Cinquecento e Manierismo


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L'arte a Bologna nel Cinquecento

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L'arte a Bologna nel Cinquecento
Il tardo manierismo a Bologna
Bologna al tempo dei Carracci (1580-1600)

 Bibliografia

 

Durante il XVI secolo la città di Bologna attravesa un periodo di trasformazione culturale dovuta soprattutto ai cambiamenti della situazione politica.
Il XV secolo Bologna era stata la sede indiscussa della signoria dei Bentivoglio e del loro mecenatismo: essi governarono dal 1401 al 1506 e in più occasioni si posero in contrasto con il papato. Soprattutto sotto Giovanni II, a metà del Quattrocento, la città assunse un ruolo di grande prestigio politico e culturale, fiorirono gli studi in campo letterario e scientifico e si incrementarono le arti, mentre vennero realizzate trasformazioni edilizie che trasformarono il volto della città. Impreziosita dalla presenza dei pittori ferraresi, primo tra tutti Ercole de' Roberti e da capolavori di altissimo livello come il drammatico Compianto di Niccolò dell'Arca, l'Arca di San Domenico, con le sculture di artisti come Nicola Pisano, Niccolò dell'Arca, fra' Guglielmo, Arnolfo di Cambio, Michelangelo, Alfonso Lombardi, il celebre Palazzo Bentivoglio (perduto) e la spettacolare Cappella Bentivoglio, interamente affrescata,  Bologna da centro medievale divenne una città rinascimentale.

 


Ercole de' Roberti. Ritratto di Giovanni II Bentivoglio. 1490 ca. Olio su tavola. Washington,  National Gallery of Art

 

 

La Cappella Bentivoglio in San Giacomo Maggiore. 1445-1486

 


Arca di San Domenico. XIII-XVIII sec. Bologna, San Domenico.


Con la cacciata dei Bentivoglio da parte del papa Giulio II nel 1506 e l'inclusione della città nello stato pontificio, Bologna si lasciò alle spalle la stagione del rigoglio artistico quattrocentesco. Sul piano culturale Bologna continuò a mantenere una posizione di alto livello, rappresentava l'avanguardia soprattutto nel campo scientifico e un centro di rilievo anche in campo artistico, ma con il predominio della Chiesa II cambiò l'indirizzo estetico. In quei primi anni del '500 venne spostata l'attenzione verso la tendenza classica rappresentata dalla cultura figurativa di Roma, sede papale. Gli episodi più importanti nei primi quindici anni del secolo furono: il soggiorno di Michelangelo tra il 1506 e il 1508 per realizzare la Statua in bronzo di Giulio II per la facciata di San Petronio e la bellissima pala della Santa Cecilia di Raffaello, dipinta nel 1514 per la chiesa di San Giovanni in Monte.

 

Raffaello Sanzio. Santa Cecilia. 1514. Olio su tela. 220X136cm. Bologna Pinacoteca Nazionale.


Mentre l'odiato monumento di Michelangelo, simbolo del dispotismo papale venne distrutto in occasione del ritorno a Bologna dei Bentivoglio nel 1511, la pala raffaellesca ebbe un ruolo fondamentale come modello figurativo per il ritorno al classicismo della pittura emiliana del Seicento.
Altri avvenimenti importanti si susseguirono nel corso del Cinquecento: il 24 febbraio del 1530 nella Basilica di san Petronio il papa Clemente VII incoronò imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d'Asburgo. Mentre i due protagonisti della vicenda erano alloggiati in Palazzo d'Accursio, Tiziano venne chiamato a Bologna per ritrarre il D'Asburgo nel celebre Ritratto di Carlo V con il cane oggi conservato al museo del Prado.

