Le veneri paleolitiche

Le Veneri paleolitiche sono i più antichi esempi di scultura a tutto tondo realizzati dalla specie Sapiens. Realizzati con la tecnica della scheggiatura e levigatura, sono immagini simboliche della maternità.

 

Venere di Willendorf. 23.000-19.000 a.C. h. cm 11.  Roccia calcarea. Vienna, Museo di Storia Naturale.
Venere di Willendorf. 23.000-19.000 a.C. h. cm 11. 
Roccia calcarea. Vienna, Museo di Storia Naturale.

 

Le prime sculture dell'umanità

 

Prodotto tipico della preistoria, a partire dal Paleolitico fino a oltre il Neolitico sono le cosiddette Veneri.
Si tratta di statuette femminili di piccole dimensioni, realizzate in pietra tenera, come calcare e steatite, oppure in osso o avorio, lavorate a tutto tondo.
Molte di queste sono stare ritrovate in Europa, dalle coste atlantiche fino alla Siberia e in Italia, nel modenese, come ad esempio la Venere di Savignano.

Le veneri preistoriche sono tutte diverse e testimoniano i gusti e gli stili delle differenti popolazioni, e vanno dai 2-3 cm. ai 14,4 della Venere di Lespugue, rinvenuta in Francia, nella Grotta des Rideaux.
Nonostante la diversità di forme, si accomunano per le piccole dimensioni e  l'accentuazione delle caratteristiche femminili facendo pensare che si tratti di idoletti della fecondità, legate a qualche rituale magico-religioso o propiziatorio.
Le estremità, come le mani e i piedi, sono poco accennate o mancano completamente, trasformate in protuberanze allungate, come se fossero fatte per essere conficcate nella terra dei campi o nella roccia delle caverne.
Secondo l'ipotesi tradizionale, questi idoletti dovevano propiziare il raccolto o la continuità della specie nella prole.
Ma le scoperte più recenti hanno portato al rinvenimento di questi reperti anche all'interno di luoghi sacri, con funzioni di tempio o santuario. Per cui si pensa fossero legate al culto della dea-madre. In Dordogna (regione della Francia) sono state ritrovate diverse statuette di veneri nello stesso sito preistorico, un antico abitato paleolitico. Tra di esse figura la famosa Venere di Laussel, del 23.000 a. C. ca., ora conservata a Bordeaux, al Museo d'Aquitania, realizzata a bassolilievo su un frammento roccioso.
Secondo altri studiosi, le veneri preistoriche possono essere collegate al culto degli antenati, nel quale la fecondità poteva essere considerato un valore primario  nella sacralità della famiglia e della tribù. Quest'ultima ipotesi deriva dai ritrovamenti di alcune statuette all'interno di capanne, e vicino ai focolari, come se fossero idoli posti a protezione della vita e dell'ambiente domestici.

 

Venere di Villendorf

 

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Venere di Willendorf. 23.000-19.000 a.C. h. cm 11. 
Roccia calcarea. Vienna, Museo di Storia Naturale.

 

La Venere di Willendorf è la più famosa delle veneri paleolitiche, si può considerare il più antico capolavoro della storia della scultura. È stata trovata in Austria ed è conservata al Museo di Storia naturale di Vienna. È databile tra 40.000 e 15.000 a. C.
Ciò che colpisce di più è la deformazione-esagerazione dell'anatomia. Le forme del corpo sono molto esagerate, e nell'insieme ha un aspetto molto solido, pieno, massiccio. 
La lavorazione denota una grande attenzione e accentuazione soprattutto di alcune parti, come il sesso, il seno, i glutei, il ventre. Altre parti sono trascurate o mancano del tutto: non ci sono i piedi, le braccia sono appena accennate e raccolte sopra al seno, le mani sono appena scalfite, manca la faccia.

La parte più rifinita e curata è la capigliatura, che sorprende per la sua perfezione: i riccioli sono resi da questi nodi, regolari, distanziati da piccoli fori tra l'uno e l'altro e creano un effetto decorativo.

