Storia dell'arte


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Il ruolo della critica d'arte

L'opera d'arte dev'essere riconosciuta come tale e richiede il riconoscimento e il giudizio del critico. Quest'ultimo è il professionista che coglie il valore dell'opera, offre una lettura, riconosce un contesto e uno stile.

Attualmente il critico d'arte rappresenta una figura autonoma e distinta da quella dell'artista. Poichè l'opera d'arte fa sempre parte di un preciso contesto storico e culturale, il critico deve immergersi in esso come scienziato, storico, filologo, studioso di filosofia, conoscitore di tecniche e materiali...... E poichè l'opera d'arte è un grande geroglifico pieno di significati, il critico dev'essere anche un buon decifratore capace di cogliere i valori che contiene. Rigore scientifico e motodologia razionale sono necessari equilibrio tra giudizio estetico e logico, intuizione e razionalità. Va comunque considerato che qualsiasi lettura o analisi di un'opera offre un'interpretazione che anche negli sforzi di maggiore obbiettività, lasciano trapelare le convinzioni artistiche, filosofiche, religiose ed etiche del critico che vanno inevitabilmente ad incidere sul giudizio estetico.

Il filosofo inglese Ayer, esponente del neo-positivismo, sosteneva che per avere un valore scientifico un giudizio dev'essere dimostrabile e verificabile. Ma nel campo dell'arte i giudizi non sono verificabili, poichè si tratta di esprimere delle emozioni che non possono essere dimostrate. Perciò secondo questa tesi non si può parlare dell'arte nè in senso scientifico nè in senso filosofico. Al pari dell'arte anche la critica è caratterizzata quindi da una sua autonomia, soprattutto quando si esprime con competenza e libertà. Spesso si rivela come una critica "conoscitiva", basata su osservazioni e su un'indagine che porta alla luce valori ed emozioni che una volta espressi e definiti sono riconoscibili da tutti. Può succedere che un fruitore che ammira un'opera non sappia spiegare cosa lo colpisca, ma le parole di un buon critico possono aiutare a mettere a fuoco, a comprendere e a creare maggiore consapevolezza.

La critica d'arte può anche essere associata al mercato dell'arte; fin dall'antichità la produzione artistica ha rappresentato un bene di lusso, simbolo di prestigio e strettamente connessa anche ad un valore economico. Tra tutti i cambiamenti che il mercato del prodotto artistico ha subito nel corso della storia, quello riconducibile alla nostra attualità è piuttosto singolare. Se fino a qualche tempo fa la valutazione commerciale di un'opera dipendeva dal giudizio del critico ed era in qualche misura connessa al valore artistico, oggi sono gli interessi di mercato che sempre più spesso fanno pressione sulle valutazioni del critico e arrivano anche a condizionare scelte ed iniziative di istituzioni come musei e spazi espositivi. Esempi oggi visibili sono alcune 'mostre-mostro', operazioni commerciali in grande stile, accompagnate da campagne pubblicitarie e apparati turistici che conducono masse di visitatori fiduciosi di fronte a opere minori o falsi, sbandierati come eccelsi capolavori.

Agendo sulla sostanziale indimostrabilità del giudizio estetico, sia in passato ma soprattutto oggi, alcuni critici sfruttano la propria notorietà ed  esercitano una deliberata speculazione muovendosi in un mercato che si può definire "di casta", le cui regole e meccanismi appaiono gelosamente nascosti agli occhi dei non addetti ai lavori. Chi intende finanziare ed investire in arte ricorre a storici e critici d'arte opportunamente assoldati per creare un'aura o una giustificazione culturale intorno alla proopria operazione finanziaria. Ma questo tipo di critica "speculativa" si distacca sempre più dai fini culturali perchè agisce secondo interessi puramente economici, arrivando ad esprimere pareri non necessariamente 'sentiti' da chili esterna: così è in grado sia di creare che di distruggere un fenomeno artistico, di produrre delle "mode" e delle "classifiche di valore" che non devono più corrispondere ai valori artistici ma semplicemente agli interessi commerciali.  Comunque voci autorevoli di critici autonomi ci sono ancora, a volte sono più conosciute, a volte sono meno appariscenti, ma si tratta comunque di intellettuali che operano fuori delle logiche del grande mercato dell'arte.

 

A. Cocchi

 

Approfondimenti:arte, monumento, architettura, archeologia, pittura, scultura, storia arte, .

 



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