Cinquecento


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Bologna al tempo dei Carracci

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Bologna al tempo dei Carracci

Approfondimenti:

I Carracci

L'Accademia degli incamminati

Il classicismo naturalistico dei Carracci

La polemica carraccesca

Annibale e Ludovico

 

Verso il 1580 nel panorama nella pittura italiana la città di Bologna acquista un improvviso ruolo di prestigio con i Carracci. Con i tre pittori bolognesi: Ludovico, Agostino e Annibale Carracci, emerge con forza la componente naturalistica derivata dalla tradizione lombarda e viene espresso con piena libertà lo spettacolo della dimensione quotidiana, delle situazioni più familiari dense di affetti e di sensazioni provenienti da un vissuto personale intimamente sentito. Esempi di questa tendenza sono alcuni dipinti di Ludovico, o i disegni realizzati da Annibale ancora giovanissimo, con scene di vita casalinga e privata.

 


Annibale Carracci. La Macelleria. 1585. Olio su tela. cm 185X266. Christ Church Gallery Oxford


La vita di tutti i giorni e la presa diretta sulla realtà diventa protagonista in opere fondamentali come la famosa Macelleria ora ad Oxford, che ritrae il negozio del cugino Giammaria (che faceva il macellaio). Ma ciò che è più importante è che tale ricerca di naturalezza e verità viene trasferita dalle scene di genere ad opere di carattere sacro e di destinazione pubblica.

 


Ludovico Carracci. Sposalizio della Vergine. 1587. Olio su tela. cm.40X34. Bologna, Pinacoteca Nazionale.

 

La nuova direzione assunta dalla pittura bolognese dei Carracci rappresenta un fenomeno nuovo, emergente della cultura artistica italiana, fuoriesce dalla sua dimensione locale per diventare un fenomeno di grande portata poichè rappresenta la maggiore espressione pittorica dell'età della Controriforma. A vari livelli, nella scienza, nella filosofia, nella letteratura e nell'arte, in quegli anni si manifesta con grande forza una nuova consapevolezza della realtà, che porterà agli sviluppi del secolo XVII.

 

Agostino Carracci, Autoritratto come orologiaio, 1583 ca.
Bologna, Palazzo Pepoli Vecchio

 

Per contro, Roma negli anni compresi tra il pontificato di Sisto V a quello di Clemente VIII sul piano artistico detiene un'importanza puramente formale di "centro", perchè vive più una situazione di "conservazione" dei suoi grandi modelli rinascimentali che di innovazione; rappresenta il luogo in cui qualunque avvenimento diventa un "evento", sulll'eco del suo grandioso passato.

 

A differenza di altre città emiliane, Bologna non venne investita dal fenomeno del mecenatismo come ad esempio Ferrara e Modena, governate dagli Estensi, Piacenza con i Farnese o la Mantova dei Gonzaga. I cardinali legati che si sono succeduti nel governo di Bologna dal 1512 non hanno promosso eventi particolarmente incisivi per la città.

 

Ritratto di Ulisse Aldrovandi. Frontespizio del trattato Ornithologiae (1599).

 


I fermenti culturali che hanno animato la vita artistica del centro emiliano derivano essenzialmente dalla sua secolare Università. In particolare, hanno avuto un forte  peso sugli artisti locali gli studi condotti in ambito scientifico dalla seconda metà del Cinquecento. Figura di spicco nel campo delle scienze tra Cinque e Seicento è stata quella del naturalista  bolognese Ulisse Aldrovandi, autore della Storia Naturale un'opera colossale di descrizione dei tre regni della natura.

 



Ulisse Aldrovandi. Picus martinus maggiore. 
Una delle tavole acquarellate del volume sugli animali.

 


Gli studi nel campo scientifico e l'interesse per i fenomeni naturali, hanno certamente influito sulle ricerche artistiche dei Carracci. E lo stesso atteggiamento di osservazione oggettiva del dato reale deve aver rappresentato uno spunto importante nell'ideazione dell'Accademia degli Incamminati, creata dai tre artisti. Più che una scuola con programmi e cicli di studi organizzati, L'Accademia carraccesca è stata un laboratorio o uno studio dove poter sviluppare una ricerca artistica "sperimentale", analogamente ai laboratori universitari.

 

Annibale, Ludovico e Agostino carracci. Storie di Giasone e Medea. 
1584. Affresco. Bologna, Palazzo Fava. 



