Napoli e la pittura fiamminga

Napoli nell'ampia area di diffusione della pittura fiamminga fù il polo più meridionale ed ha un ruolo molto importante per gli sviluppi che da questo intreccio di culture si generano nella pittura italiana.
A Napoli regna Renato D'Angiò tra il 1438 e il '42 e poi il successore Alfonso D'Aragona, morto nel '58. Questi due sovrani stranieri, appassionati d'arte, hanno provocato forti conseguenze sul piano artistico. La pittura fiamminga fù molto amata dai due re. Renato D'Angiò, chiamato il ''re pittore'' fa venire a Napoli artisti fiamminghi e francesi, tra cui probabilmente Jean Fouquet, per farsi realizzare dipinti e miniature.
Jean Fouquet, pittore e miniatore originario di Tours, fù il fondatore dell'umanesimo francese. Ha uno stile particolare in cui fonde la visione analitica fiamminga con un'impostazione più sintetica. Sappiamo che tra il '44 e '46 fù a Roma, lavora per papa Eugenio IV, e lì conosce il Beato Angelico, che lavora anche lui per il papa.
A Napoli alla corte di Renato D'Angiò lavora anche Colantonio, italiano ricordato come ''allievo di re Renato'', che probabilmente si forma in questa corte, raccoglie ampiamente le influenze dei maestri stranieri ospiti del re e studia le opere della collezione reale.
Colantonio fù il maestro di Antonello da Messina.

Alfonso D'Aragona fù un ricco collezionista d'arte e oggetti preziosi, raccoglie opere di Van Eyck e altri maestri fiamminghi, oltre ad ospitare anche lui gli artisti stessi.

A. Cocchi


Bibliografia e sitografia

Rinascimento. atlanti universali Giunti.  

Approfondimenti
Loading…