Arte greca


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Arte greca
Caratteri generali
Le origini
Periodizzazione
La polis
Il santuario nell'antica Grecia
Le offerte votive nell'antica Grecia

Mappe concettuali

Lezioni pronte e presentazioni animate sull'arte greca

Bibliografia

 

L'arte greca fiorisce per circa otto secoli dal X-IX secolo a. C. alla conquista dei Romani nel I secolo a. C.
Comprende un complesso di manifestazioni artistiche prodotte dalle popolazioni delle singole città greche, organizzate in stati indipendenti sul modello della Polis.
La periodizzazione e le fasi dello sviluppo degli stili sono conosciute e ordinate in base alle scoperte archeologiche, perciò sono soggette a continui aggiustamenti e precisazioni.
Dal punto di vista geografico, l'arte greca conosce il suo primo sviluppo nel Peloponneso, nell'Attica, nelle isole egee e poi si espande con la colonizzazione nei territori dell'asia Minore e dell'Italia Meridionale.
 
Nel suo insieme la civiltà greca si manifesta con una produzione artistica ricchissima e raggiunge livelli di qualità eccezionali, assumendo un ruolo di modello di riferimento per gran parte delle civiltà e per tutte le maggiori correnti artistiche occidentali.
Molto ampio è anche il ventaglio delle tecniche e delle tipologie artistiche, mentre sorprende anche rispetto ad altre civiltà coeve, per il generale dinamismo dello sviluppo stilistico.
Nonostante ciò, l'arte greca riflette una cultura sostanzialmente unitaria, in cui si riconosce però anche un ricco ventaglio di espressioni diverse relative a conoscenze, stili, tecniche e gusti locali.

La Grecia antica era divisa in tanti piccoli stati in continua rivalità e spesso in conflitto tra loro, secondo la situazione che viene ben descritta da Omero.
Nonostante la divisione politica i popoli greci trovano potenti elementi di coesione che finiscono per fondere insieme tante componenti in un'unica grande civiltà.

Questi elementi sono:

- la religione, anche se declinata dei differenti culti,
- la lingua comune, variata nei dialetti locali,
- l'arte, secondo un'estetica condivisa ma sviluppata nelle diverse facies.

A. Cocchi.

 

Caratteri generali dell'arte greca.

 

Temi fondamentali dell'arte e della cultura greca  sono l'Uomo e la Natura. La natura viene indagata in tutti i suoi aspetti, alla ricerca delle sue leggi essenziali. Nell'arte le forme naturali sono viste come perfette e vengono tradotte con la geometria, applicando i suoi principi: la simmetria, la proporzione. L'uomo viene concepito come la piu perfetta tra le forme della natura e forme umane vengono attribuite agli dei dell'Olimpo greco. Nell'arte come anche nella filosofia greca la figura dell'uomo è centrale e viene rappresentato secondo un canone, cioè un sistema ideale e razionale di rapporti proporzionali che diventa misura di ogni cosa. Dal canone, applicato a tutti i campi della produzione artistica, deriva un'estetica basata sull'armonia e sull'equilibrio.
Accanto a questo aspetto, l'osservazione e lo studio della natura porta alla mimési, intesa come somiglianza visiva della forma artistica alla forma della natura. Il risultato di questa ricerca espressiva è una forma ideale dove la bellezza esteriore corrisponde ad una bellezza interiore.

 

Le origini

 

Se vogliamo tracciate una linea cronologica, sulla storia della civiltà greca conosciamo bene la fine, ma non siamo in grado di stabilire un inizio preciso. La battaglia di Azio, avvenuta nel 31 a. C., rappresenta notoriamente il termine della civiltà Greca, ma il momento d'inizio è tutt'ora difficile da definire, in quanto, oltre ad alcuni stanziamenti preesistenti, diversi popoli indoeuropei si insediarono a ondate successive nel corso dell'Età del Bronzo (3400-1075 a. C. circa) nella penisola greca.
Alcuni ritrovamenti relativi all'età preistorica e protostorica nell'area territoriale in cui si è sviluppata la civiltà greca mostrano però alcuni aspetti della cultura materiale che andranno a confluire nella formazione e nell'evolversi degli stili artistici successivi.
Uno dei più importanti "giacimenti" dell'archeologia greca si trova presso le coste occidentali del Peloponneso, nella splendida valle del fiume Alfeo, luogo indicato dall'antico oratore greco Lisia come il più bello della Grecia: a Olimpia.

