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Le Stanze Vaticane

Raffaello Sanzio. Stanza della Segnatura. 1508-11. Affresco. Roma, VaticanoRaffaello Sanzio. Stanza della Segnatura. 1508-11. Affresco. Roma, Vaticano. Foto di Lure

 

 

Momento culminante nell'arte di Raffaello, gli affreschi delle Stanze Vaticane rappresentano uno dei massimi capolavori di tutti i tempi, modello assoluto per generazioni di artisti fino all'età moderna.

L'incarico degli affreschi vaticani

 

Raffaello aveva solo 25 anni quando, su richiesta del papa Giulio II, affrontò il ciclo di affreschi delle Stanze Vaticane,  l'opera più impegnativa della sua carriera. Per la prima volta si trovò ad affrontare un grande ciclo decorativo, con contenuti di alto livello culturale.

Il giovane artista giunse a Roma nel 1508 (1), segnalato al papa Giulio II (Giuliano della Rovere) forse da Donato Bramante, oppure da Francesco Maria della Rovere. Il Bramante, anche lui urbinate, era il più grande architetto del primo Cinquecento, conosceva Raffaello fin da quando era un fanciullo. Era  giunto a Roma fin dal 1506 e in quel momento si trovava impegnato nella costruzione della nuova Basilica di San Pietro e nell'ampliamento degli appartamenti papali. Francesco Maria della Rovere era il nuovo signore di Urbino, successore dei Montefeltro, e imparentato con il papa.

 

 

Palazzo di Niccol III. Roma, Vaticano
Palazzo di Niccolò III. Roma, Vaticano. Foto di Monchelsea 

 

 

 

Gli appartamenti del papa.

 

La decorazione pittorica doveva essere eseguita nelle quattro stanze disposte in successione e situate nell'ala settentrionale del duecentesco Palazzo di Niccolò III, (ricostruito e in parte restaurato nel 1450 da Niccolò V) al secondo piano dell'edificio vaticano.
Giulio II all'inizio del suo pontificato aveva abitato nell'appartamento sottostante, decorato con gli splendidi affreschi del Pinturicchio e appartenuto a  papa Alessandro VI Borgia. Ma già qualche tempo prima del 1508, Gulio II decise di trasferirsi nell'ala nord, perché non gradiva rimanere nei locali in cui aveva vissuto il suo detestato predecessore  Alessandro VI. 

Come testimonia Giorgio Vasari, la decorazione pittorica del nuovo appartamento di Giulio II venne affidata in un primo momento a un gruppo di artisti, fra i quali: Luca Signorelli, Piero della Francesca, e Fra' Bartolomeo della Gatta. I dipinti, già eseguiti su alcune pareti,  furono poi cancellati per far posto a una nuova decorazione.

Si formò quindi un secondo gruppo di pittori con Perugino, Baldassarre Peruzzi, Bramantino e  Lorenzo Lotto.  Vasari racconta che il ricchissimo banchiere e mecenate Agostino Chigi, socio in affari con Giulio II, recandosi a Siena poté apprezzare la pittura di Giovan Antonio Bazzi, detto il Sodoma e portandolo con sè a Roma lo presentò al papa. Nella sala accanto a Torre Borgia stava lavorando il Perugino, ma poiché essendo molto anziano era lentissimo nell'esecuzione, Giulio II decise di far lavorare il Sodoma nella volta della Stanza della Segnatura. Sodoma dipinse le cornici con fregi e grottesche e alcuni riquadri con le Storie di Roma tratte da Tito Livio e scene mitologiche riferite alle Fabulae di Igino l'Astronomo.  Ma le testimonianze di allora riportano che anche il Bazzi  'non tirava il lavoro innanzi' (2).  Infine venne introdotto Raffaello e il lavoro subì una svolta radicale.

 

 

 

Il Lavoro di Raffaello

 

Il primo saggio di Raffaello nella Stanza della Segnatura riscosse l'ammirazione generale e il papa, vista anche l'assiduità nel lavoro la il procedere più rapido del giovane pittore, decise di affidare i lavori della prima stanza a lui, licenziando gli altri artisti e 'facendone buttare a terra tutte le storie', cioè cancellando il lavoro sulle pareti.  Alla fine dell'anno 1508 Raffaello iniziò a dipingere e il 13 gennaio del 1509 ricevette il primo pagamento. La decorazione della stanza fu terminata nel 1511.

