Cinquecento


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L'arte in Italia alla fine del '500

Storia dell'arte.  >  Stili

Alla fine del ‘500 nel mondo della cultura e dell’arte in Italia si determina un momento di crisi.
Il Manierismo, basandosi su soluzioni sofisticate e significati complessi, altamente intellettualistici, è un’arte sempre più elitaria, rivolta solo a una cerchia molto ristretta di persone.
Con la Controriforma la Chiesa vuole invece servirsi dell’arte come mezzo di propaganda religiosa. Per riavvicinare i fedeli al cattolicesimo ed esercitare anche un maggior controllo sui contenuti delle rappresentazioni sacre richiede quindi opere “semplici”, di chiara comprensione, rivolte a tutto il popolo, capaci di suscitare commozione e sentimenti di devozione religiosa. Vengono quindi create delle regole di rappresentazione dalle quali non ci si può allontanare.
Il cardinale Gabriele Paleotti stampa a Bologna nel 1582 il Discorso sulle immagini sacre e profane che stabilisce queste regole. Viene imposto il “decoro”, l’”onestà” e una certa componente di coinvolgimento emozionale. Si arriva a un’iconografia fissa per la rappresentazione di santi e personaggi sacri, identificabili attraverso determinati attributi.

La crisi artistica di questi momenti risente di questa situazione: gli artisti sono meno liberi di esprimersi. Si determinano anche degli episodi di censura, come quello dei panneggi coi cui vengono coperte tutte le figure di Michelangelo nel Giudizio.

I primi segni di rinnovamento li troviamo negli ultimi 15 anni del ’500 con due artisti del nord Italia: Annibale Carracci, bolognese, e il lombardo Caravaggio.
Entrambi si formano nel clima della Controriforma  ma poi danno vita a due correnti nuove: Il Naturalismo di Caravaggio e il Classicismo di Carracci.

Entrambi vanno a Roma, perché qui alla fine del ‘500 arrivano artisti di ogni parte d’Italia e d’Europa in cerca di lavoro. In questo momento Roma è il più vivo centro culturale d’Europa e vi si trova la maggiore concentrazione di committenze. La Chiesa riformata promuove un enorme campagna di propaganda religiosa. Quindi, non solo per volere del papa, ma anche di tutti gli ordini religiosi, si moltiplicano le chiese, monasteri, oratori e i relativi corredi di opere religiose. Tanto che la stessa città di Roma si trasforma. A questo si aggiungano i cardinali, i vescovi, le famiglie aristocratiche ad essi collegate, oltre, naturalmente, ai privati. Questa situazione si accrescerà poi nel ‘600.

A. Cocchi


Bibliografia e sitografia

W. Bergamini Scultura emiliana: vitalità primitiva e incontro di esperienze, in: AA.VV. Arte in Emilia Romagna. Electa editrice, Milano 1985
C.C. Malvasia. Le pitture di Bologna. Edizioni Alfa, Bologna, 1969
A. Ottani Cavina, Lezioni di Storia delle Arti, Università di Bologna, 1984
La Nuova Enciclopedia dell’arte Garzanti, Giunti, Firenze 1986
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa Bruno Mondadori, Roma 2000
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008
WWW. Italica.it

 


 


 

Approfondimenti:Manierismo, Controriforma, Carracci, Caravaggio, propaganda, .

Stile:Cinquecento.

 



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