Il pannello centrale del Polittico di San Luca

Il pannello centrale del Polittico di San Luca

Bibliografia

 

Il pannello centrale del Polittico di San Luca, realizzato da Andrea Mantegna è dedicato all'evangelista Luca, che è anche la figura più grande del complesso pittorico.
L'identificazione del santo non è stata immediata, poiché manca il toro, tipico simbolo a lui attribuito e elementi riferiti all'attività di pittore. In un primo tempo si era pensato che si trattasse di san Matteo. Ma in seguito, soprattutto considerando la destinazione alla Cappella di san Luca e riconoscendo nella boccetta rossa a sinistra un tipico strumento da miniatore, si è ipotizzato che si tratti di san Luca.

Più ancora che negli altri scomparti, in quello centrale l'effetto prospettico è di grande efficacia e il punto di vista dal basso esalta e rende monumentale la figura del santo.  L'impianto architettonico del trono e dello scrittoio, la natura morta con i libri nel piano sottostante, i gradini su cui poggiano i piedi di san Luca, il pavimento e i frutti sparsi, sono tutti accorgimenti con i quali l'artista costruisce lo spazio. I colori, contrastanti e corposi, la luce calda e soffusa,  insieme al doppio effetto di emergenza e profondità della scena catturano l'attenzione dello spettatore fino a rendere la sensazione come di poter entrare in quello spazio.
L'evangelista viene rappresentato con una possente corporatura, una fisionomia molto vicina a quelle dei busti-ritratto dell'epoca imperiale romana, ma che sotto il mantello all'antica indossa una blusa rinascimentale con le maniche arricciate. Luca è intento a scrivere e tutto assorbito dal suo lavoro, con un'espressione concentrata e serena assume una posa comoda e salda.
Anche gli "elementi d'arredo" sono scelti con grande attenzione. San Luca non sta scrivendo su un tavolino o un supporto qualunque. E' seduto su un trono marmoreo di raffinata eleganza, e di chiaro gusto rinascimentale, dalle forme architettoniche e classicheggianti, lo schienale semicircolare coperto da un drappo verde. Tutte le decorazioni sono ispirate all'antichità, come le pigne sui pilastrini laterali, i delfini dei braccioli, gli intarsi policromi e le rosette sui sostegni del sedile.  Lo scrittoio di legno è un mobile funzionale e ben attrezzato, sembra progettato apposta per il lavoro del miniatore. E' dotato di un comodo piano inclinato, un vasetto di vetro inserito nella struttura a mo' di calamaio, in cui si vede colare il pigmento rosso del minio. Lo scrittoio è appoggiato su un tavolino rotondo sostenuto da una colonna di marmo policromo.
Mantegna dipinge un santo moderno, inteso secondo una visione pienamente umanistica come un uomo di studi, la cui attività intellettuale è indicata dai libri, dalla boccetta rossa che spuntano sotto al ripiano del suo banco e dalla meticolosa insistenza con cui l'artista si sofferma sul "lavoro" dello studio, come ad esempio nei numerosi cordoncini rossi che pendono dal volume in funzione di segnalibri. Elementi simili a questi erano già stati presentati dal pittore nel suo San Marco, risalente al 1448-49, conservato a Francoforte.
Il motivo dello scrittoio umanistico era già presente nei tondi, perduti, con i Padri della Chiesa che Nicolò Pizolo dipinse per la tribuna della Cappella Ovetari di Padova. Il lavoro veniva condotto negli stessi anni (tra 1450 e il '53) in cui vi era impegnato anche Mantegna, alle prese con gli affreschi con le sue Storie di san Giacomo. Anche Nicolò ha interpretato il tema inserendo i suoi pensosi personaggi in ambienti arredati con scaffali e libri e costruiti con prospettive viste dal basso. In entrambi i casi i due artisti si sono ricollegati agli "scriptoria" medievali e in particolare al modello culturale dello studiolo petrarchesco, conservato nel Palazzo dei Carraresi di Padova. Ma in particolare, la scelta di Mantegna va riferita all'attività di studio e di vita ascetica propria del monastero di Santa Giustina in cui veniva seguita la nuova regola di Ludovico Barbo. Secondo quei principi, la meditazione e l'impegno intellettuale rappresentavano la via per giungere all'esperienza di Cristo. Non a caso, infatti la Pietà è posta proprio in asse e al vertice del polittico, inteso come "punto più alto" anche in senso spirituale.