 

Tiziano Vecellio. Ritratto di Carlo V con il cane. 1533. 
194X 112,7 cm. Olio su tela. Madrid, Museo del Prado


Altri fatti pieni di conseguenze anche sul piano artistico sono stati: la scelta di Bologna come sede del Concilio di Trento tra il marzo del 1547 e il 1549, la presenza del Cardinale Carlo Borromeo tra 1560 e '65 in qualità di governatore delle legazioni pontificie e l'arrivo l'anno successivo del crdinale Gabriele Paleotti, il quale scriverà il famoso Discorso sulle immagini sacre e profane che influenzerà fortemente la produzione artistica bolognese.

 

Museo di Storia Naturale di Ulisse Aldrovandi. Bologna, palazzo Poggi.


A metà del secolo, inoltre, a Bologna si inizia l'allestimento dell'importantissimo Museo di Storia Naturale per espore le diciottomila «diversità di cose naturali» raccolte da Ulisse Aldrovandi, professore universitario e fondatore della Storia Naturale moderna. Accanto all'imponente raccolta di reperti naturalistici divennero fondamentali i suoi cataloghi che composero in diciassette volumi l'imponente Storia Naturale, corredata di bellissime tavole ad acquerello, modelli basilari dell'odierna illustrazione scientifica.

 


Ulisse Aldrovandi. Seppia. Uno degli acquarelli della Historia Naturalis.

 


L'insieme di tutti questi fermenti culturali fu alla base della pittura dei Carracci in cui si fondono gli orientamenti della controriforma con la linea naturalistica e scientifica.
Nel 1582 tre pittori appartenenti alla stessa famiglia: Ludovico e i cugini Annibale e Agostino Carracci fondarono a Bologna l'Accademia adegli Incaminati una vera scuola di pittura, organizzata con un preciso programma didattico e orientata verso la rappresentazione del vero, inteso come verità storica e verità naturale.

 

 
Annibale, Ludovico, Agostino Carracci. Storie di Giasone e Medea. 1584.
Affreschi, Palazzo Fava. Bologna.

 

Con la loro presenza e il loro insegnamento la pittura bolognese assunse un nuovo corso e si aprì la strada al Naturalismo seicentesco.

 

 


 

 

Il tardo manierismo a Bologna

  

Nella pittura miliana i risultati più alti della maniera "moderna" nell'arte emiliana vengono prodotti tra Cinque e Seicento, a partire dall'opera del Correggio. Due principali tendenze espressive, la componente lombarda e la maniera romana, strettamente connesse tra loro si sviluppano come un filo conduttore nei due secoli, in una originale e feconda simbiosi. I due filoni artistici: naturalismo e classicismo, attivi nel corso del Cinquecento, si allontanano entrambi dalle sofisticazioni del manierismo romano e toscano.

 

 


Correggio. Affreschi dellla cupola di San Giovanni. Part. 1520-21 Parma.

 

 

In un primo momento i due percorsi si sviluppano paralleli, poi la sensibilità naturalistica, sostenuta da un sentimento vitale e concreto della natura si fonde con l'ideale classico e l'amore per l'Antico per dar luogo ad una nuova e feconda stagione che avrà come protagonisti principali soprattutto i Carracci.
Il distacco dai grandi modelli rinascimentali avvenne per gradi e con molte incertezze, ma nuovi fermenti di rinnovamento incominciarono a manifestarsi in alcune situazioni locali.

Anche se allo scadere del '500 la pittura bolognese è considerata di livello "provinciale" rispetto a centri di maggiore importanza culturale, come Roma, sono attivi a Bologna diversi pittori che stavano sperimentando nuove soluzioni. Artisti come Pellegrino Tibaldi, il Nosadella e il Passerotti portavano avanti ricerche espressive molto personali.

 

 


Pellegrino Tibaldi. Storie di Ulisse. 1554-56. Affresco. Bologna, Palazzo Poggi.

