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Il miracolo della fonte

Molto suggestiva, soprattutto per questa incredibile luce lunare, è l'affresco con il Miracolo della fonte, che fa parte del ciclo delle Storie di San Francesco, dipinto da Giotto nella Basilica di San Francesco ad Assisi.

Il soggetto si riferisce all'episodio della Leggenda Major in cui san Francesco, con la sue preghiera, fa scaturire una sorgente d'acqua dalle rocce dei monti della Verna, dissetando un viandante che si era perduto tra le montagne.

Sviluppata sulla composizione diagonale, consueta per Giotto, la scena è ben strutturata su forme solide e tridimensionali. Sia le figure sia le montagne hanno una consistenza molto concreta, accompagnate dal gioco di luci contrastanti e dai passaggi dei colori.
I personaggi si muovono con molta libertà  ed esprimono le loro azioni in maniera diretta. Al centro san Francesco, inginocchiato in preghiera, si rivolge a Dio con un'espressione rapita, mentre i due frati in primo piano si guardano in maniera interrogativa. Il viandante invece è chino in avanti per bere, quasi disteso a terra, con le mani aperte e il piede puntato sulla roccia, la testa protesa, i muscoli della gamba in tensione: l'azione è descritta con molta spontaneità .

La luce argentata della luna unifica uomini e natura in questa scena notturna e produce un effetto magico, come di sospensione, altamente poetico. La presenza divina non si manifesta con simboli o apparizioni, ma è intesa come uno spirito ineffabile ma che si fa percepire, diffuso nella natura, secondo una concezione molto vicina a quella insegnata dalla predicazione francescana.
Giotto applica un principio di unità  tra figure e spazio: le figure vivono nello spazio e lo spazio è valorizzato dalla presenza dei personaggi, secondo un rapporto reciproco, non più basato sulla simmetria, ma su un ordine logico e di naturalezza.
Giotto ad Assisi inizia una graduale conquista del mondo visibile, fatto di oggetti, uomini, ambiente reale, natura e sentimenti. La composizione è sempre basata sulla geometria, ma si libera della rigidità  bizantina e dei tradizionali schemi astratti. Tutto viene scelto, controllato e ordinato dalla ragione e secondo un concetto di chiarezza e verità . Giotto usa un linguaggio conciso che fissa gli aspetti essenziali della realtà  in una determinata atmosfera, per suscitare delle emozioni in modo diretto.

A. Cocchi


Bibliografia

E.Bacceschi L'opera completa di Giotto. Classici dell'arte Rizzoli. Milano 1966
Antonio Pucci. Il Centiloquio, Firenze 1373
A. Magistà . Così ne parlano i contemporanei, in: Il romanzo della pittura. Giotto e i maestri del Trecento. Suppl. a La Repubblica del 26/10/1988
S, malatesta. L'uomo che parlava la lingua dei mercanti, in: Il romanzo della pittura. Giotto. Suppl. a La Repubblica del 26/10/1988
A. Tomei. Giotto. La pittura. Dossier Art Giunti, Firenze 1997
C. Semenzato, A. Angoletta Berti. Giotto e i giotteschi a Padova. Arnoldo Mondadori editore/ De Luca edizioni d'arte. Milano/Roma 1988
La Nuova Enciclopedia dell'Arte, Garzanti, 1986
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 1, Zanichelli Bologna 2004

   

   
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