Cinquecento


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Il tardo Manierismo a Bologna

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Tardo manierismo a Bologna

Bibliografia

 

Nella pittura miliana i risultati più alti della maniera "moderna" nell'arte emiliana vengono prodotti tra Cinque e Seicento, a partire dall'opera del Correggio. Due principali tendenze espressive, la componente lombarda e la maniera romana, strettamente connesse tra loro si sviluppano come un filo conduttore nei due secoli, in una originale e feconda simbiosi. I due filoni artistici: naturalismo e classicismo, attivi nel corso del Cinquecento, si allontanano entrambi dalle sofisticazioni del manierismo romano e toscano.

 

 


Correggio. Affreschi dellla cupola di San Giovanni. Part. 1520-21 Parma.

 

 

In un primo momento i due percorsi si sviluppano paralleli, poi la sensibilità naturalistica, sostenuta da un sentimento vitale e concreto della natura si fonde con l'ideale classico e l'amore per l'Antico per dar luogo ad una nuova e feconda stagione che avrà come protagonisti principali soprattutto i Carracci.
Il distacco dai grandi modelli rinascimentali avvenne per gradi e con molte incertezze, ma nuovi fermenti di rinnovamento incominciarono a manifestarsi in alcune situazioni locali.

Anche se allo scadere del '500 la pittura bolognese è considerata di livello "provinciale" rispetto a centri di maggiore importanza culturale, come Roma, sono attivi a Bologna diversi pittori che stavano sperimentando nuove soluzioni. Artisti come Pellegrino Tibaldi, il Nosadella e il Passerotti portavano avanti ricerche espressive molto personali.

 

 



Pellegrino Tibaldi. Storie di Ulisse. 1554-56. Affresco. Bologna, Palazzo Poggi.

 

I loro risultati rimasero però di portata circoscritta all'ambito locale; l'egemonia culturale di Roma era ancora troppo forte. Lo sforzo di superamento rispetto della gloriosa età rinascimentale ha rappresentato un'impresa comprensibilmente difficoltosa per gli artisti di quei tempi, tuttavia questa fase sperimentale è importante per quello che riuscirà a produrre in seguito.

l desiderio di cambiamento avvertito nella pittura di fine '500 a Bologna comunque non è un fenomeno isolato: è analogo a quello di molti altri centri italiani. Nell'area lombarda compresa tra Cremona e Milano, ma anche in Toscana o nella stessa Roma, gli esempi più chiari sono offerti dalla pittura di Santi di Tito, dalle opere di Federico Zuccari e specialmente dall'opera di Federico Barocci. Il Barocci infatti, cercando di superare la visione astratta e formale tipica del manierismo, sviluppò un nuovo linguaggio che rappresentò una importante riforma pittorica.

 


Federico Barocci. Madonna del gatto. 1575 ca. Olio su tela. 112.7 × 92.7 cm. Londra, National Gallery 

 

Una svolta importante viene introdotta dai Carracci, un gruppo di pittori operanti nell'area bolognese alla fine del '500. Annibale, Ludovico e Agostino Carracci rinnovarono il tema sacro accogliendo le istanze culturali della Controriforma. La storia sacra venne calata nella quotidianità, immersa nella vita di tutti i giorni, nei suoi aspetti più semplici e banali e nei suoi ambienti, avvicinando le figure sacre a persone comuni più che a modelli ideali di sovrumana perfezione.

Nel complesso, la pittura bolognese di fine '500 appartiene alla civiltà padana, con una spiccata propensione per la dimensione del quotidiano, per il senso di concretezza e l'attenzione per la vita di tutti i giorni.
Così, all'interno di questa generale sensibilità si sono sviluppati due principali filoni di ricerca espressiva:

- La corrente naturalistica rivolta alla realtà nei suoi aspetti più quotidiani e sinceri, seguendo l'influsso della pittura lombarda, veneta e nord-europea, rappresentata da Ludovico Carracci e dalle opere giovanili di Annibale;

- La corrente classicista, più accademica perchè segue composizioni secondo strutture classiche e si avvicina alla grande maniera delle opere romane di Raffaello e Michelangelo, ma attenta alla verosimiglianza e all'evidenza nelle azioni e nelle espressioni rappresentate, come negli affreschi e negli esempi maturi di Annibale Carracci.

I due filoni negli artisti della generazione che seguirà, come Guercino e Reni, confluiranno in un'unica cultura figurativa.
La corrente naturalistica però però ha mantenuto una certa autonomia, poichè proseguirà in Romagna nell'area del forlivese-riminese con artisti come Cagnacci.

 

A. Cocchi

 

Bibliografia 

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G. C. Argan. L'arte italiana dal Rinascimento al Neoclassico, n° 9 RCS, Sansoni editore, 1991
F. Molinari Pradelli. Premessa a La raccolta Molinari Pradelli. Dipinti del Sei e Settecento. Catalogo della mostra. Bologna, Palazzo del Podestà, 26 maggio-29 agosto 1984. Stampato a Firenze, 1984.
A. Ottani Cavina. Dal ciclo di lezioni tenute presso L'università di Bologna, Dipartimento Arti Visive, Corso di Storia delle Arti a.s. 1984-85. Problemi dell'arte figurativa nei secoli XVII e XVIII
La storia dell'arte raccontata da E. H. Gombrich. Leonardo editore. Roma 1995
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G. Cricco F.P. Di Teodoro. Itinerario nell'arte. Vol 3. Dall'età dei lumi ai giorni nostri. Zanichelli editore, Bologna 2005
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 4, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, F. Larocci, A. Vettese. Storia dell'arte. Vol. 3. L'Ottocento. Istituto Italiano Atlas Edizioni. Orio del Serio 2008
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti, 1986

 

Approfondimenti:manierismo, pittura, arte, A. Cocchi, .

Stile:Cinquecento.

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