La Camera degli Sposi


La Camera degli Sposi nella storia


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La Camera degli Sposi nella storia

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La datazione.

 

Gli affreschi della Camera degli Sposi di Mantova presentano ancora oggi numerosi dubbi riguardo alla cronologia del ciclo pittorico. La documentazione emersa dagli studi condotti su questo capolavoro offrono poche certezze assolute, tra le quali l'appartenenza alla mano di Andrea Mantegna, condivisa con sicurezza da tutti gli storici che se ne sono occupati.
Le date dell'esecuzione, nonostante vengano comprese tra il 1465 e il 1474 dalla maggior parte dei manuali di storia dell'arte, poichè condivise da gran parte degli storici più recenti, presentano comunque delle incertezze.
La più incerta è la data d'inizio. Secondo un documento ritrovato dallo storico R. Signorini, la decorazione pittorica della Camera egli Sposi ebbe inizio il 26 maggio 1465, appena terminati quelli della "chapeleta de Castello". Ma la testimonianza che si ritiene più probabile è quella lasciata dallo stesso Mantegna, che sullo sguincio di sinistra della finestra nella parete nord dipinse in finto graffito la data 16 giugno 1465. Nell'iscrizione si legge esattamente: "14-65.d.16.iunii", che la data voglia sottintendere l'inizio dei lavori non è una certezza assoluta, ma è l'ipotesi ritenuta più plausibile.
La conclusione dei lavori è più condivisa, la data è nota attraverso due documenti: un atto del 1475 e la targa dedicatoria della parete ovest, dove si legge che Andrea Mantegna terminò l'opera nell'anno 1475. Se è stato così, l'esecuzione degli affreschi impegnò Mantegna per circa nove anni, intervallati da alcuni viaggi in Toscana (nel 1466 risulta essere a Firenze e nel 1467 dovette eseguire un dipinto nel Camposanto di Pisa) dove l'artista venne occupato in altri lavori.
L'ipotesi di un'esecuzione avvenuta in due momenti divisi trova corrispondenze anche nel confronto stilistico tra la scena della Corte e quella dell'Incontro, che sembrano risentire di influssi diversi, oltre che da alcuni ripensamenti e modifiche rilevati dalle analisi dei dipinti.
Secondo il Kristeller e altri, invece, la data iniziale viene riferita al 1471, poichè in una richiesta del 25 ottobre Ludovico III aveva ordinato per il Mantegna "pesi tre de olio de nose per lavorare a quella nostra camera". Il documento si riferisce all'olio di noce utilizzato da Mantegna nella pittura murale, secondo la tecnica illustrata dal celebre manuale di Cennino Cennini. Altri studiosi ritrengono invece che l'ordine di Ludovico riguardi un "rifornimento" di materiale che può essere avvenuto anche a lavoro già avviato prima.

 


L'esecuzione di Mantegna.

 

Dall'analisi stilistica e dal procedimento tecnico i critici sembrano concordare sulle principali fasi esecutive del ciclo della Camera degli Sposi. Nel suo lavoro Andrea Mantegna deve avere iniziato a dipingere la volta per poi passare sulla parete nord, dove si trova la Corte, e procedere con la parete ovest dove figura la scena dell'Incontro.
L'inizio sulla volta è riferito ad una consuetudine: di solito per decorare un locale si iniziava dal soffitto e poi si passava alle pareti. Dal punto di vista stilistico si nota inoltre che nella pittura sono presenti diversi elementi ancora vicini all'esperienza padovana dell'artista. Ad esempio la balaustra dell'oculo riprende un motivo derivato da Donatello, riscontrabile anche nella parete dietro i personaggi della Corte.
La successione nord-ovest delle pareti rivela la vicinanza ai modi del periodo padovano, per quanto riguarda la Corte e a riferimenti alla pittura toscana e al luminismo derivato da Benozzo Gozzoli nell'Incontro. E' importante ricordare che nel 1467 Andrea aveva interrotto i lavori della Camera degli Sposi, poichè si trovava a Pisa per finire un dipinto nel Camposanto. Ed è qui che l'artista veneto deve aver ammirato l'affresco con la Costruzione della torre di Babele dipinta dal Gozzoli.

Il coordinamento generale e perfezione compositiva raggiunti nella parete ovest non sono riscontrabili allo stesso livello nella parete nord. Le corrispondenze auree tra la scena figurata dell'Incontro e l'insieme dela decorazione non si ritrovano allo stesso grado di esattezza nella scena della Corte, pertanto la parete nord dev'essere stata dipinta prima. Inoltre nella scena della Corte si notano alcune discrepanze. Ad esempio la prospettiva delle scale a destra non coincide con l'impianto prospettico complessivo della sala. I personaggi davanti al pilastro non sembrano avere un chiaro piano d'appoggio; una manica che spunta a sinistra del pilastro indica che in un primo momento era stato rappresentato un personaggio poi cancellato con l'aggiunta del pilastro. Si deduce anche che in un primo tempo i pilastri non erano stati dipinti e che la scena della Corte doveva essere indipendente, mentre il resto delle pareti dovevano essere dipinte in finto marmo con venature verdi, come si vede ancora negli sguinci delle finestre.

