Recensione di S. Babini

Presepi partito da una base più nettamente costruttivista, verso la fine del millennio è approdato ad un nitido e rigoroso strutturalismo di grande fascino, che mi induce a segnalarlo quale indubbio talento ed esempio di un necessario ripensamento stilistico. Quello che Presepi esprime, è un atto di fiducia nei confronti della potenza, della forma e dell'equilibrio del colore, ed anche un richiamo all'urgenza di un ritorno all'ordine che merita di essere meditato. Egli ha il merito di porsi come una voce di ritrovata saggezza, che richiama all'autosufficienza dell'arte, un'arte essenziale, monda cioè da ogni ingrombo sovrastrutturale d'altra natura. Da artista, per altro fecondissimo ed immaginoso, verso la fine del secolo scorso, sfruttando laminati di vario materiale e spessore, giunge a creare vere e proprie costruzioni, modulari e non, strutturate in modo da ottenere rilievi armonicamente organizzati, nella forma e nell'accostamento del colore. Prevalentemente eseguite sul piano frontale, tali strutture si sono subito presentate come veri e propri quadri da parete, che subito hanno attratto l'attenzione di curatori di mostre, e l'interessamento di mercanti e collezionisti particolarmente esigenti.

Serafino Babini, 2006

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