Storia dell'arte


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L'arte secondo gli artisti

La prima forma critica dell'arte, secondo Luciano Anceschi, sta nell'opera stessa.
L'opera d'arte è un oggetto materiale ma anche il risultato tangibile di una formulazione teorica, si basa su scelte precise tra infinite possibilità.
Per questo motivo le testimonianze, i pareri e gli scritti che gli artisti hanno lasciato sull'arte sono fondamentali.
L'artista sente il bisogno di spiegare le sue scelte e offrire una prima interpretazione del suo lavoro.
Ma l'arte vista dagli artisti viene considerata secondo valori diversi rispetto a quelli indicati dai teorici. Assume grande importanza il piano della tecnica e del mestiere, come si può notare negli scritti e nei trattati lasciati dagli artisti nel corso dei secoli. Si fa spesso riferimento a norme da seguire, a procedimenti operativi e a conoscenze tecniche. Esempi importanti si trovano già nelle civiltà antiche come in quella Egizia che ha tramandato regole rappresentative, criteri proporzionali e valori simbolici codificati. Nell'antichità classica il Canone di Policleto rappresenta un punto di riferimento fondamentale della trattatistica d'arte soprattutto per la scultura e la rappresentazione della fugura umana, mentre il trattato dell'architettura di Vitruvio offre insegnamenti basilari sul sistema degli ordini, sui materiali e sulle fasi operative dell'arte della costruzione.

Nel Rinascimento, accanto ai celebri trattati di Leon Battista Alberti, uno degli esempi più noti è il De perspectiva pingendi di Piero della Francesca dove si sottolinea l'importanza della scienza prospettica e geometrica. Altrettanto conosciute sono le osservazioni di Leonardo sulla 'prospettiva dei perdimenti', sulle tecniche del disegno e del colore, fino al suo celebre 'sfumato'. Tra le affermazione più importanti lasciate da Leonardo a proposito dell'arte possiamo ricordare la definizione dell'"occhio finestra dell'anima" contenuta nel suo Trattato della pittura.

In un periodo più recente, si possono ricordare le osservazione rilasciate da Delacroix sui suoi diari, soprattutto a proposito del colore, dello studio dei riflessi, delle interazioni tra i toni. O ancora nel Novecento le preziose lezioni di Itten al Bauhaus, corredate da dimostrazioni ed esercizi.
Ma è anche vero che l'opera, una volta uscita dalla bottega di un artista se ne distacca, assumendo una sua impersonalità e comincia a vivere una propria vita.
L'opera contiene molte delle azioni di cui l'artista è consapevole, ma va al di là di essa, entra in relazione con il mondo e comincia ad assumere altri sensi, nuovi valori e diventa oggetto di nuove letture e interpretazioni.

 

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