Le croci dipinte



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Le croci dipinte

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Le croci dipinte
Gli esempi più antichi

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Il genere delle croci dipinte, tipico dell'arte medioevale italiana, venne introdotto in Italia a partire dal XII secolo da scuole di ambito toscano e umbro, in particolare nella zona di Spoleto da cui ebbero una larghissima diffusione a livello europeo almeno fino al XIV secolo. 

 

Anonimo. Crocifisso di San Damiano. XII sec. Tempera su tavola. 
Assisi, Basilica di Santa Chiara.

 

 

Destinati ad essere esposti sugli altari, i crocifissi dipinti si discostano dalle tradizionali rappresentazioni bizantine e paleocristiane poichè l'immagine di Gesù crocifisso non è più inserita nel contesto della Crocifissione, in cui figuravano numerosi personaggi, ma è isolata secondo una visione simbolica ed essenziale.
Queste croci sono immagini grandiose che venivano innalzate sopra gli altari o sospese sulle iconostasi. Sono oggetti preziosi e decorativi, tanto da sembrare ingrandimenti di oreficerie gemmate e cesellate, dovevano attrarre l'attenzione dei fedeli e colpire l'immaginazione con lo sfavillio dell'oro e dei colori. 

Le croci dipinte si diffusero rapidamente, in poche decine di anni vennero collocate non solo nelle chiese italiane ma in tutta Europa e assunsero una grandissima importanza, frino a diventare  il simbolo universale del sacrificio di Cristo e l'emblema fondamentale del Cristianesimo.

Nei crocifissi si sviluppano ben presto due diverse tipologie: la prima, più antica, risale all'inizio del XII secolo ed è denominata Christhus Triumphans, a questa si affianca alla fine del XII secolo quella del Christus Patiens.

 

Coppo di Marcovaldo. Crocifisso. 1274. Tempera su tavola.
cm. 280X245. Pistoia, Cattedrale. Esempio di Christus Patiens.

  

Nelle due tipologie di crocifisso le differenze nei modi rappresentativi corrispondono a due diverse concezioni della sacralità, ma anche a finalità differenti della stessa pittura sacra, attraversando ll'evoluzione stilistica nel passaggio da romanico a gotico.

 

 


Alberto. Crocifisso. 1187. Tempera su pergamena e su tavola lignea.
cm. 278X200 Spoleto, Duomo. Esempio di Christus Triumphans.

 


Il Christhus Triumphans della tradizione pre-giuntesca presenta una visione astratta e simbolica, volutamente svincolata da ogni riferimento concreto o drammatico. Cristo è solitamente rappresentato vivo, con gli occhi aperti, appoggiato alla croce (non appeso) con atteggiamento di indifferente distacco rispetto alla sua condizione di crocifisso. Le forme stilizzate e bidimensionali, i colori vivaci sottolineano la valenza di simbolo sacro. E' l'immagine di un Cristo concettuale, inteso non come uomo, ma come entità sovrumana, divina, ultraterrena. Di umano ha solo l'apparenza.
Questo tipo di rappresentazione non è finalizzata a un coinvolgimento emotivo. Non vuole commuovere, ma esplicitare un concetto, una dottrina. Invita a una riflessione serena e alla considerazione intellettuale del dogma religioso.

 


Giunta Pisano. 1250-54. Tempera e oro su tavola. cm. 336X285. Bologna, Basilica di San Domenico.

 

Il Christus Patiens introdotto da Giunta Pisano è un Cristo colto al culmine dell'agonia nel momento della morte. E' la visione cruda e drammatica di denuncia del sacrificio estremo. Ciò è dimostrato dai colori lividi, dai muscoli irrigiditi, la testa reclinata e la smorfia di dolore sul viso. Il senso di scralità dell'immagine è reso soprattutto dalle forme allungate e sottili e dalle eleganti e dinamiche linee curve che descrivono il corpo del Figlio di Dio come de fosse costruito geometricamente, come a rappresentarne la perfezione divina.
Ne deriva un effetto di sofferenza sublime che conferisce all'immagine un forte potere di suggestione. L'intento è quello di scuotere lo spettatore, impressionarlo, coinvolgerlo emotivamente. La comprensione del valore sacro deve derivare non più da un ragionamento astratto da da una partecipazione emozionale al dramma.

 

Gli esempi più antichi

 

 


Mastro Guglielmo. Crocifisso. Cattedrale di Sarzana



Le croci dipinte sono più rare e meno documentate rispetto ad altre opere romaniche. Del resto, tutta la pittura romanica italiana è tuttora poco conosciuta. Esistono pochissimi documenti al riguardo ed è molto difficile reperire dati e notizie. Solo recentemente si è cominciato a svelare qualche enigma e grazie a questi studi cominciano ad apparire valori e significati che rivelano una complessa situazione culturale. 