 

I loro risultati rimasero però di portata circoscritta all'ambito locale; l'egemonia culturale di Roma era ancora troppo forte. Lo sforzo di superamento rispetto della gloriosa età rinascimentale ha rappresentato un'impresa comprensibilmente difficoltosa per gli artisti di quei tempi, tuttavia questa fase sperimentale è importante per quello che riuscirà a produrre in seguito.

l desiderio di cambiamento avvertito nella pittura di fine '500 a Bologna comunque non è un fenomeno isolato: è analogo a quello di molti altri centri italiani. Nell'area lombarda compresa tra Cremona e Milano, ma anche in Toscana o nella stessa Roma, gli esempi più chiari sono offerti dalla pittura di Santi di Tito, dalle opere di Federico Zuccari e specialmente dall'opera di Federico Barocci. Il Barocci infatti, cercando di superare la visione astratta e formale tipica del manierismo, sviluppò un nuovo linguaggio che rappresentò una importante riforma pittorica.

 


Federico Barocci. Madonna del gatto. 1575 ca. Olio su tela. 112.7 × 92.7 cm.
Londra, National Gallery 

 

Una svolta importante viene introdotta dai Carracci, un gruppo di pittori operanti nell'area bolognese alla fine del '500. Annibale, Ludovico e Agostino Carracci rinnovarono il tema sacro accogliendo le istanze culturali della Controriforma. La storia sacra venne calata nella quotidianità, immersa nella vita di tutti i giorni, nei suoi aspetti più semplici e banali e nei suoi ambienti, avvicinando le figure sacre a persone comuni più che a modelli ideali di sovrumana perfezione.

Nel complesso, la pittura bolognese di fine '500 appartiene alla civiltà padana, con una spiccata propensione per la dimensione del quotidiano, per il senso di concretezza e l'attenzione per la vita di tutti i giorni.
Così, all'interno di questa generale sensibilità si sono sviluppati due principali filoni di ricerca espressiva:

- La corrente naturalistica rivolta alla realtà nei suoi aspetti più quotidiani e sinceri, seguendo l'influsso della pittura lombarda, veneta e nord-europea, rappresentata da Ludovico Carracci e dalle opere giovanili di Annibale;

- La corrente classicista, più accademica perchè segue composizioni secondo strutture classiche e si avvicina alla grande maniera delle opere romane di Raffaello e Michelangelo, ma attenta alla verosimiglianza e all'evidenza nelle azioni e nelle espressioni rappresentate, come negli affreschi e negli esempi maturi di Annibale Carracci.

I due filoni negli artisti della generazione che seguirà, come Guercino e Reni, confluiranno in un'unica cultura figurativa.
La corrente naturalistica però però ha mantenuto una certa autonomia, poichè proseguirà in Romagna nell'area del forlivese-riminese con artisti come Cagnacci.

 

A. Cocchi

 


 

Bologna al tempo dei Carracci (1580-1600)

 

Verso il 1580 nel panorama nella pittura italiana la città di Bologna acquista un improvviso ruolo di prestigio con i Carracci. Con i tre pittori bolognesi: LudovicoAgostino e Annibale Carracci, emerge con forza la componente naturalistica derivata dalla tradizione lombarda e viene espresso con piena libertà lo spettacolo della dimensione quotidiana, delle situazioni più familiari dense di affetti e di sensazioni provenienti da un vissuto personale intimamente sentito. Esempi di questa tendenza sono alcuni dipinti di Ludovico, o i disegni realizzati da Annibale ancora giovanissimo, con scene di vita casalinga e privata.

 


Annibale Carracci. La Macelleria. 1585. Olio su tela. cm 185X266.
Christ Church Gallery Oxford


La vita di tutti i giorni e la presa diretta sulla realtà diventa protagonista in opere fondamentali come la famosa Macelleria ora ad Oxford, che ritrae il negozio del cugino Giammaria (che faceva il macellaio). Ma ciò che è più importante è che tale ricerca di naturalezza e verità viene trasferita dalle scene di genere ad opere di carattere sacro e di destinazione pubblica.

 


Ludovico Carracci. Sposalizio della Vergine. 1587. Olio su tela. cm.40X34.
Bologna, Pinacoteca Nazionale.

