Gli scomparti del Polittico di San Luca di Andrea Mantegna

Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. Pannello centrale con san Luca.1453-55. Tempera su tavola. Milano, Brera.
Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. Pannello centrale con san Luca.1453-55.
Tempera su tavola. Milano, Brera.

 

Eseguito per la chiesa di Santa Giustina a Padova, il polittico di Mantegna è dedicato ai santi protettori della città. Gli undici pannelli che lo compongono sono concepiti secondo una straordinaria unità d'insieme, grazie alla funzione della luce e della prospettiva.

Il polittico dei patroni di Padova

 

Il 10 agosto 1453 il priore del Monastero di Santa Giustina a Padova, Mauro Folperti  incaricò il giovane Andrea Mantegna di eseguire un polittico da collocare nella Cappella di San Luca, all'interno della Chiesa di Santa Giustina. 
Il polittico si compone di undici pannelli, seguendo una rigorosa scansione in cui ogni figura risulti inquadrata singolarmente, mentre l'unità d'insieme è affidata alla prospettiva e alla luce che offrono l'impressione di una certa "atmosfera comune", come se tutti i personaggi si trovassero insieme nello stesso luogo, all'interno di un portico. Se il fondo dorato è un arcaizzante riferimento simbolico alla presenza divina, il pavimento continuo e il punto di vista unico utilizzato per tutte le figure rendono l'idea di una presenza più reale.

 

Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. 1453-55. Tempera su tavola. Milano, Brera.
Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. 1453-55. Tempera su tavola. Milano, Brera.

 


Sebbene lo stile pittorico di Mantegna sia decisamente rinascimentale, la composizione d'insieme rispetta la volontà del committente di attenersi alla tradizione dei polittici medievali. Mantegna ha distribuito i pannelli secondo un'impostazione simmetrica, con un asse centrale su cui si dispongono il pannello principale e la cimasa, e due ali laterali con otto pannelli su due registri. Nel registro superiore i santi sono rappresentati a mezza figura, nel registro inferiore, gli altri quattro santi sono raffigurati a figura intera.
I santi raffigurati nel dipinto sono i protettori della città di Padova, molto venerati dai cittadini. Inoltre nella stessa chiesa di Santa Giustina, si conservavano le reliquie di san Luca, san Prosdocimo, san Giuliano, santa Felicita e santa Giustina.

 



Settore centrale
 

Lo scomparto principale che dà nome all'opera, è dedicato a san Luca. Si distingue dagli altri non solo per le dimensioni maggiori e la posizione centrale, ma anche per l'originale interpretazione della figura stessa di Luca, presentato in maniera "eroica", come un moderno intellettuale assorbito dal suo lavoro. Per l'analisi di questa figura si rinvia all'articolo specifico.


In alto, al centro, la cimasa presenta una Pietà con al centro Cristo deposto nel sepolcro, a sinistra la Madonna addolorata e a destra san Giovanni piangente
Mantegna propone un tipo di Pietà che deriva da modelli fiamminghi, mentre l'espressionismo drammatico delle figure sembra risentire dell'influenza di Donatello, in particolare alle opere del periodo padovano, come i rilievi dell'Altare del Santo nella Basilica di Sant'Antonio. Evidenti sono anche le influenze della pittura dei Bellini.
La cimasa che sembra divisa in tre pannelli per via della sagomatura con i tre archi acuti e le colonnine divisorie, in realtà è costituita da un'unica tavoletta di legno. I restauri hanno evidenziato parecchie parti rovinate e ridipinture.

 

 

Registro superiore

 

Il primo scomparto a sinistra del registro superiore è dedicato a san Daniele da Padova, uno dei patroni della città che gli studiosi hanno identificato nonostante la leggera deviazione da parte di Mantegna rispetto ai tradizionali attributi della salvietta e il catino. San Daniele è visto con la testa girata quasi di profilo, rivolta verso la Pietà centrale. E' giovane, ha la tonsura e gli abiti da diacono. Con la destra sostiene il modellino di un castello, mentre con l'altra mano regge l'asta di una bandiera bianca con la banda centrale rossa, agitata dal vento.

Nel pannello successivo san Girolamo è presentato nell'immagine tradizionale mentre sta per percuotersi il petto con un sasso, in segno di penitenza.

Il primo santo a destra della Pietà è sant'Agostino. E' rappresentato con i tipici abiti vescovili, il pastolare e il libro.

L'identità del secondo santo a destra è più controversa: questo ragazzo in eleganti abiti rinascimentali, con la spada e la palma del martirio, per diversi studiosi è san Sebastiano; per altri potrebbe essere Achilleo, Nereo o Pancrazio.

 

 

Registro inferiore

 

Nel primo pannello a sinistra del registro inferiore è raffigurata santa Scolastica, in vesti di monaca, poichè era una badessa. Con la destra tiene un libro aperto e una palma nell'altra mano. Sembra distolta dalla lettura e ritratta con un'espressione grave.