 


Santuario di Olimpia. Veduta aerea di parte del sito archeologico.

 

Il Pelopion di Olimpia, uno dei più antichi santuari greci

 

L'esplorazione del sito archeologico di Olimpia ha permesso di conoscere l'esistenza di un santuario antichissimo che sorgeva nell'area tra l'Heraion e il Tempio di Zeus (costruzioni successive), le cui prime tracce di frequentazione risalgono al Neolitico finale (4300-3100 a. C.). Alla prima parte dell'età del Bronzo, indicata come Antico Elladico, risale il Pelopion, una tomba monumentale dedicata all'eroe Pelope, entrato nel mito e divenuto oggetto di venerazione.

 


Pianta dell'acropoli di Olimpia. Dett con il Pelopion

Nelle sua forma primitiva il cenotafio dell'eroe Pelope era un grande tumulo di terra battuta e cenere che formava una collinetta artificiale di circa 27 metri di diametro, circondata da un giro di pietre. Sulla sommità appiattiva si trovava l'altare sacrificale e alcune costruzioni circolari. L'ingresso era orientato a sud-ovest e si poteva raggiungere la cima della collina per mezzo di passi scavati sul fianco di essa, con una sorta di scalinata rudimentale. Da quanto racconta l'antico scrittore greco Pausania il Perigeta, ogni anno i magistrati di Olimpia durante un rito sacro, offrivano in sacrificio all'eroe Pelope un ariete nero. Vel V secolo a. C. attorno al tumulo venne costruito un recinto di pietra di pianta pentagonale a cui si aggiunse, alla fine dello stesso secolo, un portico dorico con doppio ingresso.

Nella zona attorno all Pelopion sono state trovate tracce di costruzioni absidate e alcune tombe.

 

Kantaros minio. Terracotta. Antico Elladico III. Museo Archeologico di Olimpia Incensiere. Terracotta. Fine dell'Antico Elladico III. Museo Archeologico di Olimpia

  

 
Prochous. Terracotta con decorazioni incise e impresse.
Antico Elladico III. Museo Archeologico di Olimpia

 

Dagli scavi archeologici nell'area del Pelopion sono stati recuperati diversi oggetti votivi, come vasi, manufatti in terracottae statuette in bronzo soprattutto di guerrieri. Un altro gruppo di oggetti appartiene al periodo Miceneo, tra questi, alcuni vasi di uso cosmetico o alimentare, statuine in ceramica come quelle del caratteristico tipo a Ψ, collane e monili.  In gran parte questi oggetti sono conservati nel Museo Archeologico di Olimpia.

 

Statuina femminile del tipo a ψ del periodo miceneo. Museo Archeologico di Olimpia  Collana con vaghi in pasta di vetro e faïance del periodo miceneo. Museo Archeologico di Olimpia

 


Per tutta l'età del Bronzo le isole e le terre affacciate sull'Egeo furono dominate dalla Civiltà Minoica che diffuse la propria cultura e produsse manufatti di altissimo livello artistico. L'influenza dell'arte minoica si estese anche verso la Grecia continentale, nei territori della vicina Civiltà Micenea.  Inoltre le popolazioni elleniche si fusero con quelle minoiche e micenee, stanziandosi nei loro centri abitati e assorbendo anche le componenti culturali.

Il seguente sviluppo della Civiltà Micenea avvenne qualche secolo più tardi, protraendosi fino a verso il 1200 a. C. quando cominciarono le distruzioni di alcune delle più importanti città micenee che provocarono il rapido disfacimento delle società più evoluta dell'Europa antica. Le cause non sono chiare, gli antichi racconti fanno riferimento ad invasioni di popoli provenienti da nord, che parlavano dialetti dorici e conquistarono grandi territori. L'archeologia però non ha ritrovato prove di queste vicende, e sembra più probabile che la fine della civiltà micenea sia dovuto piuttosto all'indebolimento della struttura politica, a guerre intestine e a violenti terremoti. 