A. Cocchi

 

 

 

The Central Panel of Polyptich of St. Luke

 


Andrea Mantegna. Polyptych of St. Luke. Central panel showing St. Luke. 1453-55.
Tempera on wood. Milan, Brera.

 

The central panel of the San Luca Polyptych, made by Andrea Mantegna, is dedicated to St. Luke the Evangelist, who is also the biggest figure on the whole polyptych.  His identification has not been immediate, since the bull, a symbol usually connected to St. Luke, is missing, and also reference to the activity of painter. Initially it was thought to be St. Matthew, but mainly taking in consideration the objective of the San Luca Chapel and recognising the small red bottle as a typical instrument of a miniaturist, it was concluded that it was St. Luke.

The prospective effect on the central panel has a great effect, much more than in the other panels and the low point of view emphasises the image of the saint making it monumental. The architectonic plan of the throne and the writing desk, the still life with books on the lower plan, the steps where St. Luke's feet rest, the floor and scattered fruit are all instruments the artist uses to build the space. The full-bodied and contrasting colours, the warm and diffused light, together with the double effect of emergency and depth of the scene catch the attention of the spectator giving the sensation of being able to enter that space.

The evangelist is represented with a strong physique, a face very close to those portrayed in busts of the Imperial Roman times. Under the old fashioned cloak he wears a Renaissance blouse with rolled up sleeves. St. Luke is absorbed in his work, with a focused but serene expression, and transmits a comfortable and stable pose.

Also the furniture was chosen with great care. St. Luke is not writing on any desk. He is sitting on a sophisticated and elegant marble throne of Renaissance taste, with classic architectural shape. The semi circular back of the throne is covered by a green cloth and the whole decoration is inspired in the antiquity, like the cones on the lateral balusters, the dolphins of the armrests, the polychromatic inlay and the rosette on the lateral supports of the chair. The wood writing desk is a functional piece of furniture, well equipped and it looks like it was designed on purpose for the work a miniaturist. It is equipped with a comfortable inclined top and bears a small glass vase resembling an inkpot inserted in the structure, from where a red pigment is seen dripping. The writing desk is resting on a round table supported by a marble polychrome column.

 


Andrea Mantegna. Polyptych of St. Luke. Central panel showing St. Luke. Detail. 1453-55.
Tempera on wood. Milan, Brera.

 

Mantegna paints a modern saint, seen according to a very humanistic view like a studious man, whose intellectual activity is indicated by the books, by the red bottle that emerges from below the shelf and by the meticulous insistence of the artist on the "work" of the office, i.e. the numerous strings that hang from the book as bookmarkers. Similar elements were already present in Mantegna's Saint Mark, from 1448-49, housed in Frankfurt. 

The subject of the humanistic desk had already been seen on the painting Padri della Chiesa (Doctors of the Church) by Nicolò Pizolo for the Ovetari Chapel in Padua. The work took place during the same years (between 1450 and 1453) that Mategna was involved with the frescoes from his Stories of St. James. Also Nicolò interpreted the subject inserting his thoughtful characters in rooms furnished with shelves and books with low point of view prospective. In both cases, both artists linked to the medieval "scriptorium" and particularly to the cultural model of the Studiolo of Petrarch, located in the Palazzo dei Carraresi from Padua.
But the choice of Mantegna refers in particular to the study and to the ascetical life typical from the Monastery of Santa Giustina where the new rule of Ludovico Barvo was being followed. According to this principle, the meditation and the intellectual dedication represented the path to reach Christ's experience. It is not a coincidence that the Pietà is placed exactly in axis and on the top of the polyptych, seen as the "highest point" in the spiritual sense.

 

A. Cocchi

Trad.: A. Sturmer

 

 


 

  


 

Bibliografia

 

Lionello Puppi Cianfrusaglie reperti e un talent scout in: Il Romanzo della pittura. Masaccio e Piero. Supplemento al n° 29 de "la Repubblica" del 2.11.1988
Claudia Cleri Via Mantegna. Art eDossier n.55. Giunti, Firenze. 1991
M. Bellonci, N. Garavaglia L'opera completa di Mantegna. Classici dell'arte Rizzoli, Milano 1966
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti.
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa-Bruno Mondadori, Roma 2000
A. Blunt Le teorie artistiche in Italia dal Rinascimento al Manierismo. Piccola Biblioteca Einaudi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1966
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008

Approfondimenti
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