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L'urbanistica a Ferrara nel Rinascimento

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Ferrara nel Rinascimento

Addizione di Niccolò II

Sviluppo culturale

Addizione di Borso

Addizione di Ercole I

Ferrara nel Cinquecento

Bibliografia

 

Nel Nord Italia Ferrara rappresenta una delle più importanti città del Rinascimento, sottoposta al dominio degli Estensi, una famiglia signorile che vi ha detenuto il potere per oltre tre secoli, dal suo primo insediamento nel 1240, fino al 1598 quando la città viene è passata sotto lo stato pontificio.

 


Pisanello. Ritratto di Lionello d'Este. 1441. Tempera su tavola.  Bergamo, Accademia Carrara

 

Nel ‘400 le signorie di Leonello, Borso d’Este ed Ercole I, portarono a Ferrara un periodo di grande rigoglio culturale e artistico.

L’aspetto della città è il risultato di una serie di interventi voluti dagli Estensi secondo un piano di definizione dell'area urbana legato alla politica accentratrice della potente famiglia che ne hanno fatto un modello urbanistico unico nella storia.

La forma della città rinascimentale si è generata dalla fine del'300 e ha continuato a definirsi fino a tutto il '500, secondo quattro diverse fasi di sviluppo, identificate come:

Addizione di Niccolò II

Sviluppo culturale e artistico da Alberto V a Leonello.

Addizione di Borso.

Addizione di Ercole I.

Ognuna di queste addizioni comprende interi quartieri già esistenti che vengono collegati con nuove strade che si innestano sulla rete viaria antica e comporta l'ampliamento delle mura di cinta secondo un allargamento progressivo della città.

 


Niccolò II e la Prima addizione

 


Ferrara. Piazza Trento e Trieste. La torre della Vittoria testimonia l'aspetto medievale della cittá

 

L'inizio della trasformazione della vecchia città medievale è dovuto al marchese Nicolò II d’Este che nel 1385 ordinò la costruzione del Castello Estense.  
Una rivolta popolare divampata in seguito all'aumento delle tasse imposto alla città dallo stesso marchese, conclusasi con l’occupazione del Palazzo della Ragione indusse il signore di Ferrara a decidere la costruzione di un nuovo castello, per il quale venne incaricato Bartolino Ploti da Novara, ingegnere militare ed architetto attivo nella corte estense che aveva lavorato anche al Castello di Mantova, dimora dei Gonzaga. Il castello Estense doveva essere una roccaforte inespugnabile, simbolo del potere della facoltosa famiglia ferrarese.

 


bartolino Ploti. Castello Estense, Ferrara.

 

Nel Castello Estense di Ferrara Bartolino Ploti concepì una solida struttura fortificata con pianta quadrangolare, munita di poderose torri angolari di forma squadrata e circondata da un fossato. La funzione della costruzione era essenzialmente difensiva, perciò venne provvista di tutte le caratteristiche fondamentali per rispondere alle esigenze di un perfetto fortilizio militare. I lavori iniziarono il 29 settembre, giorno dedicato a San Michele, venerato protettore di rocche e fortezze.

Già nel 1386 Niccolò II diede avvio ad un ambizioso progetto urbanistico di ampliamento della città, noto come “prima addizione”. Venne quindi costruito il nuovo muro di cinta costeggiante il lungo tratto del Canale della Zudeca che costituiva il limite settentrionale della città ed era corrispondente all'attuale Corso della Giovecca.

Per collegare il Castello e le residenze della corte con le sedi del governo cittadino e i principali luoghi simbolo della città, Niccolò II volle creare l'asse stradale della via di San Francesco (oggi corrispondente alle attuali via Voltapaletto e Savonarola). Su questa strada principale, partendo dal Castello si incontravano la Cattedrale, la chiesa di San Francesco e si arrivava fino al Palazzo Schifanoia, iniziato in quell'occasione e ultimato più avanti da Leonello d’Este.

 

Sviluppo culturale e artistico da Alberto V a Leonello d'Este.

 


Gli interessi culturali e il mecenatismo degli estensi vennero promossi per tutto il Rinascimento.

Alberto V fu il fondatore dell'Università di Ferrara, sorta nel 1391, e aperta a tre corsi: Arte, Giurisprudenza e Teologia, che richiamò studiosi da tutta Europa.

Il successore Niccolò III era più interessato alle dimore di famiglia. Egli fece costruire la Delizia di Belriguardo a Voghera, una villa di rappresentanza e residenza estiva della famiglia, ma anche luogo di attività culturali. A Belriguardo venivano ospitati i maggiori studiosi e intellettuali del tempo, tra i quali Torquato Tasso.

