Arte del Seicento in Casentino

Le testimonianze artistiche in Casentino riferibili al Seicento costituiscono un patrimonio ragguardevole, sia per la qualità che per la quantità delle opere disperse in maniera capillare anche nei più piccoli centri di un territorio dominato dai castelli e disseminato da conventi, monasteri e antiche pievi, poste fin nel cuore della foresta casentinese.

La rete di strade e valichi che fin dall'età antica collegavano  la Toscana con la Romagna e al suo interno Firenze, Fiesole, il Valdarno e la Valtiberina, nel XVII secolo erano ancora in uso e percorse sia per i pellegrinaggi religiosi che per i normali transiti commerciali, civili o militari. Lungo questi percorsi sorgevano luoghi di culto e di ristoro molto importanti e frequentati, spesso si trattava di edifici secolari ma ancora ben conservati, oppure rinnovati in forme più moderne.

Tra i santuari più famosi nel XVII secolo si può ad esempio ricordare santa Trinita in Alpe, presso il monte Lori, ancora attiva e in buone condizioni fino alla fine del Seicento e oggi divenuta un rudere. Tra quelli che hanno continuato la loro funzione fino ad oggi vanno ricordati il Monastero e l'Eremo di Camaldoli e la Verna.

Gran parte dell'arte tra Cinque e Seicento in Casentino è arte religiosa. Le Compagnie laicali che si moltiplicarono in Italia a partire dalla fine del Cinquecento non si occuparono più di solidarietà sociale e accoglienza dei poveri e bisognosi, ma svolsero un ruolo importante nel rinnovamento delle chiese e nella diffusione di opere d'arte. Anche il Casentino fu influenzato da questo fenomeno e proprio alla committenza delle Compagnie si deve la fortuna di alcuni soggetti iconografici e l'abbondante presenza di santi, immagini religiose, altari e arredi sacri.
Anche se vanno considerate le gravi perdite dovute alle rimozioni  o distruzioni avvenute tra Ottocento e Novecento,  nei centri religiosi di questa regione si concentrano ancora oggi gran parte delle opere pittoriche, delle sculture, delle decorazioni in stucco e degli arredi seicenteschi. A questi si aggiungono altri contenitori culturali appartenenti all'epoca come ad esempio la deliziosa Villa Mausolea, presso Soci, in località Partina, ricca di pitture, sculture e decorazioni del Seicento, oltre ad essere un esempio importante di architettura dello stesso secolo.

 

Per quanto riguarda la pittura, nel periodo intercorrente tra 1580 e 1630, in Casentino si manifestano i primi artisti che appoggiano la pittura riformata. Negli anni che precedono la tragica epidemia della peste avviene un progressivo distacco dall'influenza di Vasari per accogliere uno stile più naturalistico, che avrà pieno sviluppo soprattutto nei decennni centrali del XVII secolo.

Tra il 1630 e il 1660 l'arte in Casentino raccoglie tendenze espressive diverse e contrastanti fino al pieno sviluppo del barocco nella seconda metà del Seicento e della successiva evoluzione rococò nei primni decenni del Settecento, in cui si raggiungono livelli dei qualità molto alti. 

la pittura casentinese compresa tra il 1660 e il 1740 è particolarmente dinamica e interessante, vi si possono distinguere tre momenti:

- la prima fase è caratterizzata dalla cultura figurativa barocca prettamente fiorentina, derivante dagli artisti dell'orbita medicea,

- la seconda corrisponde al vivace passaggio tra XVII e XVIII secolo

- la terza è uno sviluppo più moderno con l'apertura verso esperienze artistiche contemporanee di centri  anche esterni a Firenze e alla Toscana.

 

A. Cocchi

 


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