Lo staffato

Lo staffato, dipinto da Fattori attorno al 1880, appartiene al gruppo di opere nelle quali si accentua il carattere drammatico e polemico del Fattori.
Rappresenta un cavallo lanciato in una corsa forsennata che trascina il suo cavaliere, rimasto incastrato con il piede nella staffa.
Il quadro ha un forte accento polemico; Fattori percepisce le forti contraddizioni della sua epoca, e rifiuta una società ipocrita e avida.
Ogni creatura, ma in particolare l'uomo, che ha rifiutato tutti i valori e gli ideali che avevano infervorato il giovane pittore nel '48, va incontro ad un destino crudele e senza speranze, minacciato dalla sorte.
Questa concezione diventa vivida nella tela.
Così il soldato, trascinato dal cavallo in fuga, che lascia una traccia di sangue nella strada desolata, non rappresenta solo un episodio, un incidente, ma costituisce un simbolo tragico universale.
La regina Margherita di Savoia disse del quadro: "è così straziante che nessuno potrà soffrirne la vista in un salotto". E' un'opera vitale, animata dalle lunghe pennellate che costruiscono la vasta superficie senza momenti di sosta.
La tela è divisa orizzontalmente in due fasce distinte, il terreno e il cielo bianco di una giornata senza sole, che si incontrano nella linea dell'orizzonte.
La coda e la criniera del cavallo sono rese con due macchie di colore sfumate, per dare il senso del movimento.
Il colore, specialmente nel terreno, è quasi fisico, pur nella monotonia della gamma cromatica.
Il paesaggio è desolato e spoglio, immobile nel contrasto con il cavallo in corsa, sottolineando l'indifferenza della natura nei confronti dell'uomo.

A. Magnani


Bibliografia:
Giorgio Cricco e Francesco Paolo Di Teodoro. Itinerario nell'arte versione gialla 4.dal Barocco al Postimpressionismo,  Zanichelli
Giovanni Fattori, di Mario de Micheli con una appendice di scritti autobiografici a cura di Dario Durbé, Bramante editrice, Busto Arsizio 1961
B. della Chiesa, L. Binciardi. L'opera completa di Fattori, Classici dell'arte Rizzoli, Rizzoli editore, Milano 1970

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