 

 

Pianta dei Palazzi Apostolici in Vaticano
Pianta dei Palazzi Apostolici in Vaticano

 

 

Nella residenza pontificia Raffaello affrescò tre sale contigue e comunicanti, uguali per forma e dimensioni, coperte da volte a crociera, più una quarta stanza, più lunga e in quel momento coperta da un soffitto di legno. Tutte queste stanze si affacciano su un cortile a terrazzo, con vista scenografica sulla città. Sono conosciute come: Stanza della Segnatura, Stanza di Eliodoro, Stanza dell'Incendio di Borgo e Stanza di Costantino.
Raffaello affrontò il prestigioso compito lavorando intensamente. Organizzò una squadra di eccellenti collaboratori e si applicò negli affreschi in maniera ininterrotta nei primi sei anni della sua permanenza a Roma, fino al 1514, per poi affidare sempre di più l'esecuzione ai suoi allievi migliori. La prima stanza fu terminata nel 1511, la seconda venne eseguita nei due anni successivi. 
Dopo un'interruzione e la morte di Giulio II Raffaello riprese a lavorare agli affreschi vaticani nel 1514 per Papa Leone X de' Medici a partire dalla terza stanza. La quarta stanza venne affidata in gran parte ai collaboratori e dopo la morte dei Raffaello nel 1520, venne proseguita dai suoi allievi fino  al 1524. 

Una delle caratteristiche più sorprendenti di questi affreschi è che ogni stanza corrisponde ad un diverso momento stilistico dell'arte di Raffaello, manifestando la straordinaria flessibilità di un artista che sapeva sottoporre se stesso ad un divenire continuo.

Nei palazzi pontifici Raffaello eseguì ad affresco e stucchi anche la decorazione delle Logge Vaticane, progettate da Giulio II, ma compiute sotto Leone X e terminate nel 1519.

 

 

 

 

 

Le quattro stanze

 

Le stanze affrescate da Raffaello sono:

 

Raffaello Sanzio. Stanza della Segnatura. 1508-11. Affresco. Roma, Vaticano.
Raffaello Sanzio. Stanza della Segnatura. 1508-11. Affresco. Roma, Vaticano. Foto di Lure

 

  • Stanza della SegnaturaE' la prima stanza ad essere stata affrescata e fu adibita a sede delle udienze del tribunale de signatura Gratiae, da cui deriva il nome.  Il programma iconografico venne deciso dal papa ed era riferito al destino dell'uomo, diviso tra Conoscenza e Rivelazione, Bellezza e Diritto.  I dipinti vennero realizzati dal 1508 al 1511.

 

Raffaello Sanzio. Stanza di Eliodoro. 1512-14. Affresco. Roma, Vaticano.
Raffaello Sanzio. Stanza di Eliodoro. 1512-14. Affresco. Roma, Vaticano. Foto di Lure

 

  • Stanza di Eliodoro. La seconda stanza dipinta da Raffaello prende il nome da uno degli affreschi in cui è rappresentata la Cacciata di Eliodoro. Ma si tratta della sala dell'Udienza, dove il papa riceveva ambasciatori e ospiti illustri. Le scene rappresentate fanno riferimento alla storia e ad avvenimenti prodigiosi. L'esecuzione pittorica va dal 1512 al 1514

 

Raffaello Sanzio e aiuti. Stanza dell'incendio di Borgo.1514-17. Affresco. Roma, Vaticano
Raffaello Sanzio e aiuti. Stanza dell'incendio di Borgo. 1514-17. Affresco. Roma, Vaticano. Foto di Antoine Tanevaux

 

  • Stanza dell'incendio di Borgo. La terza stanza era il triclinium del papa, cioè una sala da pranzo in cui venivano organizzati ricevimenti per poche persone. Il nome deriva dall'affresco con l'Incendio di Borgo. Fu realizzata per Papa Leone X de' Medici tra 1l 1514 e il 1517, su disegno di Raffaello ma con largo intervento dei suoi fidati collaboratori.

     

 

 

Raffaello Sanzio, Giulio Romanoe Giovan Francesco Penni.Stanza di Costantino. 1519-25. Affresco. Roma, Vaticano.
Raffaello Sanzio, Giulio Romano e Giovan Francesco Penni. Stanza di Costantino. 1519-25.
Affresco. Roma, Vaticano.


 

  • Stanza di Costantino. La quarta stanza è la più grande, adibita a cerimonie solenni, secondo il volere di Leone X e Clemente VII. Gli affreschi e gli arazzi celebrano il trionfo della Chiesa attraverso episodi della storia. Vennero iniziati su incarico di Leone X nel 1519 e dopo la morte di Raffaello nel 1520, furono proseguiti da Giulio Romano e Giovan Francesco Penni. Ci fu un'interruzione dei lavori con il papa Adriano VI e ripresero con Clemente VII che li fece portare a termine. 
     

