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Il massacro di Scio

Il Massacro di Scio dipinto da Eugéne Delacroix nel 1824 e conservato al Louvre, si riferisce a un fatto reale. Documenta il massacro compiuto dai Turchi nel 1822 di 20.000 Greci nell'isola di Scio. È un quadro-reportage come La Zattera della Medusa di Géricault.
Come per l'altro grande artista frencese, anche in questo caso ha richiesto una lunga e accurata preparazione. L'artista si è servito di interviste ai testimoni e ha eseguito vari disegni preparatori. Esiste un forte contrasto tra il realismo dei particolari, ricostruttivi della vicenda, e il deliberato irrealismo nell'assurdità dell'accostamento tra staticità e movimento.

L'opera è composta da uno schieramento di figure contorte e compresse tutte in primo piano per ottenere l'esaltazione completa di colore e luce.
L'uomo morente sostenuto dalla donna, la vecchia michelangiolesca (rinvio alle sibille della Sistina), la madre morta, la donna nuda, le figure subito dietro, sono tutte affiancate tra loro e pressate in uno spazio ristretto. In questo modo il pittore evita il più possibile le parti in ombra, che obbligano il colore a smorzarsi. Delacroix fa in modo che i gruppi si pongano tutti in piena luce, senza proiettare ombre uno sull'altro, così i colori restano più vivi e aumentano i contrasti.

Ai contrasti cromatici si aggiungono i contrasti delle situazioni emotive: Delacroix mescola orrore e tenerezza, violenza e sensualità. Da notare l'immagine voluttuosa della donna nuda sul cavallo: è usata anche per far risaltare la luminosità dell'incarnato contro il mantello più scuro del cavallo. Tutto il quadro è costruito con sagome dai profili netti e zone di colore contrastanti.
Queste componenti mostrano anche la conoscenza dell'opera di Goya, rinviano ai Disastri della guerra e al senso dell'orrido e della violenza, tipiche della pittura del grande maestro spagnolo.

Quest'opera, esposta al Salon parigino, è stata severamente giudicata come un'apoteosi di crudeltà e disperazione da un ambiente che voleva solo immagini chiare, serene, senza turbamenti e con una 'morale'. Qui invece domina il caos, è un'opera di denuncia, viene espressa in maniera diretta e realistica tutta l'assurdità e l'orrore della guerra.

   

   
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