoltosa per gli artisti di quei tempi, tuttavia questa fase sperimentale è importante per quello che riuscirà a produrre in seguito.
Il desiderio di cambiamento avvertito nella pittura di fine '500 a Bologna comunque non è un fenomeno isolato: è analogo a quello di molti altri centri italiani. Nell'area lombarda compresa tra Cremona e Milano, ma anche in Toscana o nella stessa Roma, gli esempi più chiari sono offerti dalla pittura di Santi di Tito, dalle opere di Federico Zuccari e specialmente dall'opera di Federico Barocci. Il Barocci infatti, cercando di superare la visione astratta e formale tipica del manierismo, sviluppò un uovo linguaggio che rappresentò una importante riforma pittorica.
Un gruppo di pittori operanti nell'area bolognese alla fine del '500 rinnovarono il tema sacro accogliendo le istanze culturali della Controriforma. La storia sacra venne calata nella quotidianità, immersa nella vita di tutti i giorni, nei suoi aspetti più semplici e banali e nei suoi ambienti, avvicinando le figure sacre a persone comuni più che a modelli ideali di sovrumana perfezione.
Nel complesso, la pittura bolognese di fine '500 appartiene alla civiltà padana, con una spiccata propensione per la dimensione del quotidiano, per il senso di concretezza e l'attenzione per la vita di tutti i giorni.
Così, all'interno di questa generale sensibilità si sono sviluppati due principali filoni di ricerca espressiva:

- La corrente naturalistica rivolta alla realtà nei suoi aspetti più quotidiani e sinceri, seguendo l'influsso della pittura lombarda

- La corrente classicista, più accademica perchè segue composizioni secondo strutture classiche, ma attenta alla verosimiglianzae all'evidenza nelle azioni e nelle espressioni rappresentate.


I due filoni però si manterranno separati solo per breve tempo, poichè negli artisti della generazione che seguirà, come Guercino e Reni, essi confluiranno in un'unica cultura figurativa.
La corrente naturalistica però non si è fermata, proseguirà in Romagna nell'area del forlivese.


Bologna al tempo dei Carracci

Verso il 1580 nel panorama nella pittura italiana la città di Bologna acquista un improvviso  ruolo di prestigio con i Carracci. Emerge con forza la componente naturalistica derivata dalla tradizione lombarda e viene espresso con piena libertà lo spettacolo della dimensione quotidiana, delle situazioni più familiari dense di affetti e di sensazioni provenienti da un vissuto personale intimamente sentito.

Esempi di questa tendenza sono alcuni dipinti di Ludovico o i disegni realizzati da Annibale ancora giovanissimo, con scene di vita casalinga e privata. La vita di tutti i giorni e la presa diretta sulla realtà diventa protagonista in opere fondamentali come la famosa Macelleria ora ad Oxford, che ritrae il negozio del cugino Giammaria (che faceva il macellaio). Ma ciò che è più importante è che tale ricerca di naturalezza e verità viene trasferita dalle scene di genere ad opere di carattere sacro e di destinazione pubblica.
La nuova direzione assunta dalla pittura bolognese dei Carracci rappresenta un fenomeno nuovo, emergente della cultura artistica italiana, fuoriesce dalla sua dimensione locale per diventare un fenomeno di grande portata poichè rappresenta la maggiore espressione pittorica dell'età della Controriforma. A vari livelli, nella scienza, nella filosofia, nella letteratura e nell'arte, in quegli anni si manifesta con grande forza una nuova consapevolezza della realtà, che porterà agli sviluppi del secolo XVII.
Per contro, Roma negli anni compresi tra il pontificato di Sisto V  a quello di Clemente VIII sul piano artistico detiene un'importanza puramente formale di "centro", perchè vive più una situazione di "conservazione" dei suoi grandi modelli rinascimentali che di innovazione; rappresenta il luogo in cui qualunque avvenimento diventa un "evento", sulll'eco del suo grandioso passato.

 

 


 

Bibliografia:

A. Ottani Cavina. Dal ciclo di lezioni tenute presso L'università di Bologna, Dipartimento Arti Visive, Corso di Storia delle Arti a.s. 1984-85. Problemi dell'arte figurativa nei secoli XVII e XVIII
La storia dell'arte raccontata da E. H. Gombrich. Leonardo editore. Roma 1995
AA.VV. Moduli di arte - E - Dal neoclassicismo alle avanguardie. Electa - Bruno Mondadori, 2000
G. Cricco F.P. Di Teodoro. Itinerario nell'arte. Vol 3. Dall'età dei lumi ai giorni nostri. Zanichelli editore, Bologna 2005
G. Dorfles, F. Larocci, A. Vettese. Storia dell'arte. Vol. 3. L'Ottocento. Istituto Italiano Atlas Edizioni. Orio del Serio 2008
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti, 1986
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 4, Zanichelli Bologna 2004

 

Stile:Seicento.

 



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Francisco Zurbaran. Natura Morta. 1633, Pasadena, Norton Simon Foundation


Giudo Reni. Strage degli innocenti (1611),Bologna, Pinacoteca Nazionale



 

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