Cinquecento


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Architettura veneta del '500

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Negli anni '30 del Cinquecento in Veneto si compie un importante rinnovamento nell'architettura per la presenza di alcuni architetti che portano avanti un nuovo linguaggio. Il processo di evoluzione si compie su due fronti contemporaneamente: attraverso uno studio teorico-scientifico e mediante l'applicazione sperimentale di tali conoscenze.
In Veneto si è già formata da tempo una solida tradizione di studi unmanistici, incentivata dall'arrivo di diversi artisti e architetti fuggiti da Roma in seguito al terribile Sacco del 1527. Gran parte dei mecenati locali e degli esponenti politici in Veneto sono interessati ad aprirsi verso uno stile più moderno. Promuovono quindi numerosi interventi di rinnovamento urbano e territoriale, con costruzioni sia di carattere civico e religioso - come gli edifici pubblici, le piazze e le chiese - sia di uso privato, come i palazzi e le ville principesche.
In questo contesto si crea anche un'interessantee sinergica collaborazione tra i mecenati - spesso intellettuali e dilettanti di architettura - e gli architetti.
Ad esempio, dal sodalizio tra il nobile veneziano Alvise Cornaro e l'architetto Giovanni Maria Falconetto, secondo molti studiosi, ha avuto origine la corrente del classicismo veneto.
Un'altra importante intesa è stata quella che si è stabilita tra l'umanista Giangiorgio Trìssino, appassionato e dilettante di architettura, sia con lo stesso Cornaro, sia, in seguito, con Palladio, provocando altre fondamentali conseguenze.
In questo vivace ambiente intellettuale sono stati coinvolti maestri come Jacopo Sansovino, Michele Sanmicheli (entrambi formatisi a Roma) e Sebastiano Serlio, che hanno trapiantato a Venezia le loro esperienze di gusto classico.
Nascono così a Venezia capolavori come il rinnovamento delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco, ad opera di Sansovino. Nella stessa Serenissima Sanmicheli progetta Palazzo Pompei e Palazzo Bevilacqua, per poi spostarsi a svolgere altri lavori a Verona. Sansovino viene incaricato della sistemazione di Piazza San Marco, progetta gli splendidi edifici della Zecca e la Libreria di San Marco.
Non mancano inoltre i trattati di architettura, come i Sette Libri dell'Architettura del Serlio, fondamentali per lo sviluppo del suo linguaggio architettonico veneziano.
Sanmicheli a Verona progetta una serie di fortificazioni e porte cittadine, come la Porta del Palazzo del Capitano del 1533, e Porta Nuova, a Padova realizza i Bastioni Cornaro.
Verso la fine del primo trentennio del secolo XVI inoltre sorge una stella di prima grandezza dell'architettura del '500: Andrea Palladio. Scoperto da Giangiorgio Trìssino, Palladio esordisce nel 1538, proprio collaborando con l'umanista alla costruzione di Villa Badoer a Cricoli. Ma con le sue opere successive, Palladio segnerà una svolta fondamentale, creando un nuovo stile architettonico che avrà importantissime conseguenze.

A. Cocchi


Bibliografia

F. Rigon. Palladio. Capitol Editrice, Bologna, 1980
R. de Fusco. L'architettura del Cinquecento. Utet. Torino 1981
G. Cricco, F.P. Di teodoro. Itinerario nell'arte. Vol. II Da Giotto all'età barocca. Zanichelli Editore, Bologna, 2004
N. Pevsner Storia dell’architettura europea. Il Saggiatore, Milano 1984
La Nuova Enciclopedia dell’arte Garzanti, Giunti, Firenze 1986
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa Bruno Mondadori, Roma 2000
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008
C. Fumarco (a cura di) L'arte tra noi. Il Rinascimento e la Maniera moderna. Electa-Bruno Mondadori, Roma, 2007


 

 

Approfondimenti:architettura, Veneto, Sansovino, Sanmicheli, Palladio, .

Stile:Cinquecento.

 



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Jacopo Zansovino. La Zecca di san Marco. 1537-54. Venezia



 

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