 


Utilizzi dalle origini ad oggi.

 

Rispetto alla funzione originaria, la Camera degli Sposi nel corso dei secoli venne utilizzata per scopi diversi fino al 1915, quando venne riscoperto lo straordinario valore artistico di questo monumento.

L'attuale nome "Camera degli sposi" è un appellativo moderno dovuto allo storico Ridolfi, in riferimento a Ludovico Gonzaga e alla moglie Barbara di Brandeburgo. Nei documenti originali era denominata semplicemente "Camera magna picta" (Camera grande dipinta) o "Camera depincta" (camera dipinta). Inoltre, dalle indicazioni che si possono trarre dai documenti coevi la stanza sembra destinata a locale di rappresentanza della corte, utilizzata sia come sala delle udienze, sia come luogo in cui Ludovico si riuniva con i famigliari, si occupava degli affari di governo e riceveva funzionari e diplomatici. Ciò porta quindi ad escludere che si trattasse di una camera nuziale o di una stanza da letto.
A partire dal 1506 fino agli inizi del '700 la Camera divenne una sorta di museo privato, poichè vi si raccolsero opere d'arte e oggetti preziosi. Durante l'800 e fino al 1880 la Camera degli Sposi venne trasformata in archivio notarile.

Oggi la Camera degli Sposi è una delle più importanti mete del turismo culturale italiano, fa riferimento alla Soprintendenza per il Patrimonio Storico ed Artistico di Mantova ed è gestita dal Museo di Palazzo Ducale.

 


Restauri.

 

Anche l'ornamentazione ha subito diverse modifiche a causa di danni e restauri. Il 22 settembre del 1506 a pochi giorni dalla morte del maestro, Isabella d'Este incaricò i figli del pittore di "raconzar" (restaurare) alcune zone non identificate della Camera.
Nel luglio del 1630, in occasione del terribile sacco di Mantova, la Camera degli Sposi subì diversi danni a opera dei lanzichenecchi al servizio dell'imperatore Ferdinando II, che spararono contro gli affreschi, lascindone tracce ancora visibili e icisero le pareti cnon scritte riferite a Martin Lutero.
Altri sfregi vennero inferti ai dipinti da successivi occupanti, ma gli affreschi vennero danneggiati anche dalle idipinture effettuate da M. Knoller su incarico del governo austriaco nel 1790.
Nel 1876 il Canevaghi riuscì a rimuovere le ridipinture del Knoller sulla scena dell'Incontro, mentre nell'anno successivo intervenne G. Bianchi, già noto come "rifacitore" di Giotto in Santa Croce a Firenze. Altri ritocchi risalgono al 1894.
I primi restauri moderni si devono al Pelliccioli, che dal 1938 al 1941 si impegnò nel consolidamento della superficie pittorica alla pulitura di gran parte delle ridipinture precedenti e al riempimento di diverse lacune.
Tra il 1984 e il 1986 vennero realizzati importanti interventi di restauro condotti in tre campagne sistematiche dall'Istituto Centrale del Restauto e dal consorzio Arké di Roma. Il degrado subito dagli affreschi aveva compromesso gravemente lo stato di conservazione dei dipinti, e nel restauro si è provveduto ad un attento lavoro di pulitura, consolidamento, stuccatura e reintegrazione delle superfici pittoriche, delle decorazioni in pietra e delle dorature.
In seguito la Camera degli Sposi è stata sottoposta a periodici interventi di manutenzione (1996-1999-2001) per ovviare alla caduta puntiforme della superficie pittorica dovuta all'umidità di condensa presente nella stanza.
Per riparare i danni prodotti dal terremoto del 25 novembre 2004, nei primi mesi del 2005 è stato effettuato l'ultimo intervento di restauro.

 

 

A. Cocchi

 

 

Bibliografia

Lionello Puppi Cianfrusaglie reperti e un talent scout in: Il Romanzo della pittura. Masaccio e Piero. Supplemento al n° 29 de "la Repubblica" del 2.11.1988 
Claudia Cleri Via Mantegna. Art eDossier n.55. Giunti, Firenze. 1991
M. Bellonci, N. Garavaglia L'opera completa di Mantegna. Classici dell'arte Rizzoli, Milano 1966
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti.
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa-Bruno Mondadori, Roma 2000
A. Blunt Le teorie artistiche in Italia dal Rinascimento al Manierismo. Piccola Biblioteca Einaudi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1966
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008

 

 

 

Approfondimenti:Camera degli Sposi, Mantegna, pittura, affresco, storia, restauro, Alessandra Cocchi, .

Stile:Quattrocento.

Per saperne di più sulla città di: Mantova

 



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