L'arte greca intesa come insieme di opere artistiche realizzate da popoli di lingua greca (comprendente la penisola greca, le isole e l'area continentale) inizia a manifestarsi in modo autonomo dopo il crollo della Civiltà Micenea e nei due secoli che seguono la caduta di Troia (1184 a.C.).
Questa fase, ancora poco conosciuta, è denominata Medioevo ellenico.



Il Medioevo ellenico

 

Medioevo ellenico è un termine generico che indica un periodo poco conosciuto, per via di scarsi ritrovamenti, compreso tra la fine della civiltà micenea  e il periodo Protogeometrico.

Verso il 1100 a. C. la grandiosa Civiltà Micenea era scomparsa con conseguenze disastrose anche per la cultura. In molte località si persero tutte le più importanti forme d'arte, come l'architettura monumentale, gli avori la lavorazione delle pietre, l'oreficeria e venne dimenticata anche la scrittura. Unica arte che continua ininterrotta è la ceramica, indispensabile per il suo impiego nella vita quotidiana.

 

 


Anfora. ca. 1000 a.C. Ceramica dipinta da Atene in stile protogeometrico. h 47,2 cm. Atene, Museo del Ceramico.

 



Lo stile di vita di quelle che erano state città ricche subì un forte balzo indietro, con un impoverimento generale delle comunità. I grandi centri si spopolarono, i commerci si interruppero e si diffuse una vita quotidiana basata su un tenore modesto e di sussistenza, come quello che aveva sempre caratterizzato i villaggi agricoli della Grecia neolitica. Anche nelle campagne i villaggi si ridussero a pochissime abitazioni e rimasero isolati tra loro.
Le ceramiche appartenenti a questo particolare periodo riflettono il momento di crisi: le decorazioni sono molto semplificate, sempre più geometriche e non si vedono più le scene figurate con animali e piante, ma solo semplici motivi astratti di qualità modesta.

 


Centauro. Terracotta dipinta 950-900 a. C. proveniente da Lefkandì.
h. cm. 36. Eretria, Museo Archeologico 

 

Però, in base agli scavi archeologici più recenti e a quelli ancora in corso, è emerso che questa situazione  non va considerata in senso generico, per tutta la Grecia. La scoperta di diverse necropoliinsediamenti e santuari, alcuni dei quali presenti e attivi in modo ininterrotto fin dal Neolitico medio, hanno dimostrato che il presunto azzeramento culturale del medioevo ellenico in realtà non si è mai verificato. Piuttosto, sembra che al posto dei vecchi centri d'arte ne siano emersi nuovi in altre località, come dimostrano i siti della facies submicenea nell'isola Eubea, in Beozia, in Argolide, in Elide, in Corinzia.

 


Tempietto fittile proveniente da Sabicina. VI sec. a. C.
Museo Archeologico Regionale, Caltanissetta.

 

Si sono verificate anche immigrazioni di popoli diversi, poichè i reperti hanno dimostrato l'esistenza di facies nuove, estranee alla tradizione micenea.

La più nota è l'immigrazione dei Dori, che portano con sè innovazioni sociale e culturali che si riveleranno piene di conseguenze.  La più importante di queste è di carattere religioso e comprende anche il rito della cremazione. Si avviano quindi una serie di trasformazioni dell'organizzazione sociale che portano al passaggio dai clan dei villaggi alla formazione delle città stato rette da un'artistocrazia militare e religiosa.

 Intorno al 1000 a. C. inizia una fase nuova che si può considerare l'inizio del periodo di formazione dell'arte greca: si apre il Periodo Protogeometrico  a cui seguirà lo sviluppo del Periodo geometrico.

 A. Cocchi


 

Periodizzazione

 

L'arte greca comincia a manifestarsi con un processo di svolgimento autonomo e coerente intorno al 1.000 a. C., segue l'Età Micenea e si sviluppa in fasi successive e molto diverse tra loro che si avvicendano in periodi relativamente brevi. 
L'ultimo stile dell'arte greca è l'ellenismo. 
In uno schema di riferimento, i momenti essenziali dello sviluppo stilistico dell'arte greca sono:

 


Hydria proveniente da Limantepe.
Inizio del periodo protogeometrico. Foto di Sailko

 

 


Cratere funerario tardo geometrico attico, Bottega del Pittore di Hirschfeld (attr.),
750-735 a.C., h 108.3 cm. New York, Metropolitan Museum of Art 

 

 


Polimede di Argo. Kleobi e Bitone. 580 a. C. ca.  Marmo. Museo Archeologico, Delfi. 