Nel secondo pannello di sinistra san Prosdocimo è un altro patrono di Padova. E' raffigurato come un vescovo dall'aspetto imponente, tiene in una mano una brocca e il pastorale nell'altra.

A destra rispetto al pannello centrale con san Luca è collocato san Benedetto, vestito da monaco e intento alla lettura, mentre tiene in una mano un fascio d'erba, che secondo alcuni studiosi alluderebbe alla vita attiva e operosa del santo.

L'ultima a destra è l'immagine di santa Giustina, patrona di Padova e titolare della chiesa omonima. La santa è rappresentata come una fanciulla bionda con la spada che le trafigge il cuore, un libro in mano e la palma del martirio.

 

 

Il pannello centrale: San Luca allo scrittoio.

 

Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. Pannello centrale con San Luca. 1453-55. Tempera su tavola. Milano, Brera.
Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. Pannello centrale con San Luca. 1453-55.
Tempera su tavola. Milano, Brera.

 

 

Il pannello centrale del Polittico di San Luca, realizzato da Andrea Mantegna è dedicato all'evangelista Luca, che è anche la figura più grande del complesso pittorico.
L'identificazione del santo non è stata immediata, poiché manca il toro, tipico simbolo a lui attribuito e elementi riferiti all'attività di pittore. In un primo tempo si era pensato che si trattasse di san Matteo. Ma in seguito, soprattutto considerando la destinazione alla Cappella di san Luca e riconoscendo nella boccetta rossa a sinistra un tipico strumento da miniatore, si è ipotizzato che si tratti di san Luca.

Più ancora che negli altri scomparti, in quello centrale l'effetto prospettico è di grande efficacia e il punto di vista dal basso esalta e rende monumentale la figura del santo.  L'impianto architettonico del trono e dello scrittoio, la natura morta con i libri nel piano sottostante, i gradini su cui poggiano i piedi di san Luca, il pavimento e i frutti sparsi, sono tutti accorgimenti con i quali l'artista costruisce lo spazio. I colori, contrastanti e corposi, la luce calda e soffusa,  insieme al doppio effetto di emergenza e profondità della scena catturano l'attenzione dello spettatore fino a rendere la sensazione come di poter entrare in quello spazio.
L'evangelista viene rappresentato con una possente corporatura, una fisionomia molto vicina a quelle dei busti-ritratto dell'epoca imperiale romana, ma che sotto il mantello all'antica indossa una blusa rinascimentale con le maniche arricciate. Luca è intento a scrivere e tutto assorbito dal suo lavoro, con un'espressione concentrata e serena assume una posa comoda e salda.

 

 

Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. Pannello centrale con San Luca. Part. 1453-55. Tempera su tavola. Milano, Brera.
Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. Pannello centrale con San Luca. Part. 1453-55.
Tempera su tavola. Milano, Brera.

 


Anche gli "elementi d'arredo" sono scelti con grande attenzione. San Luca non sta scrivendo su un tavolino o un supporto qualunque. E' seduto su un trono marmoreo di raffinata eleganza, e di chiaro gusto rinascimentale, dalle forme architettoniche e classicheggianti, lo schienale semicircolare coperto da un drappo verde. Tutte le decorazioni sono ispirate all'antichità, come le pigne sui pilastrini laterali, i delfini dei braccioli, gli intarsi policromi e le rosette sui sostegni del sedile.  Lo scrittoio di legno è un mobile funzionale e ben attrezzato, sembra progettato apposta per il lavoro del miniatore. E' dotato di un comodo piano inclinato, un vasetto di vetro inserito nella struttura a mo' di calamaio, in cui si vede colare il pigmento rosso del minio. Lo scrittoio è appoggiato su un tavolino rotondo sostenuto da una colonna di marmo policromo.
Mantegna dipinge un santo moderno, inteso secondo una visione pienamente umanistica come un uomo di studi, la cui attività intellettuale è indicata dai libri, dalla boccetta rossa che spuntano sotto al ripiano del suo banco e dalla meticolosa insistenza con cui l'artista si sofferma sul "lavoro" dello studio, come ad esempio nei numerosi cordoncini rossi che pendono dal volume in funzione di segnalibri. Elementi simili a questi erano già stati presentati dal pittore nel suo San Marco, risalente al 1448-49, conservato a Francoforte.
Il motivo dello scrittoio umanistico era già presente nei tondi, perduti, con i Padri della Chiesa che Nicolò Pizolo dipinse per la tribuna della Cappella Ovetari di Padova. Il lavoro veniva condotto negli stessi anni (tra 1450 e il '53) in cui vi era impegnato anche Mantegna, alle prese con gli affreschi con le sue Storie di san Giacomo. Anche Nicolò ha interpretato il tema inserendo i suoi pensosi personaggi in ambienti arredati con scaffali e libri e costruiti con prospettive viste dal basso. In entrambi i casi i due artisti si sono ricollegati agli "scriptoria" medievali e in particolare al modello culturale dello studiolo petrarchesco, conservato nel Palazzo dei Carraresi di Padova. Ma in particolare, la scelta di Mantegna va riferita all'attività di studio e di vita ascetica propria del monastero di Santa Giustina in cui veniva seguita la nuova regola di Ludovico Barbo. Secondo quei principi, la meditazione e l'impegno intellettuale rappresentavano la via per giungere all'esperienza di Cristo. Non a caso, infatti la Pietà è posta proprio in asse e al vertice del polittico, inteso come "punto più alto" anche in senso spirituale.