Leonello d'Este succedette a Niccolò III, fu uno dei maggiori mecenati del Rinascimento e fece di Ferrara e della sua corte un centro d'arte e di cultura, appoggiando lo sviluppo dell'Università di Ferrara e accogliendo artisti e intellettuali di tutta Europa.
Leonello a partire dal 1441, quando divenne signore di Ferrara, fu interessato alla trasformazione delle numerose proprietà di famiglia in residenze rinascimentali. I palazzi rinascimentali erano intesi non solo come abitazioni della famiglia e centri dove veniva esercitato il loro potere, ma anche ambienti signorili che ospitavano la corte e “luoghi di delizie” in cui venivano organizzati feste e spettacoli e venivano raccolte prestigiose collezioni artistiche.

 


Palazzo Schifanoia. Ferrara

 

Un esempio è Palazzo Schifanoia, portato avanti da Leonello ma la cui conclusione venne affidata da Borso d'Este, successore di
Leonello, all'architetto ferrarese Biagio Rossetti. Nel salone principale, per volontà di Borso d’Este, venne dipinto l’affresco con il Ciclo dei Mesi, con immagini di tema astrologico ideate da Pellegrino Prisciani, astrologo di corte che sviluppò il programma sulla base degli interessi esoterici degli Estensi. Gli affreschi, affidati a Cosmè Tura e Francesco del Cossa, illustrano scene della vita di corte intrecciate a simboli dello zodiaco e a miti dell’antichità.


Borso d'Este e la seconda addizione

 

 


Francesco del Cossa. Ritratto di Borso d'este nel Mese di Aprile . 1469-70. Affresco.  Palazzo Schifanoia, Ferrara

 

La seconda addizione della città di Ferrara iniziò nel 1451 con Borso d'Este che affidò il progetto dapprima a Pietrobono Brasavola e poi a Pietro Benvenuto degli Ordini. Lo sviluppo di una nuova area venne orientato verso sud, spostando la cinta muraria e inglobando i quartieri dei Sant'Antonio a sud-ovest e del Polesine. In questa area, corrispondente all'antico corso del Po, erano emersi alcuni isolotti dal terreno paludoso lasciato libero dal nuovo corso del fiume. Venne infine creato un nuovo rettilineo con la via della Ghiara oggi via XX settembre).


L’Addizione Erculea

 


Biagio Rossetti. Addizione erculea. Ferrara.


A metà del ‘400, nonostante gli ampliamenti e le modifiche precedenti, Ferrara era ancora una città medievale, l’aumento enorme della popolazione aveva portato a concentrare un fitto assembramento di abitazioni in un cerchio di mura piuttosto limitato. Le strade erano strette e tortuose e non vi erano piazze.
Per le nuove esigenze della signoria estense, mancavano gli spazi di rappresentanza ed i percorsi al suo interno rallentavano i movimenti dell’esercito, rendendo la città poco gestibile in caso di difesa.
Ercole I decise di realizzare una radicale trasformazione della città, con l’ampliamento urbanistico, la costruzione di una nuova cinta di mura difensive e la razionalizzazione del sistema viario. Venne quindi avviata la “seconda addizione”, conosciuta anche come Addizione Erculea, un intervento urbanistico di grande respiro che raddoppiò l’area urbana e ridisegnò l’assetto delle strade. Non si è trattato, quindi, semplicemente di trasformare il centro medievale, ma piuttosto di sviluppare un nuovo centro, tanto che la Ferrara estense viene considerata dallo storico Jacob Burckhardt come la prima moderna città europea.

Questa impresa venne affidata verso il 1492 a Biagio Rossetti, autore anche del celebre Palazzo dei Diamanti.
Rossetti lavorò con grande intelligenza urbanistica, limitando al massimo i disagi per la popolazione la signoria ed evitando demolizioni e stravolgimenti.
La nuova cinta delle mura venne allargata per proteggere il lato settentrionale di Ferrara e comprendere al suo interno alcuni edifici strategici come il Castello di Belfiore, la Certosa e la chiesa di Santa Maria degli Angeli. Per ottenere questa dilatazione incanalò il corso della Giovecca in un percorso sotterraneo mediante l’interramento del canale. Sulla superficie ricavata ottenne una strada di circonvallazione coincidente con gli sbocchi delle antiche vie di accesso alla città dove si trovavano le porte.

La nuova rete stradale venne basata sul sistema classico del cardo e decumano con gli assi viari di via degli Angeli (da nord a sud), attuale corso Ercole I d’Este, e via dei Prioni (da ovest a est), attuale corso Porta Po. La prima collegava il Castello di Belfiore, avamposto presso le nuove mura, con il Castello Estense ai limiti della città medievale. Lungo il cardo si allinearono i principali centri del potere e la strada divenne una sorta di percorso privilegiato riservato agli Este.

La via dei Prioni, orientata come decumano, attraversava la città con un rettilineo orientato da ovest a est collegando Porta Po con Porta Mare.

