La natura morta



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La natura morta

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La natura morta
La natura morta nel '500
La natura morta lombarda prima di Caravaggio

  

La natura morta con oggetti, fiori, frutti, cibi e animali è un soggetto pittorico che esiste già nella pittura romana, ma si ritrova anche nel Medioevo e nel Rinascimento. In questi contesti, però, la natura morta è sempre legata ad un carattere simbolico, allegorico o decorativo, non rappresenta ancora un soggetto autonomo.

 


Evaristo Baschenis. (1617-1677) Strumenti musicali. Olio su tela.
99 cm x 146 cm Musées royaux des beaux-arts de Bruxelles

 


Ma è verso la fine del '500 che la natura morta si caratterizza in Italia come genere pittorico autonomo, distinguendosi sostanzialmente in tre correnti:

-La natura morta veneto-lombarda, riferita all'interesse sulla realtà e alla vita quotidiana che caratterizza la produzione del Nord-Italia;

-La natura morta di gusto allegorico dove fiori e frutti sono selezionati e appositamente allestiti in composizioni con significati simbolici e allusivi;

-La natura morta come documentazione scientifica, realizzata solitamente da artisti olandesi, caratterizzata da una precisione "didattica" similmente a illustrazioni di botanica, zoologia, ecc.

 


Anonimo. Fiasca con fiori. Olio su tavola. 1640 ca. Forlì: Pinacoteca Comunale.

 

Non a caso uno dei primi e principali artisti che scelgono di dipingere la natura morta è Caravaggio, pittore lombardo di origine e formazione, che nel suo soggiorno a Roma ha occasione di conoscere artisti italiani e stranieri di diverse correnti e culture.  In questo periodo, però, e per tutto il secolo XVII, la natura morta non gode di grande considerazione, poichè si considera un genere minore, popolare, di scarsa importanza. Tra Cinque e Seicento esiste infatti una gerarchia dei generi, secondo la quale la scelta del soggetto di un dipinto determina la qualità dell'opera, e quindi dell'artista, indipendentemente dalla fattura.
Al primo posto di questa gerarchia era posta la "pittura di storia": quadri di grandi dimensioni, di soggetto sacro, mitologico o storico, con molte figure a grandezza naturale o più grandi. Seguivano le "figure intere", ad esempio santi, o personaggi sacri, uomini illustri, ecc. o i ritratti di personaggi di grande rilievo sociale.
Anche le dimensioni dei dipinti avevano il loro peso: il "ritratto a figura intera" era più considerato del "ritratto a mezzo busto" o di quello con la sola "testa".
Comunque si trattava di soggetti che dovevano rispondere alle regole del "decoro", cioè pose studiate e composte, ambientazioni curate e dignitose, abiti e goielli eleganti, elementi e oggetti simbolici o allusivi a virtù e al ceto sociale.
Al di sotto di questi c'erano tutti gli altri generi, considerati popolari o volgari, ai quali appartenevano opere ritenute da poco prezzo, indipendentemente dalla qualità artistica. Si trattava di soggetti riferiti alla quotidianità, prime tra tutte le cosiddette "scene di genere", molto diffuse soprattutto in Veneto e in Lombardia, ma anche in Emilia. Si tratta di scenette di vita domestica (ad esempio in cucina, o in un ambiente di lavoro) o urbana (strade trafficate, scene di mercato, ecc.) ambientate in luoghi banali e popolate da personaggi comuni o anonimi. Altri generi ritenuti di poco conto erano le "mezze figure" e le "teste": ritratti di popolani e gente semplice; e infine anche le nature morte.
La Canestra di Caravaggio è un esempio emblematico di questa situazione e apre una fase nuova, moderna della pittura. Caravaggio infatti è il primo artista che afferma con consapevolezza che la qualità del dipinto non dipende dal soggetto scelto, ma dalla "manifattura" del lavoro.