 

 

 

A. Cocchi

 

 

 

 

The Compartmets of the San Lua Polyptich

 

 


Andrea Mantegna. San Luca Polyptych. Detail of the moulding. 1453-55.
Tempera on wood. Milan, Brera.

 

 

On the 10th August 1453 the prior of the Monastery of Santa Giustina in PaduaMauro Folperti, gave Andrea Mantegna the responsibility of executing a polyptych to be put in the San Luca Chapel in the Church of Santa Giustina.
The polyptych was made of 11 panels, following a strict scansion where each character is framed individually, while the unity of the whole is left to the prospective and light which offers the impression of a certain "common atmosphere", as if all characters found themselves together in the same place, inside a porch.

If the golden background is an archaic symbolic reference to the divine presence, the continuous paving and the sole point of view used for all images give an idea of a real presence.

Although Mantegna's pictorial style is definitely from the Renaissance, the composition of the whole respects the customer's wish to comply to the tradition of the medieval polyptych. Mantegna distributed the panels in symmetric organization, with a central axis where the main panel and the moulding are found, and two side wings with eight registers each. In the top row, the saints are represented only from the waist up whereas in the bottom row the other four saints are represented in full.

The saints depicted in the paining are the protectors of Padua, very much revered by the citizens. Besides, the relics of Saint LukeSaint Prosdocimus, Saint Julian, Saint Felicita and Saint Justine are kept in the Church of Santa Giustina

 

 


Andrea Mantegna. San Luca Polyptych. St. Justine. 1453-55.
Tempera on wood. Milan, Brera.

 

 


The Central Panel



The main compartment nominates the work and is dedicated to St. Luke. It distinguishes from the others not only for its major dimensions and central position, but also for the original interpretation of Luke, shown in a "heroic" manner, as a modern intellectual absorbed in his work. For the complete analysis of this character, please refer to the specific article in this website (The Central Panel of the Polyptych of St. Luke).
On the top, in the centre, the moulding presents a Pietà with the Dead Christ in the centre, the Sorrow Madonna to the left and the weeping St. John to the right. 
Mantegna proposes a type of Pietà that comes from the Flemish models, while the dramatic expressionism of the characters seem to come from the influence of Donatello, in particularly from the works of the Paduan period, such as the relieves of the Altare del Santo in the Basilica of Sant'Antonio. The influence of Bellinis' paintings is also evident.
The moulding that seems divided in three panels due to its shape of three acute arches and dividing columns, is in fact just one single wood panel. The restoration works found several damaged and repainted sections.

 


Top Row



The first compartment to the left of the top row is dedicated to St. Daniel of Padua, one of the patron saints of the city that the scholars identified despite the slight deviation created by Mantegna with respect to the traditional attributes given to this saint, i.e. a towel and a laver. St. Daniel is seen with his head turned almost to profile, facing the central Pietà. He's young and has the clothes and tonsure of a deacon. With his right hand he carries a model castle, and with the other he holds the pole of a white flat with a central red strip, waving by the wind.
In the next panel St. Jerome is presented with his traditional image while he's about to hit himself with a stone, the sign of penitence.
The first saint to the right of the Pietà is St. Augustine, shown with the typical bishop vestments, the pastoral and a book.

The identity of the second saint to the right is more controversial: for many scholars, this boy in elegant Renaissance clothes, holding a sword and the martyr's palm, is St. Sebastian; for others he could be Achilleus, Nereus or Pancras.

 

Bottom Row

 

 


Andrea Mantegna. San Luca Polyptych. St. Benedict. 1453-55.
Tempera on wood. Milan, Brera.