 

Lo stile complessivo delle Stanze Vaticane

 

Il progetto pittorico delle Stanze venne realizzato seguendo i desideri di Giulio II: la presenza, la volontà e la personalità di Giuliano della Rovere sono elementi fondamentali per la comprensione di questi capolavori. I temi di carattere religioso, teologico e storico  e i contenuti di grande spessore intellettuale di questi affreschi rivelano un programma complesso, pieno di rimandi culturali e allegorie appartenenti alla sfera del Neoplatonismo e sicuramente elaborato da qualche colto umanista della corte pontificia. Inoltre i temi vennero definiti nel corso del tempo, poiché alla morte di Giulio II il successore Leone X propose un suo nuovo programma per le ultime due stanze. Nell'insieme però le iconografie seguono una linea ideologica generale che lega tra loro tutte le rappresentazioni. Esse  rispondono alla  volontà politica dei due papi di affermare il potere della Chiesa e del pontificato sul mondo occidentale. 

Dal punto di vista della disposizione delle immagini, tutte le rappresentazioni e sono organizzate per essere lette dall'alto verso il basso, quindi gli affreschi sulle pareti sono introdotti da quelli sul soffitto.

 

Raffaello ha tradotto anche i contenuti più difficili con esemplare chiarezza, ha concepito la rappresentazione come una storia raccontata in modo sereno e razionale.  Le scene dipinte da Raffaello si aprono in una visione grandiosa, ampia e solenne, mentre le figure rispecchiano nella bellezza fisica una pienezza morale e intellettuale. I personaggi spesso sono i ritratti di uomini del suo tempo che vengono paragonati ad altri grandi protagonisti della storia e della cultura.  Ogni personaggio è studiato individualmente e animato nei gesti e nell'espressione. Ma nell'insieme c'è una grande armonia di rapporti tra l'impianto generale della rappresentazione e i singoli personaggi che la popolano. Ogni elemento assume valore rispetto all'insieme in funzione dell'equilibrio tra figura e figura, gruppi e spazi, pieni e vuoti, primi piani e sfondi.

Nella generale coerenza che lega l'insieme dei dipinti, lo stile cambia in rapporto ai contenuti e al clima emozionale che si respira nelle diverse stanze e in ogni scena rappresentata. Il poema pittorico di Raffaello è un divenire continuo che sa passare dalle visioni più distese e serene a momenti solenni, da episodi drammatici e concitati a scene suggestive, rivelando una straordinaria sensibilità e un'incredibile capacità di orchestrazione. Il legame con il proprio tempo traspare nella pittura di Raffaello anche quando passa dagli ideali di armonia e concordia spirituale dei primi affreschi del ciclo, all'aumentare di tensioni, inquietudini e dramma delle pitture seguenti, avvertendo situazioni cariche di incertezza e pericolo, preannunciando soluzioni che sbocceranno con il Manierismo.

La nuova visione universale del mondo espressa in questi affreschi è sicuramente anche il frutto di una nuova mentalità e dell'allargamento delle conoscenze scientifiche e geografiche. La spinta spirituale a varcare i confini tradizionali  del sapere e il nuovo sentimento dell'enorme estensione del pianeta si rivela nella spettacolare rappresentazione dello spazio, infinito e circolare e delle prospettive aperte in ogni direzione.
 

 

 

 

A. Cocchi

 

 

 

   

 

Note

 

1) Non si può stabilire esattamente la data dell'arrivo a Roma di Raffaello che, stando al Vasari, avrebbe lasciato improvvisamente Firenze, accogliendo l'invito del papa su consiglio del Bramante.
Sicuramente il Sanzio è a Firenze almeno fino al 1508 (lettera allo zio Simone Ciarla del 21 di quel mese). Il primo documento che prova la sua presenza a Roma è l'ordine di pagamento emesso dalla tesoreria pontificia il 13 gennaio del 1509 'ad bonum computum picturae camerae....testudinatae', che indica che l'opera di Raffaello era già iniziata nel 1508 e proseguì negli anni successivi con le prime due stanze fino al 1511. Sono gli stessi anni in cui Michelangelo lavora agli affreschi della Cappella Sistina (1508-12) e  quando nel 1511 viene scoperta una parte del suo lavoro, Raffaello fu tra i primi a vederlo.

2) Giorgio Vasari. Le vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori. 1568. Giunti, Firenze.

 

Bibliografia

 

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