Il villaggio terramaricolo

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Le terramare, che prendono il nome da un concime (terra-mara=pietra/ marniere=terriccio)  sono villaggi sorti nella pianura padana centrale attorno alla metà del II millennio a.C. (età del Bronzo).
Questi insediamenti sorgevano vicino a piccoli fiumi, torrenti, o bracci secondari perché le piene dei maggiori corsi d’acqua avrebbero distrutto le piccole comunità. Il fiume costituiva uno dei quattro lati del fossato, il quale misurava 40 metri di larghezza, 4 metri di profondità ed era caratterizzato da uno strato melmoso utile per rallentare il corso d’acqua durante lo straripamento.

L’argilla è un terreno particolare, infatti assorbe dapprima l’acqua e poi ne diventa impermeabile, e per questo motivo rimane fangosa per tutto l’ inverno. Legno e fango non potevano rimanere in contatto, quindi i pavimenti erano rialzati di 1,20 metri, a causa dell’umidità dell’argilla, tramite degli ulteriori pali. Chi ha costruito le prime terramare ha dovuto piantare pali sull’argilla, le cui tracce si sono conservate fino ad oggi, delimitando un perimetro di 6x9 metri.

Con la terra ricavata dagli scavi del fossato, prima linea difensiva, si costruiva un terrapieno; esso era sostenuto e tenuto fermo dai gabbioni posti ai lati del cancello. Sulla cima del terrapieno si costruiva la palizzata in legno poiché gli abitanti di pianura erano più vulnerabili di quelli di montagna. La palizzata era una cinta difensiva che circondava tutto il villaggio, costituita da pali ricavati da tronchi di alberi, posti verticalmente con l’estremità appuntita direzionata verso l’alto. La porta d’accesso rappresentava l’ingresso della piccola comunità.

L. Cenni , G. Maccherozzi, M. Scioni - Fotografie: L. Bravaccini, R. Daffara, F. Maremonti (alunni del Liceo Classico Monti, Cesena)

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