 

 


Sòtade di Tèspie. Auriga di Delfi. 474 a. C. ca.
Bronzo. h ca. 180 cm. Museo Archeologico, Delfi.

 

 


Fidia. Iride, dal Frontone ovest del Partenone.
447-433 a. C. British Museum, Londra.

 

 


Epigono. Galata morente. Copia romana in marmo
da originale in bronzo del 230-220 a. C. ca. Roma, Musei Capitolini.

 

 

 

A. Cocc

 

La polis

 

La polis greca era una città-stato, indipendente sul piano politico ed economico, che controllava e gestiva un territorio, (chora) in cui l'attività agricola, la pastorizia e l'allevamento garantivano il sostentamento della città.
La comunità era organizzata secondo un modello sociale molto particolare, unico nel mondo antico, poichè basato su un sistema democratico, dove i cittadini potevano, attraverso i loro rappresentanti, scegliere le proprie leggi.

La forma urbanistica della polis rispecchia questo modello sociale e politico e si struttura secondo un criterio razionale che viene generalmente rispettato.

Sfruttando la natura montuosa del territorio greco, sul punto più alto venne posta l'acropoli, la città alta, destinata al culto, dove vengono costruiti i templi e le strutture religiose più importanti. Ricalcando la forma delle città micenee, l'acropoli era difessa dalle mura che la circondavano, l'accesso era segnalato dai monumentali propilei  e si poteva raggiungere percorrendo una via sacra, generalmente piuttosto ripida.


Sotto all'acropoli, simbolicamente protetta dalle divinità, si estendeva l'asty, la città bassa, con le abitazioni costruite  spesso a terrazzamenti sul fianco della collina e a valle. In una zona centrale o facilmente raggiungibile si trovava l'agorà, la grande piazza circondata dai portici (stoai) su cui si affacciavano i principali edifici pubblici e amministrativi. L'agorà era il vero centro sociale della città, vi si svolgevano i commerci, il mercato, era adibita alle riunioni pubbliche ed  era un luogo d'incontro e di socializzazione.
Intorno alla zona centrale si distribuivano i diversi quartieri, le aree produttive e le zone residenzialli. 
Le abitazioni erano diverse tra loro, sia per dimensioni che per caratteristiche, a seconda del livello di ricchezza dei rispettivi proprietari. Alcune delle case più importanti erano a due piani, con cortile interno e diversi ambienti. La maggior parte erano abitazioni molto semplici ad un piano, con poche stanze o un unico ambiente. A seconda delle zone cambia la forma del tetto: il più diffuso è quello a due spioventi, ma esistevano anche costruzioni con tetto piano.

materiali da costruzione variano: dalla pietra per le costruzioni più ricche al mattone crudo e legno per quelle più modeste.


A. Cocchi.


 

Il santuario nell'antica Grecia

 


Santuario di Olimpia. Veduta aerea di parte del sito archeologico.

 

Il santuario nella civiltà greca era il luogo dove si poteva incontrare la divinità.

In origine i santuari corrispondevano a particolari luoghi naturali, come una grotta, un albero, una sorgente, un'altura, ecc. in cui qualche fenomeno veniva associato al manifestarsi della divinità.  Il culto si celebrava all'aperto, in un bosco, presso un altare, in uno spazio che veniva segnalato e circoscritto dal témenos: il recinto sacro. 
Solo più tardi il santuario si identifica con una costruzione precisa, un tempio, ma il termine può anche indicare un'area in cui si trova un altare o dove la divinità si manifesta sotto forma di immagine sacra, compreso un angolo della casa in cui si svolgono i riti.

In età micenea i santuari erano spazi appositi contenuti nel megaron, il palazzo reale. 

Nella civiltà greca il santuario arriva ad indicare un complesso di edifici compresi in un'area considerata sacra, spesso delimitata da strutture di recinzione. 
I santuari greci possono essere urbanisuburbani ed extraurbani.

Inoltre il santuario greco cambia le sue caratteristiche nel corso del tempo.