 

La natura morta nel '500

 


Ambroise Bosschaert. Vaso di fiori. 69 x 51 cm. Olio su tela. Londra, National Gallery

 

Nella pittura della seconda metà del '500 si era definita una sorta di "gerarchia dei generi" secondo la quale la natura morta era considerato in genere inferiore rispetto alla pittura di storia o ad altri generi con figure riferite a soggetti "importanti", come personaggi sacri o di alto livello sociale. Di conseguenza, secondo questo particolare criterio di giudizio, anche l'artista che si dedicava alle nature morte si portava dietro un marchio di inferiorità sulla sua produzione. 
Così, mentre dei paesi del nord-Europa la natura morta era già molto studiata, in Italia si avvertiva una certa ritrosia, e si deve aspettare almeno fino al 1650 per avere una vera e propria produzione di questo genere figurativo.

Quando molto più tardi, dopo l'occasione di una mostra nel 1950, la natura morta torna di moda e le opere entrano con una nuova circolazione nel mercato, si sviluppa anche un interesse storico su questi soggetti. Ma il recupero e l'individuazione delle opere e degli artisti è un lavoro di ricostruzione difficilissimo, perchè solitamente i dipinti non sono firmati e gli autori non vengono menzionati nei testi e nei documenti. Ciò ha determinato continui spostamenti di attribuzione delle opere da un autore all'altro e anche da un'epoca all'altra da parte della critica. Molte opere, anche di grande qualità, sono inoltre rimaste anonime.
Un importante punto di riferimento, in questo lavoro di ricostruzione è stato Caravaggio, di lui si conosceva la celebre Canestra dell'Ambrosiana a Milano, e da qui si fa partire la ricerca.

 


Caravaggio. Canestra di frutta. 1596 ca. Olio sui tela. cm.46X64. Milano, Pinacoteca Ambrosiana.

 


La visione caratteristica dell'opera di Caravaggio diventa un chiaro termine di differenza rispetto alla visione descrittivo-analitica dei quadri di altri artisti più vicini alla maniera fiamminga.
Il Vaso di fiori di Ambroise Bosschaert il Vecchio, uno dei primi interpreti del tema dei fiori, è conservato alla National Gallery di Londra. E' un'opera che mostra un'esecuzione minuziosa e rigorossissima. La raffinata cura del dettaglio deriva dalla tradizione fiamminga, inoltre i fiori sono scelti per la loro perfezione, come pure sono scelte e studiate anche le pose, il disporsi elegante  dei fiori e delle foglie.

La differenza con la Canestra di Caravaggio è evidente. L'opera di Caravaggio segna l'inizio di una stagione nuova della natura morta italiana, perchè si distacca dalla tradizionale visione di decoro ed eleganza e propone una visione basata su verità e naturalismo: vengono scelti oggetti banali, frutti di stagione, cose modeste. I frutti non sono scelti e accomodati, ma disposti con estrema naturalezza e semplicità. A destra si nota anche il ramo che sbilancia l'immagine e nega la centralità della cesta e la simmetria tradizionale.
La Canestra con frutta di Caravaggio compare già nell'inventario del 1607 di Federico Borromeo, accorto collezionista e appassionato di pittura. L'opera risale all'inizio del soggiorno romano di Caravaggio (negli anni 1593-94), che eseguiva queste nature morte, e pare che egli sia l'inventore di un nuovo genere.

 

La natura morta lombarda prima di Caravaggio

 