 

 

 

 

In the first panel to the left of the bottom row St. Scholastica is depicted dressed in nun's vestments, since she was an abbess. With the right hand she holds an open book and on the left she holds a palm. She seems distant from the reading and is depicted with a solemn expression.
St. Prosdocimus in the second panel is another patron saint of Padua. He is depicted as a bishop with an imposing appearance, and holds a jug in the right hand and the pastoral in the other.
To the right of the central panel is St. Benedict, dressed as a monk absorbed by his reading, while holding in one hand a sheaf of grass, which according to some scholars allude to the active and hard-working life of the saint.
The last one to the right is St. Justine, patron saint of Padua and titular of the Church with the same name (Santa Giustina). The saint is represented as a blond maiden with a sword that pierces her heart, a book in one hand and the martyr's palm on the other.

 

 

The Central Panel of Polyptich of St. Luke

 


Andrea Mantegna. Polyptych of St. Luke. Central panel showing St. Luke. 1453-55.
Tempera on wood. Milan, Brera.

 

 

The central panel of the San Luca Polyptych, made by Andrea Mantegna, is dedicated to St. Luke the Evangelist, who is also the biggest figure on the whole polyptych.  His identification has not been immediate, since the bull, a symbol usually connected to St. Luke, is missing, and also reference to the activity of painter. Initially it was thought to be St. Matthew, but mainly taking in consideration the objective of the San Luca Chapel and recognising the small red bottle as a typical instrument of a miniaturist, it was concluded that it was St. Luke.

The prospective effect on the central panel has a great effect, much more than in the other panels and the low point of view emphasises the image of the saint making it monumental. The architectonic plan of the throne and the writing desk, the still life with books on the lower plan, the steps where St. Luke's feet rest, the floor and scattered fruit are all instruments the artist uses to build the space. The full-bodied and contrasting colours, the warm and diffused light, together with the double effect of emergency and depth of the scene catch the attention of the spectator giving the sensation of being able to enter that space.

The evangelist is represented with a strong physique, a face very close to those portrayed in busts of the Imperial Roman times. Under the old fashioned cloak he wears a Renaissance blouse with rolled up sleeves. St. Luke is absorbed in his work, with a focused but serene expression, and transmits a comfortable and stable pose.

Also the furniture was chosen with great care. St. Luke is not writing on any desk. He is sitting on a sophisticated and elegant marble throne of Renaissance taste, with classic architectural shape. The semi circular back of the throne is covered by a green cloth and the whole decoration is inspired in the antiquity, like the cones on the lateral balusters, the dolphins of the armrests, the polychromatic inlay and the rosette on the lateral supports of the chair. The wood writing desk is a functional piece of furniture, well equipped and it looks like it was designed on purpose for the work a miniaturist. It is equipped with a comfortable inclined top and bears a small glass vase resembling an inkpot inserted in the structure, from where a red pigment is seen dripping. The writing desk is resting on a round table supported by a marble polychrome column.

 

 


Andrea Mantegna. Polyptych of St. Luke. Central panel showing St. Luke. Detail. 1453-55.
Tempera on wood. Milan, Brera.

 

Mantegna paints a modern saint, seen according to a very humanistic view like a studious man, whose intellectual activity is indicated by the books, by the red bottle that emerges from below the shelf and by the meticulous insistence of the artist on the "work" of the office, i.e. the numerous strings that hang from the book as bookmarkers. Similar elements were already present in Mantegna's Saint Mark, from 1448-49, housed in Frankfurt. 

The subject of the humanistic desk had already been seen on the painting Padri della Chiesa (Doctors of the Church) by Nicolò Pizolo for the Ovetari Chapel in Padua. The work took place during the same years (between 1450 and 1453) that Mategna was involved with the frescoes from his Stories of St. James. Also Nicolò interpreted the subject inserting his thoughtful characters in rooms furnished with shelves and books with low point of view prospective. In both cases, both artists linked to the medieval "scriptorium" and particularly to the cultural model of the Studiolo of Petrarch, located in the Palazzo dei Carraresi from Padua.
But the choice of Mantegna refers in particular to the study and to the ascetical life typical from the Monastery of Santa Giustina where the new rule of Ludovico Barvo was being followed. According to this principle, the meditation and the intellectual dedication represented the path to reach Christ's experience. It is not a coincidence that the Pietà is placed exactly in axis and on the top of the polyptych, seen as the "highest point" in the spiritual sense.

 

 A. Cocchi

Trad. A. Sturmer

 

 

 

 

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Bibliografia

 

Lionello Puppi Cianfrusaglie reperti e un talent scout in: Il Romanzo della pittura. Masaccio e Piero. Supplemento al n° 29 de "la Repubblica" del 2.11.1988

Claudia Cleri Via Mantegna. Art eDossier n.55. Giunti, Firenze. 1991
M. Bellonci, N. Garavaglia L'opera completa di Mantegna. Classici dell'arte Rizzoli, Milano 1966
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti.
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa-Bruno Mondadori, Roma 2000
A. Blunt Le teorie artistiche in Italia dal Rinascimento al Manierismo. Piccola Biblioteca Einaudi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1966
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008

 

   

   
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