 

La nuova direzione assunta dalla pittura bolognese dei Carracci rappresenta un fenomeno nuovo, emergente della cultura artistica italiana, fuoriesce dalla sua dimensione locale per diventare un fenomeno di grande portata poichè rappresenta la maggiore espressione pittorica dell'età della Controriforma. A vari livelli, nella scienza, nella filosofia, nella letteratura e nell'arte, in quegli anni si manifesta con grande forza una nuova consapevolezza della realtà, che porterà agli sviluppi del secolo XVII.

 


Agostino Carracci, Autoritratto come orologiaio, 1583 ca.
Bologna, Palazzo Pepoli Vecchio

 

Per contro, Roma negli anni compresi tra il pontificato di Sisto V a quello di Clemente VIII sul piano artistico detiene un'importanza puramente formale di "centro", perchè vive più una situazione di "conservazione" dei suoi grandi modelli rinascimentali che di innovazione; rappresenta il luogo in cui qualunque avvenimento diventa un "evento", sulll'eco del suo grandioso passato.

 

A differenza di altre città emiliane, Bologna non venne investita dal fenomeno del mecenatismo come ad esempio Ferrara e Modena, governate dagli EstensiPiacenza con i Farnese o la Mantova dei Gonzaga. I cardinali legati che si sono succeduti nel governo di Bologna dal 1512 non hanno promosso eventi particolarmente incisivi per la città.

 


Ritratto di Ulisse Aldrovandi. Frontespizio del trattato Ornithologiae (1599).

 


I fermenti culturali che hanno animato la vita artistica del centro emiliano derivano essenzialmente dalla sua secolare Università. In particolare, hanno avuto un forte  peso sugli artisti locali gli studi condotti in ambito scientifico dalla seconda metà del Cinquecento. Figura di spicco nel campo delle scienze tra Cinque e Seicento è stata quella del naturalista  bolognese Ulisse Aldrovandi, autore della Storia Naturale un'opera colossale di descrizione dei tre regni della natura.

 


Ulisse Aldrovandi. Picus martinus maggiore. 
Una delle tavole acquarellate del volume sugli animali.

 


Gli studi nel campo scientifico e l'interesse per i fenomeni naturali, hanno certamente influito sulle ricerche artistiche dei Carracci. E lo stesso atteggiamento di osservazione oggettiva del dato reale deve aver rappresentato uno spunto importante nell'ideazione dell'Accademia degli Incamminati, creata dai tre artisti. Più che una scuola con programmi e cicli di studi organizzati, L'Accademia carraccesca è stata un laboratorio o uno studio dove poter sviluppare una ricerca artistica "sperimentale", analogamente ai laboratori universitari.

 

Annibale, Ludovico e Agostino carracci. Storie di Giasone e Medea. 
1584. Affresco. Bologna, Palazzo Fava. 



Altro importante aspetto che ha rappresentato uno stimolo fondamentale allo sviluppo della pittura bolognese del Seicento è la riforma promossa dall'arcivescovo di Bologna, il cardinale Gabriele Paleotti. Egli, nell'ambito delle iniziative nate in seno alla Controriforma, scrisse il Discorso sulle immagini sacre e profane contenente un nuovo regolamento riguardante le immagini religiose al quale il mondo dell'arte non potè sottrarsi e che trovò tra i più sensibili interpreti Ludovico CarracciBartolomeo Passerotti e Prospero Fontana. Il Paleotti, rifiutando gli artifici e le composizioni sofisticate del Manierismo, riteneva che l'immagine religiosa debba essere semplice, chiara, di facile comprensione, perchè non doveva essere destinata ad un'elite intellettuale ma era rivolta alla gente comune.