 


Tempio di Hera. 600 ca. a. C. Santuario di Olimpia

 


L'evoluzione dei santuari greci

In origine, il santuario era uno spazio aperto, considerato proprietà del dio e per i fedeli era il luogo dove si poteva incontrare la divinità. Lo spazio sacro era indicato dall'altare e delimitato da una recinzione, da pietre o da muri, per essere separato dallo spazio profano. In genere si trovava in cima ad un'altura.
Nell'area sacra poteva essere presente anche una costruzione, in funzione di tempio, ma questa era comunque considerata secondaria rispetto all'"area sacra" , perchè la comunità si riuniva all'esterno dov'era presente l'altare per i sacrifici e le funzioni religiose. Il tempio, che poi viene chiamato anch'esso 'santuario', era la casa del dio e ne conteneva l'immagine  che emanava la sua protezione verso l'esterno.
I primi santuari greci, risalenti al periodo protogeometrico,  erano costruzioni dalle caratteristiche in tutto silmili alle abitazioni coeve. Presentavano pianta rettangolare, con un lato corto spesso absidato. A volte potevano avere le fondamenta in pietra, ma erano costruiti soprattutto con materiali deperibili come legno per le strutture nportanti e argilla per le pareti. Il tetto aveva due spioventi appoggiati su travi in legno e rivestiti in paglia. Potevano essere corredati da colonne di legno presenti sia all'interno che all'esterno, per sostenere le coperture.
Gli esempi di santuari greci più antichi avevano anche funzione funeraria, poichè erano dedicati al culto degli eroi e contenevano le tombe dei re divinizzati.
Il santuario greco più antico tra quelli finora ritrovati dagli scavi archeologici è l'Heròon di Lefkandì, sull'isola di Eubea, risalente al Periodo Protogeometrico.

Gradualmente l'architettura sacra della Grecia antica si definisce nelle forme del tempio, declinandosi in deverse tipologie stilistiche e varianti locali. A partire dal Periodo arcaico il tempio greco è un edificio monumentale costruito in pietra o in marmo. 

 


Santuario di Delfi. Veduta della terrazza con il Tempio di Apollo.

 

In seguito si svilupparono grandi complessi sacri composti da diversi edifici e strutture. Oltre al tempio, facevano parte del santuario altri monumenti, come i propilei, il tesoro, la sala del banchetto, la pinacoteca, strutture commerciali e alloggi per i pellegrini. Per raggiungere il santuario i pellegrini dovevano percorrere la via sacra accompagnata dai portici

Nei santuari più grandi e importanti, come DelfiDeloSamoOlimpia venivano organizzati i giochi panellenici, con gare atletiche (tra cui le Olimpiadi), poetiche e musicali che richiamavano spettatori e partecipanti da tutta la Grecia.

 


Santuario della Nemesi.a Ramnunte, presso Maratona. V sec. a. C.

 

 

 

 A. Cocchi.

 


 

Le offerte votive nell'atica Grecia

 


Guerriero e cavallo. VIII sec. a. C. Bronzo. Olimpia Museo Archeologico.

 

Quel particolare desiderio di primeggiare tra individui o tra città tipico della cultura greca si è espresso con risultati diversi che vanno dai conflitti più cruenti alle gare dei giochi panellenici, alla competizione tra artisti e intellettuali, in una rincorsa continua al prestigio del singolo o della comunità.
Il desiderio di prestigio rappresenta il principale stimolo alla produzione di tanti capolavori e quindi alla sperimentazione e alla ricerca di perfezione presente nell'arte greca.
Ma il luogo più adatto in cui le città o singoli cittadini potevano gareggiare in prestigio era il santuario. Nei santuari il lavoro si architetti, scultori, ceramisti e pittori veniva sostenuto da forti intenti autocelebrativi. 
Le città commissionavano costruzioni sempre più belle e ornamentio preziosi per abbellire i santuari con templi, tesori, tempietti, colonnati, statue arredi sacri, dipinti.

 


Cavallo. Statuetta votiva proveniente da Corinto. 750-725 a. C.
Bronzo. h. 16 cm. Berlino Staatliche Museen Antikenabteilung



In questo contesto assunsero grande importanza le offerte votive: l'oggetto deposto nel santuario si ricollegava al donatore e ne rifletteva il valore attraverso la preziosità, la bellezza, la perfezione.
La consuetudine all'ex-voto è presente fin dalle origini nella civiltà greca.