Per esigenze di tipo militare e garantire un agile spostamento delle truppe in caso di necessità, la piazza, luogo di aggregazione sociale e sede i mercato, non venne collocata sul percorso né sull’incrocio, ma decentrata verso est su un lato della via dei Prioni, in modo da evitare intralci.
Rossetti sulla base dei due assi ha disegnato una rete di strade ortogonali lunghe e rettilinee collegando con chiarezza i quartieri già esistenti in continuità con il tessuto preesistente rendendo possibili ulteriori sviluppi. Per la sua modernità ed efficacia il progetto rossettiano può essere considerato come un attuale “piano regolatore”, comprendente l’individuazione di aree a destinazione diversa: di tipo residenziale, produttivo, di servizio, di aggregazione sociale, di rappresentanza, ecc.

Alle esigenze pratiche Rossetti seppe fondere anche precisi valori estetici. Le strade sono concepite come una grandiosa scenografia che si sviluppa intorno al visitatore con spettacolari scorci prospettici e sfondi monumentali, inoltre, rispettando i paramenti in cotto e le decorazioni tradizionali ferraresi, intervallò lo sviluppo delle strade con pause di verde pubblico.


All’incrocio dei due principali assi di via degli Angeli e via dei Prioni si inseriscono come punti di riferimento della città tre edifici qualificanti e facilmente riconoscibili: Palazzo dei Diamanti, Palazzo Prospero Sacrati, progettati dallo stesso Rossetti e Palazzo Turchi-di Bagno. È significativa l’attenzione che l’artista ha riservato alla definizione dei particolari d’angolo dei tre edifici, inserendo elementi come balconi, paraste e contrafforti molto caratterizzati.
Palazzo dei Diamanti, originalissimo per il suo rivestimento a bugne e piramidali, è stato concepito per essere visto di scorcio. L’angolo, evidenziato dal balcone angolare e dalle paraste con classiche candelabre a rilievo, qualifica esteticamente l'area di incrocio. Di fronte ad esso si contrappone Palazzo Turchi di Bagno con il contrafforte angolare su cui si appoggiano due ordini di paraste corinzie in marmo, in vivace contrasto cromatico rispetto alla muratura in laterizio. Dal lato opposto, il balcone del Palazzo Prosperi Sacrati comunica con quello del Palazzo dei Diamanti.
Altri edifici proigettati dal Rossetti che caratterizzano la città sono Palazzo Schifanoia, che offre uno scenografico prospetto sulla via Scandiana, e la Loggia nella piazza del Duomo.

 

Ferrara nel Cinquecento

 

Durante il cinquecento proseguirono i lavori sulla città, ma, sotto il dominio di Ercole II, a causa di una grave crisi economica e della conseguente decrescita della popolazione, le previsioni di ampliamento urbanistico di Rossetti non si realizzarono. Con la sottomissione di Ferrara alla chiesa di Roma , nel 1598, si bloccò definitivamente ogni intervento di sviluppo.
Da splendida città ducale Ferrara divenne solo una delle tante province del dominio pontificio ai confini settentrionali dello Stato della Chiesa.

 

 

Bibliografia e sitografia

 

AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa Bruno Mondadori, Roma 2000
A. Blunt Le teorie artistiche in Italia dal Rinascimento al Manierismo. Piccola Biblioteca Einaudi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1966
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa. Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008
E. Forssman. Dorico, ionico, corinzio nell'architettura del Rinascimento. Editori Laterza, Bari 1988
L. H. Heydenreich Il Primo Rinascimento. Arte italiana 1400-1460. Rizzoli Editore, Milano 1979
La Nuova Enciclopedia dell’arte Garzanti, Giunti, Firenze 1986
P. Murray L'architettura del Rinascimento italiano. Editori Laterza, Bari, 1987
N. Pevsner Storia dell’architettura europea. Il Saggiatore, Milano 1984
R. Wittkower Princìpi architettonici nell'età dell'umanesimo. Giulio Einaudi editore, Torino 1964
R. Bossaglia Storia dell'arte. vol. 1 Principato editore, Milano 2003
F. Zeri Rinascimento e pseudo-rinascimento in: Storia dell'Arte Italiana. 5. Dal Medioevo al Quattrocento. Giulio Einaudi editore.
C. Bertelli, E. Daffra, M. Pavesi. La storia dell'arte. vol. 3 Dal Rinascimento all'età della Controriforma. Edizioni scolastiche Bruno ondadori Arte. Milano-Torino 2010.
AA.VV. Ferrara e provincia. Guide d'Italia.Touring Club Italiano. Milano 2001
AA. VV. L'Italia. Emilia Romagna. Touring Club Italiano, Touring Editore s.r.l. Milano 2005

WWW. Italica.it

 

 

 

Approfondimenti:urbanistica, architettura, Biagio Rossetti, Estensi, Alessandra Cocchi.

Stile:Rinascimento.

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