La cura e l'attenzione esecutiva oltre a determinare la preziosità, l'alta qualità dell'opera per noi, sottolineano l'importanza di questo oggetto per la cultura che l'ha prodotto, è chiaro che doveva avere un particolare valore.
Ma è anche evidente che quello che viene rappresentato non è una donna, ma un'immagine simbolica della maternità in senso astratto. Per questo manca la faccia, perchè non si riferisce a una donna, anche generica, ma vuole essere un'immagine concettualizzata della fecondità, intesa come capacità procreativa, e vigoria fisica.
Queste qualità rappresentano i valori principali della civiltà del Paleolitico, che viveva in condizioni di sopravvivenza molto difficili. La possibilità di procreare, era probabilmente un valore sacro, visto come una possibilità di vivere attraverso i figli, oltre la morte.

 

 

 

Venere di Savignano

 

La Venere di Savignano è una piccola scultura paleolitica, proviene da Savignano presso Modena, ed è conservata al Museo Preistorico Pigorini di Roma.
È scolpita in pietra serpentinosa, una roccia comune nell'Appennino modenese.
Presenta tutte le caratteristiche tipiche delle Veneri preistoriche, ma come caratteristica di stile locale le Veneri emiliane sono fusiformi, hanno la forma di un fuso, le estremità in corrispondenza della testa e delle gambe sono coniche.

 

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Venere di Savignano. Paleolitico.
Pietra serpentinosa. h. cm. 22. 
Museo Preistorico Etnografico Luigi Pigorini, Roma.

 

Presenta una forte plasticità, una buona resa dei volumi: glutei, seno, ventre sono molto prominenti, ma la lavorazione è più rudimentale della Venere di Willendorf. Le braccia sono del tutto trascurate, e mancano elementi decorativi.

 

A. Cocchi

 

 

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Arte della Preistoria. Mappa concettuale

Arte della Preistoria

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Presentazioni didattiche

 

S. Ribis, S. Casasola. Le piccole sculture paleolitiche

 

 Eventi

La Venere a Savignano. Mostra a Savignano sul Panaro

 

 

 

Bibliografia

 

G. Anceschi Monogrammi e figure La Casa Usher, Milano 1981
M. Cordaro, L. Ficacci Le tecniche della pittura in età preistorica in Art e Dosier n. 16, Editrice Giunti, Firenze 1987
G.Cricco, F.P.Di Teodoro Itinerario nell'arte Vol. I Zanichelli, Bologna 1996
R. Bossaglia Storia dell'arte Vol. I, Principato editore, Milano, 2003
P. Graziosi L'arte preistorica in Italia, Sansoni editore, Firenze 1973
B. Zevi Controstoria dell'architettura in Italia. Paesaggi e città.  Tascabili Newton, Roma 1995
Enciclopedia Universo Istituto Geografico De Agostini, Novara 1975 vol IX
S. Bersi, P. Bersi, C. Ricci Educazione artistica Zanichelli editore, Bologna 1992
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte Gruppo editoriale Fabbri, vol. I
F. Negri Arnoldi Guida alla Storia dell'arte Sansoni editore, Milano 2004 vol. I
R. Gianadda Alle origini dell'arte. Preistoria e storia. in: AAVV. la Storia dell'Arte. Vol 1 Le prime civiltà. Mondadori Electa. Gruppo editoriale l'Espresso, Milano 2006
G. Dorfles, M. Ragazzi, C. Maggioni, M: G: Recanati. Storia dell'arte. Dalle origini al Trecento. Vol I. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2007
AA.VV. Le più antiche tracce dell'uomo nel territorio  forlivese e faentino. Comune di Forlì 1987
AA.VV. Arte in Emilia Romagna, Electa, MIlano 1985
G.V. Gentili. Lungo le antiche vie in: AA. VV. Arte in Emilia Romagna. Electa, Milano 1985

 

 


  


  

 

Approfondimenti
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