In tutto il periodo protogeometrico l'offerta alla divinità aveva valore prevalentemente simbolico e religioso. Per la maggior parte dei casi si tratta di statuette di terracotta, alte dai quindici ai venti centimetri con rappresentazioni di animali sacrificali come tori, o cavalli o figurine di guerrieri. Venivano realizzati anche numerosi bronzetti, prodotti spesso in serie da stampi e in genere con fattura non troppo ricercata. I bronzetti più raffinati e preziosi, risalenti ai secoli tra l'XI e il IX sono ovviamente più rari.

In base ai ritrovamenti risulta che, durante il periodo geometrico, a partire dall'VIII secolo aumentarono di numero i bronzetti, più costosi, rispetto alle figurine in terracotta. Alcuni di questi sono piccoli capolavori, come ad esempio il Cavallino dell'VIII secolo esposto al Museo di Berlino, proveniente da un laboratorio di Corinto.

 


Piccolo tripode. Proveniente dal santuario di Olimpia. Bronzo. VIII sec. a. C. 
h. 14 cm. Atene, Museo Archeologico Nazionale.

 

Ma gli oggetti pù prestigiosi depositati nei santuari erano senz'altro i tripodi bronzei. Questi grandi oggetti, simboli di ricchezza e valore, divennero anche i più ambiti premi delle gare olimpiche e qualificavano il donatore, sia che fosse in campione olimpico sia che fosse un aristocratico. I più celebri tra i tripodi e lebeti del periodo geometrico sono quelli provenienti dal Santuario di Olimpia.

 A. Cocchi.

 


 


 

Mappe concettuali

 

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Il Partenone

 
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Bibliografia

AA.VV. La Storia dell'Arte. Le prime civiltà. Electa editore. Milano, 2006
G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerari nell'arte. Vol. I. Zanichelli editore, Bologna 2003
E. Bernini, R. Rota Eikon. Guida alla storia dell'arte. Vol.I. Editori Laterza, Bari, 2005
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol I. Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1985
P. Adorno, A. Mastrangelo Arte. Correnti e artisti. Vol. I. Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1994
N. Frapiccini, N. Giustozzi. La geografia dell'arte. Vol.1 Hoepli editore, Milano 2004
A. Pinelli. Le ragioni della bellezza. vol. 1 Dalla preistoria all'apogeo dfel mondo romano. Loescher Editore, Torino 2011
C. Bertelli, A. Corallini, A. Gatti. La storia dell'arte. Vol. 1 Dalle origini all'età carolingia.  Edizioni scolastiche Bruno Mondadori. Arte, Milano,Torino 2010
V. Terraroli. Arte 1. Dalla preistoria al tardogotico. Skira Bompiani editori, Milano 2012

G. Dorfles, C. Dalla Costa, M. Ragazzi. Lineamenti di Storia dell'arte. Vol. 1. Dalle origini all'arte gotica. Istituto Italiano Edizioni Atlas. Bergamo, 2010.
L. Calò, L'archeologia delle pratiche funeraie. Mondo Egeo. in: Il mondo dell'Archeologia. Treccani.it L'enciclopedia italiana
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M. R. Poopham, Lefkandi. in: Enciclopedia dell'arte Antica Treccani.
G. Gruben. Il tempio,  in: Storia dell'arte Einaudi.
F. Caruso. Sul Centauro di Lefkandi. Atti del convegno To Aigaio sten Proïme Epoche tou Siderou. Praktika tou Diethnous Symposiou, Rhodos, 1-4 Noembriou 2002. Editore  Panepistimio Kritis (Univeristà di Creta), Atene (GRC) a cura dell'Istituto per i Beni Archeologi e Monumentali (IBAM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Catania.

 

 


 

 


 

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Approfondimenti:Greci, civiltą.

Stile:Arte greca.

 



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Exechias. Achille e Aiace che giocano a dadi. Part. Anfora dipinta a figure nere. 550-525 a. C. ca. Roma, Vaticano, Museo Etrusco-Gregoriano.


 Da Prassitele. Copia romana da un originale marmoreo del 360 a.C. circa. Marmo. cm 205 ca. Roma, Musei Vaticani.




Agesandro, Atanodoro, Polidoro da Rodi. Laocoonte. I sec. a. C. Marmo. h 242 cm. Museo Pio-Clementino Roma, Vaticano. 














 

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