Nel suo insieme, come l'architettura e la scultura, anche la pittura romanica è stilisticamente eterogenea: è presente una mescolanza di elementi provenienti da culture diverse:

   - bizantino-orientali
   - carolingi
   - barbarici-transalpini
   - popolari-locali

Pertanto, anche nelle croci dipinte, a seconda dei luoghi e delle rispettive scuole può prevalere l'una o l'altra componente. Per esempio in Umbria è presente una forte influenza bizantina che si mescola a un linguaggio locale con soluzioni raffinatissime, come quelle offerte dal Maestro Alberto nel Crocifisso della Cattedrale di Spoleto.

Nella produzione dei crocifissi romanici troviamo due tipologie:

La più antica risale al XII secolo ed è chiamata Christus Triumphans, che avrà una certa diffusione tra XII e XIII secolo. Appartengono a questo tipo le Croci del Maestro Alberto, e quella del Maestro Guglielmo, nella Cattedrale di Sarzana.

In entrambi i casi si tratta di icone della divinità cioè non vogliono essere immagini realistiche, ma volutamente astratte, in quanto concepiti come oggetti sacri. Rappresentano il concetto astratto di divinità: non il Cristo in croce inteso come essere umano, ma entità spirituale e sovrumana. Infatti la rappresentazione contraddice la realtà e la logica. Il Cristo è vivo, con gli occhi spalancati e lo sguardo fisso, il corpo eretto e i piedi vicini, non sovrapposti. Non sembra appeso alla croce ma in piedi davanti alla croce, non è sofferente, è indifferente alla situazione. Di umano ha solo l'apparenza, per poter essere riconosciuto.

 


Anonimo. Croce di Rosano. XII sec.

 

I principali elementi di stile sono:

   - assenza di spazio e di volume
   - zone di colore definite, vivace, brillante
   - contorni netti e marcati con segno scuro
   - linea in funzione decorativa (stilizzata, non descrittiva)
   - tratteggi circolari e lumeggiature in oro o più chiare
   - fisionomie e atteggiamenti secondo formule fisse, astratte e convenzionali.
   - forte componente simbolica
   - immagini dogmatiche (regole iconografiche precise).

Le croci venivano composte da più assi di legno unite insieme con chiodi e rinforzate sul retro con apposite stecche. Per essere appese erano dotate di appositi tiranti o catene. Nel lato frontale la superficie veniva accuratamente levigata e in tempi più antichi ricoperta con pergamena, preparata con diversi strati di gesso e colla, su cui veniva stesa la pittura a tempera. Più avanti la pergamena verrà sostituita con la tela, che sarà sempre più usata perchè più economica e più facile da lavorare. Per far aderire meglio il colore e dare più lucentezza alle tinte che sembrano simili agli smalti, veniva usato un ultimo strato di colla. I colori usati sono tempere all'uovo, hanno toni puri e squillanti, e includono spesso pigmenti preziosi come l'azzurro ultramarino, le lacche e l'oro.

Con il '200 si introducono i primi cambiamenti e compaiono le prime immagini di Christus pathiens, soprattutto in area toscana. Ma l'evoluzione stilistica avviene molto lentamente, perchè le immagini sacre, in questi tempi, sono strettamente legate al dogma religioso che gli artisti devono rispettare per non vedersi rifiutare le opere.

A. Cocchi


  

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 Alberto Sotio
  Il restauro della Croce di Rosano

 



Bibliografia

 

G. Previtali La periodizzazione della storia del'arte italiana in: Storia dell'arte italiana Einaudi, Torino, vol. 1 Questioni e metodi
G. Benazzi. Il Crocifisso di Alberto a Spoleto: una croce fra Oriente e Occidente. in Art e Dossier n. 63, Giunti, Firenze, 1991
P. Adorno, A. Mastrangelo. Arte. Correnti e artisti. Casa Editrice G. D'Anna, Messina-Firenze 1998
F. Negri Arnoldi. Storia dell'arte. Vol.I Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1985.
M. Rotili La pittura Romanica nell'Italia Centro-Meridionale. I Maestri del Colore  n. 210. F.lli Fabbri Editori.
La Nuova Enciclopedia dell'Arte, Garzanti 1986
Fra' G. Bellucci, Assisi cuore del mondo. Editrice Velar
AA.VV. Lezioni di arte vol. I Electa -Bruno Mondadori, Milano 1999 
L. Grodecki Architettura gotica Electa
G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerario nell'arte Zanichelli vol. 2 Dall'arte paleocristiana a Giotto.


Mastro Guglielmo. Crocifisso. Cattedrale di Sarzana

 


Mastro Guglielmo. Crocifisso. Cattedrale di Sarzana

 

 

Approfondimenti:croce, croci dipinte, pittura, tempera, crocifisso, .

Stile:Arte del Medio Evo, Romanico, Gotico.

 



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