Gentileschi Orazio


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Orazio e Caravaggio

Storia dell'arte  >  Artisti

Per l'evoluzione dello stile di Orazio Gentileschi l'incontro con Caravaggio rappresenta un momento fondamentale. Avviene nell'estate del 1600, quando Orazio potè ammirare la Vocazione e il Martirio di San Matteo dipinti dal Merisi per la chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Orazio si rende subito conto dell'innovazione straordinaria di quella pittura. Anche la consuetudine ad intrepretare soggetti religiosi come scene di genere viene assimilata dal pittore pisano.
Contrapponendo il vero al verosimile, Caravaggio superava la concezione rinascimentale basata sull'immaginazione e sul disegno e che considerava la capacità d'invenzione molto più importante di quella di osservazione. Così la pittura di Orazio assimila gradualmente l'insegnamento di Caravaggio e si impadronisce della tecnica di osservazione dal modello, ma in modo tutto personale, lontano dall'interpretazione drammatica del maestro.

 Nel 1600 Orazio aveva 37 anni e si era già formato una famiglia con moglie e figli.  Si era anche costruito una discreta posizione nell'ambiente artistico della Roma di papa Clemente VIII. Nel gruppo di artisti che seguivano il Merisi era il più anziano, gli altri (Orazio Baglioni, Carlo Saraceni, Bartolomeo Manfredi) erano tutti sulla ventina. Inoltre anche dal punto di vista strettamente professionale, la pittura di Caravaggio non si adattava all'affresco, tecnica alla quale era avvezzo Orazio e per la quale era richiesto il suo lavoro. La scelta di seguire Caravaggio e il suo gruppo di amici (tra l'altro ritenuti persone poco raccomandabili) appare quindi abbastanza azzardata, poichè poteva stravolgere anche la sua carriera.  Tanto più che Caravaggio, a detta di molti testimoni, aveva un carattere molto litigioso e difficile. Eppure tra i due si instaurò un'amicizia che arrivò anche alla condivisione dello studio e degli strumenti di lavoro. Da quest'ultima testimonianza si deduce anche che Orazio dev'essere stato uno dei pochi pittori ad aver visto Caravaggio al lavoro. In seguito però si trovò coinvolto nelle rivalità e nelle liti che culminarono nel processo intentato da Giovanni Baglioni contro Caravaggio.

Comunque, al di là delle vicende personali, per la pittura di Orazio il metodo caravaggesco rappresenta un importante strumento per la sua espressione personale. Il Gentileschi non va considerato un semplice "imitatore" di Caravaggio, ma è un artista autonomo e attento alle vicende artistiche dei suoi tempi, compreso il classicismo naturalistico dei Carracci.

Dopo la fuga da Roma di Caravaggio nel maggio 1606, Orazio prosegue le sue ricerche espressive e si concentra sull'uso del colore e sui rapporti tra colore e luce. E' probabile una riflessione da parte sua sulla pittura di ambito veneto. Gli effetti di splendore cromatico, di sensibili calibrazioni tra luci, ombre, penombre e riflessi non si rintracciano nè nell'opera di Caravaggio, nè in quelle dei Carracci, l'artista, proseguendo la sua strada espressiva, approda negli anni tra il 1617 e il '20 a uno stile personale di alta qualità poetica.

A. Cocchi


Bibliografia e sitografia

A. Lapierre Artemisia Mondadori 1999
AA.VV. Caravaggisti Dossier Art n. 109, Giunti,  Firenze 1996
Keith Christiansen, L'arte di Orazio Gentileschi. in: Keith Christiansen e Judith Mann (a cura di) Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira editore, Milano 2001
J. W. Mann, Artemisia e Orazio Gentileschi in: Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira editore, Milano, 2001
B. R. Benjamin, P. De Montebello, C. Strinati. Premessa in: Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira editore, Milano, 2001
La Nuova Enciclopedia dell'arte, Garzanti, 1986

 

Approfondimenti:Orazio Gentileschi, Caravaggio, Gentileschi, pittura di genere, affresco.

Stile:Seicento.

Per saperne di più sulla città di: Roma

 



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Orazio gentileschi. Riposo durante la fuga in Egitto. 1625-26 ca. Kunsthistorisches Museum, Vienna


Orazio Gentileschi. Giuditta e la serva. 1608-09 ca. Olio su tela. cm. 136X160. Nasjonalgalleriet, Oslo


Orazio Gentileschi. Cleopatra. 1610-12 ca. Olio su tela cm. 118X181. Coll. Amedeo Morandotti, Milano



 

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