In area lombarda, tra il 1575 e l'80 lavoravano i fratelli Campi di Cremona che diventarono famosi per i loro dipinti di soggetti tradizionali e naturali, ricchi di elementi profani e popolari.
Uno degli esempi di questo genere è la Fruttivendola eseguita di Vincenzo Campi. Opere come queste erano considerate come allegorie delle stagioni o dei cinque sensi: si tratta quindi di nature morte particolari, che vanno considerate come pròdromi delle ricerche successive.
Il ricorso a spunti tratti dalla quotidianità è presente anche nei pittori fiamminghi, ma con un'accezione diversa. Questi artisti avevano risolto il problema del controllo e dei divieti della religione sull'iconografia rappresentando una scena sacra in un campo visivo più grande dove era possibile inserire una mostra di oggetti fermi ripresi dalla vita quotidiana.
Il Trittico Portinari di Hugo van der Goes del  1477-1478 è uno degli esempi più celebri. Nel pannello centrale, in primo piano, Van der Goes inserisce lo splendido brano del vaso di fiori, in questo caso la natura morta rientra nel contesto del tema sacro, attraverso l'uso dei simboli a cui si riferiscono i fiori.
Durante il '500, anche in Italia gli oggetti da ferma e i riferimenti alla quotidianità cominciano a far parte di opere più grandi, ma sono colti con una visione naturalistica nuova. Il particolare della fruttiera in un quadro di Moretto da Brescia è già molto vicino agli sviluppi che porterà poi la pittura di Caravaggio. Longhi presentava la Canestra di Frutta di Caravaggio come primo esempio di natura morta intesa come sintesi poetica e atteggiamento realistico di rappresentare la realtà com'è, come appare.
Ma esistono dei precedenti al capolavoro di Caravaggio.
In area lombarda si delinea un filone nuovo, alcuni pittori nell'ultimo decennio del '500 sviluppano il tema della fruttiera come soggetto autonomo, in dipinti di piccolo formato.
La Fruttierra con pesche di Ambrogio Figino è l'unico esempio che abbiamo di natura morta collocabile alla fine del '500. In questo splendido dipinto si manifesta l'abilità del pittore che gareggia con la natura e la supera, perchè le sue pesche non si deteriorano, rimangono integre nel tempo. L'opera esprime un chiaro significato allegorico riferito al tema della "Vanitas", centrale nella cultura religiosa di quei tempi. Non c'è nessuna intenzione di fare una cosa nuova, rivoluzionaria.
Lo stesso tema si ritrova anche nalla Fruttiera con pesche di Fede Galizia. In questo caso, rispetto al Figino l'opera è più concentrata sulla verità della luce e sugli aspetti tattili. Le superfici vellutate delle pesche contrastano con la materia più dura e fredda della porcellana. L'inquadratura aumenta inoltre l'effetto dominante della fruttiera al centro, posta su un piano alto, contro il fondo scuro e pochi frutti sparsi intorno.
Questi esempi appartengono ad una maniera originaria, ad un sistema emblematico che ha rapporti con la pittura di Caravaggio. Ma c'è qualcosa in più: questi oggetti sembrano magici, si inseriscono in un'atmosfera arcaica, più che intesi semplicemente come oggetti appatenenti ad un vissuto si riferiscono ad allusioni simboliche.
Il concetto della "Vanitas" ha un significato prevalente nella cultura fiamminga e olandese. E' riferito al tempo che passa e logora e consuma tutte le cose. La caducità delle cose terrene è rappresentato da numerosi simboli come teschi, libri, vasi fragilissimi, tipici della natura morta fiamminga.
Negli esempi della pittura italiana, però, c'è un aspetto un po'arcano che li rende diversi. Inoltre per gli studiosi del settore questo gruppo di opere hanno rappresentato numerose difficoltà nei problemi di attribuzione e datazione, alcuni dei quali sono rimasti irrisolti.
Uno di questi è il Maestro dell'alzata lombarda, un pittore non ancora identificato al quale attualmente si assegnano due dipinti appartenenti alla stessa mano. Nonostante l'aspetto abbastanza arcaico, molto precoce, si tratta di opere di straordinaria qualità. E' evidente la sensibilità del pittore per la morbidezza della luce e per gli effetti delle ombre proiettate dagli oggetti. Da notare le foglie che mostrano un aspetto raggrinzito con un'epidermide secca.
Tutte queste opere rientrano in un particolare commercio di quadretti di nature morte nella Milano del tempo.

 

A. Cocchi


 

Bibliografia e sitografia

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La Nuova Enciclopedia dell’arte Garzanti, Giunti, Firenze 1986
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AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa Bruno Mondadori, Roma 2000
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008
WWW. Italica.it

 

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