 


Artista di ambito emiliano. Ritratto del cardinale Gabriele Paleotti. sec. XVII.
Olio su tela. Pinacoteca Civica Domenico Inzaghi. Bologna

 

Da queste premesse l'opera dei Carracci si espresse attraverso il Naturalismo, inteso non soltanto come ricerca estetica, ma come esigenza morale. Il pensiero di Aldrovandi e quello di Paleotti si fondono nel naturalismo carraccesco secondo il fondamentale assunto che la potenza di Dio è racchiusa nel mondo naturale.
Per Annibale il concetto della natura regolata da un ordine divino si titrova in molte delle sue opere, come la Resurrezione del Louvre, la Fuga in Egitto della Galleria Doria-Pamphili e persino in un'opera di tema mitologico, come Diana e Callisto della collezione del Duca di Sutherland. Nello stile di Ludovico, di inclinazione più dolce e umana, l'equilibrio naturale viene espresso nella naturalezza e semplicità delle scene, come ad esempio nel Sogno di Santa Caterina d'Alessandria.

 


Ludovico Carracci. Sogno di santa Caterina d'Alessandria
1593. Olio su tela. cm. 139X111. National Gallery, Washington


Con il trasferimento di Annibale a Roma nel 1595 si aprì una nuova fase stilistica, la componente naturalistica si arricchì di nuovi spunti di impronta classicheggiante, ma l'opera di Annibale a Roma, soprattutto nei suoi straordinari Affreschi della Galleria Farnese, ebbe una grande risonanza. Molti giovani artisti furono attratti dagli insegnamenti dei Carracci, sia a Bologna, sia a Roma. La scuola dei Carracci ottenne presto una fama di livello europeo, ad essa si formarono artisti come Guido ReniDomenichinoGuercinoLanfranco. Le loro opere richiamarono l'attenzione di Velazquez, che venne in Italia per ammirarli, i dipinti di Annibale furono ammirati e posseduti da artisti come Rubens e Rembrandt.


Guido Reni. Ritratto della madre. 1632 ca. 64 × 55 cm. Bologna, Pinacoteca Nazionale.

 

A. Cocchi

 

 


 

Bibliografia 

R. Wittkover Arte e architettura in Italia (1600-1750). Einaudi, Torino, 1972.
AA. VV. Nell’età del Correggio e dei Carracci. Pittura in Emilia nei secoli XVI e XVII. Catalogo della mostra, Pinacoteca Nazionale e Accademia di Belle Arti, Museo Civico Archeologico, Bologna, 10 settembre-10 novembre 1986. Nuova Alfa Editoriale. Cittadella, Padova, 1986
AA. Caravaggio e il suo tempo. Electa, Napoli 1985.
G. C. Argan. L'arte italiana dal Rinascimento al Neoclassico, n° 9 RCS, Sansoni editore, 1991
F. Molinari Pradelli. Premessa a La raccolta Molinari Pradelli. Dipinti del Sei e Settecento. Catalogo della mostra. Bologna, Palazzo del Podestà, 26 maggio-29 agosto 1984. Stampato a Firenze, 1984.
A. Ottani Cavina. Dal ciclo di lezioni tenute presso L'università di Bologna, Dipartimento Arti Visive, Corso di Storia delle Arti a.s. 1984-85. Problemi dell'arte figurativa nei secoli XVII e XVIII
La storia dell'arte raccontata da E. H. Gombrich. Leonardo editore. Roma 1995
AA.VV. Moduli di arte - E - Dal neoclassicismo alle avanguardie. Electa - Bruno Mondadori, 2000
G. Cricco F.P. Di Teodoro. Itinerario nell'arte. Vol 3. Dall'età dei lumi ai giorni nostri. Zanichelli editore, Bologna 2005
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 4, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, F. Larocci, A. Vettese. Storia dell'arte. Vol. 3. L'Ottocento. Istituto Italiano Atlas Edizioni. Orio del Serio 2008
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti, 1986

 

 

 

Approfondimenti:pittura, Ulisse Aldrovandi, Carracci, naturalismo, Alessandra Cocchi.

Stile:Cinquecento e Manierismo.

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Raffaello Sanzio. Santa Cecilia. Dett. 1514. Olio su tela. 220X136cm. Bologna Pinacoteca Nazionale.





 

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