Altro importante aspetto che ha rappresentato uno stimolo fondamentale allo sviluppo della pittura bolognese del Seicento è la riforma promossa dall'arcivescovo di Bologna, il cardinale Gabriele Paleotti. Egli, nell'ambito delle iniziative nate in seno alla Controriforma, scrisse il Discorso sulle immagini sacre e profane contenente un nuovo regolamento riguardante le immagini religiose al quale il mondo dell'arte non potè sottrarsi e che trovò tra i più sensibili interpreti Ludovico CarracciBartolomeo Passerotti e Prospero Fontana. Il Paleotti, rifiutando gli artifici e le composizioni sofisticate del Manierismo, riteneva che l'immagine religiosa debba essere semplice, chiara, di facile comprensione, perchè non doveva essere destinata ad un'elite intellettuale ma era rivolta alla gente comune.

 


Artista di ambito emiliano. Ritratto del cardinale Gabriele Paleotti. sec. XVII.
Olio su tela. Pinacoteca Civica Domenico Inzaghi. Bologna

 

Da queste premesse l'opera dei Carracci si espresse attraverso il Naturalismo, inteso non soltanto come ricerca estetica, ma come esigenza morale. Il pensiero di Aldrovandi e quello di Paleotti si fondono nel naturalismo carraccesco secondo il fondamentale assunto che la potenza di Dio è racchiusa nel mondo naturale.
Per Annibale il concetto della natura regolata da un ordine divino si titrova in molte delle sue opere, come la Resurrezione del Louvre, la Fuga in Egitto della Galleria Doria-Pamphili e persino in un'opera di tema mitologico, come Diana e Callisto della collezione del Duca di Sutherland. Nello stile di Ludovico, di inclinazione più dolce e umana, l'equilibrio naturale viene espresso nella naturalezza e semplicità delle scene, come ad esempio nel Sogno di Santa Caterina d'Alessandria.

 



Ludovico Carracci. Sogno di santa Caterina d'Alessandria
1593. Olio su tela. cm. 139X111. National Gallery, Washington


Con il trasferimento di Annibale a Roma nel 1595 si aprì una nuova fase stilistica, la componente naturalistica si arricchì di nuovi spunti di impronta classicheggiante, ma l'opera di Annibale a Roma, soprattutto nei suoi straordinari Affreschi della Galleria Farnese, ebbe una grande risonanza. Molti giovani artisti furono attratti dagli insegnamenti dei Carracci, sia a Bologna, sia a Roma. La scuola dei Carracci ottenne presto una fama di livello europeo, ad essa si formarono artisti come Guido Reni, Domenichino, Guercino, Lanfranco. Le loro opere richiamarono l'attenzione di Velazquez, che venne in Italia per ammirarli, i dipinti di Annibale furono ammirati e posseduti da artisti come Rubens e Rembrandt.


Guido Reni. Ritratto della madre. 1632 ca. 64 × 55 cm. Bologna, Pinacoteca Nazionale.

 

A. Cocchi

 

Bibliografia

 

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AA. VV. Nell’età del Correggio e dei Carracci. Pittura in Emilia nei secoli XVI e XVII. 
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AA. Caravaggio e il suo tempo. Electa, Napoli 1985.
G. C. Argan. L'arte italiana dal Rinascimento al Neoclassico, n° 9 RCS, Sansoni editore, 1991
F. Molinari Pradelli. Premessa a La raccolta Molinari Pradelli. Dipinti del Sei e Settecento. Catalogo della mostra. Bologna, Palazzo del Podestà, 26 maggio-29 agosto 1984. Stampato a Firenze, 1984.
A. Ottani Cavina. Dal ciclo di lezioni tenute presso L'università di Bologna, Dipartimento Arti Visive, Corso di Storia delle Arti a.s. 1984-85. Problemi dell'arte figurativa nei secoli XVII e XVIII
La storia dell'arte raccontata da E. H. Gombrich. Leonardo editore. Roma 1995
AA.VV. Moduli di arte - E - Dal neoclassicismo alle avanguardie. Electa - Bruno Mondadori, 2000
G. Cricco F.P. Di Teodoro. Itinerario nell'arte. Vol 3. Dall'età dei lumi ai giorni nostri. Zanichelli editore, Bologna 2005
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 4, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, F. Larocci, A. Vettese. Storia dell'arte. Vol. 3. L'Ottocento. Istituto Italiano Atlas Edizioni. Orio del Serio 2008
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti, 1986

 

 

Approfondimenti:Carracci, pittura, Manierismo, A. Cocchi, .

Stile:Cinquecento.

Per saperne di più sulla città di: Bologna

 



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Agostino Carracci, Autoritratto come orologiaio, 1583 ca. Bologna, Palazzo Pepoli Vecchio

 





 

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